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«Sono sempre stata pulita, il mio nome è nel secchio»: Ludmilla Radchenko pubblica la chat con Fabrizio Corona

Dopo le illazioni lanciate su Passaparola, l’ex Letterina rende pubblico uno scambio privato: rifiuta di “parlare” e respinge ogni rilancio mediatico.

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    Nel giorno in cui le polemiche su Passaparola continuano ad allargarsi, Ludmilla Radchenko decide di uscire allo scoperto. Lo fa pubblicando una chat privata con Fabrizio Corona, resa nota sui social per chiarire la propria posizione dopo essere finita, suo malgrado, nel perimetro delle illazioni rilanciate dall’ex re dei paparazzi nell’ultima puntata del suo format online.

    Il contesto è quello delle dichiarazioni di Corona su presunte relazioni tra Gerry Scotti e alcune Letterine. Accuse che il conduttore ha respinto con fermezza in un’intervista al Corriere della Sera, parlando di affermazioni “semplicemente false” e ricordando che basterebbe ascoltare le dirette interessate. Scotti ha anche sottolineato l’amarezza per il coinvolgimento delle ragazze, finite al centro del chiacchiericcio mediatico.

    La scelta di mostrare le chat
    È in questa cornice che Radchenko decide di intervenire. Nello scambio reso pubblico, Corona prova a contattarla chiedendole quando rientrerà. Lei risponde in modo sbrigativo, lasciando intendere di essere occupata. Quando lui insiste dicendo di doverle parlare, Ludmilla mette subito un paletto: “Non di arte immagino (…) Molto brutto che hai tirato in mezzo anche me, sapendo che sono sempre stata ‘pulita’”.

    Parole che fotografano il suo disagio nel vedersi associata a un racconto che, a suo dire, non la riguarda. Corona replica sostenendo di non averla citata direttamente e prova a spostare il discorso su un confronto privato.

    Il rifiuto del gossip
    La risposta dell’ex Letterina, però, resta ferma. “Io sono stata letterina, punto. Quindi il mio nome è nel secchio. E sai benissimo come la gente prende le notizie”. Una frase che racconta bene il timore di essere trascinata in una narrazione difficile da controllare una volta diventata pubblica.

    Radchenko spiega anche di non avere tempo per il gossip perché impegnata nella preparazione di una mostra e in numerosi incontri di lavoro. È il segnale di una distanza netta da quel mondo televisivo che l’ha resa popolare anni fa.

    «Ma rilancio di che?»
    Il passaggio più diretto arriva quando Corona parla di una possibile “occasione di rilancio”. Qui la chiusura è definitiva: “Ma rilancio di che???”. Una replica che suona come il rifiuto non solo di un’intervista, ma di qualsiasi operazione mediatica legata alla vicenda.

    Con la pubblicazione della chat, Ludmilla Radchenko sceglie una linea chiara: mostrare i fatti, prendere le distanze e tutelare la propria immagine. In una storia fatta di accuse, repliche e retroscena, la sua mossa punta a fissare un confine preciso tra passato televisivo e presente professionale.

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      Fabrizio Corona in discoteca incita la folla contro la polizia mentre a Torino un agente finisce in ospedale: parole, slogan e il confine sempre più sottile

      Nel pieno dei giorni segnati dagli scontri a Torino, con un poliziotto aggredito durante il corteo per Askatasuna, Fabrizio Corona torna a far discutere: in discoteca guida cori contro le forze dell’ordine e arringa i ragazzi con un discorso che mescola ribellione e sfida al “sistema”.

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        Le immagini circolano veloci e parlano da sole. Fabrizio Corona in discoteca, microfono in mano, davanti a una folla di giovanissimi che risponde in coro a slogan violenti contro la polizia. Una scena che, da sola, basterebbe a riaccendere il dibattito sul confine tra provocazione e responsabilità pubblica. Ma a rendere tutto più esplosivo è il contesto: quei cori arrivano nei giorni in cui, a Torino, un agente è stato malmenato durante il corteo legato al centro sociale Askatasuna, finendo in ospedale.

        Il coro che fa rumore
        Nel locale, tra luci stroboscopiche e musica alta, Corona aizza il pubblico e lascia che il grido “poliziotti figli di puttana” rimbalzi nella sala. Non è solo una bravata notturna: è un messaggio che si inserisce in un clima già teso, dove il rapporto tra giovani, piazza e forze dell’ordine è tornato a essere una faglia sensibile.

        Per magistrati e polizia, ascoltare certe parole non può essere un dettaglio folkloristico. Il punto non è la discoteca in sé, ma l’effetto moltiplicatore di frasi che diventano slogan, soprattutto quando a pronunciarle è un personaggio con una visibilità enorme e un pubblico giovane.

        Torino e il peso del contesto
        Negli stessi giorni, a Torino, la cronaca racconta tutt’altro che una festa. Durante il corteo per Askatasuna, decine di manifestanti violenti hanno aggredito un poliziotto, spedendolo in ospedale. Un episodio che ha riacceso lo scontro politico e istituzionale sul tema dell’ordine pubblico, della gestione delle piazze e del linguaggio dell’odio.

        È in questo scenario che le parole urlate in discoteca assumono un peso diverso. Non restano isolate, ma si sommano a un clima di tensione che rende ogni slogan più carico, più pericoloso.

        Il “discorso” di Corona ai giovani
        Non solo cori. Corona si lancia anche in una sorta di arringa motivazionale, dal sapore apertamente eversivo. “Se dovessero chiuderci, apriamo una piattaforma nostra”, dice. E poi: “Il concetto è non avere paura del sistema, i giovani come voi devono prendere in mano la situazione”.

        Frasi che, tolte dal contesto della notte, sembrano un manifesto contro “il sistema” indistinto. Un messaggio semplice, diretto, che parla alla pancia più che alla testa. Il problema, ancora una volta, non è la critica in sé, ma il modo e il luogo in cui viene lanciata, trasformata in incitamento collettivo.

        Parole, responsabilità e conseguenze
        Corona conosce bene il potere della provocazione e la usa come carburante mediatico. Ma quando le parole diventano cori contro le istituzioni e arrivano mentre un poliziotto è in ospedale per un’aggressione, la linea tra spettacolo e irresponsabilità si assottiglia pericolosamente.

        Resta una domanda sospesa: fino a che punto tutto questo è solo show, e da quando inizia a essere un problema di ordine pubblico e di responsabilità penale e morale? Una domanda che, questa volta, non riguarda solo Fabrizio Corona, ma il clima che si sta creando intorno a certe narrazioni.

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          Sabrina Carpenter e Joe Keery, scatta il gossip: presunto flirt tra la popstar del momento e il volto di Stranger Things

          Nessuna conferma ufficiale, ma indizi, avvistamenti e complicità sospette alimentano il gossip internazionale. Lei domina le classifiche mondiali, lui è il celebre Steve Harrington di Stranger Things.

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            Da qualche ora sul web non si parla d’altro: Sabrina Carpenter e Joe Keery sarebbero molto più che semplici amici. Il gossip corre veloce, rimbalza tra social, fan account e forum internazionali, alimentando l’ipotesi di un flirt tra due dei volti più riconoscibili della pop culture contemporanea.

            Lei è Sabrina Carpenter, attuale regina delle classifiche musicali grazie a una serie di successi planetari che l’hanno consacrata come una delle popstar più forti del momento. Lui è Joe Keery, amatissimo interprete di Steve Harrington nella serie cult Stranger Things. Due mondi diversi, ma ormai sempre più vicini.

            Gli indizi che accendono il web
            A far scattare le prime voci sarebbero stati alcuni avvistamenti ravvicinati e una serie di coincidenze social giudicate tutt’altro che casuali dai fan più attenti. Like, presenze negli stessi contesti e un clima di evidente complicità hanno fatto il resto. Nulla di esplicito, certo, ma nel linguaggio del gossip contemporaneo i dettagli valgono più di mille dichiarazioni.

            In rete c’è chi parla già di “power couple”, chi invita alla prudenza ricordando che nessuno dei due ha confermato o smentito. Ma la macchina delle ipotesi, una volta partita, è difficile da fermare.

            Popstar globale e idolo delle serie tv
            Il possibile flirt colpisce anche per il peso mediatico dei protagonisti. Sabrina Carpenter vive un momento di popolarità assoluta, con tour sold out e canzoni in rotazione costante sulle radio di mezzo mondo. Joe Keery, dal canto suo, resta uno dei personaggi più amati dell’universo seriale, capace di trasformare Steve Harrington in un’icona generazionale.

            L’idea di vederli insieme, anche solo potenzialmente, ha già conquistato una fetta enorme di pubblico, mescolando fanbase musicali e seriali in un unico racconto virale.

            Silenzio strategico o semplice fantasia?
            Per ora, dai diretti interessati nessuna parola. Nessun commento, nessuna storia chiarificatrice. Un silenzio che può significare tutto o niente, ma che inevitabilmente alimenta le speculazioni. Nel mondo dello spettacolo, tacere spesso equivale a lasciare che il gossip faccia il suo corso.

            Che si tratti di una semplice amicizia o dell’inizio di qualcosa di più, una cosa è certa: l’attenzione è già altissima. E, come spesso accade, basterà una foto o una comparsa pubblica per trasformare il sospetto in certezza. O per archiviare tutto come l’ennesima illusione da social.

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              Carlo Conti mette il punto su Sanremo 2026: «È il mio ultimo anno» e chiama Laura Pausini e Marco Mengoni

              A meno di un mese da Sanremo 2026, Carlo Conti annuncia che questo sarà il suo ultimo Festival da direttore artistico e presentatore. Intanto conferma l’impianto tecnico e i tempi di chiusura e, accanto a lui, per tutte le serate, ci sarà Laura Pausini: scelta che arriva mentre la cantante è nel mirino per le polemiche sulla cover di Due vite.

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                Carlo Conti stavolta non fa melina e non lascia spiragli da interpretare. Al podcast Pezzi dentro la musica mette una firma grossa sul futuro del Festival: «Questo è il mio ultimo anno al festival come direttore artistico e presentatore, non penso nemmeno all’opportunità, che qualcuno ha immaginato, di ricoprire lo stesso ruolo nel ’27 e padrino di un eventuale presentatore-presentatrice. Reputo assolutamente remota la possibilità che io possa esserci nel 2027». Parole nette, quasi un cartello: qui finisce un capitolo, il resto lo scriveranno altri.

                Non è solo una dichiarazione di intenti: è un modo di togliere ossigeno a mesi di chiacchiere, di “bis” e di ipotesi. Conti si sfila dal gioco del toto-continuità e, così facendo, apre per davvero lo spazio ai nomi che già circolano come possibili eredi o figure di transizione. Ma prima di pensare al dopo, c’è un Sanremo alle porte e il direttore artistico entra nel merito di ciò che vedremo sul palco.

                La scenografia e l’ombra dell’Ai
                Sul fronte scenografico Conti non alimenta l’idea di un Festival trasformato in una demo tecnologica, ma ammette un’ispirazione che strizza l’occhio al presente: «La scenografia – dice – potrebbe avere a che fare con l’Ai ma nemmeno così tanto. I Led wall la faranno da padrone rispetto agli effetti e alle immagini che proietteremo per creare la scenografia con tutti i paletti che un teatro così piccolo obbliga a considerare». Tradotto: impatto visivo sì, ma dentro i confini fisici dell’Ariston, che resta un luogo pieno di fascino e di limiti.

                Trenta canzoni e la promessa dei tempi “umani”
                Il punto vero, però, è la maratona. Conti ricorda che i brani in gara saranno tanti, trenta, e che questo porterà inevitabilmente a “sforare” rispetto all’anno scorso. Eppure prova a rassicurare chi teme le notti infinite: «C’è un blocco pubblicitario dopo l’una di notte e non possiamo non rispettare senza contare che debbo dare la linea al DopoFestival di Nicola Savino a un orario degno. Vedrete che manterremo tempi “umani” anche quest’anno». L’obiettivo, racconta, è una chiusura media attorno all’una e un quarto nelle quattro serate che precedono la finale: un compromesso che sa di realismo, più che di eroismo.

                Laura Pausini al fianco di Conti per cinque sere
                E poi c’è la scelta destinata a far parlare: Laura Pausini sarà la co-conduttrice al fianco di Conti per tutte e cinque le serate. Una presenza fissa, non una staffetta. Decisione che arriva in un momento in cui la cantante è già al centro di un caso social per la cover e il video di Due vite di Marco Mengoni, con reazioni che hanno diviso pubblico e commentatori. Il risultato è quello che Sanremo conosce bene: l’annuncio di un volto forte diventa immediatamente un referendum.

                Pausini, però, si presenta con un curriculum da televisione internazionale e con una frase che è anche una risposta alle perplessità: «Ho condotto l’Eurovision Song Contest, svariati talent show musicali in America Latina, due show di successo su Rai 1 con al mia amica/sorella Paola Cortellesi – dice Laura – e quest’anno sono onorata di affiancare Carlo a Sanremo facendo quello che so e ho imparato a fare in anni di televisione con tutto il rispetto possibile per il pubblico in primis, per gli artisti e per la mia carriera». È una dichiarazione di metodo: rispetto, misura, mestiere. Il punto, semmai, è capire quale registro sceglierà sul palco dell’Ariston: la Laura istintiva, popolare, “di pancia”, o una conduzione più istituzionale, calibrata sul ruolo e sul meccanismo millimetrico del Festival.

                A Sanremo 2026 manca poco, ma la partita è già iniziata: Conti chiude la porta sul 2027 e intanto costruisce un’edizione che promette ritmo controllato, scenografia luminosa e una co-conduzione che, volente o nolente, farà discutere.

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