Connect with us

Cronaca Nera

Svolta sul Mostro di Milano: dopo sessant’anni c’è un sospetto grazie al DNA

Il caso del Mostro di Milano rimane uno dei più affascinanti e complessi della cronaca nera italiana, e il recente sviluppo dell’isolamento del DNA offre una nuova speranza di risolvere questo antico enigma.

Avatar photo

Pubblicato

il

    Il caso del Mostro di Milano, uno dei più grandi misteri italiani, potrebbe essere vicino a una svolta. È stato isolato un DNA maschile sulla scena del crimine dell’omicidio di Adele Dossena, madre dell’attrice Agostina Belli. Contattando un criminologo, Belli ha ottenuto di poter esaminare i reperti, tra cui un telefono frantumato, trovando tracce di sangue e peli non appartenenti alla vittima. Queste prove hanno portato all’identificazione di un Ignoto Numero Uno, il probabile killer.

    Il ruolo della tecnologia nelle indagini

    Lo scrittore Fabrizio Carcano, autore del romanzo “Il Mostro di Milano”, spiega a ilGiornale: “Le indagini sono legate in ogni tempo alla tecnologia. Ci sono voluti 5 decenni per avere le strumentazioni per arrivare a isolare questo DNA”. Carcano sottolinea come la vicenda fosse quasi dimenticata fino a sette anni fa. Grazie al suo libro e al lavoro dei giornalisti, il caso ha ricevuto nuova attenzione, permettendo agli investigatori di riaprire le indagini.

    Le vittime del Mostro di Milano

    Il Mostro di Milano è ipoteticamente responsabile di otto omicidi tra il 1963 e il 1975, tra cui quelli di Olimpia Drusin, Elisa Casarotto, Alba Maria Letizia Trosti, Adele Dossena, Salvina Rota, Tiziana Moscadelli, Valentina Masneri e Simonetta Ferrero. Queste donne, alcune delle quali prostitute, sono state uccise a Milano con modalità simili: overkilling, deturpamento del volto e colpi inferti da un mancino.

    Un mistero difficile da risolvere

    Dopo oltre 50 anni, il caso è riaperto, ma è improbabile che il killer sia ancora in vita. Carcano spiega che, nonostante si possano formulare ipotesi, la verità completa potrebbe non essere mai rivelata. Il tempo complica le indagini, rendendo difficile ottenere certezza su identità e motivazioni del killer.

    Centralità delle vittime nei cold case

    Un aspetto unico di questo cold case è l’attenzione rivolta alle vittime, spesso dimenticate nei racconti mediatici degli omicidi. “Il fatto che si conoscano e si ricordino i nomi delle vittime è un altro risultato”, afferma Carcano. Questo ricordo dà dignità alle vittime, che erano spesso madri o donne con figli da mantenere.

    Fascino e paura del mistero

    L’interesse verso il Mostro di Milano riflette un fenomeno più ampio di attenzione verso i cold case irrisolti. Carcano conclude: “Il mistero ha sempre un suo fascino. Quando un crimine è risolto, ci si dimentica del killer e della vittima. Ma nomi come quello di Simonetta Ferrero rimangono perché restano aperti e ci sarà sempre il dubbio su chi l’ha uccisa e perché”.

      SEGUICI SU INSTAGRAM
      INSTAGRAM.COM/LACITYMAG

      Cronaca Nera

      L’ex comandante dei carabinieri: “Frigerio ha riconosciuto Olindo spontaneamente”

      La testimonianza di Gallorini offre una prospettiva unica su uno degli eventi più tragici nella storia della comunità di Erba. La sua decisione di condividere la sua esperienza segna un passo significativo verso la comprensione e la giustizia per le vittime e le loro famiglie.

      Avatar photo

      Pubblicato

      il

      Autore

        L’ex comandante dei carabinieri di Erba, Luciano Gallorini, ha finalmente scelto di condividere la sua testimonianza sulla tragica strage avvenuta nell’11 dicembre 2006, aprendosi esclusivamente durante un’intervista. Questo segna un momento significativo, in cui Gallorini getta nuova luce sui dettagli dell’evento che ha sconvolto la comunità.

        Durante l’interrogatorio di Mario Frigerio, l’unico sopravvissuto alla strage, Gallorini rivela un momento commovente, quando Frigerio, visibilmente scosso, ha indicato Olindo Romano come possibile assassino. “Frigerio in lacrime mi disse che poteva essere stato Olindo,” ha affermato Gallorini durante l’intervista, rivelando la gravità e l’impatto emotivo delle sue parole.

        La tragedia che si è svolta nella casa dei Castagna ha lasciato una scia di terrore, con quattro vittime innocenti, tra cui Raffaella, il figlio Youssef, Paola (nonna di Youssef) e la vicina Valeria Cherubini. Gallorini ha condiviso con “Quarto Grado” i dettagli agghiaccianti che hanno caratterizzato la scena del crimine. “Io non conosco l’inferno, ma di sicuro, quella sera, abbiamo vissuto l’anticamera dell’inferno. Acqua, fuoco, fuliggine, odore di carne umana e di sangue bruciato: solo chi l’ha avuto nel naso può ricordarselo,” ha detto Gallorini, descrivendo l’orrore che ha affrontato.

        I responsabili della strage, Olindo Romano e Rosa Bazzi, sono stati condannati all’ergastolo nonostante abbiano sempre proclamato la loro innocenza. Tuttavia, hanno continuato a ribadire la loro posizione, puntando alla revisione del processo.

        Le indagini hanno portato l’attenzione sui vicini di casa, evidenziando le tensioni con i Castagna. Gallorini ha condiviso i dettagli delle prime indagini, compresi i sospetti su Azouz Marzouk e le reazioni insolite dei Romano durante una visita alla loro casa.

        Inoltre, Gallorini ha sottolineato l’importanza di preservare la sensibilità della situazione. “Non ho indotto Frigerio a dire il nome di Olindo, che senso avrebbe avuto? Ci ha sorpreso, soprattutto, il pianto,” ha detto Gallorini, evidenziando il rispetto e la compassione che hanno guidato le indagini.

          Continua a leggere

          Cronaca Nera

          Epstein, l’orrore non finisce: il New Mexico indaga su presunti corpi sepolti nel ranch e spunta una mail segreta mai resa pubblica

          Secondo quanto riportato da Reuters, il Dipartimento di Giustizia del New Mexico sta verificando un’accusa secondo cui Jeffrey Epstein avrebbe ordinato la sepoltura di due ragazze straniere nei pressi del suo Zorro Ranch, a sud di Santa Fe. Le autorità hanno chiesto al Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti la versione integrale di un’e-mail del 2019 che conterrebbe l’accusa. L’Fbi non commenta, Washington tace. Si riapre uno dei capitoli più oscuri del caso.

          Avatar photo

          Pubblicato

          il

          Autore

            Il nome di Jeffrey Epstein continua a riemergere come un’onda lunga che non si placa. A distanza di anni dalla sua morte in carcere nel 2019, una nuova accusa rischia di riaprire un fronte già carico di ombre. Lo Stato americano del New Mexico ha avviato un’indagine su una segnalazione secondo cui il finanziere avrebbe ordinato la sepoltura dei corpi di due ragazze straniere nei pressi del suo remoto ranch. La notizia, riportata da diversi media internazionali tra cui Reuters, ha immediatamente riacceso l’attenzione sullo Zorro Ranch, la vasta proprietà situata circa 48 chilometri a sud di Santa Fe.

            Le autorità del New Mexico chiedono di avere a disposizione la versione non censurata di una mail. Il documento, nella versione finora disponibile, risulta parzialmente oscurato. Per questo lo Stato ha chiesto l’accesso integrale al testo, ritenuto potenzialmente decisivo per verificare la fondatezza della segnalazione.

            Il Dipartimento di Giustizia federale, riferisce Reuters, non ha risposto immediatamente alla richiesta di commento. L’FBI, da parte sua, ha rifiutato di commentare. Un silenzio che non equivale a conferma, ma che contribuisce ad alimentare interrogativi in un caso già segnato da lacune, omissioni e zone grigie.

            L’indagine statale si inserisce in un contesto più ampio. Epstein avrebbe abusato sessualmente di ragazze e donne all’interno dello Zorro Ranch per oltre due decenni. Non si tratta solo di verificare un singolo episodio, ma di ricostruire l’intero perimetro di ciò che sarebbe accaduto nella tenuta.

            Lo Zorro Ranch è uno dei luoghi simbolo della rete costruita dal finanziere: una proprietà isolata, lontana dai centri abitati, protetta da sistemi di sicurezza e circondata da vasti terreni. Negli anni, diverse testimoni hanno indicato il ranch come teatro di incontri e soggiorni che avrebbero coinvolto giovani donne e minorenni. Finora, tuttavia, nessuna indagine pubblica aveva approfondito in modo organico quanto sarebbe accaduto in quella specifica località del New Mexico.

            Il nuovo filone nasce da una comunicazione del 2019. Non è ancora chiaro chi abbia redatto o ricevuto l’e-mail al centro della richiesta, né in quale contesto sia stata inviata. Proprio per questo l’accesso alla versione integrale del documento rappresenta il primo passo per comprendere se si tratti di un’accusa circostanziata, supportata da elementi verificabili, oppure di una segnalazione rimasta priva di riscontri.

            La morte di Epstein in una cella del Metropolitan Correctional Center di New York, ufficialmente classificata come suicidio, aveva lasciato aperte molte domande. Negli anni successivi, procedimenti civili e inchieste giornalistiche hanno continuato a ricostruire la rete di relazioni del finanziere, che comprendeva personalità di rilievo in ambito politico, economico e culturale. L’eventuale conferma di fatti così gravi come la sepoltura di corpi nel ranch segnerebbe un salto ulteriore nella gravità delle accuse.

            Per ora, però, le autorità parlano di un’indagine preliminare. Non risultano, allo stato, esumazioni o perquisizioni pubblicamente annunciate nell’area del ranch. Il primo obiettivo è ottenere la documentazione completa e verificare se l’e-mail del 2019 contenga dettagli operativi, indicazioni di luogo, nomi o altri elementi utili a un riscontro concreto.

            Il caso Epstein ha dimostrato negli anni quanto sia difficile separare fatti accertati, testimonianze, ipotesi e ricostruzioni parziali. Proprio per questo l’iniziativa del New Mexico viene letta come un tentativo di riportare il dibattito su un terreno istituzionale, fatto di atti formali e richieste documentali. Solo l’analisi delle carte e, se necessario, accertamenti sul campo potranno stabilire se dietro l’accusa vi siano elementi sostanziali o se si tratti dell’ennesima voce in una vicenda che continua a generare sospetti.

            Resta il dato politico e simbolico: a distanza di anni, lo Stato torna a interrogarsi su ciò che potrebbe essere accaduto in uno dei luoghi più controversi legati a Jeffrey Epstein. E finché non verrà chiarito cosa contenga davvero quella mail del 2019, lo Zorro Ranch continuerà a essere non solo una proprietà isolata nel deserto del New Mexico, ma un punto interrogativo aperto nella storia giudiziaria americana.

              Continua a leggere

              Cronaca Nera

              Caso Garlasco, Bruzzone a Quarto Grado: “Ho quasi finito un lavoro sui movimenti di Stasi. Ha detto delle bugie”

              Durante Quarto Grado, Roberta Bruzzone rivela di aver quasi concluso uno studio sui movimenti di Alberto Stasi, mettendoli a confronto con le sue versioni. Il lavoro sarà donato alla parte civile, ma in studio Caterina Collovati solleva una domanda chiave.

              Avatar photo

              Pubblicato

              il

              Autore

                A proposito del caso di Garlasco, il dibattito torna ad accendersi negli studi di Quarto Grado. Ospite della trasmissione, Roberta Bruzzone ha annunciato di essere ormai vicina alla conclusione di un lavoro di analisi sui movimenti di Alberto Stasi nella mattina del delitto.

                Un’analisi che, come spiegato in studio, mette a confronto quei movimenti con le dichiarazioni rese dallo stesso Stasi all’epoca dei fatti.

                “Ha detto delle bugie”

                La conclusione a cui è arrivata Bruzzone è netta. Secondo quanto dichiarato in trasmissione, dal confronto emergerebbero incongruenze tali da portarla ad affermare che Stasi “abbia detto delle bugie”. Un giudizio che riporta al centro del dibattito uno dei nodi più controversi dell’intera vicenda giudiziaria.

                La criminologa ha inoltre precisato che il lavoro, una volta concluso, verrà donato alla parte civile.

                La scelta di consegnarlo alla parte civile

                La decisione di mettere l’analisi a disposizione della parte civile viene presentata come un contributo tecnico, frutto di uno studio sui dati e sulle dichiarazioni disponibili. Un passaggio che, però, apre immediatamente una nuova discussione sul piano dell’utilità processuale.

                La domanda di Caterina Collovati

                In studio, Caterina Collovati interviene con una domanda diretta che sposta il fuoco del confronto: a cosa servirebbe questo lavoro, visto che l’indagato oggi è Andrea Sempio?

                Un interrogativo che sintetizza il cuore del dibattito: il valore di un’analisi su Stasi in una fase in cui l’attenzione giudiziaria si concentra su un altro nome.

                Un confronto che resta aperto

                Il botta e risposta in studio fotografa bene lo stato attuale del caso Garlasco: una vicenda che, a distanza di anni, continua a generare analisi, interpretazioni e domande irrisolte. Tra studi tecnici, nuove ipotesi e interrogativi sulla loro ricaduta concreta, il confronto resta aperto, dentro e fuori dalle aule giudiziarie.

                  Continua a leggere
                  Advertisement

                  Ultime notizie