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Cronaca Nera

Il fenomeno della criminalità organizzata in forte crescita

Un’analisi dettagliata provincia per provincia rivela la pervasività della ‘ndrangheta in Lombardia, con infiltrazioni nei settori economici legali e un controllo capillare del territorio. Dalle dichiarazioni allarmanti di Nicola Gratteri ai risultati delle operazioni di polizia, emerge un quadro complesso e preoccupante della presenza mafiosa nel nord Italia.

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    La Lombardia è stata identificata come la seconda regione in Italia per la presenza della ‘ndrangheta, subito dopo la Calabria. Boss e gregari emigrati dalla Calabria, ormai dai lontani anni ’60, stanno costruendo fortune nelle province di Milano, Monza Brianza, Como, Pavia, Varese, Lecco, Bergamo, Brescia, Cremona e Mantova. La ricerca dell’Osservatorio sulla criminalità organizzata (Cross) dell’Università degli Studi di Milano, in collaborazione con Cgil Lombardia, ha delineato questa nuova geografia mafiosa.

    La dichiarazione di Nicola Gratteri

    Nicola Gratteri, procuratore di Napoli ha recentemente sottolineato la pervasività dell’organizzazione criminale in Lombardia, affermando che “tutti i supermercati dell’hinterland di Milano e tutti i locali vip del centro sono in mano alla ‘ndrangheta”. Questa affermazione mette in luce l’ampiezza del controllo esercitato dalla ‘ndrangheta nel tessuto economico e sociale della regione. Ma vediamo come è la situazione attuale.

    La mappa della ‘ndrangheta in Lombardia

    Le recenti indagini hanno svelato un’organizzazione ben strutturata della ‘ndrangheta in Lombardia, con una “camera di controllo” e 24 locali distribuiti nella regione. Questa struttura permette all’organizzazione di gestire in modo efficiente attività illecite come il traffico di droga, l’estorsione e il riciclaggio di denaro. La “camera di controllo” funge da organo decisionale centrale, coordinando le operazioni e mantenendo l’ordine tra le varie cosche.

    La situazione a Lecco è particolarmente grave

    Lecco e Calolziocorte sono aree particolarmente colpite dalla presenza della ‘ndrangheta. Nel 2023, le operazioni di polizia hanno rivelato una rete criminale ben strutturata che opera principalmente nel traffico di stupefacenti e nell’estorsione. La posizione strategica di Lecco facilita i collegamenti con altre aree del nord Italia, rendendola un punto chiave per le attività della ‘ndrangheta.

    Il riciclaggio nei locali notturni e supermercati

    A Milano, le indagini hanno evidenziato come i proventi del traffico di cocaina siano stati reinvestiti in attività legali come locali notturni e supermercati. Questi investimenti permettono alla ‘ndrangheta di ripulire il denaro sporco e di esercitare un controllo economico e sociale sul territorio. Le operazioni di polizia hanno rivelato che queste attività spesso sono mascherate da imprese lecite, rendendo difficile l’individuazione delle operazioni illecite.

    Impatto della Pandemia

    Il biennio della pandemia ha facilitato l’espansione della ‘ndrangheta. Secondo un sondaggio della Confcommercio delle province di Milano-Lodi-Monza Brianza, il 20% delle aziende è stato avvicinato con proposte di prestiti da sconosciuti o offerte di rilevamento a prezzi inferiori al mercato. Questi dati evidenziano come la crisi economica abbia aperto varchi per l’infiltrazione mafiosa.

    Operazione Crimine Infinito

    L’operazione Crimine Infinito, condotta dalle DDA di Milano e Reggio Calabria nel 2010, ha rappresentato un punto di svolta nella lotta alla ‘ndrangheta in Lombardia. Questa operazione ha svelato la portata dell’infiltrazione mafiosa nella regione, portando a numerosi arresti e condanne.

    Settori di interesse e radicamento

    La ‘ndrangheta si è infiltrata in vari settori dell’economia legale, dall’edilizia ai grandi servizi sociali, inclusi la ristorazione e lo smaltimento dei rifiuti ospedalieri. Il radicamento mafioso è particolarmente evidente nelle province nord-occidentali di Varese, Como e Lecco, che fungono anche da cerniera operativa verso la Svizzera.

    Nuovi “fortini” e strategia dei clan

    I clan della ‘ndrangheta stanno cercando insediamenti più protetti e meno visibili in piccoli centri della provincia pavese, al fine di esercitare un controllo stretto del territorio. Questa strategia rappresenta un nuovo capitolo nell’espansione della ‘ndrangheta, con i clan che privilegiano comuni di dimensioni minori per creare “fortini” meno controllabili dalle forze dell’ordine.

    Resilienza e rigenerazione dei clan

    Le cosche dimostrano una straordinaria capacità rigenerativa, rimodellandosi di fronte alle pressioni sfavorevoli e sfruttando le opportunità locali e collettive. Nonostante gli interventi incisivi della magistratura e delle forze dell’ordine, i clan riescono a mantenere forme di presenza sociale e controllo del territorio, spesso avvalendosi di una violenza “a bassa intensità”.

    Confisca dei beni

    In Lombardia, gli immobili e le aziende confiscati alle mafie ammontano a 3.607, un numero in continua crescita. La provincia di Milano conta il maggior numero di beni confiscati (1.708), seguita da Monza Brianza e Varese. Questi beni comprendono appartamenti, box, garage, e numerose aziende nei settori delle costruzioni, commercio all’ingrosso e al dettaglio, e attività immobiliari.

    Milano

    La provincia di Milano è un epicentro dell’attività della ‘ndrangheta, con una “camera di controllo” e numerosi locali mafiosi. Le principali aree di insediamento sono l’hinterland sud-ovest (Trezzano sul Naviglio, Corsico, Buccinasco) e la zona nord-occidentale (Rho, Solaro, Legnano). Operazioni come “Infinito-Crimine” hanno rivelato la profondità del radicamento mafioso. Le attività criminali includono traffico di stupefacenti, estorsione e riciclaggio di denaro in settori come la ristorazione e lo smaltimento dei rifiuti.

    Pavia

    La presenza mafiosa a Pavia risale agli anni ’60 e ’70 con il soggiorno obbligato di numerosi mafiosi. Due locali di ‘ndrangheta sono attivi a Pavia e Voghera, con il clan Chindamo-Ferrentino che opera nella zona di Voghera. Il traffico di rifiuti e il riciclaggio di denaro sono le principali attività criminali, con un aumento significativo delle denunce per riciclaggio negli ultimi anni. Le operazioni “Feudo” e “Fire Starter” hanno evidenziato il coinvolgimento di gruppi criminali nel traffico e smaltimento illecito di rifiuti.

    Lodi

    Nel lodigiano, la criminalità organizzata non è fortemente radicata, ma sono emersi eventi estorsivi e traffici di stupefacenti gestiti dalla ‘ndrangheta. La provincia di Lodi è stata utilizzata come punto di smistamento per il traffico internazionale di stupefacenti. La cosca Alvaro di Sinopoli ha proiezioni significative nel territorio lodigiano. Le autorità locali hanno emesso diverse interdittive antimafia contro società colluse con la criminalità organizzata.

    Como

    La provincia di Como è strategica per la sua vicinanza con la Svizzera e altre province lombarde. Otto locali di ‘ndrangheta sono attivi nella zona, con un forte controllo del territorio. Le operazioni di polizia hanno rivelato un alto livello di mimetismo delle organizzazioni criminali, che si infiltrano nell’economia locale e godono del supporto di professionisti e politici locali. La pandemia ha ulteriormente facilitato l’infiltrazione mafiosa nei settori colpiti dalla crisi economica.

    Lecco

    Lecco ha visto un incremento delle operazioni di polizia contro la ‘ndrangheta, che opera nel traffico di stupefacenti e nell’estorsione. La posizione strategica di Lecco facilita i collegamenti con altre aree del nord Italia, rendendola un punto chiave per le attività criminali. La provincia di Lecco ospita numerosi gruppi mafiosi che sfruttano le difficoltà economiche della pandemia per infiltrarsi nelle imprese locali.

    Varese

    Varese è una zona di alta densità mafiosa, con numerosi clan attivi. Le operazioni di polizia hanno rivelato la presenza di gruppi criminali dediti al traffico di droga, estorsione e riciclaggio di denaro. La vicinanza con la Svizzera facilita i traffici illeciti e il riciclaggio internazionale. La provincia di Varese è stata teatro di numerose operazioni antimafia che hanno portato alla luce la complessità delle attività criminali nella zona.

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      Cronaca Nera

      Garlasco, 80 detective improvvisati a caccia dell’assassino: sensitivi, sette, mafia e l’“arma del delitto” trovata alle Canarie

      Circa ottanta comunicazioni sono finite agli atti. C’è chi studia i satelliti, chi sospetta delle gemelle Cappa, chi parla di mafia e chi sostiene di aver “visto” due assassini. Spunta persino una presunta arma fotografata a Fuerteventura.

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      Garlasco, 80 detective improvvisati a caccia dell’assassino

        Il delitto di Garlasco ormai ha anche un esercito parallelo di investigatori. Non portano distintivi, non appartengono ai carabinieri e non lavorano per la Procura. Sono comuni cittadini convinti di avere trovato il dettaglio sfuggito agli inquirenti, professionisti che mettono a disposizione le proprie competenze, appassionati che studiano da anni le carte e persino persone che sostengono di poter arrivare alla verità attraverso capacità extrasensoriali.

        Il risultato è impressionante: circa ottanta segnalazioni, tutte firmate con nome e cognome, sono arrivate alla Procura di Pavia e ai carabinieri dall’avvio della nuova indagine sull’omicidio di Chiara Poggi.

        Dentro c’è praticamente di tutto. Fotografie, scarpe, scontrini, satelliti, sospetti sulle persone finite negli anni attorno al caso. Ma anche sette sataniche, mafia, visioni e possibili armi del delitto individuate a migliaia di chilometri da Garlasco.

        Ottanta cittadini provano a risolvere il delitto di Garlasco

        La nuova stagione mediatica del caso ha trasformato uno dei delitti più famosi d’Italia in una gigantesca indagine collettiva. Ogni sera milioni di spettatori ascoltano parlare di impronte, DNA, celle telefoniche, orari, scarpe e vecchi verbali. Sui social migliaia di utenti confrontano fotografie e documenti.

        Qualcuno, però, ha deciso di fare un passo ulteriore e scrivere direttamente al procuratore Fabio Napoleone.

        Un geologo, già consulente di altre procure, ha proposto di analizzare le immagini satellitari della zona di Garlasco relative al 13 agosto 2007. Una pista che gli investigatori avevano già percorso senza ricavarne elementi utili.

        Un altro uomo ha sostenuto di aver visto Chiara Poggi, Andrea Sempio e le gemelle Cappa al Santuario della Bozzola. È stato ascoltato dai carabinieri di Vigevano, ma gli accertamenti successivi non hanno trovato consistenza nel suo racconto.

        Una donna di Fossano ha invece riferito di avere ascoltato per caso due uomini discutere dell’identità dell’assassino di Chiara e dell’innocenza di Alberto Stasi. Non si è limitata a segnalare l’episodio: ha svolto autonomamente delle ricerche per identificare uno dei due e ha consegnato il nome agli investigatori.

        Sensitivi, mafia e l’arma del delitto “trovata” a Fuerteventura

        Poi si entra nel territorio delle segnalazioni più sorprendenti.

        Un sedicente sensitivo ha indicato agli inquirenti dove cercare il profilo del cosiddetto “ignoto 3”, successivamente ricondotto alla contaminazione di una garza durante una precedente autopsia.

        Ma non si è fermato qui. L’uomo ha sostenuto di avere individuato anche una possibile arma utilizzata per uccidere Chiara Poggi: un oggetto impiegato dagli scout che avrebbe riconosciuto in una ferramenta di Fuerteventura, alle Canarie.

        Garlasco, 80 detective improvvisati a caccia dell’assassino

        Altre comunicazioni hanno tirato in ballo riti satanici, sette e criminalità organizzata. Un ex educatore ha ipotizzato una vendetta mafiosa collegata al traffico di droga. Un’altra persona ha provato invece a mettere in relazione suicidi e morti avvenuti nella zona di Vigevano con il delitto di Garlasco.

        Ipotesi che, sottoposte a verifica quando necessario, non hanno prodotto riscontri investigativi.

        Da Bugalalla alle scarpe ritrovate in soffitta

        Anche il mondo degli youtuber è entrato nel fascicolo. Tra le comunicazioni figura quella della youtuber Bugalalla, che ha inviato agli investigatori alcune immagini recuperate online e, non avendo ricevuto risposta alla prima mail, ha spedito nuovamente il materiale. Le verifiche non hanno restituito elementi utili.

        Poi ci sono gli oggetti.

        Una donna ha trovato nella propria soffitta un paio di scarpe Frau numero 37 con la suola a pallini e ha mandato le fotografie alla Procura. Un’altra ha approfondito autonomamente la vicenda delle scarpe “Mr. Valentino” recuperate dopo il delitto insieme ad alcuni indumenti apparentemente macchiati di sangue, sui quali venne invece individuata vernice.

        Persino i ticket del parcheggio di Vigevano mostrati dalla famiglia Sempio in televisione sono diventati materia da detective amatoriali. Una donna di Verona ha inviato una propria analisi sull’autenticità dei documenti.

        «Ho visto due assassini»: la segnalazione più incredibile

        Tra le circa ottanta comunicazioni ce n’è infine una che sembra uscita direttamente da un romanzo giallo.

        Un uomo sostiene di possedere capacità extrasensoriali fin dall’infanzia e afferma di avere “visto” l’inizio dell’omicidio di Chiara Poggi. Nella sua ricostruzione sarebbero comparsi due assassini all’interno della villetta e una terza persona in attesa all’esterno.

        L’uomo si sarebbe detto disposto a raccontare il resto soltanto ottenendo garanzie di assoluta sicurezza.

        Le segnalazioni hanno coinvolto negli anni anche le gemelle Cappa e Marco Poggi, fratello di Chiara, senza che dalle teorie circolate siano emersi riscontri. Alcune accuse hanno inoltre provocato querele da parte delle persone chiamate in causa.

        Il fascicolo delle ottanta segnalazioni racconta così l’altra faccia dell’incredibile ritorno del caso Garlasco: un delitto avvenuto quasi vent’anni fa che oggi migliaia di italiani tentano di risolvere dal divano di casa.

        Per gli investigatori, però, la regola resta una sola. Si può indicare una scarpa dimenticata in soffitta, interrogare un satellite o fotografare una presunta arma alle Canarie. Alla fine servono i riscontri. E senza quelli, anche la teoria più clamorosa resta soltanto una teoria.

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          Garlasco, Angela Taccia difende l’uomo che ha amato: «Andrea Sempio non è quello che raccontano». La verità dell’avvocata (VIDEO)

          Prima di diventare il suo avvocato, Angela Taccia ha conosciuto Andrea Sempio anche nella vita privata. Adesso interviene contro il ritratto dell’indagato costruito attorno al caso Garlasco.

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          Garlasco, Angela Taccia difende l’uomo che ha amato

            Lo ha conosciuto, lo ha frequentato e oggi lo difende. Angela Taccia torna a parlare di Andrea Sempio e questa volta lo fa partendo da una posizione che va oltre quella dell’avvocato impegnato in uno dei casi giudiziari più discussi d’Italia. Perché il legame tra i due appartiene anche al passato personale della legale e proprio questa conoscenza diretta diventa uno degli elementi con cui Taccia reagisce al ritratto di Sempio emerso nelle ultime settimane.

            L’avvocata contesta apertamente quello che considera un vero e proprio “processo mediatico” costruito attorno all’uomo oggi indagato nell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi.

            Il punto, per Taccia, è netto: l’Andrea Sempio raccontato attraverso televisioni, giornali, messaggi e frammenti della sua vita privata non corrisponde alla persona che lei sostiene di conoscere.

            Angela Taccia racconta l’Andrea Sempio che ha conosciuto

            «È un ragazzo molto equilibrato e rispettoso», afferma la legale, secondo la quale nelle ultime settimane sarebbe stato costruito il profilo di «un uomo totalmente diverso da quello che è nella realtà».

            Parole che acquistano inevitabilmente un peso particolare proprio per il precedente rapporto personale tra i due.

            Taccia ha già raccontato pubblicamente di avere frequentato Sempio e di conoscerlo quindi anche al di fuori del rapporto professionale che oggi li lega. Una circostanza che l’avvocata non nasconde e che diventa parte del suo racconto sull’indagato.

            Garlasco, Angela Taccia difende l’uomo che ha amato

            Secondo la legale, Sempio sarebbe una persona razionale, equilibrata e particolarmente rispettosa nei rapporti personali, soprattutto con le donne. Una descrizione lontanissima dall’immagine che, secondo la difesa, sarebbe stata costruita attraverso la diffusione e l’interpretazione di alcuni contenuti privati.

            «Quello raccontato non è l’uomo che conosco»

            È proprio questo uno dei punti sui quali Taccia insiste maggiormente. Frasi, messaggi e aspetti della vita privata di Sempio sarebbero stati estrapolati dal loro contesto, contribuendo a costruire un personaggio che la legale non riconosce.

            La battaglia della difesa, quindi, si combatte anche sul terreno della rappresentazione pubblica.

            Da quando Andrea Sempio è tornato al centro dell’inchiesta di Garlasco, ogni particolare della sua vita è stato sottoposto a un’attenzione enorme. Vecchie dichiarazioni, amicizie, relazioni sentimentali e comportamenti privati sono diventati materiale di discussione.

            Per Taccia, però, tutto questo rischia di produrre una sovrapposizione pericolosa tra l’indagine giudiziaria e il giudizio sulla persona.

            Le ex fidanzate e il ritratto privato di Sempio

            Per sostenere il proprio racconto, l’avvocata richiama anche le relazioni sentimentali avute negli anni da Sempio.

            Una sua ex fidanzata, con la quale l’uomo avrebbe avuto una relazione durata circa tre anni, avrebbe descritto un rapporto sereno, caratterizzato da sintonia e rispetto reciproco.

            Taccia sottolinea inoltre un altro particolare: Sempio avrebbe mantenuto buoni rapporti con le donne con cui è stato sentimentalmente legato. «Tutte le ragazze con cui è stato sono rimaste sue amiche», afferma.

            Un elemento che naturalmente non riguarda gli accertamenti sull’omicidio di Chiara Poggi, ma che la difesa utilizza per contrastare il ritratto personale dell’indagato circolato pubblicamente.

            Garlasco, la battaglia si combatte anche fuori dalle aule

            La posizione di Angela Taccia apre così un altro fronte nell’infinita vicenda di Garlasco. Da una parte ci sono gli accertamenti investigativi che devono stabilire fatti e responsabilità esclusivamente sulla base delle prove. Dall’altra c’è una battaglia mediatica che ormai accompagna quotidianamente ogni sviluppo dell’inchiesta.

            Ed è proprio contro questa seconda dimensione che l’avvocata alza il muro.

            Taccia non parla soltanto da componente del collegio difensivo. Parla anche da donna che Andrea Sempio lo ha conosciuto personalmente e sentimentalmente, prima che il suo nome tornasse a occupare televisioni e prime pagine.

            Ed è questo il cuore del suo messaggio: l’uomo che oggi vede raccontato pubblicamente non sarebbe quello che lei ha conosciuto.

            Il passato tra i due rende inevitabilmente ancora più particolare la situazione: prima la frequentazione, oggi il rapporto tra avvocato e assistito. Nel mezzo c’è il caso Garlasco, tornato a distanza di quasi vent’anni a catalizzare l’attenzione dell’Italia e a trasformare ancora una volta la vita privata dei suoi protagonisti in materia di dibattito pubblico.

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              Chiara Poggi, chi era davvero: la laurea con lode, il primo lavoro e quella vita semplice spezzata a 26 anni (VIDEO)

              Riservata, metodica e legatissima alla famiglia, Chiara Poggi aveva appena cominciato a costruire il proprio futuro. Le testimonianze delle amiche restituiscono il ritratto di una giovane donna lontana dai misteri e dalle vite segrete che le sono state attribuite negli anni.

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                Diciannove anni di processi, sentenze, perizie, nuove indagini e interminabili dibattiti televisivi. Il delitto di Garlasco è diventato uno dei casi giudiziari più discussi d’Italia, ma nel frastuono mediatico la persona rimasta più spesso sullo sfondo è proprio Chiara Poggi.

                Si parla dell’assassino, delle tracce, delle scarpe, del Dna e delle contraddizioni. Molto meno della ragazza uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia, quando aveva soltanto 26 anni. Chiara oggi ne avrebbe 45 e probabilmente avrebbe costruito quella vita normale alla quale sembrava destinata: un lavoro, una casa, una famiglia e progetti ancora tutti da realizzare.

                La nuova inchiesta della Procura di Pavia, nella quale Andrea Sempio è indagato mentre resta definitiva la condanna a 16 anni inflitta ad Alberto Stasi, ha riportato il caso al centro dell’attenzione. Ha anche costretto i genitori Rita e Giuseppe e il fratello Marco a rivivere pubblicamente un dolore che non si è mai chiuso.

                Chi era Chiara Poggi: gli studi e il primo lavoro

                Chiara era nata a Vigevano il 31 marzo 1981 e viveva con la famiglia nella villetta di via Pascoli a Garlasco. Era la primogenita di Giuseppe, operaio metalmeccanico, e Rita, impiegata comunale. Con loro abitava anche il fratello minore Marco.

                Aveva studiato Economia e Commercio all’Università di Pavia, diventando la prima della famiglia a conseguire una laurea. Aveva concluso il percorso con il massimo dei voti e la lode. Un risultato che raccontava bene il suo carattere preciso e determinato: al padre aveva confidato di avere rifiutato un 27 perché era convinta di meritare un voto più alto.

                Dopo la laurea aveva cominciato a lavorare nell’area marketing di una società milanese. Ogni mattina raggiungeva l’ufficio con i mezzi pubblici e alla sera tornava a Garlasco. Le sue giornate seguivano una routine ordinata, senza eccessi e con poche uscite serali.

                «La classica brava ragazza»

                Le amiche e le ex compagne di università, ascoltate nuovamente dagli investigatori, hanno descritto Chiara in modo quasi unanime: riservata, tranquilla, educata e lontana da comportamenti sopra le righe.

                «Era una persona tranquillissima, la classica brava ragazza. Non ricordo di averla mai vista bere», ha raccontato una di loro. Nessuna doppia vita e nessun lato oscuro, dunque, ma una giovane donna che preferiva la tranquillità di casa alle notti nei locali.

                Anche alcune suggestioni cresciute negli anni sono state ricondotte a spiegazioni molto più semplici. Il “piccione” citato in una vecchia email non era un corteggiatore misterioso, ma il nomignolo affettuoso con cui Chiara chiamava Alberto Stasi. E il presunto secondo cellulare segreto sarebbe stato utilizzato per comunicare con lui senza affrontare costi elevati quando si trovavano lontani.

                La relazione con Alberto Stasi

                Chiara e Alberto stavano insieme da circa quattro anni. Lui studiava Economia alla Bocconi e, con il progressivo allontanamento delle vecchie amicizie scolastiche, era diventato il centro della vita sociale della ragazza.

                Le amiche ricordano una coppia innamorata, con gelosie e piccoli contrasti, ma senza crisi particolarmente gravi. Il sabato sera lui la aspettava in automobile sotto casa e insieme raggiungevano la compagnia di amici.

                Chiara immaginava per sé un futuro stabile. Il lavoro era appena cominciato e la relazione sembrava avviata verso una fase più adulta. L’estate del 2007 avrebbe dovuto rappresentare anche una sorta di prova di convivenza mentre i genitori e il fratello erano in vacanza.

                Il fastidio per gli amici del fratello

                Dalle testimonianze è riemerso anche un dettaglio che all’epoca sembrava insignificante. Chiara si lamentava perché gli amici del fratello frequentavano spesso la villetta per giocare ai videogiochi e talvolta entravano nella sua camera per utilizzare il computer.

                Tra quei ragazzi c’era anche Andrea Sempio, amico storico di Marco e oggi indagato nella nuova inchiesta. Quel fastidio non basta naturalmente a spiegare il delitto né autorizza conclusioni, ma è tornato tra gli elementi esaminati dagli investigatori quasi diciannove anni dopo.

                Anche il presunto corteggiatore individuato nel corso degli accertamenti si sarebbe rivelato soltanto un collega che le aveva proposto di prendere un caffè alla macchinetta dell’ufficio.

                Il 13 agosto Rita e Giuseppe Poggi, insieme al figlio Marco, ricorderanno Chiara con una messa e una visita al cimitero. «Vogliamo stare raccolti tra di noi come abbiamo sempre fatto», ha spiegato la madre. Lontano dalle telecamere e dalle accuse, per restituire almeno per un giorno a Chiara il diritto di essere ricordata per la vita che aveva, non soltanto per il modo in cui le è stata tolta.

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