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Società

La fuga dei super ricchi: da Londra a Milano, attratti dalla flat tax

Milano brilla sempre di più. Il magnate dell’acciaio dopo 30 anni si prepara a emigrare a Dubai, in Svizzera o in Italia per pagare meno tasse. Il re del lusso Arnault medita di trasformare nella sua residenza principale la storica Casa degli Atellani nel cuore di Milano.

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    O mia bela Madunina che te brilet de luntan è l’inizio della canzone di Giovanni D’Anzi del 1934. Potrebbe essere la sintesi di quello che sta succedendo negli ultimi anni alla città di Milano. Risplendere ed essere sempre più attrattiva, da molti punti di vista. La città infatti è diventata una delle mete preferite dai super ricchi in fuga da Londra. Grazie al regime fiscale favorevole introdotto nel 2017, sta attirando sempre più persone ad alto patrimonio netto, trasformandosi così in un nuovo polo del lusso e della finanza.

    La fine del regime “non-dom” nel Regno Unito

    Il governo laburista britannico, guidato da Keir Starmer, ha recentemente abolito il regime fiscale dei “non-domiciliati” (o “non-dom”), che permetteva ai residenti stranieri di non pagare tasse sui redditi generati all’estero. Questa misura, insieme alla stretta sull’uso di trust offshore per evitare la tassa di successione, ha spinto molti miliardari a cercare alternative fiscali più vantaggiose. Tra i nomi di spicco che stanno considerando di lasciare Londra c’è Lakshmi Mittal, magnate dell’acciaio e settimo uomo più ricco del Regno Unito, con un patrimonio stimato di 17,5 miliardi di euro. Mittal potrebbe trasferirsi in Italia, Svizzera o Emirati Arabi Uniti, attratto da regimi fiscali più favorevoli.

    Milano: il nuovo paradiso fiscale europeo

    L’Italia, e in particolare Milano, ha introdotto un regime di flat tax nel 2017, che prevede una tassa forfettaria annuale sui redditi esteri per i nuovi residenti. Inizialmente fissata a 100.000 euro, la tassa è stata raddoppiata a 200.000 euro nel 2024, ma continua a essere competitiva rispetto ad altre giurisdizioni europee. Secondo Marco Cerrato dello Studio Maisto e Associati, circa 4.500 persone usufruiscono di questo regime, e la metà di loro ha scelto Milano come residenza. Tra i nuovi residenti spiccano nomi illustri come Nassef Sawiris, imprenditore egiziano e patron dell’Aston Villa, e Bernard Arnault, fondatore di LVMH e quarto uomo più ricco del pianeta.

    A Milano anche Bernard Arnault

    Arnault, con un patrimonio stimato di 176,7 miliardi di euro, ha acquistato la storica Casa degli Atellani a Milano, celebre per ospitare la Vigna di Leonardo. Dopo aver considerato di trasformarla in una struttura ricettiva, Arnault sembra intenzionato a renderla la sua residenza principale, attratto dai vantaggi fiscali italiani.

    Un fenomeno che parte da lontano

    La migrazione dei super ricchi verso Milano non è un fenomeno nuovo. Già nel 2023, circa 4.000 cittadini britannici hanno trasferito la loro residenza in Italia, e si stima che altri 2.500-3.000 milionari abbiano seguito lo stesso percorso nel 2024. Questo trend sta avendo un impatto significativo sul mercato immobiliare di lusso milanese, con un aumento dei prezzi e una crescente pressione anche sul mercato non di lusso. L’afflusso di ricchi stranieri ha suscitato critiche da parte dei residenti locali, preoccupati per l’aumento del costo della vita e la gentrificazione. Tuttavia, il governo italiano vede questa tendenza come un’opportunità per attrarre capitali e rilanciare l’economia. Con l’abolizione del regime “non-dom” nel Regno Unito e l’introduzione di politiche fiscali favorevoli in Italia, Milano sembra destinata a consolidare il suo ruolo come nuova capitale europea del lusso e della finanza.

    Ma cos’è il “non-dom”?

    Il termine “non-dom” si riferisce a persone residenti nel Regno Unito il cui domicilio fiscale, o “domicile”, si trova al di fuori del Paese. Questo status fiscale non dipende dalla nazionalità, dalla cittadinanza o dallo status di residente, anche se può essere influenzato da questi fattori. In sostanza, chi rientra nella categoria dei “non-dom” paga le tasse nel Regno Unito solo sui guadagni realizzati all’interno del Paese, mentre i redditi generati all’estero sono esenti da tassazione britannica, a meno che non vengano trasferiti su un conto bancario nel Regno Unito.

    Un sistema che ha attratto migliaia di ultraricchi

    Negli anni, il regime fiscale dei “non-dom” ha attirato decine di migliaia di individui ad alto patrimonio netto, rendendo il Regno Unito una destinazione privilegiata per i super ricchi. Secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate britannica, nel 2023 erano ben 74.000 le persone che beneficiavano di questo sistema.

    Con la fine del “non-dom” tutti a Milano

    A partire dal 6 aprile 2025, il regime preferenziale per i “non-dom” sarà abolito. Questa decisione, annunciata dal governo britannico, mira a eliminare le disparità fiscali e a garantire che tutti i residenti a lungo termine nel Regno Unito paghino le imposte sui redditi globali. La riforma prevede l’introduzione di nuove regole basate esclusivamente sulla residenza fiscale, sostituendo il concetto di domicilio come fattore determinante per la tassazione.

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      In primo piano

      Glossofobia, la paura di parlare in pubblico che può mandarti nel panico: i sintomi da riconoscere e i trucchi per vincere l’ansia

      Si chiama “glossofobia”, conosciuta anche come paura di parlare in pubblico, è una delle fobie più diffuse al mondo. Si stima che colpisca circa il 75% della popolazione, in misura variabile da un leggero nervosismo a un terrore debilitante.

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        Ti è mai capitato di dover parlare davanti a un gruppo di persone e sentire improvvisamente il cuore battere all’impazzata, le mani sudare e la mente svuotarsi? Potrebbe trattarsi di glossofobia, la paura intensa di parlare in pubblico, una forma di ansia che può manifestarsi durante un’interrogazione, una riunione di lavoro, un colloquio o persino un brindisi tra amici.

        Non occorre trovarsi davanti a centinaia di spettatori: per chi sperimenta questa paura, anche dieci persone sedute ad ascoltare possono diventare un pubblico terrificante.

        Perché parlare davanti agli altri fa così paura?

        Donna nervosa durante una presentazione davanti a un pubblico

        alis.alberta.ca

        Le cause possono essere diverse. Un’interrogazione scolastica andata male, una figuraccia davanti ai colleghi o un’esperienza particolarmente imbarazzante possono lasciare un ricordo difficile da superare.

        In altri casi entrano in gioco il perfezionismo, la paura di commettere errori e il timore del giudizio altrui. Chi pretende da sé una prestazione impeccabile può vivere anche una semplice presentazione come un esame decisivo.

        I sintomi della glossofobia: quando il corpo va in allarme

        Mani tese che stringono appunti prima di parlare in pubblico

        L’ansia può manifestarsi prima ancora di iniziare a parlare. Tra i sintomi più comuni ci sono tachicardia, sudorazione, tremori, nausea, vertigini, respiro affannoso e sensazione di avere la gola chiusa.

        A questi si aggiungono difficoltà di concentrazione, vuoti di memoria e paura di dimenticare tutto. Nei casi più intensi, il timore può portare a evitare sistematicamente situazioni professionali o sociali che richiedono di esporsi.

        Come superare la paura di parlare in pubblico

        Donna che si esercita a parlare davanti a un piccolo gruppo

        makeheadway.com

        Una delle strategie più utili è l’esposizione graduale. Si può cominciare provando un discorso davanti allo specchio, poi con una persona fidata e infine con piccoli gruppi, aumentando progressivamente la difficoltà.

        Preparare una scaletta, conoscere bene l’argomento e provare ad alta voce aiuta a ridurre l’incertezza. Anche rallentare il ritmo del respiro prima di intervenire può attenuare alcuni sintomi fisici dell’ansia.

        I corsi di public speaking permettono di esercitarsi in un ambiente controllato. Quando invece la paura condiziona seriamente studio, lavoro o relazioni, la psicoterapia cognitivo-comportamentale, anche attraverso tecniche di esposizione, può offrire un aiuto specifico.

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          Società

          Memoria cinestetica, imparare muovendosi e usando le mani: perché alcuni studenti ricordano meglio facendo esperienze anziché leggere libri

          Esistono persone straordinarie che apprendono concetti e studiano attraverso il movimento, associando l’apprendimento a qualche azione fisica. Questo affascinante metodo di apprendimento è conosciuto come apprendimento cinestetico.

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          Memoria cinestetica, imparare muovendosi e usando le mani

            Memoria cinestetica: c’è chi ripassa camminando avanti e indietro per la stanza, chi ricorda meglio una formula dopo averla scritta più volte e chi comprende un concetto soltanto quando riesce a metterlo in pratica. È il principio dell’apprendimento cinestetico, che coinvolge movimento, gesti e attività manuali nel processo di memorizzazione.

            L’idea è semplice: studiare non significa necessariamente restare immobili davanti a un libro. Il corpo può contribuire a comprendere e ricordare le informazioni, soprattutto quando un concetto viene associato a un’azione concreta.

            Come funziona la memoria cinestetica

            Studente che costruisce un modello molecolare durante una lezione pratica

            L’apprendimento cinestetico si basa sull’esperienza diretta. Costruire un modello tridimensionale, eseguire un esperimento, suonare uno strumento o simulare una situazione permette di collegare le informazioni a gesti e sensazioni.

            Spesso si parla di studenti «cinestetici», cioè persone che preferiscono imparare attraverso attività pratiche. Tuttavia, non esistono prove solide che ciascuno possieda uno stile di apprendimento fisso, né che una determinata percentuale della popolazione appartenga a questa categoria.

            Ciò che conta è l’efficacia delle attività pratiche, che possono aiutare studenti diversi a comprendere meglio determinati argomenti.

            Memoria cinestetica: trucchi per studiare usando il movimento

            Studente che ripassa gli appunti camminando

            Una strategia consiste nel camminare mentre si ripetono ad alta voce definizioni, date o concetti. Il movimento può rendere il ripasso meno monotono, purché non diventi una distrazione.

            Anche i gesti possono essere utili: associare un movimento a una parola straniera, rappresentare fisicamente una sequenza oppure utilizzare le mani per spiegare un procedimento aiuta a creare collegamenti tra azione e informazione.

            Per le materie scientifiche si possono costruire modelli, mentre per storia e lingue funzionano bene simulazioni, dialoghi e giochi di ruolo. In musica, riprodurre un ritmo con le mani rende immediatamente percepibile ciò che sulla pagina appare astratto.

            Perché imparare facendo può aiutare la memoria

            Bambini impegnati in un esperimento pratico a scuola

            Quando uno studente manipola oggetti, sperimenta o mette in scena un concetto, deve partecipare attivamente alla lezione. Questa partecipazione può favorire attenzione, comprensione e capacità di applicare ciò che ha imparato.

            Il vantaggio non deriva semplicemente dal muoversi, ma dal fatto che il movimento abbia un significato rispetto a ciò che si sta studiando. Costruire una figura geometrica può aiutare a comprenderne le proprietà; agitare una pallina mentre si legge, invece, non garantisce una memoria migliore.

            Il metodo più efficace è combinare esperienze pratiche, spiegazioni, lettura e ripasso attivo, scegliendo di volta in volta gli strumenti più adatti alla materia.

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              Società

              Crowdfunding immobiliare: acquistare insieme e dividere la rendita può convenire, ma attenzione ai rischi nascosti

              Il crowdfunding immobiliare rappresenta un’opportunità interessante per chi desidera diversificare il proprio portafoglio e investire nel mattone. Ma oltre ai benefici bisogna valutare attentamente i rischi.

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                Crowdfunding immobiliare: comprare un appartamento a Milano o a Roma, affittarlo e incassare una rendita senza disporre di centinaia di migliaia di euro. Sembra il sogno di ogni piccolo risparmiatore, ma il crowdfunding immobiliare permette di partecipare a operazioni nel settore del mattone anche con capitali relativamente contenuti. Attenzione, però: non significa necessariamente diventare proprietari di una porzione dell’immobile, né avere la certezza di ricevere un guadagno.

                Architectural feature

                Come funziona il crowdfunding immobiliare

                Il meccanismo è semplice: attraverso piattaforme online, più investitori finanziano uno stesso progetto immobiliare, dalla costruzione di nuovi appartamenti alla ristrutturazione di edifici destinati alla vendita o alla locazione.

                Esistono due formule principali. Nell’equity crowdfunding si investe nel capitale della società che realizza l’operazione, partecipando agli eventuali utili. Nel lending crowdfunding, invece, si presta denaro al promotore del progetto in cambio di interessi, secondo le condizioni previste dal contratto.

                In entrambi i casi, l’investitore non acquista automaticamente una quota di proprietà dell’edificio.

                Crowdfunding immobiliare: quanto si può guadagnare investendo nel mattone?

                Alcuni progetti pubblicizzano rendimenti annui attesi anche superiori al 10%, ma si tratta di previsioni, non di guadagni garantiti. Il risultato dipende dalla riuscita dell’operazione, dai costi, dall’andamento del mercato e dalla capacità del promotore di rispettare gli impegni.

                Il vantaggio è poter distribuire il proprio capitale tra più iniziative anziché concentrarlo nell’acquisto di un unico appartamento. La diversificazione, tuttavia, non elimina il rischio di perdite.

                Blog | How to Buy a Multi Family Property in 2026: buy multi...

                Walliance e la formula Landlord

                Tra le piattaforme italiane del settore figura Walliance, che ha presentato anche la formula Landlord, pensata per investimenti collegati a immobili destinati alla locazione.

                L’obiettivo è offrire agli investitori la possibilità di partecipare ai risultati economici generati dagli affitti. Modalità di distribuzione, durata dell’investimento e rischi dipendono però dalle condizioni delle singole operazioni.

                Il rischio che molti sottovalutano: perdere i soldi

                Un cantiere può subire ritardi, un immobile può rimanere invenduto e un promotore può trovarsi in difficoltà finanziarie. Nei casi peggiori si può perdere anche l’intero capitale investito.

                C’è poi il problema della liquidità: uscire anticipatamente dall’investimento può essere difficile o impossibile. Prima di aderire è quindi essenziale verificare la documentazione del progetto, i costi e l’autorizzazione della piattaforma a operare secondo le norme applicabili.

                Construction site with cranes

                Investire poco significa rischiare poco?

                Non necessariamente. Una somma contenuta rende l’investimento più accessibile, ma non lo trasforma in un deposito sicuro. Conviene evitare di impegnare denaro necessario per le spese quotidiane, confrontare diversi progetti e valutare con attenzione il rapporto tra rendimento promesso e rischio effettivo.

                Il crowdfunding immobiliare apre nuove possibilità ai piccoli risparmiatori, ma il mattone, anche quando si acquista attraverso uno schermo, non è mai una garanzia assoluta.

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