Cronaca Nera
Garlasco, spunta un martello nel canale di Tromello: è l’arma del delitto? L’ombra delle gemelle Cappa
A 18 anni dall’assassinio di Chiara Poggi, gli inquirenti trovano un martello nel canale vicino a una casa della famiglia Cappa. È lo strumento mancante dalla villetta? Intanto emergono nuove intercettazioni e una testimonianza inquietante.
Diciotto anni dopo, l’omicidio di Chiara Poggi non smette di riservare colpi di scena. Nelle scorse ore, i carabinieri del nucleo investigativo di Milano hanno trovato un martello nel letto prosciugato di un canale a Tromello, a pochi chilometri da Garlasco. Un oggetto metallico arrugginito, compatibile – almeno a prima vista – con quello che potrebbe essere stato usato per colpire a morte la ragazza nella villetta di via Pascoli.
Un dettaglio tutt’altro che trascurabile: il punto esatto del ritrovamento si trova dietro una casa di corte appartenente alla famiglia di Paola e Stefania Cappa, le gemelle cugine di Chiara, mai indagate ma sempre sullo sfondo della vicenda. Proprio lì, dove abitava una nonna e dove, nel 2007, avrebbe risieduto anche il fratello delle ragazze – assente al momento dei fatti – si concentra ora l’attenzione degli inquirenti. La zona, circondata da rovi e abbandonata da anni, si affaccia su un piccolo canale scolmatore che scorre sotto le case e sfiora la ferrovia.
Il mistero del martello sparito
Un particolare riemerge dagli atti dell’epoca: l’unico oggetto dichiarato “mancante” dalla casa di Chiara dopo l’omicidio era un martello da camino. Nessun altro furto, nessun oggetto fuori posto, tranne quello. Ed è proprio questo dettaglio a dare oggi un peso enorme al ritrovamento. Il martello sarà analizzato nelle prossime settimane: i RIS cercheranno eventuali tracce biologiche e ne confronteranno dimensioni e caratteristiche con i segni lasciati sul corpo della vittima.
A indirizzare i militari su quel tratto di canale è stata una testimonianza raccolta da Le Iene, ora acquisita agli atti. Il supertestimone – che riferisce un racconto ascoltato anni fa da due conoscenti nel frattempo deceduti – avrebbe indicato Stefania Cappa come la persona vista la mattina del 13 agosto 2007 con una borsa molto pesante, entrata in quella casa di famiglia e poi udita gettare qualcosa nel canale con un tonfo metallico.
Sempio indagato, Paola sotto osservazione
Intanto le perquisizioni a casa di Andrea Sempio, l’amico del fratello di Chiara Poggi, vanno avanti. L’uomo, oggi 37enne, è ufficialmente indagato con l’ipotesi di concorso in omicidio. I carabinieri hanno sequestrato hard disk, telefoni, chiavette usb, CD e persino vecchi cellulari, cercando indizi che possano collocarlo sulla scena del crimine o ricostruirne i movimenti nell’estate del 2007.
Ma è un altro nome a tornare insistentemente nelle carte: Paola Cappa. In un messaggio sms inviato a un amico di Milano all’epoca dei fatti, oggi acquisito tra i 200 raccolti dalla Procura, avrebbe scritto: “Mi sa che abbiamo incastrato Stasi”. Parole che lasciano intendere la possibilità che, più che una verità processuale, sia andato in scena un teorema costruito su misura.
Non solo. Una vecchia intercettazione riporta un dialogo tra Paola e la nonna. La ragazza si sfoga: “Odio gli zii. Non voglio che vengano qui. Se io e Stefania siamo ridotte così è per questo”. Parole che aprono squarci su dinamiche familiari complesse e forse mai davvero analizzate a fondo.
Una festa prima del delitto
C’è anche una festa in piscina, pochi giorni prima del delitto, finita sotto la lente della procura. Un party a cui avrebbero partecipato vari amici di Andrea Sempio e del fratello di Chiara: Roberto Freddi, Mattia Capra, Antonio B. – vigile del fuoco e amico della madre di Sempio. Nulla di penalmente rilevante, ma ogni dettaglio può fare la differenza quando si tratta di chiarire chi frequentava casa Poggi, e soprattutto chi poteva entrare e uscire liberamente.
Un’indagine mai chiusa davvero
Il giallo di Garlasco ha già un condannato: Alberto Stasi, ex fidanzato di Chiara, giudicato colpevole in via definitiva e a un passo dalla fine della pena. Ma la Procura di Pavia non ha mai smesso di cercare risposte. Le nuove indagini guidate dal procuratore Fabio Napoleone, con gli aggiunti Stefano Civardi e Valentina De Stefano, sembrano puntare altrove. Verso piste lasciate in sospeso, testimoni ascoltati e poi dimenticati, messaggi e foto social tornati oggi di inquietante attualità.
Come quella immagine pubblicata da Paola Cappa nel 2013, che ritrae piedi con calze a quadretti e un’impronta a pallini nel mezzo. “Buon compleanno sorellina”, la didascalia. Un dettaglio, forse. O forse no, considerando che l’impronta rilevata sul luogo del delitto era proprio a pois.
La verità è nel fango?
Ora resta da capire se quel martello coperto di fango sia davvero l’arma del delitto. Se venisse confermato, cambierebbe tutto. Non solo perché si aprirebbe una nuova ipotesi investigativa, ma perché riaccenderebbe in modo clamoroso una vicenda che l’Italia intera, da 18 anni, non ha mai smesso di seguire.
Nel frattempo, Garlasco e Tromello restano in silenzio. Tra campi, cortili chiusi e canali scolmatori, qualcuno continua a cercare risposte. Magari proprio là, dove nessuno aveva mai pensato di guardare.
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Cronaca Nera
Garlasco, la chiavetta Usb e i video segreti di Chiara Poggi: perché la frase di Sempio ora spaventa gli inquirenti
Secondo la Procura di Pavia, Andrea Sempio avrebbe mostrato di conoscere un dettaglio mai reso pubblico: il trasferimento di file privati da un computer a una chiavetta Usb. Una circostanza che, insieme ad altre frasi registrate e a ricerche sul Dna, alimenta il nuovo fronte investigativo sul delitto di Garlasco.
Nel nuovo terremoto investigativo sul delitto di Chiara Poggi emerge ora un dettaglio che gli inquirenti considerano potenzialmente decisivo. Al centro della nuova consulenza tecnica depositata dalla Procura di Pavia ci sarebbero alcuni video intimi di Chiara Poggi e di Alberto Stasi contenuti, secondo gli esperti, in una cartella protetta da password chiamata “Albert.zip”. Quei file, stando alla relazione firmata dal consulente Paolo Del Checco, sarebbero stati copiati e trasferiti su una memoria esterna Usb.
Fin qui un dettaglio tecnico. Ma è ciò che sarebbe accaduto dopo ad aver acceso l’attenzione dei magistrati. Durante un’intercettazione ambientale nell’auto di Andrea Sempio, l’uomo avrebbe pronunciato una frase ritenuta dagli investigatori estremamente delicata: «Ce l’ho dentro la penna». Per la Procura, quel riferimento alla chiavetta Usb potrebbe dimostrare una conoscenza di particolari mai diffusi pubblicamente.
Secondo l’accusa, infatti, Sempio non avrebbe potuto sapere dello spostamento dei video su una memoria esterna senza un coinvolgimento diretto o comunque senza avere avuto accesso a informazioni rimaste riservate per anni.
Le altre intercettazioni e le ricerche sul Dna
Le cimici installate nell’auto dell’indagato avrebbero registrato anche altri passaggi considerati inquietanti dagli investigatori. In uno sfogo solitario, riportato negli atti, Sempio avrebbe pronunciato la frase: «Lì c’era sangue quando me ne sono andato». Parole che, inevitabilmente, stanno alimentando nuove interpretazioni investigative attorno al delitto di Garlasco.
Non solo. Secondo quanto emerso dalle indagini, i Carabinieri di Milano avrebbero trovato sul suo hard disk anche alcune ricerche relative al Dna mitocondriale effettuate proprio durante il periodo delle perizie legate al processo d’appello bis contro Alberto Stasi. Per i magistrati Giuliana Rizza e Valentina De Stefano, questi elementi indicherebbero un interesse ritenuto anomalo verso dettagli tecnici e investigativi del caso.
Il nuovo filone investigativo punta proprio su questo: verificare se Andrea Sempio potesse conoscere elementi rimasti fuori dal circuito mediatico e mai divulgati ufficialmente.
La difesa: «Parlava di un podcast»
La linea difensiva dei legali di Sempio, però, è completamente diversa. Gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia respingono ogni interpretazione accusatoria delle intercettazioni e sostengono che il loro assistito stesse semplicemente commentando ad alta voce contenuti ascoltati in quel momento.
Secondo la difesa, Sempio avrebbe ascoltato podcast, trasmissioni televisive o approfondimenti dedicati al delitto di Garlasco e le sue frasi sarebbero soltanto riflessioni sconnesse, estrapolate dal contesto. I legali starebbero infatti cercando di recuperare proprio il materiale audio ascoltato dall’uomo il 14 aprile 2025 per dimostrare che non si trattasse di confessioni o ammissioni indirette.
Resta però il fatto che il caso Garlasco, a quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, continua a produrre nuovi dettagli, nuovi sospetti e nuovi interrogativi destinati ad alimentare ancora il dibattito giudiziario e mediatico.
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Cronaca Nera
Colpo di scena a Garlasco: la Procura ferma il rinvio a giudizio e dispone una consulenza psichiatrica per Andrea Sempio
Il medico psichiatra Roberto Catanesi dovrà valutare eventuali disturbi capaci di incidere sulla capacità di intendere e volere di Andrea Sempio al momento del delitto di Chiara Poggi.
Quando ormai sembrava imminente la richiesta di rinvio a giudizio per Andrea Sempio, la Procura di Pavia ha deciso di rallentare improvvisamente l’inchiesta sul delitto di Garlasco disponendo una consulenza psichiatrica sull’indagato. Una svolta totalmente inattesa, che cambia il quadro processuale proprio mentre il caso Chiara Poggi era entrato nella sua fase più delicata.
L’incarico è stato affidato a Roberto Catanesi, medico psichiatra, che dovrà accertare “l’eventuale sussistenza” di condizioni patologiche “idonee a incidere sulla capacità di intendere e di volere” di Andrea Sempio con riferimento ai fatti contestati e al momento della loro realizzazione.
La Procura di Pavia cambia strategia
La decisione arriva mentre tutti si aspettavano il passo successivo della Procura: la richiesta di processo per il 37enne indagato per l’omicidio aggravato di Chiara Poggi. Invece gli inquirenti hanno scelto di aprire un nuovo fronte investigativo, legato alle condizioni psichiche dell’indagato.
Nel comunicato diffuso dalla Procura guidata da Fabio Napoleone si spiega che la consulenza dovrà valutare anche “la presenza di eventuali disturbi o alterazioni di significativa rilevanza, tali da incidere sul giudizio di imputabilità”, oltre all’eventuale “condizione di pericolosità sociale”.
Una scelta che segna un evidente cambio di passo nell’inchiesta e che potrebbe avere conseguenze importanti sulla futura strategia processuale.
Perché è stata disposta la consulenza psichiatrica
Secondo la Procura, il nuovo accertamento nasce anche dopo il deposito delle numerose consulenze tecniche presentate dalla difesa di Andrea Sempio subito dopo la chiusura delle indagini preliminari notificata con l’avviso 415 bis.
I magistrati sottolineano infatti che i termini dell’inchiesta risultano ancora aperti, con scadenza fissata al 28 settembre 2026. Proprio per questo si sarebbe deciso di approfondire ulteriormente diversi aspetti tecnici prima di assumere decisioni definitive.
Nuove verifiche sulle consulenze della difesa
La Procura ha disposto inoltre ulteriori verifiche anche da parte dei propri consulenti tecnici già nominati. L’obiettivo è esaminare nel dettaglio le tesi sostenute dalla difesa e valutarne “rigore e affidabilità scientifica”.
Negli ultimi giorni gli avvocati di Sempio, Liborio Cataliotti e Angela Taccia, avevano infatti depositato diverse relazioni tecniche che contestano la ricostruzione accusatoria della Procura di Pavia.
Tra queste ci sono le consulenze sull’impronta 33, sulla dinamica dell’aggressione e sui tempi di sopravvivenza di Chiara Poggi. Secondo i consulenti della difesa, molte delle conclusioni investigative non sarebbero supportate da elementi scientifici sufficientemente solidi.
Il nodo della capacità di intendere e volere
La scelta di disporre una consulenza psichiatrica apre ora uno scenario completamente nuovo. L’attenzione non si concentra più soltanto sulle prove materiali, sulle impronte o sulle intercettazioni, ma anche sulle eventuali condizioni psicologiche dell’indagato al momento del delitto.
Il quesito affidato allo psichiatra Roberto Catanesi riguarda infatti direttamente la capacità di intendere e di volere di Andrea Sempio all’epoca dei fatti. Un passaggio estremamente delicato, che potrebbe incidere in modo significativo sul futuro dell’inchiesta e sulle eventuali contestazioni processuali.
Un’inchiesta che continua a cambiare volto
Il caso Garlasco continua così a trasformarsi giorno dopo giorno. Dopo le intercettazioni, le nuove consulenze, le polemiche sull’impronta 33 e il filone sulla presunta corruzione, ora entra in scena anche il tema psichiatrico.
La Procura di Pavia insiste sulla necessità di costruire una ricostruzione “quanto più completa, oggettiva e scientificamente fondata della vicenda”. Ma questa nuova decisione dimostra anche quanto il procedimento sia ancora aperto e lontano da certezze definitive.
E mentre da una parte gli investigatori continuano ad accumulare elementi contro Andrea Sempio, dall’altra la difesa prova a smontare ogni pilastro dell’accusa. La guerra giudiziaria su Garlasco, quasi vent’anni dopo la morte di Chiara Poggi, sembra appena entrata nella sua fase più esplosiva.
Cronaca Nera
Garlasco, i diari choc di Andrea Sempio: “Ho sognato il carcere”, “Avevo bisogno di approvazione”, “Ho commesso cose brutte”
Nei quaderni personali di Andrea Sempio compaiono frasi su rifiuto, perdita di controllo, coltelli, panico e sensi di colpa. I pm di Pavia li hanno acquisiti agli atti dell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi. In alcune sezioni risultano pagine strappate.
Centocinquantadue pagine scritte a mano. Appunti, riflessioni, sfoghi personali, sogni, paure e frasi spezzate. È il contenuto delle agendine sequestrate ad Andrea Sempio nel 2025 e finite ora agli atti della nuova indagine sul delitto di Chiara Poggi. Un materiale che gli investigatori considerano importante per ricostruire il profilo psicologico del 38enne accusato dalla Procura di Pavia di aver ucciso la ragazza il 13 agosto 2007.
A pubblicare in esclusiva parte dei contenuti è il settimanale Giallo. Dai quaderni emerge il ritratto di un uomo inquieto, fragile, ossessionato dal giudizio degli altri e dal timore del rifiuto. Ma soprattutto compaiono frasi che oggi, alla luce della nuova inchiesta, assumono un peso inevitabilmente diverso.
“Le mie paure più grandi: essere rifiutato, perdere il controllo”
Tra le annotazioni finite agli atti ce n’è una che colpisce più di tutte: “Le mie paure più grandi: essere rifiutato, perdere il controllo”.
Una frase che gli investigatori leggono dentro il nuovo impianto accusatorio costruito attorno a Sempio. La Procura ipotizza infatti che il movente del delitto possa essere legato a un rifiuto da parte di Chiara Poggi.
Nelle agendine Sempio torna spesso sul tema dell’approvazione personale e della difficoltà nei rapporti con le donne.
“Ho un disperato bisogno di approvazione”, scrive in un altro passaggio.
I sogni sul carcere e le frasi sui coltelli
Le pagine contengono anche riferimenti inquietanti ai sogni e alla violenza.
“Sognato il carcere”.
“Sognato me che accoltellavo gente”.
“Commesso grossi errori”.
“Commesso cose brutte”.
Frasi brevi, isolate, spesso prive di contesto, ma che oggi vengono analizzate dagli investigatori insieme alle intercettazioni ambientali raccolte negli ultimi mesi.
Le pagine strappate e i vuoti negli anni cruciali
Un altro dettaglio che gli inquirenti considerano significativo riguarda alcune pagine mancanti.
In diversi punti delle agendine risultano infatti fogli strappati. Proprio nel periodo successivo al liceo e precedente all’inizio del lavoro nel negozio di telefonia.
Secondo quanto emerge, quei vuoti temporali avrebbero colpito anche gli investigatori, che cercano di ricostruire gli anni meno documentati della vita di Sempio.
L’ossessione per il caso Stasi e i rapporti con i Poggi
Nei diari non compare mai il nome di Chiara Poggi né riferimenti diretti all’omicidio. Ma emerge chiaramente l’attenzione costante di Sempio per la vicenda giudiziaria di Alberto Stasi.
Le annotazioni raccontano anche i rapporti continui con Marco Poggi, con la famiglia Poggi e con l’avvocato Gian Luigi Tizzoni.
Secondo gli investigatori, il materiale personale sequestrato aiuta a delineare uno stato emotivo segnato da ansia, attacchi di panico e forte instabilità interiore.
I soliloqui sul sangue e la scena del crimine
Le agendine si aggiungono ora agli altri elementi raccolti dalla Procura di Pavia: le intercettazioni ambientali, i soliloqui registrati in auto, le consulenze genetiche e le nuove analisi sui reperti.
Tra gli audio che hanno attirato maggiormente l’attenzione degli inquirenti ci sarebbe anche una frase pronunciata da Sempio che sembra evocare la scena del crimine.
“Lui dice di non aver… con i piedi… quando sono andato io… il sangue c’era…”.
Una frase frammentaria che gli investigatori stanno cercando di contestualizzare.
Il profilo psicologico al centro dell’inchiesta
La Procura considera le agendine uno degli elementi utili per costruire il quadro psicologico dell’indagato.
I quaderni descrivono una personalità tormentata, segnata dal bisogno di riconoscimento, dalla paura dell’abbandono e da una costante inquietudine personale.
“La mia vita ha passato sfighe, sfortune, risate, merda e colpi di culo”, annota Sempio in uno dei passaggi riportati dal settimanale.
Parole che oggi entrano ufficialmente dentro uno dei fascicoli giudiziari più discussi degli ultimi vent’anni italiani.
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