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Lifestyle

Valigie in crisi: cosa non ci portiamo più in vacanza e cosa non può mancare nel 2025

Il costume ce l’hai, ma sei sicuro che serva ancora il pareo? Nel bagaglio estivo spariscono libri, camicie di lino e phon da viaggio. Al loro posto: powerbank, micro-bikini e tre paia di sneakers. Come cambia il nostro modo di prepararci alla partenza, tra minimalismo e social

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    Una volta si facevano le liste. Cartacee, piene di punti esclamativi: “Non dimenticare il caricatore!”, “Costume intero per la sera”, “Phon da viaggio”. Oggi si viaggia leggeri, almeno in teoria. Perché la valigia del 2025 non è più quella dei cataloghi da agenzia viaggi: è una sintesi di funzionalità, estetica da feed Instagram e logistica da low cost. Minimalismo? Solo apparente.

    A sparire sono i grandi classici: il phon lo lasciamo all’hotel (tanto abbiamo i capelli legati), la camicia di lino è bella ma si stropiccia, e i libri? Sostituiti da podcast, e-book o più banalmente dal nulla. Sì, perché la lettura in vacanza è sempre più una promessa mancata. Nella valigia di oggi entrano altri oggetti: almeno due powerbank (per non restare mai senza carica sotto l’ombrellone), un kit da skincare in versione travel size, almeno tre paia di sneakers (una per camminare, una da sera e una da foto), e naturalmente il micro-bikini, meglio se adatto a più pose.

    Il pareo è scomparso, le infradito classiche si portano solo se glitterate o con zeppa, e la t-shirt bianca è sostituita dal crop top. Sì anche al beauty case trasparente — non per praticità, ma perché “sta bene in foto”. E se una volta si arrotolavano le maglie per guadagnare spazio, oggi si arrotola il caricabatterie del drone.

    Un altro dettaglio non trascurabile: la valigia è diventata contenuto da mostrare. C’è chi fa video su “come preparo il mio trolley per Mykonos” e chi condivide lo zaino da weekend in Maremma come fosse una spedizione artica. L’estetica batte la funzionalità, anche quando si tratta di spazzolino. Se è brutto, resta a casa.

    E le valigie stesse? Non sono più solo contenitori. Sono coordinate, rigide, color pastello, perfette per farsi notare in aeroporto. In pratica: prima si cercava di passare inosservati, oggi si cerca di essere scattati. Perché la vacanza inizia ancora prima di partire: nel momento esatto in cui chiudi la zip.

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      Cocktail & Wine

      Vino e formaggi super gusto per il palato. Ma come abbinarli? Ecco il parere dell’esperto

      Il perfetto abbinamento tra vino e formaggio è un’arte che richiede di considerare attentamente le caratteristiche di entrambi. Cristian Maitan, miglior sommelier d’Italia 2023, ci offre otto accostamenti che esaltano i sapori e gli aromi sia del formaggio che del vino. Ecco i suoi consigli.

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        Cristian Maitan, miglior sommelier d’Italia 2023, suggerisce gli otto accostamenti vincenti tra vino e formaggi per riuscire a ottenere un sapore unico. E soprattutto dare soddisfazione al nostro palato. Del resto azzeccare il perfetto abbinamento tra vino e formaggio è un’arte con cui fare i conti. Bisogna considerare attentamente le caratteristiche di entrambi. Senza che l’uno sovrasti l’altro. Gli otto accostamenti proposti di seguito esaltano i sapori e gli aromi sia del formaggio che del vino.

        Cosa scegliere con i formaggi freschi

        Con la ricotta e i formaggi freschi delicati il migliore vino da abbinare è il Pinot Bianco. Le note di mela, pera e agrumi del Pinot Bianco, infatti, si armonizzano con il gusto lattiginoso e delicato dei formaggi freschi.

        Quando i freschi sono più caratterizzati

        Con Burrata e mozzarella di bufala, va d’incanto un Prosecco o un vino bianco fresco e leggero. Il Prosecco, con la sua freschezza e leggerezza, non sovrasta il gusto delicato di questi formaggi, creando un equilibrio perfetto.

        Cosa scegliere per accompagnare gli erborinati

        Con un Roquefort il sommelier consiglia un Riesling Trockenbeerenauslese. Il contrasto tra il gusto corposo e speziato del formaggio erborinato e la dolcezza e persistenza del Riesling crea un abbinamento armonioso. E con un Brie? E’ consigliabile uno Chardonnay. Le caratteristiche fruttate e leggere dello Chardonnay esaltano il gusto raffinato ed elegante del Brie.
        Se invece abbiamo un Groviera o Gruviera dovremmo virare verso un Sauvignon
        con una impronta aromatica che si abbina perfettamente alla varietà di sapori del Groviera, a seconda della stagionatura. Con Gouda, Maitan non ha esitazioni. Va molto bene un Merlot vino che, con le sue note di frutti rossi maturi e spezie dolci, riesce esalta il sapore cremoso e delicato del Gouda.

        Come comportarsi con formaggi dal gusto deciso

        Con una scheggia di Cheddar la scelta cade su un robusto Cabernet Sauvignon. I sentori di frutti rossi, spezie e tannini robusti di questo vino creano un equilibrio armonioso con la complessità del Cheddar. Per un Parmigiano stagionato, invece, si punta sul classico come un Amarone o un Chianti Riserva. Tutti e due sono cosiddetti vini strutturati. L’Amarone o un Chianti Riserva di dieci anni si sposano perfettamente con la struttura e il carattere del formaggio molto saporito.

        Chi si assomiglia si piglia

        Se vogliamo essere certi che l’abbinamento deciso darà i suoi frutti enogastronomici bisogna tenere sempre presente che formaggi stagionati e saporiti si abbinano bene con vini altrettanto forti. Formaggi dolci e delicati, invece, vanno d’accordo con vini che non coprano il loro sapore.

        Quegli opposti che si attraggono

        E i formaggi cremosi e grassi? Ricordarsi che l’abbinamento dovrebbe tendere verso vini acidi o tannici. Con i formaggi erborinati intensi si abbinano di più i vini dolci. Il tutto per esaltare al meglio l’intrinseca armonia tra vino e formaggio, rendendo ogni ogni degustazione un’esperienza memorabile.

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          Lifestyle

          Occultisti, maghi e cartomanti: un’evasione fiscale davvero soprannaturale!

          Secondo i dati dell’Osservatorio Antiplagio, dietro il richiamo degli arcani si nasconde spesso un lato oscuro. Mentre molte persone si rivolgono a questi praticanti in cerca di conforto e orientamento, alcuni sedicenti veggenti e cartomanti evadono il fisco, guadagnando in nero e sfruttando le persone deboli.

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            Nonostante le controversie e le critiche, il fascino dell’occulto continua a esercitare un’influenza significativa sull’Italia, evidenziando la persistenza di antiche credenze e tradizioni in un mondo in rapido cambiamento.

            In un’Italia in cui la modernità si intreccia con la tradizione, un dato sorprendente emerge dalle pieghe della società contemporanea: quasi il 20% della popolazione italiana, pari a circa 12 milioni di persone, si rivolge regolarmente a maghi, cartomanti, occultisti e veggenti nella speranza di risolvere una vasta gamma di problemi o risposte a domande esistenziali, la necessità di trovare soluzioni a problemi sentimentali, lavorativi o di salute spesso sfuggenti alla logica razionale, spingono molta gente a rivolgersi a figure che promettono una visione alternativa della realtà.

            Un business redditizio
            In un’analisi dettagliata dell’Osservatorio Antiplagio durante una ricerca nel settore dell’occulto in Italia, emergono cifre sorprendenti che delineano un panorama finanziario complesso e poco regolamentato.

            La spesa totale per i consulti in studio ammonta a 600 milioni di euro, rappresentando solo il 10% del totale. Di conseguenza, il totale degli introiti annuali nel settore occulto si attesta intorno ai 6 miliardi di euro.

            Evasione fiscale a tutto spiano!
            Ma ciò che desta maggior preoccupazione è l’incidenza dell’evasione fiscale in questo settore. Con un tasso impressionante del 98%, l’evasione delle imposte nel mondo dell’occulto rappresenta la più alta in assoluto. Solo il 2% dei clienti afferma di aver ricevuto regolari documenti fiscali per i loro consulti. Il restante 98% si divide tra coloro che hanno ricevuto una quietanza anonima (54%) e coloro che non hanno ricevuto alcuna certificazione della spesa (44%).

            Ma mentre alcuni vedono in queste pratiche una fonte di conforto e orientamento, altri sollevano dubbi sulla loro efficacia e moralità, mettendo in discussione la credibilità di coloro che affermano di possedere poteri paranormali.

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              Viaggi

              Dove siete stati in vacanza? Per il 60% degli italiani la risposta è… da nessuna parte

              Più della metà dei nostri connazionali non può godere delle meritate ferie. Motivo? E’ facile immaginarlo, visti i tempi…

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                Il dato è di quelli che fanno riflettere. E si tratta di una tendenza che non riguarda solo il nostro Paese ma l’Europa intera: sono i numeri preoccupanti che risultano dal report di Eurostat dopo la fine di agosto.

                Lontano da casa? No, grazie

                Agosto è il mese in cui la maggior parte delle persone parte per le vacanze estive, ma quest’anno a poter partire sono stati in pochi, almeno qui da noi: poco più del 40%. Dei quali circa la metà si è dovuta accontentare di un viaggio di 3-5 giorni, all’insegna del risparmio. Che le vacanze costino sempre di più è sotto gli occhi di tutti, il report di Eurostat intitolato “Incapacità di permettersi una settimana all’anno di vacanza lontano da casa” lo conferma.

                C’è chi sta peggio di noi

                Un documento che ha analizzato i dati del 2023, dove si poteva osservare come in Europa il 25% della popolazione non può permettersi di pagare per viaggiare una settimana all’anno. A confronto della media europea, l’Italia si trovava leggermente al di sopra, con la percentuale di famiglie che non possono permettersi nemmeno una vacanza l’anno. Sebbene la nostra rappresenti una situazione negativa, c’è pure chi sta peggio…

                Dannata inflazione

                Circa il 25% dei lavoratori non è in grado di poter pagare una settimana di vacanza lontano da casa, neanche solo una volta l’anno. Il motivo è principalmente il generale aumento dei prezzi causato dall’inflazione. Un elemento che riguarda non solo il mondo dei viaggi ma ogni singolo aspetto della vita quotidiana. Giocoforza le famiglie europee hanno dovuto darsi delle priorità.

                Anche Grecia e Romania messe male

                Nell’UE il Paese che negli ultimi anni ha visto crescere maggiormente la percentuale di povertà in vacanza è la Francia, che però rimane ancora al di sotto della media europea. A superarla di molto sono Grecia e Romania dove, rispettivamente, rimangono a casa il 40% e il 55% delle famiglie. In una situazione simile a quella di casa nostra sono Spagna e il Portogallo, dove circa 1 famiglia su 3 non riesce più a partire per le ferie. Questa estate il trend delle famiglie che non sono partite affatto è salito vertiginosamente, tenendo conto che i fortunati si sono comunque dovuti accontentare di ridurre i giorni di vacanza. O, in alternativa, cercare soluzioni di tutti i tipi per risparmiare durante il viaggio. Come venire ospitati da parenti e amici

                I dati principali in sintesi

                Sui viaggi degli italiani nel 2024, ci aggiorna Federconsumatori:

                solo poco più del 40% degli italiani è partito per le vacanze;
                una vacanza al mare costa circa il 10% in più rispetto al 2023;
                la montagna ha visto un rincaro del 4% rispetto allo scorso anno;
                le sistemazioni in hotel costano il 17% più del 2023;
                i prezzi dei trasporti sono aumentati del 14% rispetto allo scorso anno.

                Chi, nonostante tutto, non si è arreso a rimanere a casa… ha scelto il cosiddetto turismo di prossimità. Ma quelle belle estati di tanto tempo fa, costituite da un intero mese spaparanzati al sole?!? Bei ricordi, solo ricordi…

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