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Italia

Quando tifare diventa tragedia: l’ombra della violenza tra sport e premeditazione

Dopo l’agguato costato la vita a Raffaele Marianella, autista del pullman dei tifosi del Pistoia Basket 2000, ecco perché l’escalation della violenza calcistica e cestistica richiede un esame profondo delle radici del fenomeno.

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    Domenica 19 ottobre 2025 la strada statale 79 che collega Rieti a Terni ha fatto da scena a una tragedia dallo spessore incredibile. Un pullman che trasportava tifosi del Pistoia Basket 2000 è stato «teso d’assalto» da un gruppo di ultras della Sebastiani Rieti: due mattoni hanno sfondato il parabrezza, uno di questi colpendo mortalmente Raffaele Marianella, 65 anni, autista seduto accanto al conducente.

    L’episodio ha riacceso un allarme che da tempo permanenza: perché il tifo può trasformarsi in violenza estrema? E chi organizza queste azioni cosa rischia realmente?

    La spirale della violenza nello sport

    Il legame tra sport e identità è forte: la squadra diventa estensione della comunità, della città, delle proprie radici. Tuttavia, quando questa passione si trasforma in antagonismo esasperato, il tifo può scivolare in odio attivo. Nel caso del pullman del Pistoia, fonti investigative ricostruiscono che «il mezzo è stato seguito per chilometri» prima di essere attaccato da tifosi nascosti oltre il guard-rail.

    Si tratta quindi non di un gesto spontaneo, ma – secondo le autorità – di una azione premeditata. Questo sposta l’interpretazione da semplice vandalismo a un’aggressione pianificata, con vittima innocente. Il coinvolgimento di tifosi organizzati, la scelta del target (il bus ospite), il momento e il luogo indicano dinamiche che vanno al di là della rivalità sportiva.

    Perché nasce la “violenza ultras”?

    Dal punto di vista psicologico, diversi fattori contribuiscono:

    • Il senso di appartenenza: l’ultra vive la squadra come “noi” e l’avversario come “la minaccia”.
    • La performance virile e l’adrenalina del gruppo: atti estremi generano notorietà interna al movimento ultras.
    • L’escalation simbolica: la vittoria non basta più, si ricercano gesti che entrino nella memoria collettiva.
    • La pianificazione come rituale: quando l’azione è attentamente preparata, assume valenza di rito iniziatico per chi vi partecipa.

    Nel contesto dello sport, questi elementi si sommano e in alcuni casi sfuggono al controllo. L’autobus, innocuo spettatore dell’evento, diventa bersaglio.

    I rischi legali per chi organizza gli agguati

    Dal punto di vista strettamente giuridico, un’azione come quella contro il pullman comporta conseguenze gravi per gli autori. Il lancio di mattoni contro un veicolo in movimento, con vittime e spettatori a bordo, può configurarsi come:

    • Omicidio volontario o preterintenzionale (art. 575 e 584 c.p.), se il fatto comporta la morte.
    • Associazione per delinquere o gruppo armato, se vi è contesto organizzato.
    • Lesioni gravissime e danneggiamento aggravato.
    • Evento con finalità terroristica o di intimidazione collettiva, se collegato a tifoseria e violenza ultras.

    Nel caso specifico di Rieti-Pistoia, è emersa la circostanza che l’autobus fosse già scortato dalla polizia, ma l’agguato sarebbe avvenuto dopo la fine della scorta. Gli inquirenti della Digos e della Squadra Mobile stanno ascoltando decine di testimoni. Finora non risultano fermi.

    La punibilità è elevata, ma l’individuazione dei singoli colpevoli può rivelarsi complessa: ambiente notturno, mobilità dei veicoli, anonimato degli ultras.

    Vale la pena rischiare?

    Perché qualcuno accetta di entrare in queste dinamiche così rischiose? Oltre alla motivazione ideologica o ludica, c’è un mercato della violenza che fornisce status all’interno del gruppo. Un gesto eclatante può elevare il singolo da semplice tifoso a “eroe” di curva. Ma il prezzo è altissimo: vite umane messe a rischio, vite distrutte, carriere sportive rovinate, processi penali, stigma sociale.

    Il caso Marianella scuote l’intero sport italiano: non è più solo rivalità, è omicidio di Stato in trasferta. Le società, le istituzioni e le tifoserie sane dovranno assumersi l’impegno di separare la passione dalla violenza e di prendere contromisure concrete.

    Tifare non dovrebbe mai significare mettere a rischio vite. Il dramma del pullman del Pistoia è la prova di quanto la ferocia ultras possa travalicare lo sport e trasformarsi in crimine. Dietro un mattone lanciato c’è una catena di decisioni: pianificazione, gruppo, obiettivo. A pagare sono innocenti. E chi agisce sa bene cosa rischia. Per lo sport, per la civiltà, per la vita.

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      Italia

      Gualtieri archivia il dogma dell’aria condizionata: cinema gratis e sale climatizzate contro l’ondata di caldo

      Con temperature vicine ai 40 gradi, il Campidoglio apre ai cittadini una rete di spazi climatizzati per proteggere soprattutto anziani e persone fragili. E il commento di Giorgio Gori diventa una stoccata politica: «Va bene la mitigazione, ma quanno ce vo’ serve anche l’adattamento».

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        Quando il termometro sfiora i 40 gradi, le battaglie ideologiche lasciano il posto al buon senso. È questo, in sintesi, il messaggio che arriva da Roma, dove il sindaco Roberto Gualtieri ha deciso di mettere a disposizione dei cittadini una rete di luoghi climatizzati per affrontare l’ondata di caldo estremo. Un’iniziativa che ha raccolto consensi anche fuori dagli schieramenti tradizionali e che qualcuno ha già definito la fine di un vecchio tabù: quello secondo cui l’aria condizionata sarebbe quasi un simbolo da combattere.

        Cinema gratis e sale climatizzate nelle ore più calde

        Il piano predisposto dal Campidoglio prevede l’apertura gratuita di undici cinema durante le ore più torride della giornata. Ai grandi schermi si aggiungono biblioteche, teatri e altri spazi pubblici climatizzati, trasformati per l’occasione in veri e propri rifugi contro il caldo.

        L’obiettivo è semplice: offrire un luogo fresco e sicuro soprattutto ad anziani, persone sole e cittadini più vulnerabili, riducendo i rischi sanitari legati alle temperature estreme e, allo stesso tempo, contrastando l’isolamento sociale che spesso accompagna i mesi estivi.

        Giorgio Gori: «Va bene la mitigazione, ma serve anche l’adattamento»

        A rilanciare l’iniziativa è stato anche Giorgio Gori, che ha affidato ai social un commento destinato a far discutere.

        «Va bene la mitigazione del cambiamento climatico, ma quanno ce vo’ serve anche l’adattamento.»

        Una frase che, letta tra le righe, suona come una critica a quelle posizioni che negli anni hanno guardato con sospetto all’uso dell’aria condizionata in nome della sostenibilità ambientale. Per Gori, invece, quando il caldo diventa un’emergenza la priorità resta la tutela delle persone.

        Il pragmatismo contro gli slogan

        L’iniziativa di Gualtieri prova a tenere insieme due esigenze solo apparentemente inconciliabili: continuare a investire nelle politiche contro il cambiamento climatico senza rinunciare a misure immediate per proteggere i cittadini durante le ondate di calore.

        Perché piantare alberi, ridurre le emissioni e ripensare le città resta fondamentale. Ma quando fuori ci sono quaranta gradi e migliaia di persone faticano perfino a respirare, aprire le porte di un cinema climatizzato può diventare una misura di salute pubblica prima ancora che una scelta amministrativa.

        E forse è proprio questo il messaggio che emerge dall’esperienza romana: il cambiamento climatico si combatte guardando al futuro, ma si affronta anche prendendosi cura del presente.

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          In primo piano

          Sabato 27 giugno l’onda dell’orgoglio LGBTQIA+ invade la città: tutto su orari, percorso e super party finale

          Si parte nel pomeriggio da Stazione Centrale per un lungo pomeriggio di musica, diritti e volti noti, fino al grande show gratuito all’Arco della Pace. Caccia aperta agli ultimi volontari.

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          Sabato 27 giugno l’onda dell'orgoglio LGBTQIA+ invade la città: tutto su orari, percorso e super party finale

            La macchina del gossip e dei grandi eventi milanesi si sta scaldando per l’appuntamento più colorato, atteso e fotografato dell’anno. Sabato 27 giugno la città si fermerà per fare spazio all’attesissimo Milano Pride, l’evento pop per eccellenza che ogni estate trasforma le vie del centro in una passerella di diritti, look pazzeschi, musica travolgente e, come sempre, tantissimi volti noti dello spettacolo e dei social pronti a scendere in strada.

            Se non volete perdervi nemmeno un bacio a favore di flash o il carro della vostra star preferita, ecco la guida definitiva per vivere l’evento dall’inizio alla fine, con tutti i dettagli e gli orari da segnare in agenda.

            La scaletta della giornata: dalla Centrale all’Arco della Pace

            L’appuntamento per i primi scatti social e per scaldare i motori è fissato per il primo pomeriggio. Il programma ufficiale prevede tappe ben scandite:

            • Ore 15:30 – Il Red Carpet dell’Orgoglio: Inizia il concentramento ufficiale in via Vittor Pisani, proprio di fronte alla maestosa cornice della Stazione Centrale. È qui che i carri allegorici e i partecipanti si raduneranno per gli ultimi ritocchi al trucco e ai costumi.
            • Ore 16:00 – Si accendono i motori: La testa del corteo si muoverà ufficialmente da Piazza della Repubblica, dando il via alla vera e propria parata che sfilerà nel cuore di Milano.
            • Dalle ore 18:30 – Il Grande Show: Il traguardo finale è l’Arco della Pace. Sotto il monumentale arco milanese si accenderanno i riflettori sull’evento clou, che lascerà prima spazio alle voci più importanti degli attivisti e delle associazioni della comunità Lgbtqia+, per poi trasformarsi in un gigantesco party pubblico e completamente gratuito all’aperto, dove si ballerà fino a tarda notte.

            Un Pride per tutti: mappa dell’accessibilità e zone “relax”

            Gli organizzatori hanno pensato davvero a tutto, rendendo la manifestazione una delle più inclusive di sempre anche dal punto di vista logistico. Per chi vuole godersi la sfilata senza stress, sul sito ufficiale è disponibile una speciale mappa dell’accessibilità (scaricabile anche in formato PDF).

            La guida segnala strategicamente le aree d’ombra per sfuggire alla calura estiva, i punti di ristoro dove trovare acqua fresca e delle vere e proprie zone di decompressione per rilassarsi lontano dal caos dei carri. Non solo: la mappa evidenzia i tratti stradali più insidiosi con pavé o pendenze, suggerendo l’uso delle piste ciclabili per facilitare il passaggio di passeggini e sedie a rotelle.

            Ultima chiamata per i “Pride Helpers”

            Dietro a un evento di questa portata c’è un lavoro immenso. Se oltre a ballare e scattare selfie volete essere i veri protagonisti della giornata ed entrare nel backstage dell’organizzazione, i casting per i volontari sono ancora aperti. Basta iscriversi sul portale dedicato (volontari.milanopride.it) per dare una mano a gestire la sfilata e fare la differenza nel giorno più colorato dell’anno.

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              Italia

              Da Musk a Rowling appesi a testa in giù al Pride, Stroppa esplode: «Una setta di estremisti». Ma sui social la polemica si ribalta

              Andrea Stroppa denuncia l’esposizione di immagini di Elon Musk e J.K. Rowling appesi a testa in giù e accusa la manifestazione di essere diventata «una setta di estremisti». Ma la sua presa di posizione scatena una nuova ondata di polemiche.

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                Dove finisce la satira e dove comincia l’odio politico? È la domanda che si è riaccesa dopo il Roma Pride, finito al centro di una nuova bufera social che questa volta coinvolge direttamente Andrea Stroppa, il referente italiano di Elon Musk.

                Tutto è partito da alcune immagini comparse durante la manifestazione, nelle quali il proprietario di Tesla e SpaceX e la scrittrice britannica J.K. Rowling venivano raffigurati appesi a testa in giù. Una rappresentazione che ha indignato Stroppa, da anni molto vicino al miliardario americano.

                La denuncia di Andrea Stroppa dopo il Pride

                Attraverso i social, il collaboratore di Musk ha attaccato duramente gli organizzatori e il clima che, a suo giudizio, si respirerebbe all’interno della manifestazione. «Al Pride di Roma, la scrittrice J.K. Rowling e Elon Musk appesi a testa in giù. Un tempo festa aperta a tutti, oggi una setta di estremisti che fa business con aziende e politici compiacenti», ha scritto.

                Parole che hanno immediatamente acceso il dibattito. Da una parte chi ha condannato le immagini esibite durante il corteo, giudicandole eccessive e di cattivo gusto. Dall’altra chi ha ricordato come tanto Musk quanto Rowling siano diventati negli ultimi anni bersagli privilegiati delle associazioni LGBTQ+ a causa delle loro posizioni sulle persone transgender e di numerose dichiarazioni considerate divisive.

                Le accuse a Musk e Rowling e il clima sempre più acceso

                La polemica, infatti, si inserisce in uno scontro culturale che dura ormai da tempo. J.K. Rowling è stata più volte contestata per le sue prese di posizione sul tema dell’identità di genere, mentre Elon Musk ha trasformato X in una piattaforma che ospita spesso battaglie politiche e culturali molto polarizzanti.

                Non a caso, le immagini del Pride hanno generato reazioni opposte. Per alcuni si tratta di una forma di satira politica. Per altri, invece, il ricorso a simboli così forti rappresenta un’escalation che rischia di alimentare ulteriormente un clima già estremamente teso.

                Sui social la polemica si ritorce contro il braccio destro di Musk

                Le parole di Stroppa, però, non hanno affatto spento la discussione. Anzi. Molti utenti hanno ricordato come lo stesso referente italiano di Musk fosse già finito al centro di controversie per alcune sue prese di posizione in difesa dell’imprenditore americano. In passato, inoltre, Stroppa aveva denunciato di avere ricevuto minacce con riferimenti proprio all’immagine delle persone appese a testa in giù e a Piazzale Loreto.

                Su X e sulle altre piattaforme, diversi commentatori hanno osservato che figure pubbliche estremamente polarizzanti come Musk e Rowling, protagonisti di continui scontri politici e culturali, finiscono inevitabilmente per alimentare reazioni altrettanto radicali. Un meccanismo che, secondo molti, contribuisce a trasformare ogni dibattito in una guerra permanente fatta di provocazioni, controprovocazioni e indignazione reciproca.

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