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Occhiaie: da cosa dipendono e quali rimedi funzionano davvero

Le occhiaie non sono solo un dettaglio estetico: possono rivelare stanchezza, predisposizione genetica, disidratazione o piccoli squilibri fisiologici. Capire perché compaiono è il primo passo per trattarle in modo efficace.

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Occhiaie

    Le occhiaie sono uno degli inestetismi più comuni e democratici: colpiscono uomini e donne di ogni età e spesso si accentuano nei periodi più intensi dell’anno. Nonostante la loro diffusione, le cause non sono sempre così semplici da identificare. Medici e dermatologi concordano su un punto fondamentale: le occhiaie non sono tutte uguali e per affrontarle correttamente bisogna prima comprendere da dove nascono.

    Il contorno occhi è una delle zone più delicate del volto: la pelle è estremamente sottile, contiene poco collagene e presenta una microcircolazione molto fitta. Questa combinazione rende l’area più soggetta a variazioni cromatiche, gonfiori e cedimenti rispetto al resto del viso.

    Perché compaiono le occhiaie

    1. Fattori genetici

    La predisposizione familiare è tra i motivi più frequenti. Alcune persone hanno naturalmente una pelle più sottile o un pigmento più marcato nella zona perioculare. In questi casi, la trasparenza dei capillari o l’iperpigmentazione possono accentuare la colorazione violacea o brunita.

    2. Affaticamento e mancanza di sonno

    Dormire poco non crea occhiaie da zero, ma le rende molto più visibili. Il sonno insufficiente favorisce il ristagno dei liquidi e la dilatazione dei capillari, che appaiono più scuri attraverso la pelle sottile.

    3. Invecchiamento cutaneo

    Con il passare del tempo diminuisce la produzione di collagene e la pelle si assottiglia. Inoltre, il tessuto adiposo sotto l’occhio può ridursi, creando un effetto “ombra” che accentua le occhiaie.

    4. Allergie e congestione nasale

    Le reazioni allergiche possono infiammare i vasi sanguigni e rendere l’area sottostante agli occhi più scura. Anche la congestione nasale provoca un rallentamento del microcircolo che si manifesta con ombre bluastre.

    5. Disidratazione

    Bere poco accentua il colorito spento e la fragilità del contorno occhi. La mancanza di idratazione rende la pelle più opaca e sottile.

    6. Stile di vita e fattori ambientali

    Alcol, fumo, esposizione solare senza protezione e stress costante sono elementi che peggiorano visibilmente le occhiaie, perché favoriscono la vasodilatazione e l’ossidazione dei tessuti.

    Come eliminarle o attenuarle

    1. Migliorare la qualità del sonno

    Sembra banale, ma è la prima strategia efficace: dormire 7–9 ore a notte permette al microcircolo di recuperare e riduce la pigmentazione visibile.

    2. Idratazione interna ed esterna

    Bere acqua regolarmente e usare creme specifiche a base di acido ialuronico, ceramidi o peptidi aiuta a rimpolpare la pelle sottile.

    3. Ingredienti cosmetici mirati

    • Vitamina C per illuminare e contrastare l’iperpigmentazione.
    • Retinolo a basso dosaggio per stimolare il collagene.
    • Caffeina per ridurre il gonfiore e migliorare il microcircolo.
    • Niacinamide per uniformare il colorito.

    4. Impacchi freddi

    Applicare bustine di tè verde fredde o patch refrigerati aiuta a restringere i capillari e a ridurre l’effetto bluastro temporaneamente.

    5. Protezione solare

    La pelle perioculare è soggetta a iperpigmentazione: usare un SPF quotidiano evita che le macchie si scuriscano ulteriormente.

    6. Alimentazione equilibrata

    Una dieta ricca di frutta, verdura, antiossidanti e povera di sale aiuta a mantenere una buona circolazione.

    7. Trattamenti dermatologici

    Quando le occhiaie sono marcate o persistenti, esistono soluzioni professionali:

    • Laser vascolari per le occhiaie bluastre.
    • Laser frazionati o peeling chimici per l’iperpigmentazione.
    • Filler a base di acido ialuronico per colmare il solco lacrimale (soluzione molto efficace se l’effetto “ombra” dipende dalla perdita di volume).
    • Radiofrequenza o microneedling per stimolare il collagene.

    È fondamentale affidarsi a specialisti certificati per una valutazione personalizzata.

    Le occhiaie non hanno una sola origine e non esiste un rimedio universale. Tuttavia, comprendere il motivo alla base della loro comparsa permette di scegliere l’approccio più efficace. Tra skincare mirata, buone abitudini e trattamenti professionali, oggi è possibile ridurre visibilmente questo inestetismo e ritrovare uno sguardo più fresco e riposato.

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      Salute

      Dieta, perché ci spaventa ancora prima di iniziare

      Dieta, perché ci spaventa ancora prima di iniziare

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      Dieta

        Basta sentire la parola dieta per provare un immediato senso di disagio. Per molte persone, l’idea di dover rinunciare a determinati cibi o di controllare ciò che mangiano scatena ansia, frustrazione e persino un malessere fisico anticipato. Non è un caso: numerosi studi di psicologia del comportamento alimentare confermano che il fallimento delle diete non dipende solo da cosa si mangia, ma soprattutto da come ci si prepara mentalmente ad affrontarle.

        Perché la dieta fa paura prima ancora di iniziare

        Nell’immaginario collettivo, la dieta è spesso associata a privazione, fame e punizione. Un retaggio culturale alimentato da anni di regimi drastici, promesse irrealistiche e risultati temporanei. Il cervello reagisce a questa prospettiva come a una minaccia: attiva meccanismi di difesa che portano a rifiuto, procrastinazione o abbuffate preventive, il classico “ultimo sgarro prima di cominciare”.

        A questo si aggiunge la paura di fallire. Molti arrivano a una nuova dieta con alle spalle tentativi andati male, e l’esperienza negativa precedente rafforza l’idea che “tanto non funzionerà”. Questo circolo vizioso può rendere la sola pianificazione del cambiamento emotivamente faticosa.

        Cambiare prospettiva: dalla rinuncia alla cura di sé

        Il primo passo mentale è smettere di considerare la dieta come una sottrazione e iniziare a vederla come una forma di cura personale. Le linee guida nutrizionali moderne non parlano più di eliminazioni drastiche, ma di equilibrio, varietà e sostenibilità nel tempo. Un’alimentazione più consapevole non serve solo a perdere peso, ma a migliorare energia, sonno, digestione e benessere generale.

        Un altro aspetto chiave è fissare obiettivi realistici. Dimagrimenti rapidi e drastici non solo sono difficili da mantenere, ma aumentano il carico di stress psicologico. Gli esperti consigliano di concentrarsi su piccoli cambiamenti progressivi, come migliorare la qualità dei pasti o regolarizzare gli orari, piuttosto che puntare subito a risultati numerici ambiziosi.

        Prepararsi mentalmente: strategie che aiutano davvero

        Tra le strategie più efficaci c’è il linguaggio interno. Dire a sé stessi “non posso mangiarlo” rafforza il senso di privazione; sostituire questa frase con “scelgo di mangiare altro perché mi fa stare meglio” aiuta a recuperare il controllo. Anche la flessibilità è fondamentale: prevedere qualche eccezione riduce l’ansia e rende il percorso più umano.

        Infine, il supporto fa la differenza. Affidarsi a un professionista della nutrizione, condividere il percorso con qualcuno o tenere un diario delle sensazioni può aiutare a riconoscere i progressi, non solo sulla bilancia ma anche nel rapporto con il cibo.

        Una sfida mentale prima che alimentare

        Affrontare una dieta non è una questione di forza di volontà, ma di preparazione psicologica. Quando la mente è pronta al cambiamento, anche le limitazioni alimentari diventano più sostenibili. E spesso, superata la paura iniziale, si scopre che mangiare meglio non significa vivere peggio, ma prendersi finalmente cura di sé.

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          Beauty

          Allergia ai cosmetici? Come scegliere il make up giusto senza rischi

          Dai cosmetici anallergici al detergente struccante più adatto: ecco come orientarsi tra etichette, ingredienti e buone pratiche per un make up davvero sicuro.

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          Allergia ai cosmetici? Come scegliere il make up giusto senza rischi

            Il trucco dovrebbe valorizzare il viso, non irritarlo. Eppure, sempre più persone sperimentano reazioni cutanee dopo l’uso di cosmetici: arrossamenti, pizzicori, gonfiore alle palpebre o desquamazione. In molti casi si tratta di dermatiti da contatto, una risposta infiammatoria della pelle a sostanze contenute nei prodotti di make up o nella skincare quotidiana. Riconoscere i segnali e imparare a scegliere i cosmetici giusti è il primo passo per proteggere la salute della pelle.

            Allergia o irritazione? Le differenze da conoscere

            Non tutte le reazioni sono vere allergie. L’irritazione è una risposta immediata e localizzata, spesso legata a formule troppo aggressive o a un uso eccessivo del prodotto. L’allergia, invece, coinvolge il sistema immunitario e può manifestarsi anche dopo utilizzi ripetuti nel tempo. Profumi, conservanti, coloranti e nichel sono tra i principali responsabili delle reazioni allergiche ai cosmetici.

            In caso di sintomi persistenti, è sempre consigliabile consultare un dermatologo, che può indicare test specifici per individuare la sostanza scatenante.

            Cosa significa davvero “cosmetico anallergico”

            La dicitura “anallergico” non garantisce l’assenza totale di rischio, ma indica che il prodotto è formulato per ridurre al minimo la possibilità di reazioni, escludendo gli allergeni più comuni. Spesso questi cosmetici sono senza profumo, senza alcool e con un numero limitato di ingredienti. Un ulteriore elemento di sicurezza è la dicitura “dermatologicamente testato”, soprattutto se specifica test su pelli sensibili.

            Attenzione però al marketing: leggere l’INCI (l’elenco degli ingredienti) resta fondamentale, soprattutto per chi sa già di essere sensibile a determinate sostanze.

            Come scegliere il make up giusto

            Per chi soffre di allergie o ha la pelle reattiva, la regola è una sola: meno è meglio. Fondotinta minerali, ciprie compatte a base di ossido di zinco e biossido di titanio, rossetti senza fragranze e conservanti aggressivi sono generalmente più tollerati. Anche per mascara e ombretti, prodotti oftalmologicamente testati riducono il rischio di irritazioni agli occhi.

            È buona pratica provare sempre un nuovo cosmetico su una piccola area della pelle, come l’interno del polso o dietro l’orecchio, e attendere 24 ore prima dell’uso sul viso.

            Il ruolo fondamentale del levatrucco

            La detersione è spesso sottovalutata, ma un struccante sbagliato può causare più problemi del make up stesso. Chi ha la pelle sensibile dovrebbe preferire latti detergenti, oli delicati o acque micellari specifiche per pelli intolleranti, evitando salviettine profumate e prodotti con tensioattivi aggressivi.

            Struccarsi con movimenti delicati, senza strofinare, e risciacquare accuratamente aiuta a preservare la barriera cutanea e a prevenire infiammazioni.

            Prevenzione e buone abitudini

            Oltre alla scelta dei prodotti, anche l’igiene fa la differenza: pennelli e spugnette andrebbero lavati regolarmente per evitare accumuli di batteri e residui irritanti. Inoltre, è importante rispettare le date di scadenza dei cosmetici, perché un prodotto alterato può diventare più aggressivo per la pelle.

            In conclusione, il make up può essere sicuro anche per chi soffre di allergie, a patto di informarsi, leggere le etichette e ascoltare i segnali della propria pelle. La bellezza, quando è consapevole, parte sempre dalla salute.

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              Salute

              La pelle del pesce si può mangiare? Quando è sicura e quando è meglio evitarla

              La pelle del pesce si può mangiare? Quando è sicura e quando è meglio evitarla

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              La pelle del pesce

                In molte cucine, soprattutto quelle tradizionali o di ispirazione asiatica, la pelle del pesce è considerata una vera prelibatezza. Grigliata, fritta o resa croccante in padella, aggiunge gusto e consistenza ai piatti. Ma è davvero sicura da mangiare sempre? La risposta è: dipende dal tipo di pesce, dalla provenienza e dal metodo di cottura.

                I benefici nutrizionali della pelle del pesce

                Dal punto di vista nutrizionale, la pelle del pesce non è affatto da demonizzare. Contiene collagene, proteine di buona qualità e una quota significativa di acidi grassi omega-3, soprattutto nei pesci grassi come salmone, sgombro e sardine. Questi grassi “buoni” contribuiscono alla salute cardiovascolare e hanno un effetto antinfiammatorio riconosciuto.

                Inoltre, nella pelle sono presenti vitamine liposolubili come la vitamina D e la vitamina E, utili rispettivamente per il sistema immunitario e come antiossidanti.

                Quando la pelle del pesce si può mangiare senza problemi

                La pelle è generalmente commestibile e sicura se il pesce è:

                • fresco o correttamente congelato,
                • ben pulito e desquamato,
                • proveniente da acque controllate o da allevamenti certificati.

                La cottura gioca un ruolo fondamentale: grigliare, cuocere al forno o in padella ad alte temperature riduce la carica batterica e rende la pelle più digeribile. In questi casi, il consumo è considerato sicuro per la maggior parte delle persone sane.

                Quando è meglio evitarla

                Ci sono però situazioni in cui è prudente non mangiare la pelle del pesce. Alcune specie, soprattutto i pesci di grandi dimensioni (come tonno, pesce spada e squalo), tendono ad accumulare metalli pesanti come mercurio e diossine, che si concentrano anche nella pelle e nel grasso sottocutaneo.

                Meglio evitarla anche quando:

                • il pesce è di dubbia provenienza,
                • viene consumato crudo o poco cotto,
                • presenta odore sgradevole o aspetto alterato.

                Donne in gravidanza, bambini piccoli e persone con sistema immunitario fragile dovrebbero essere particolarmente caute, limitando il consumo della pelle, soprattutto dei pesci più grandi.

                Attenzione a inquinanti e contaminanti

                La pelle funge da barriera con l’ambiente esterno e può trattenere residui di inquinanti ambientali. Per questo, le autorità sanitarie raccomandano di variare le specie di pesce consumate e di non eccedere con quelle in cima alla catena alimentare marina.

                Anche nei pesci di allevamento, la qualità dipende molto dai controlli effettuati: scegliere prodotti certificati riduce i rischi.

                Una scelta consapevole a tavola

                Mangiare la pelle del pesce non è né giusto né sbagliato in assoluto. È una scelta che va fatta con consapevolezza, valutando specie, origine e modalità di preparazione. In un’alimentazione equilibrata, può rappresentare una fonte interessante di nutrienti; in altri casi, eliminarla è una precauzione sensata.

                Come spesso accade a tavola, la regola migliore resta una sola: informarsi, variare e non esagerare.

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