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Barbie diventa autistica: il nuovo modello Mattel punta su una rappresentazione più autentica

La storica bambola amplia la linea inclusiva con una versione pensata insieme alla comunità autistica

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Barbie diventa autistica

    Mattel compie un nuovo passo nel percorso verso l’inclusività lanciando sul mercato una Barbie ispirata all’autismo. La celebre bambola, simbolo della cultura pop da oltre sessant’anni, arriva ora in una versione progettata per rappresentare alcune delle caratteristiche con cui le persone nello spettro autistico possono percepire e interagire con il mondo. Il modello è stato sviluppato in collaborazione con l’Autistic Self Advocacy Network (ASAN), organizzazione no profit statunitense che lavora direttamente con le persone autistiche per promuoverne i diritti e l’autodeterminazione.

    Un anno e mezzo per il progetto

    Il processo di progettazione è durato circa 18 mesi e ha coinvolto attivamente membri della comunità autistica, con l’obiettivo dichiarato di evitare stereotipi e offrire una rappresentazione rispettosa e realistica. Mattel ha sottolineato come l’autismo non sia una condizione uniforme, ma uno spettro ampio e variegato: per questo la bambola non intende “riassumere” tutte le esperienze, bensì raccontarne alcune possibili.

    Immagine diversa

    Dal punto di vista estetico, la nuova Barbie si discosta volutamente dai modelli tradizionali. Indossa un abito ampio e fluido, pensato per ridurre il disagio legato alla sensibilità tattile, una caratteristica comune ma non universale nello spettro autistico. Le scarpe sono basse, per favorire equilibrio e stabilità. Alcuni dettagli, come lo sguardo leggermente laterale, richiamano la possibile difficoltà nel mantenere un contatto visivo diretto, mentre gomiti e polsi snodabili consentono movimenti ripetitivi delle mani, spesso utilizzati come modalità di autoregolazione.

    Ci sono spinner e cuffie

    Tra gli accessori figurano uno spinner, oggetto frequentemente impiegato per gestire stress e sovraccarico sensoriale, cuffie con cancellazione del rumore e un tablet, strumento che può facilitare la comunicazione alternativa o aumentativa. Ogni elemento è stato discusso con ASAN per evitare semplificazioni eccessive e trasmettere il messaggio che non esiste un solo modo di essere autistici.

    L’arrivo di questa Barbie si inserisce in una strategia più ampia avviata da Mattel nel 2019, quando vennero presentati i primi modelli con disabilità fisiche. Da allora la linea si è arricchita con bambole con sindrome di Down, vitiligine, protesi agli arti, apparecchi acustici e, più recentemente, con diabete di tipo 1. Anche alcuni modelli di Ken riflettono questa evoluzione, confermando un cambio di paradigma nel mondo dei giocattoli.

    Barbie è nata il 9 marzo 1959, ideata da Ruth Handler e ispirata alla figlia Barbara. Nel corso dei decenni ha interpretato centinaia di ruoli, diventando uno specchio — talvolta discusso — delle aspirazioni e dei cambiamenti sociali. Il successo del film del 2023 diretto da Greta Gerwig ha ulteriormente rilanciato il dibattito sul significato culturale della bambola.

    Con questa nuova versione, Mattel ribadisce una missione chiara: offrire ai bambini la possibilità di riconoscersi nei loro giochi. Come ha dichiarato la dirigenza dell’azienda, l’obiettivo non è definire l’autismo, ma ampliare la rappresentazione delle esperienze umane. Un messaggio che, attraverso il gioco, punta a normalizzare la diversità e a favorire empatia fin dall’infanzia.

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      Snorkeling, le regole d’oro per esplorare il mare in sicurezza senza correre rischi

      Lo snorkeling è tra le attività più amate dell’estate perché adatto a tutte le età. Per viverlo in sicurezza occorre però conoscere il mare, rispettare l’ambiente e non sottovalutare le condizioni meteo.

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        Acque trasparenti, pesci colorati e fondali da esplorare a pochi metri dalla riva. Lo snorkeling è una delle attività simbolo dell’estate perché permette di osservare il mondo sottomarino senza bisogno di brevetti o attrezzature complesse. Proprio la sua apparente semplicità, però, porta spesso a sottovalutare alcuni aspetti fondamentali della sicurezza.

        Bastano pochi accorgimenti per trasformare un bagno in mare in un’esperienza piacevole, evitando situazioni di pericolo per sé e per l’ambiente.

        Mai entrare in acqua senza controllare il mare

        Prima di indossare maschera e pinne è sempre opportuno verificare le condizioni del mare e del vento. Correnti, onde e risacca possono cambiare rapidamente anche lungo coste che sembrano tranquille.

        È consigliabile evitare lo snorkeling in caso di mare mosso, temporali in arrivo o scarsa visibilità. Chi non conosce la zona dovrebbe informarsi sulla presenza di correnti, traffico di imbarcazioni o aree riservate alla navigazione.

        Anche la boa segnasub, pur non essendo sempre obbligatoria per chi pratica snorkeling vicino alla riva, rappresenta un importante elemento di sicurezza quando ci si allontana dalla costa, perché aumenta la visibilità nei confronti delle barche in transito.

        Mai da soli e attenzione al sole

        Una delle regole più importanti è non praticare snorkeling da soli. Avere un compagno permette di ricevere aiuto in caso di crampi, stanchezza improvvisa o piccoli malori.

        Prima di entrare in acqua è bene applicare una protezione solare resistente all’acqua sulle parti esposte del corpo e ricordarsi che il sole, riflesso dalla superficie marina, aumenta il rischio di scottature anche quando non ci si accorge del caldo.

        Chi utilizza pinne dovrebbe inoltre evitare di avventurarsi troppo lontano dalle proprie capacità fisiche: il ritorno controcorrente può rivelarsi molto più impegnativo del previsto.

        Rispettare il mare significa proteggerlo

        Durante l’escursione è importante mantenere una distanza di sicurezza da pesci, ricci, meduse e altri organismi marini. Toccare il fondale, raccogliere conchiglie vive o calpestare praterie di posidonia può danneggiare ecosistemi estremamente delicati.

        Anche dare da mangiare ai pesci è un comportamento da evitare, perché altera le loro abitudini naturali.

        Lo snorkeling offre uno dei modi più affascinanti per conoscere il mare. Affrontarlo con prudenza, equipaggiamento adeguato e rispetto per l’ambiente permette di vivere un’esperienza sicura e di contribuire alla tutela di un patrimonio naturale che appartiene a tutti.

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          Funghi, che passione: come raccoglierli senza rischi e dove farli controllare sempre prima di mangiarli

          Mai fidarsi di app, fotografie o consigli improvvisati. Gli esperti ricordano che tutti i funghi raccolti spontaneamente dovrebbero essere controllati gratuitamente dagli Ispettorati micologici delle Asl prima del consumo.

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            Con l’arrivo dell’estate e, soprattutto, delle prime piogge, torna la voglia di passeggiare nei boschi alla ricerca di porcini, finferli, ovuli e di tante altre specie amate dagli appassionati. La raccolta dei funghi è una tradizione che coinvolge migliaia di italiani, ma ogni stagione porta con sé anche decine di casi di intossicazione, alcuni dei quali purtroppo molto gravi.

            Il primo consiglio degli esperti è semplice: raccogliere solo esemplari integri, evitando quelli troppo maturi, deteriorati o infestati da insetti. I funghi vanno riposti in un cestino di vimini, che permette la dispersione delle spore e una corretta aerazione, mentre è sempre sconsigliato utilizzare sacchetti di plastica, dove il calore e l’umidità accelerano il deterioramento.

            Gli errori da evitare nel bosco

            Mai raccogliere un fungo solo perché assomiglia a uno commestibile. Molte specie velenose sono quasi identiche a quelle mangerecce e le differenze possono essere riconosciute soltanto da personale qualificato.

            È altrettanto importante non affidarsi ai cosiddetti “rimedi della nonna”. Il colore del cucchiaio d’argento, il prezzemolo, l’aglio o il fatto che un animale abbia mangiato quel fungo non hanno alcun valore scientifico e non permettono di stabilire se una specie sia tossica oppure no.

            Anche le applicazioni per smartphone e il riconoscimento attraverso fotografie possono aiutare a orientarsi, ma non sostituiscono mai il controllo di un esperto.

            Dove far controllare gratuitamente i funghi

            Il punto fondamentale è questo: prima di consumare qualsiasi fungo raccolto spontaneamente è opportuno farlo controllare dagli Ispettorati micologici delle Aziende sanitarie locali (Asl).

            Questi servizi, presenti su gran parte del territorio nazionale, sono gestiti da micologi qualificati che identificano le specie raccolte e verificano se siano commestibili. Nella maggior parte dei casi il controllo è gratuito per i privati cittadini, anche se modalità e orari possono variare da una Regione all’altra. È consigliabile consultare il sito internet della propria Asl o contattarla telefonicamente prima di recarsi allo sportello.

            Mai affidarsi al giudizio di amici, conoscenti o venditori improvvisati: solo un micologo può certificare con sicurezza la commestibilità dei funghi raccolti.

            Cosa fare in caso di sospetta intossicazione

            Se dopo aver mangiato funghi compaiono nausea, vomito, diarrea, dolori addominali, vertigini o altri sintomi insoliti, è fondamentale rivolgersi immediatamente al Pronto soccorso o contattare il Centro antiveleni, senza aspettare che il malessere passi da solo.

            Gli specialisti raccomandano, se possibile, di conservare gli avanzi del pasto, eventuali funghi rimasti crudi o gli scarti della pulizia: possono rivelarsi molto utili ai micologi per identificare la specie ingerita e orientare rapidamente la terapia.

            Una passeggiata nel bosco può regalare grandi soddisfazioni, ma quando si parla di funghi la prudenza non è mai troppa. Un controllo gratuito prima di portarli in tavola può evitare conseguenze anche molto serie.

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              Silent rave, l’ultima moda dell’estate: si balla in spiaggia sotto le stelle, ma con le cuffie

              Dalle spiagge della Riviera alla Sardegna, passando per Salento e Sicilia, cresce il fenomeno delle silent rave. Un modo diverso di vivere la notte che mette d’accordo divertimento e rispetto per residenti e ambiente.

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                A prima vista sembrano centinaia di persone che ballano… nel silenzio più assoluto. Poi ci si avvicina e si scopre il trucco: tutti indossano cuffie wireless illuminate da led colorati, ognuno sintonizzato sulla propria musica. È il fenomeno delle silent rave, le feste silenziose che stanno conquistando spiagge, stabilimenti balneari e località turistiche in tutta Italia.

                Nata nei festival musicali del Nord Europa, questa formula è diventata uno dei simboli dell’estate 2026. Il motivo è semplice: permette di organizzare eventi fino a tarda notte senza diffondere musica ad alto volume, evitando gran parte dei problemi legati all’inquinamento acustico e alle proteste dei residenti.

                Come funziona una silent rave

                Il meccanismo è molto semplice. All’ingresso ogni partecipante riceve una cuffia wireless collegata a uno o più trasmettitori. Di solito sono disponibili due o tre canali diversi, ciascuno con un DJ e uno stile musicale differente: dance, revival, commerciale, house, rock o musica anni Novanta.

                Con un semplice pulsante si cambia canale e, insieme alla musica, cambia anche il colore dei led presenti sulle cuffie. Così capita di vedere gruppi di persone vicine che ballano seguendo ritmi completamente diversi, creando un effetto scenografico unico.

                Chi invece si toglie le cuffie sente soltanto il rumore delle onde, qualche risata e il fruscio dei passi sulla sabbia.

                Perché piace così tanto

                Le silent rave stanno conquistando soprattutto i più giovani, ma non solo. Molti apprezzano la possibilità di scegliere la propria musica preferita senza imporla agli altri, mentre altri vedono in questa formula un modo per divertirsi rispettando il riposo di chi vive vicino alle spiagge.

                Anche gli organizzatori ne riconoscono i vantaggi: diminuiscono i problemi legati ai limiti sul rumore, si riduce il rischio di contestazioni e gli eventi possono svolgersi in contesti naturali con un impatto acustico decisamente inferiore rispetto ai concerti tradizionali.

                Non manca poi il fattore social. Le immagini di centinaia di cuffie luminose che si muovono sotto un cielo stellato sono diventate tra le più condivise dell’estate su Instagram e TikTok.

                Un fenomeno destinato a crescere

                Negli ultimi anni le silent disco sono uscite dai festival musicali per approdare in spiaggia, nei castelli, nei musei, nei parchi cittadini e perfino nei rifugi di montagna. Sempre più amministrazioni guardano con interesse a questa formula, che permette di coniugare intrattenimento e rispetto delle regole sul rumore.

                Per chi partecipa l’effetto è sorprendente: basta togliersi le cuffie per passare, in un istante, dall’energia della pista da ballo al silenzio del mare. Un contrasto che rende queste feste un’esperienza diversa da qualsiasi altra e che spiega perché le silent rave siano diventate una delle tendenze più originali dell’estate.

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