Cronaca
Attentato a Ranucci, la pista albanese scuote l’inchiesta: “Colpito per la puntata di Report sugli hotspot in Albania”
L’attentato del 16 ottobre sotto casa di Sigfrido Ranucci potrebbe avere un movente legato al servizio “(Hot) Spot Albanese” di Report. La Dda di Roma, con l’aggiunto Ilaria Calò e il pm Carlo Villani, approfondisce il possibile coinvolgimento di Artur Shehu, imprenditore 58enne oggi residente a Miami. Restano aperte altre piste, ma l’attenzione si concentra su ambienti della criminalità albanese.
Un’esplosione sotto casa, un nome che riaffiora dalle inchieste televisive, una pista che attraversa l’Adriatico e arriva fino a Miami. L’attentato a Sigfrido Ranucci, avvenuto il 16 ottobre sotto l’abitazione del conduttore di Report, continua a produrre sviluppi investigativi. E nelle ultime ore prende sempre più corpo quella che gli inquirenti definiscono la “pista albanese”.
Al centro dell’attenzione c’è il nome di Artur Shehu, 58 anni, imprenditore originario dell’Albania, figura che varie inchieste giornalistiche descrivono come vicina a ambienti della criminalità organizzata del suo Paese. Oggi Shehu vive negli Stati Uniti, in Florida, a Miami, e conduce una vita riservata e lontana dai riflettori. Secondo fonti investigative, anche la Direzione investigativa antimafia avrebbe ricevuto informazioni da Valona, nel sud dell’Albania, sul possibile coinvolgimento del 58enne nell’esplosione avvenuta a Roma.
La Direzione distrettuale antimafia di Roma è titolare dell’inchiesta, con l’aggiunto Ilaria Calò e il sostituto Carlo Villani, insieme ai carabinieri del Nucleo investigativo di Frascati e di via In Selci, impegnati a ricostruire ogni dettaglio della dinamica. L’obiettivo è duplice: individuare chi abbia materialmente collocato l’ordigno e risalire ai possibili mandanti.
Il movente ipotizzato, in questa fase, riconduce a una puntata di Report andata in onda il 21 aprile 2024, intitolata “(Hot) Spot Albanese”. Il servizio affrontava il progetto dei centri per migranti realizzati dall’Italia in Albania, a Shëngjin e Gjadër, nell’ambito dell’accordo bilaterale tra Roma e Tirana. In quel contesto, il nome di Shehu compare in più passaggi in una rete di relazioni e affari che toccano ambienti politici e istituzionali albanesi.
Il programma di Raitre descrive il 58enne come un imprenditore già citato in indagini internazionali per presunti legami con ambienti della criminalità organizzata, inclusi riferimenti a Cosa Nostra e alla Sacra Corona Unita. Sempre secondo la ricostruzione giornalistica, Shehu avrebbe donato 30 mila metri quadrati di terreno vicino a Valona alla fondazione del generale Fabrizio Lisi, all’epoca capo dell’Interpol in Albania. Un’operazione, nel racconto di Report, mediata dall’avvocato Enjell Agaci, segretario generale del Consiglio dei ministri albanese e collaboratore del premier Edi Rama, figura considerata centrale anche nella definizione dell’accordo sui migranti.
Il nome di Shehu non era nuovo neppure alla stampa americana. Nel marzo 2021 il Miami Herald gli aveva dedicato un’inchiesta dettagliata, descrivendo la sua vita in una villa di Miami Beach, su Alton Road, tra palme e auto di lusso. Un ritratto che mescolava affari, presunti legami controversi e una rete internazionale di interessi.
Ora gli inquirenti italiani verificano anche questo profilo, incrociando le informazioni raccolte in Albania con eventuali movimenti e contatti del 58enne negli Stati Uniti. Si tratta di una fase ancora preliminare. Nessuna accusa formale. Ma una serie di elementi da analizzare per capire se vi sia un nesso concreto tra l’inchiesta televisiva e l’attentato.
Le piste restano comunque molteplici. Report, nel corso degli anni, ha affrontato temi delicati: mafia, corruzione, appalti pubblici, traffici internazionali. L’ipotesi che l’attentato possa essere legato a un’inchiesta specifica non esclude altre possibili motivazioni. Gli investigatori stanno valutando anche il tentativo, avvenuto la scorsa estate, di introdursi nella seconda casa del giornalista, episodio che potrebbe indicare una pressione reiterata.
In questo scenario, la pista albanese appare oggi la più battuta, ma non l’unica. L’inchiesta procede su più fronti, con l’obiettivo di ricostruire non solo la mano che ha piazzato l’esplosivo, ma soprattutto la mente che avrebbe deciso di colpire uno dei volti simbolo dell’informazione investigativa italiana.
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Politica
Selvaggia Lucarelli al vetriolo su Claudia Conte e Piantedosi: “Tombeur de femmes? Non eravamo pronti”
Tra ironia tagliente e riferimenti al ministro Piantedosi, Selvaggia Lucarelli firma l’uscita più discussa del momento. Nel mirino anche Claudia Conte, protagonista di un gossip che sta incendiando il web
Selvaggia Lucarelli torna a colpire e lo fa con il suo stile inconfondibile: diretto, sarcastico e capace di trasformare un commento in un caso. Stavolta nel mirino finiscono Claudia Conte e il ministro Matteo Piantedosi, protagonisti di un intreccio che ha acceso curiosità e ironia.
Il commento che scatena il caso
“Pensavo di aver avuto una vita interessante. Poi è arrivata Claudia Conte. Piantedosi versione tombeur de femmes è qualcosa a cui non siamo pronti”. Bastano queste parole per incendiare i social. Una frase che racchiude ironia, sorpresa e una buona dose di veleno, perfettamente in linea con il tono della Lucarelli.
Il riferimento è a una vicenda che negli ultimi giorni ha attirato l’attenzione mediatica, tra indiscrezioni e ricostruzioni che si rincorrono. E come spesso accade, basta una battuta ben piazzata per trasformare il gossip in fenomeno virale.
Tra gossip e politica: un mix esplosivo
Quando si incrociano spettacolo e politica, il risultato è quasi sempre garantito. In questo caso, la figura di Piantedosi viene letta in una chiave inedita, lontana dai toni istituzionali e più vicina a quelli del costume.
La presenza di Claudia Conte aggiunge un ulteriore elemento narrativo, trasformando una vicenda potenzialmente marginale in un racconto che incuriosisce e divide. E nel mezzo, la voce di Selvaggia Lucarelli amplifica tutto, rendendo il caso ancora più rumoroso.
Il web si divide tra ironia e critiche
Come prevedibile, la reazione del pubblico è stata immediata. Da una parte chi applaude la capacità della Lucarelli di cogliere il lato grottesco della situazione, dall’altra chi critica un tono considerato eccessivo.
Ma è proprio questo il punto: Selvaggia Lucarelli non cerca mai il consenso unanime. Il suo obiettivo è far discutere, smuovere, provocare. E ancora una volta ci è riuscita.
Nel frattempo, il caso continua a rimbalzare tra social e commenti, alimentato da un mix perfetto di curiosità, ironia e polemica. E con una protagonista così, il silenzio non sembra destinato ad arrivare presto.
Cronaca Nera
L’ex comandante dei carabinieri: “Frigerio ha riconosciuto Olindo spontaneamente”
La testimonianza di Gallorini offre una prospettiva unica su uno degli eventi più tragici nella storia della comunità di Erba. La sua decisione di condividere la sua esperienza segna un passo significativo verso la comprensione e la giustizia per le vittime e le loro famiglie.
L’ex comandante dei carabinieri di Erba, Luciano Gallorini, ha finalmente scelto di condividere la sua testimonianza sulla tragica strage avvenuta nell’11 dicembre 2006, aprendosi esclusivamente durante un’intervista. Questo segna un momento significativo, in cui Gallorini getta nuova luce sui dettagli dell’evento che ha sconvolto la comunità.
Durante l’interrogatorio di Mario Frigerio, l’unico sopravvissuto alla strage, Gallorini rivela un momento commovente, quando Frigerio, visibilmente scosso, ha indicato Olindo Romano come possibile assassino. “Frigerio in lacrime mi disse che poteva essere stato Olindo,” ha affermato Gallorini durante l’intervista, rivelando la gravità e l’impatto emotivo delle sue parole.
La tragedia che si è svolta nella casa dei Castagna ha lasciato una scia di terrore, con quattro vittime innocenti, tra cui Raffaella, il figlio Youssef, Paola (nonna di Youssef) e la vicina Valeria Cherubini. Gallorini ha condiviso con “Quarto Grado” i dettagli agghiaccianti che hanno caratterizzato la scena del crimine. “Io non conosco l’inferno, ma di sicuro, quella sera, abbiamo vissuto l’anticamera dell’inferno. Acqua, fuoco, fuliggine, odore di carne umana e di sangue bruciato: solo chi l’ha avuto nel naso può ricordarselo,” ha detto Gallorini, descrivendo l’orrore che ha affrontato.
I responsabili della strage, Olindo Romano e Rosa Bazzi, sono stati condannati all’ergastolo nonostante abbiano sempre proclamato la loro innocenza. Tuttavia, hanno continuato a ribadire la loro posizione, puntando alla revisione del processo.
Le indagini hanno portato l’attenzione sui vicini di casa, evidenziando le tensioni con i Castagna. Gallorini ha condiviso i dettagli delle prime indagini, compresi i sospetti su Azouz Marzouk e le reazioni insolite dei Romano durante una visita alla loro casa.
Inoltre, Gallorini ha sottolineato l’importanza di preservare la sensibilità della situazione. “Non ho indotto Frigerio a dire il nome di Olindo, che senso avrebbe avuto? Ci ha sorpreso, soprattutto, il pianto,” ha detto Gallorini, evidenziando il rispetto e la compassione che hanno guidato le indagini.
Mondo
Loch Ness: Le foto di Nessie tenute segrete!
La caccia si riaccende in Scozia con nuove immagini inedite dell’animale tenute segrete per ben 5 anni. Le immagini, scattate da una donna in vacanza, mostrano una creatura gigante simile ad un’anguilla che si muove lentamente sulla superficie del lago.
Chie Kelly, una donna di 52 anni, si trovava in vacanza con la famiglia sulle rive del lago, notò un animale simile ad un’anguilla muoversi nell’acqua. Qualcosa sembrava insolito e fuori dall’ordinario. Nonostante la curiosità, Chie decise di non pubblicare le foto dell’incontro, temendo di essere oggetto di derisione.
È stato solo di recente che Chie ha deciso di condividere le foto, quando centinaia di volontari si sono mobilitati per partecipare alla ricerca del famigerato “mostro di Loch Ness”.
All’epoca la donna non voleva affrontare una probabile derisone se avesse condiviso le foto scattate vicino una sponda del lago nel 2018. Stava scattando con la sua macchina fotografica quando a circa 200 metri dalla riva, notò una creatura muoversi da destra a sinistra a velocità costante. Un esperto cacciatore di Nessie ha definito queste immagini le più convincenti degli ultimi decenni.



Alcune immagini degli avvistamenti a di Loch Ness
Chi è Nessie, il mostro di Loch Ness…
Gli avvistamenti del presunto mostro di Loch Ness sono diventati leggendari nel corso degli anni, aumentando il mistero intorno al lago più grande e profondo della Scozia. Fin dagli anni ’30, sono state riportate testimonianze di avvistamenti sia in acqua che sulla terraferma, quando alcuni studenti raccontarono di aver visto un’insolita creatura nelle paludi vicino alla baia di Urquhart.
Ma un momento chiave nella storia degli avvistamenti è il 1933, quando una fotografia mostrava una creatura sinuosa emergere dall’acqua, alimentò ulteriormente il mito.
Nonostante le spiegazioni razionali proposte dagli scettici, il fascino del mostro di Loch Ness rimane intatto, continuando a ispirare curiosità e speculazioni intorno a uno dei più grandi misteri della criptozoologia.
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