Cronaca
“Gli Usa ci rubano il grana, l’asiago e il gorgonzola”: l’intesa USA-Argentina fa tremare le Dop italiane tra Mercosur e dazi
Il presidente del Consorzio del Gorgonzola Dop, Antonio Auricchio, lancia l’allarme sull’asse Stati Uniti-Argentina: corsia preferenziale ai prodotti americani e rischio confusione per i consumatori. “Io mi arrabbio come un puma” davanti alle imitazioni, attacca anche Bruxelles e chiede libero scambio sì, ma con regole e tutele nette per le eccellenze.
“Gli Usa ci rubano il gorgonzola”. Antonio Auricchio, presidente del Consorzio di tutela del Gorgonzola Dop e numero uno dell’azienda di famiglia, sceglie una frase che non lascia molto spazio alle sfumature. Il bersaglio non è solo l’ennesimo caso di “Italian sounding”, ma l’effetto domino che potrebbe innescarsi dopo l’accordo commerciale bilaterale Arti tra Argentina e Stati Uniti, voluto dal presidente Javier Milei, proprio mentre Bruxelles si prepara a dare attuazione all’intesa con il Mercosur.
Il punto, per chi produce Dop e vive di export, è duplice. Da una parte c’è la leva dei dazi: l’intesa elimina tariffe fino al 28% su diversi prodotti lattiero-caseari statunitensi. Dall’altra c’è la questione più delicata, quella dei nomi: 39 denominazioni verrebbero riconosciute come “nomi comuni”, dal Parmesan alla Mortadela fino al Gorgonzola. Tradotto: parole che, nella pratica commerciale, rischiano di trasformarsi in etichette utilizzabili come se fossero generiche, sganciate dall’origine e dalla tutela europea.
Auricchio non è un protezionista di riflesso, anzi rivendica una posizione storicamente favorevole alle intese che aprono mercati. «Se io sono alleato con uno non mi può mettere i dazi. Che senso ha pagare un dazio a un alleato?», dice, ricordando di essere «sempre molto favorevole agli accordi di libero scambio». Ed è proprio da qui che arriva la sua critica alle proteste di maniera: non condivide le «sceneggiate» contro il Mercosur e rivendica una linea pragmatica. «Io sono favorevole a qualsiasi cosa apra mercati, perché l’estero è determinante», insiste.
La paura, però, si concentra sulla tutela delle denominazioni, perché è lì che si gioca la partita della percezione. «Io mi arrabbio come un puma quando vado negli Stati Uniti e vedo Gorgonzola. Come Gorgonzola? Io sono presidente del Consorzio Gorgonzola Dop. Perché non l’avete protetto?». Una scena che, a suo dire, si ripete anche in Brasile e in Argentina: prodotti che richiamano l’Italia senza esserlo. «Non c’è scritto Dop, ma quante persone sanno cos’è la Dop?». La risposta implicita è la più amara: troppe poche, almeno tra i consumatori medi. E quando il consumatore non distingue, a distinguere è il prezzo, o la disponibilità sugli scaffali.
Ecco perché l’eliminazione dei dazi viene letta come un vantaggio competitivo immediato per i concorrenti americani, soprattutto nei mercati dove le imitazioni sono già radicate. «Senza dazi loro avranno una corsia preferenziale e noi perderemo mercato. Con i dazi siamo fregati», rimarca Auricchio, mettendo in fila due scenari opposti ma ugualmente penalizzanti: o si compete ad armi impari perché altri entrano più facilmente, oppure si resta schiacciati dalle barriere quando tocca ai prodotti europei.
Sul Mercosur, poi, il presidente del Consorzio usa un’immagine da cronometro più che da trattato: «È troppo tempo che ci giriamo intorno al Mercosur. Il treno quando passa bisogna prenderlo, perché dopo tre minuti parte». Il senso è chiaro: aprire mercati è una necessità per un settore che produce oltre la capacità di assorbimento interno. «Noi non possiamo consumare l’immensa mole di produzione che facciamo. Va bene il Mercosur, va bene l’America, va bene l’Asia». Ma a una condizione: che la liberalizzazione non si trasformi in un via libera alle copie.
Qui entra in campo la parola-chiave che da anni accompagna l’agroalimentare italiano nelle fiere e nei dossier: Italian sounding. Per Auricchio non è folklore, è erosione di valore e di identità. «Quello che chiamano Italian Sounding per me è una vile copia. Intacca anche quel poco che viene dall’Italia». Racconta di aver visto “real provolone Italian style” prodotto in Wisconsin e formaggi chiamati grana padano in Sud America «che non c’entrano niente». La sua battaglia, da sei anni alla guida del Consorzio, è stata quella di «proteggere il termine Gorgonzola in più di 90 Paesi sovrani», ma ammette che «negli Stati Uniti e in Brasile non possiamo più farci niente». Ed è un’ammissione pesante, perché fotografa il limite della tutela quando il marchio diventa, di fatto, parola d’uso.
Non manca una stoccata politica, diretta a Bruxelles e alla presidente della Commissione. «Von der Leyen non può fare questi errori marchiani, dobbiamo difendere l’unità europea soprattutto sulle eccellenze», attacca, chiedendo una linea più rigida su ciò che, per l’Italia, non è un dettaglio ma un asset economico e culturale. La sintesi la consegna con un’altra frase che suona come un avvertimento: «Tra alleati non ci si prende a martellate».
Sul tavolo c’è anche un bilancio recente del comparto: il 2025 del Gorgonzola è stato di luci e ombre, con produzione in crescita e export in valore positivo, ma volumi leggermente in calo, mentre Germania e Giappone risultano più deboli. Un contesto che rende ancora più sensibile ogni scossone commerciale: quando i volumi rallentano, ogni punto di quota perso è più difficile da recuperare.
Auricchio chiude con un paragone che ribalta l’idea di lusso e racconta meglio di qualsiasi slogan perché, per molte Dop, la posta in gioco è la reputazione del Paese: «Forse una delle cose più belle che fa l’Italia è la Ferrari, ma quanti possono permettersela? Invece tutti possono comprare parmigiano, gorgonzola, provolone, mortadella. I veri ambasciatori dell’italianità nel mondo sono gli alimentari. E sono opere d’arte».
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Cronaca
Bill Gates davanti al Congresso per il caso Epstein: spuntano l’amante segreta, le mail e i nuovi interrogativi sul miliardario
Audizione a porte chiuse per Bill Gates, che ha sempre negato di conoscere i crimini del finanziere pedofilo. Ma il legame tra i due continua ad alimentare polemiche, tra amicizie, incontri e documenti emersi dagli Epstein Files.
Per anni ha cercato di lasciarsi alle spalle quella che lui stesso ha definito una delle più grandi leggerezze della sua vita. Ma il nome di Bill Gates continua a comparire accanto a quello di Jeffrey Epstein, il finanziere morto in carcere nel 2019 mentre era accusato di traffico sessuale di minori. E ora la vicenda torna prepotentemente sotto i riflettori.
Secondo quanto riportato dall’ANSA, il fondatore di Microsoft è atteso al Congresso degli Stati Uniti per un’audizione a porte chiuse dedicata proprio ai suoi rapporti con Epstein. Un appuntamento che, nonostante la riservatezza prevista, sta già attirando l’attenzione dei media americani.
Come nacque il rapporto tra Gates ed Epstein
Bill Gates ha sempre sostenuto di non essere mai stato a conoscenza delle attività criminali del finanziere. Tuttavia i rapporti tra i due sono ormai documentati da numerosi incontri avvenuti negli anni successivi alla prima condanna di Epstein per reati sessuali.
Secondo una ricostruzione del Wall Street Journal, il collegamento sarebbe nato attraverso Melanie Walker, collaboratrice del magnate della tecnologia. La donna sarebbe successivamente diventata una figura molto vicina a Gates e, allo stesso tempo, avrebbe mantenuto rapporti di amicizia con Epstein.
Proprio questo intreccio di relazioni personali continua a sollevare interrogativi, soprattutto perché gli incontri tra i due uomini sarebbero proseguiti per diverso tempo nonostante la controversa reputazione del finanziere fosse già nota negli ambienti dell’alta società americana.
Gli Epstein Files e le rivelazioni più imbarazzanti
A rendere ancora più delicata la situazione sono stati i cosiddetti Epstein Files, la vasta mole di documenti e comunicazioni emersa negli ultimi anni.
Tra le carte finite al centro delle discussioni figurano anche alcune email attribuite a Epstein contenenti affermazioni estremamente compromettenti su Gates. In quei messaggi il finanziere sosteneva che il fondatore di Microsoft avrebbe avuto rapporti con prostitute russe e avrebbe contratto una malattia sessualmente trasmissibile.
Si tratta di dichiarazioni mai confermate e che non hanno trovato riscontri ufficiali, ma che hanno contribuito ad alimentare il clamore mediatico attorno alla vicenda.
Un capitolo che continua a inseguire il fondatore di Microsoft
Negli ultimi anni Gates ha più volte ammesso pubblicamente di essersi pentito degli incontri con Epstein. In diverse interviste ha definito quella frequentazione un errore e ha spiegato di aver inizialmente pensato che il finanziere potesse essere utile per sostenere alcuni progetti filantropici.
Le spiegazioni, però, non sono bastate a chiudere definitivamente il caso. Ogni nuova pubblicazione di documenti, ogni testimonianza e ogni riferimento agli Epstein Files riportano inevitabilmente il miliardario al centro delle polemiche.
L’audizione al Congresso rappresenta dunque un nuovo passaggio in una vicenda che continua a inseguire una delle figure più potenti e influenti del mondo della tecnologia, a distanza di anni dalla morte del finanziere che ha travolto politici, imprenditori, celebrità e membri dell’élite internazionale.
Politica
Matteo Salvini e Francesca Verdini, niente fiori d’arancio: il matrimonio può aspettare, ma il sogno di un figlio resta vivo
La recente cresima della compagna del leader della Lega aveva alimentato le indiscrezioni sulle nozze. Ma il matrimonio non sarebbe all’orizzonte. Intanto Salvini apre all’idea di allargare la famiglia.
Da giorni il gossip politico parlava di un possibile matrimonio imminente tra Matteo Salvini e Francesca Verdini. Un’indiscrezione che aveva iniziato a circolare con forza dopo la recente cresima della produttrice, interpretata da qualcuno come un passaggio necessario in vista delle nozze. Ma, almeno per il momento, i fiori d’arancio sembrano destinati a rimanere nel cassetto.
Secondo le ultime ricostruzioni, infatti, non ci sarebbe alcuna cerimonia imminente all’orizzonte per il vicepremier e la sua compagna. Un dettaglio rende peraltro poco significativa la questione del sacramento: Salvini aveva già sposato in chiesa nel 2003 la giornalista Fabrizia Ieluzzi e un eventuale nuovo matrimonio con Francesca Verdini avverrebbe quindi con rito civile.
Sette anni d’amore lontano dai riflettori
La relazione tra il leader della Lega e la figlia dell’ex parlamentare Denis Verdini dura ormai da sette anni. Un rapporto che, nonostante la forte esposizione mediatica di Salvini, ha sempre mantenuto un profilo relativamente riservato.
Tra i due ci sono diciannove anni di differenza, un dato che non ha mai rappresentato un ostacolo per una coppia che nel tempo è riuscita a consolidare il proprio legame attraversando campagne elettorali, incarichi di governo e inevitabili attenzioni mediatiche.
Le nozze non sono una priorità
Se il matrimonio può attendere, questo non significa che la coppia non stia progettando il futuro. Anzi. A confermarlo è stato lo stesso Salvini nel corso di una recente intervista televisiva.
Le indiscrezioni sulle nozze sono state raffreddate, ma il rapporto tra i due appare più solido che mai. E proprio per questo il tema che oggi sembra interessare maggiormente la coppia non sarebbe tanto quello della data del matrimonio quanto quello della famiglia.
Salvini apre all’arrivo di un terzo figlio
Ospite di Storie al bivio di sera, il programma condotto da Monica Setta su Rai 2, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ha infatti parlato apertamente della possibilità di avere un figlio con Francesca Verdini.
“Un terzo figlio con Francesca? Se arriva è il benvenuto. Per me, che ho già Federico e Mirta, i figli sono pura gioia”, ha dichiarato.
Parole che raccontano una prospettiva diversa rispetto a quella delle nozze. Se il matrimonio non sembra essere una priorità immediata, l’idea di allargare la famiglia non viene affatto esclusa. E per una coppia che sta insieme da sette anni, potrebbe essere proprio questo il progetto più importante.
Cronaca Nera
Massimo Bossetti diventa nonno mentre torna il caso Yara: in arrivo un nuovo libro che promette rivelazioni e piste inedite
Dopo la serie Netflix dedicata al caso, Gianluca Neri annuncia un nuovo libro sull’omicidio di Yara. Nel frattempo Bossetti, condannato all’ergastolo, si prepara a diventare nonno.
A quasi quindici anni dall’omicidio di Yara Gambirasio, il caso continua a occupare pagine di giornali, trasmissioni televisive e produzioni editoriali. Una vicenda che sembra non smettere di suscitare interrogativi e dibattiti, nonostante la condanna definitiva all’ergastolo di Massimo Bossetti, ritenuto dalla magistratura il responsabile del delitto della tredicenne di Brembate di Sopra.
Adesso il caso torna nuovamente al centro dell’attenzione grazie a un nuovo progetto editoriale che promette di riaccendere il confronto su una delle inchieste più discusse della cronaca italiana.
Dopo Netflix arriva un nuovo libro sul caso Yara
Dopo il successo e le polemiche generate dalla serie Netflix Il caso Yara – Oltre ogni ragionevole dubbio, l’autore Gianluca Neri ha deciso di tornare a occuparsi della vicenda con un nuovo libro.
Secondo le anticipazioni, il volume proporrà ulteriori ricostruzioni e approfondimenti su alcuni aspetti dell’inchiesta, con l’obiettivo di offrire nuovi elementi di riflessione ai lettori. Al momento non sono stati diffusi molti dettagli sui contenuti, ma l’annuncio è bastato per riportare il caso sotto i riflettori.
L’omicidio della giovane Yara Gambirasio resta infatti uno dei fatti di cronaca nera che più hanno segnato l’opinione pubblica italiana negli ultimi decenni.
Bossetti continua a proclamarsi innocente
Massimo Bossetti sta scontando l’ergastolo dopo la condanna definitiva pronunciata dalla magistratura. Nel corso degli anni, però, l’ex muratore di Mapello ha continuato a dichiararsi estraneo all’omicidio della ragazza.
Dal carcere di Bollate, dove è detenuto, non ha mai modificato la propria posizione, sostenendo di essere innocente e contestando le conclusioni che hanno portato alla sua condanna.
Una linea difensiva che continua ad alimentare discussioni pubbliche, documentari, libri e approfondimenti giornalistici su un caso che, ancora oggi, divide una parte dell’opinione pubblica.
Una bambina in arrivo nella famiglia Bossetti
Mentre il suo nome torna a essere associato a nuove pubblicazioni sul delitto di Yara, nella vita privata di Bossetti è arrivata una notizia destinata a cambiare gli equilibri familiari.
Tra qualche mese l’ex operaio diventerà infatti nonno. Suo figlio Nicolas, 24 anni, da sempre lontano dalle telecamere e dall’esposizione mediatica che ha accompagnato la vicenda giudiziaria del padre, è in attesa di una bambina.
Una novità che segna una nuova pagina nella storia personale della famiglia Bossetti e che arriva mentre il caso Yara continua a generare libri, dibattiti e approfondimenti a distanza di anni dalla sentenza definitiva.
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