Speciale Sanremo 2026
Can Yaman, la dieta di Sandokan: 100 chili, tre allenamenti al giorno e il digiuno 16:8 per trasformarsi nel pirata di Rai 1
Can racconta come ci sta riuscendo: mesi di preparazione, routine dura “da atleta” con tre sessioni al giorno e una dieta impostata sul digiuno intermittente 16:8. Il risultato è un corpo che cambia a seconda delle esigenze di produzione, e un attore che ormai vive in modalità “cantiere aperto”.
Per Can Yaman l’arrivo sul palco di Sanremo non è stata solo una passerella: è stato un promemoria in HD. Perché mentre all’Ariston si gioca con le luci, le inquadrature e l’effetto wow, lui ha addosso un calendario che non perdona: Sandokan. E Sandokan, nella nuova fiction Rai, non si improvvisa con un sorriso e due flessioni in camerino.
Il punto di partenza, raccontato senza troppi giri di parole durante la conferenza stampa, è una frase che suona quasi comica per quanto è concreta: «Avrei voluto girare tre stagioni di fila, ora devo perdere chili e poi recuperarli, attualmente peso 100 chili». Il dettaglio che fa scattare l’immagine immediata è l’obiettivo: per interpretare Sandokan, il peso “ideale” è 85 chili, su un’altezza di 188 cm. Quindici chili non sono una piccola correzione da pre-estate: sono un lavoro.
E qui entra la parte meno glamour, quella che nelle foto non si vede mai, ma che decide davvero il personaggio. Yaman ha descritto una preparazione costruita come una tabella sportiva, non come una semplice routine da palestra. Le sue giornate, nel periodo più duro, erano scandite da tre allenamenti quotidiani. Prima il tapis roulant al mattino, per attivare il metabolismo e lavorare sulla resistenza. Poi, a metà giornata, una sessione in palestra più impegnativa, centrata su forza e massa muscolare. Infine un terzo blocco nel pomeriggio, pensato per aumentare il dispendio energetico e “rifinire” la preparazione atletica.
Tradotto: non è il classico “mi alleno tanto”. È un sistema che trasforma il corpo in un set parallelo. Un cantiere aperto in cui ogni fase serve a un’inquadratura, ogni cambio di peso serve a una scena, ogni sacrificio serve a un personaggio che deve risultare credibile prima ancora che bello.
Accanto all’allenamento, c’è la dieta. Anche qui, niente poesia: strategia. Yaman ha seguito il digiuno intermittente con schema 16:8, sedici ore senza mangiare e otto ore in cui consumare i pasti. Nella finestra alimentare, racconta di aver privilegiato cibi semplici e leggeri, menu ipocalorici e poveri di grassi, con legumi, tofu e piatti essenziali, pochi condimenti, poca fantasia e molta disciplina. Un approccio che può accelerare il calo di peso, ma che richiede controllo quotidiano: se molli un giorno, non “rallenti”, ti sposti proprio fuori dalla rotta.
La cosa interessante, però, è il rovescio della medaglia: oggi l’attore turco continua ad allenarsi quasi ogni giorno, ma con ritmi meno stressanti e una dieta meno restrittiva. E questo, paradossalmente, gli consente di “caricare” di più in palestra e di avere un fisico più muscoloso rispetto al periodo delle riprese. È il gioco crudele delle produzioni: per la camera devi essere asciutto e funzionale, per la vita reale finisci per diventare ancora più massiccio. E infatti eccoci qui: Sanremo con quindici chili in più, Sandokan con quindici chili in meno, e nel mezzo una trasformazione continua che sembra fatta apposta per tenere accesa la curiosità.
Alla fine, la notizia vera non è che Can Yaman si allena. La notizia vera è che, mentre tutti parlano di serate, scalette e outfit, lui parla di chili. Di mesi. Di sacrifici. Perché il suo personaggio non è soltanto un ruolo da interpretare: è un corpo da costruire e ricostruire, a comando. E in questa Italia che vive di palcoscenici, forse la cosa più “da pirata” è proprio questa: non fermarsi mai, nemmeno quando le luci si spengono.
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Speciale Sanremo 2026
Standing ovation per le medaglie azzurre di Milano Cortina. Due ori olimpici e due protagonisti paralimpici sul palco. Assente Arianna Fontana.
Sanremo celebra lo sport italiano accogliendo Francesca Lollobrigida e Lisa Vittozzi, regine dei Giochi, insieme ai paralimpici Giacomo Bertagnolli e Giuliana Turra. Un ponte tra musica e Olimpiadi, in attesa delle sfide invernali.
Applausi lunghi, sinceri, di quelli che non hanno bisogno di effetti speciali. L’Ariston si alza in piedi per i campioni delle nazionali olimpiche e paralimpiche azzurre, ospiti della seconda serata del Festival. Sul palco salgono due campionesse olimpiche, Francesca Lollobrigida e Lisa Vittozzi, e due atleti paralimpici, Giacomo Bertagnolli e Giuliana Turra. Assente, per un attacco febbrile, Arianna Fontana.
Sanremo, come da tradizione, si ritaglia uno spazio per il grande sport italiano, e lo fa nel segno dei successi di Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026, che hanno già scritto pagine memorabili per l’Italia.
Francesca Lollobrigida, 35 anni, di Frascati, è stata una delle grandi protagoniste dei Giochi: oro nei 3000 e nei 5000 metri nel pattinaggio di velocità, imprese che l’hanno consegnata alla storia dello sport azzurro. Mamma del piccolo Matteo, in carriera ha conquistato anche un argento e un bronzo olimpico, oltre a un titolo mondiale nei 5000 metri e un altro bronzo iridato. La sua è una storia di costanza e di resistenza, costruita giro dopo giro, curva dopo curva.
Accanto a lei Lisa Vittozzi, 31 anni, di Sappada, che a Milano Cortina ha conquistato la prima storica medaglia d’oro olimpica per l’Italia nel biathlon, trionfando nell’inseguimento. Nel suo palmarès figurano anche un argento e un bronzo olimpico, titoli mondiali nella staffetta a Oberhof 2023 e nell’individuale a Nové Mesto 2024. Nel 2024 ha vinto la Coppa del Mondo generale di biathlon, oltre a quattro Coppe di specialità. Precisione, freddezza e una capacità rara di reggere la pressione.
Il Festival ha voluto rendere omaggio anche al mondo paralimpico. Giacomo Bertagnolli, 27 anni, di Cavalese, ipovedente dalla nascita per un’atrofia del nervo ottico, ha iniziato a sciare a due anni. Oggi è uno dei simboli dello sci alpino paralimpico italiano: otto medaglie paralimpiche – quattro ori tra Pyeongchang 2018 e Pechino 2022 – diciassette medaglie mondiali, di cui dieci d’oro, due Coppe del Mondo generali e undici di specialità. Numeri che parlano da soli.
Con lui Giuliana Turra, ex ostetrica, costretta sulla sedia a rotelle dopo un incidente in montagna. Durante la riabilitazione a Torino ha scoperto il wheelchair curling, trasformando una ripartenza obbligata in una nuova carriera sportiva. Ha partecipato ai Mondiali paralimpici del 2023 chiudendo al dodicesimo posto nel doppio misto. Per lei, quelli di Milano Cortina saranno i primi Giochi Paralimpici Invernali.
Quattro storie diverse, unite da un filo comune: la capacità di trasformare la fatica in traguardo. E per una sera, sotto le luci dell’Ariston, la musica ha lasciato spazio al rumore più bello: quello degli applausi per chi ha portato l’Italia sul gradino più alto del podio.
Speciale Sanremo 2026
Sanremo, Arisa e Brancale: l’ex in comune, l’ex che firma il brano e il Festival dove l’amore finisce ma le royalties restano
Sanremo è quella settimana dell’anno in cui persino i ritornelli sembrano avere una carta d’identità. Sul palco si canta, ma dietro le quinte si ricompongono pezzi di passato, si incrociano ex e si scopre che l’amore può finire, mentre le collaborazioni – e le royalties – spesso no.
Sanremo è quella settimana dell’anno in cui persino i ritornelli sembrano avere una carta d’identità. Sul palco si canta, ma dietro le quinte si ricompongono pezzi di passato, si incrociano ex e si scopre che l’amore può finire, mentre le collaborazioni – e le royalties – spesso no.
Arisa e Giuseppe Anastasi: quando l’ex scrive la “Magica favola”
Il caso più sanremese possibile è quello di Arisa. Torna in gara con “Magica favola”, titolo che suona quasi ironico se si considera che a firmarlo è Giuseppe Anastasi, suo ex fidanzato. Una relazione chiusa da anni, lui oggi sposato con la cantante Carlotta, ma artisticamente mai del tutto archiviata.
Quando un sodalizio funziona in studio, il tempo può anche passare: l’alchimia resta. Anastasi e Arisa hanno già scritto insieme pagine fondamentali della carriera di lei, da “Sincerità” a “La notte” fino a “Controvento”. Non è nostalgia, è continuità produttiva. E Sanremo, si sa, ama le storie che tornano con un giro di valzer in più.
L’ex in comune con Serena Brancale
Come se non bastasse, Arisa condivide anche un ex “in comune” con Serena Brancale. La cantante pugliese è stata legata per oltre cinque anni al jazzista napoletano Walter Ricci. Dopo quella lunga relazione, Ricci ha avuto una storia con Arisa, durata meno di un anno.
Ed ecco il classico cortocircuito festivaliero: tu sei lì per cantare, ma a pochi metri c’è una collega che ha condiviso lo stesso capitolo sentimentale. Nessun dramma pubblico, nessuna dichiarazione tagliente. Solo quella compostezza elegante che all’Ariston vale più di mille retroscena.
Sanremo, in fondo, è il regno delle coincidenze perfette: camerini vicini, tempi televisivi stretti e un passato che, se vuole, si presenta puntuale all’orario delle prove.
A Sanremo non esistono ex, esistono “connessioni”
Il Festival sembra costruito apposta per ricordare una regola non scritta: a Sanremo non esistono “ex”, esistono “connessioni”. Le storie diventano curriculum, le relazioni si trasformano in aneddoti, e tutto si normalizza sotto le luci dell’Ariston.
Mentre Arisa e Serena Brancale dimostrano che il passato può essere archiviato con maturità, la sensazione è che questo Festival sia anche una grande reunion sentimentale, dove i capitoli chiusi tornano sotto forma di canzone, di firma in calce o di nome pronunciato con naturalezza.
Alla fine, resta la musica. Ma in quella strana settimana dell’anno, tra un ritornello e un backstage, anche le biografie cantano.
Speciale Sanremo 2026
Memoria e raccoglimento all’Ariston: Achille Lauro canta “Perdutamente” ricordando le vittime di Crans-Montana
Durante la seconda serata della kermesse, Achille Lauro ha reso omaggio alle 41 vittime della tragedia di Crans-Montana con un’intensa interpretazione del brano “Perdutamente”, regalando al pubblico dell’Ariston uno dei momenti più toccanti di questa edizione.
Un omaggio alle vittime della tragedia di Crans-Montana
La tragedia di Crans-Montana, che ha profondamente colpito l’opinione pubblica italiana e internazionale, è entrata simbolicamente sul palco del Festival di Sanremo attraverso la musica. Achille Lauro, co-conduttore della serata insieme a Carlo Conti, Pilar Fogliati, Laura Pausini e Lillo, ha scelto di cambiare brano rispetto a quanto previsto inizialmente, optando per un’esecuzione carica di significato e partecipazione emotiva. “Perdutamente” è diventata così una dedica esplicita alle vittime del rogo, in un clima di silenzio e rispetto che ha avvolto il Teatro Ariston per tutta la durata dell’esibizione.
L’esibizione di Achille Lauro: arrangiamento lirico e forte impatto emotivo
L’interpretazione è stata impreziosita da un arrangiamento in chiave lirica, con l’accompagnamento del soprano Valentina Gargano e di un coro composto da venti elementi. Una scelta artistica che ha amplificato la dimensione solenne del momento, trasformando la performance in un vero e proprio atto collettivo di commemorazione.
A introdurre il cambio di programma è stato Carlo Conti, spiegando che in origine si era pensato a un altro brano. La decisione di portare “Perdutamente” sul palco è maturata alla luce del dramma di Crans-Montana e delle immagini legate a Erica Didone, madre di una delle vittime, che aveva cantato proprio questa canzone durante il funerale del figlio. Un dettaglio che ha reso l’omaggio ancora più intenso e personale.
Sanremo 2026 tra musica e memoria collettiva
Per alcuni minuti, al Festival di Sanremo 2026 la musica ha smesso di essere semplice intrattenimento. È diventata memoria condivisa, dolore trasformato in arte, abbraccio simbolico a un’intera comunità ferita. L’Ariston ha seguito l’esibizione in religioso silenzio; le telecamere hanno mostrato volti commossi e occhi lucidi tra il pubblico.
Al termine della performance, è scattata una lunga standing ovation. Un applauso che non era soltanto per l’artista, ma per il significato profondo di quell’omaggio. In quel momento, Sanremo ha dimostrato ancora una volta la sua capacità di farsi specchio del Paese, dando voce alle emozioni collettive.
L’esibizione di Achille Lauro con “Perdutamente” resterà tra i momenti più intensi del Festival: la dimostrazione che la musica, quando incontra il dolore e la memoria, può diventare uno strumento potente per riconoscere e condividere una ferita che da soli sarebbe impossibile affrontare.
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