Speciale Sanremo 2026
Sanremo 2026, amori trasversali, diktat divini e staff allo stremo: il Festival tra politica, capricci e sosia
Dal legame tra Pilar Fogliati e Francesca Verdini alle pretese di Can Yaman, fino ai retroscena su Elettra Lamborghini e Tommaso Paradiso. Dietro le luci dell’Ariston si muove un mondo parallelo fatto di amicizie sorprendenti, divieti categorici, staff esausti e polemiche politiche. Tra corridoi, hotel di Bordighera e sala stampa, il Festival 2026 si conferma il grande romanzo pop italiano
Sanremo è un palcoscenico, ma soprattutto è un ecosistema. Davanti alle telecamere scorrono canzoni, abiti e standing ovation. Dietro, tra corridoi, hotel blindati e camerini bollenti, si muove un sottobosco che vale quanto – se non più – delle note in gara. L’edizione 2026 non fa eccezione. Anzi, rilancia. Perché quest’anno la kermesse è un incrocio permanente tra politica, star system, rivalità sottili e amicizie inaspettate.
Partiamo da Pilar Fogliati. Stasera salirà sul palco insieme a Carlo Conti, Laura Pausini, Achille Lauro, Lillo e Gianluca Gazzoli. Diranno una parola a testa, un momento che si annuncia leggero, quasi teatrale. Ma fuori dal copione c’è un dettaglio che pochi conoscono e che in Riviera circola come un sussurro curioso: l’attrice, fresca di fidanzamento con Fabio Paratici e sempre più lanciata in una carriera definita “impegnata”, è legata da un’amicizia solida con Francesca Verdini, produttrice e compagna di Matteo Salvini.
Non un semplice saluto formale, ma una frequentazione vera. Pilar era presente al cinema Barberini per il lancio del documentario “Enigma Roll” di Anselma Dell’Olio, prodotto proprio da Verdini. E la reciprocità non si è fatta attendere: Verdini, accompagnata dal vicepremier Salvini, aveva partecipato al cinema Adriano alla presentazione del primo film da regista di Fogliati, “Romantiche”. Un incrocio tra cinema e politica che all’Ariston non passa inosservato. Perché Sanremo è anche questo: relazioni che attraversano mondi apparentemente lontani e finiscono per incontrarsi sotto le stesse luci.
Capitolo Can Yaman. In sala stampa si è mostrato cordiale, sorridente, disponibile. Ma all’ingresso della Carraia, lo spazio da cui gli artisti arrivano dietro le quinte, la musica è cambiata. L’attore turco avrebbe imposto un diktat preciso: nessuna troupe televisiva all’ingresso, nessun curioso con il cellulare pronto a immortalare l’arrivo. Privacy totale. E per rafforzare il concetto, ha scelto di evitare l’assedio delle fan a Sanremo spostandosi a Bordighera, nello stesso hotel che ospita Carlo Conti. Una fuga calcolata, studiata, quasi strategica. Perché il divo può essere gentile davanti ai microfoni, ma pretende il controllo assoluto fuori campo.
Dietro le quinte, invece, c’è chi fa impazzire lo staff. Elettra Lamborghini, esplosiva come sempre, è un ciclone continuo. Simpatica, travolgente, ma – raccontano tra truccatori e sarte – anche estenuante. Cambi d’abito all’ultimo secondo, ritocchi infiniti, richieste improvvise. Parrucchieri e stylist la seguono come in una maratona senza fine. “Voilà”, canta lei. E loro, ironicamente, sognano una magia diversa: sim sala bim e settimana conclusa. Perché la gestione di una personalità così energica richiede nervi saldi e una scorta infinita di lacca.
Poi c’è il caso Tommaso Paradiso. Quando è salito sul palco dell’Ariston, più di qualcuno si è chiesto se fosse davvero lui. Nel 2022 era stato categorico: “Da concorrente non andrò mai in gara al Festival. In generale non farò mai una gara canora”. Parole nette, quasi definitive. E invece eccolo lì, sotto i riflettori. A Sanremo le promesse si sciolgono come neve al sole, e il Festival resta il luogo dove anche le dichiarazioni più granitiche possono essere riscritte. Come si cambia per non morire, verrebbe da dire. O per restare centrali.
Nei corridoi dell’Ariston, intanto, si gioca a “chi è chi”. Capelli biondi, occhi chiari, taglio simile. Mara Sattei, in gara, e Carolina Rey, conduttrice del PrimaFestival, vengono scambiate di continuo. Staff che chiamano il nome sbagliato, tecnici che indicano la persona sbagliata. Un déjà-vu continuo che regala sorrisi e qualche imbarazzo. Il Festival è anche questo: somiglianze che diventano gag involontarie.
Tra i tavoli della sala stampa spunta un altro nome che pesa. Nel gruppo di lavoro dell’edizione 2026 c’è Giancarlo Leone, ex dirigente Rai e autore della kermesse. Figlio di un Presidente della Repubblica, presenza discreta ma influente. Ogni giorno sbarca in sala stampa, osserva, prende appunti. Sanremo è un ingranaggio complesso, e chi ne conosce i meccanismi sa quanto conti l’esperienza dietro le quinte.
Infine, la polemica politica che irrompe nel salotto musicale. Francesca Fialdini, volto della domenica pomeriggio con “Da noi a ruota libera”, ha commentato le parole del Presidente del Senato Ignazio La Russa sul caso Pucci con una frase secca sotto un video pubblicato da La Stampa: “Ditemi che sta succedendo su un altro pianeta”. Un intervento che ha fatto il giro dei social e acceso un dibattito immediato. Anche qui, Sanremo non c’entra direttamente. Ma c’entra sempre. Perché durante la settimana del Festival ogni dichiarazione rimbalza più forte, ogni posizione diventa più visibile.
Così scorre il romanzo parallelo della Riviera. Tra amicizie trasversali, divi blindati, staff allo stremo, sosia involontari e scintille politiche. Davanti al pubblico, musica. Dietro, un teatro ancora più affascinante. Sanremo resta l’unico luogo dove tutto si incrocia e nulla resta davvero dietro le quinte.
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Speciale Sanremo 2026
Bresh ed Elisa Maino, incrocio a Sanremo: stessa città, stessi giorni e quell’aria da “ci rivediamo proprio qui?”
La relazione tra Bresh ed Elisa Maino sembra chiusa senza comunicati, ma con indizi digitali eloquenti. Ora si ritrovano negli stessi giorni al Festival. E il romanzo pop continua, tra ex, retroscena e incontri sotto le luci dell’Ariston.
Sanremo non si fa mai mancare la quota “ci rivediamo proprio qui?”. Quest’anno il copione prevede l’incrocio Bresh–Elisa Maino.
La relazione tra il cantante e l’influencer sembra arrivata al capolinea senza comunicati ufficiali, ma con quei classici indizi social che non confermano nulla eppure dicono tutto. Foto che spariscono, like che non arrivano più, silenzi che pesano più di un comunicato stampa.
Bresh torna in scena, Maino è già in Riviera
Bresh torna a Sanremo e si esibisce in Piazza Colombo. Elisa Maino, invece, è in Riviera per un progetto RaiPlay, “Sotto Sanremo”, insieme ad Anna Lou Castoldi e Nicole Rossi.
Risultato: stessa città, stessi giorni, stesso rumore di fondo. Non è un film, è semplicemente il Festival. Dove anche le coincidenze sembrano studiate da uno sceneggiatore con il senso dell’ironia.
Sanremo è il luogo perfetto per queste convergenze: se due ex devono ritrovarsi nello stesso posto, è inevitabile che succeda sotto le luci più osservate d’Italia.
Nessun annuncio, ma i segnali parlano
Non c’è stata un’ufficialità sulla rottura. Nessun post condiviso, nessuna frase ad effetto. Solo segnali sottili, quelli che chi segue la cronaca rosa sa leggere al volo.
E adesso l’effetto è amplificato: lui sul palco, lei tra interviste e backstage. Stessa aria, stesso pubblico, stessa attenzione mediatica.
Sanremo, romanzo pop nazionale
Morale? Nessuna. Perché a Sanremo non si chiude mai davvero, si passa semplicemente al pezzo successivo.
Tra ex che scrivono canzoni, ex condivisi, nozze programmate e incontri potenzialmente imbarazzanti, il Festival continua a fare quello che gli riesce meglio: trasformare la musica in romanzo pop nazionale. Una strofa alla volta.
Speciale Sanremo 2026
L’inclusione e il femminismo ai tempi di Sanremo: quanta strada c’è ancora da fare…
Se c’è un evento che ogni anno riesce a trasformare la retorica in coreografia, quello è Sanremo. Il Festival della canzone non è solo musica, lustrini e share televisivo: è un laboratorio sociologico in prima serata. E, puntuale come la pubblicità del materasso, arrivano anche le sue “tasse morali”.
Festival e disabilità: inclusione o passerella emotiva?
A Sanremo si paga una prima tassa: quella dell’inclusione messa in vetrina. Si invitano ragazzi “speciali”, possibilmente sorridenti, meglio ancora se con la maglietta “Io sono come te”, così il pubblico si commuove, l’applauso parte automatico e l’algoritmo della bontà collettiva risulta ampiamente soddisfatto. Peccato che l’inclusione vera sia un’altra cosa. Non certo il momento strappalacrime piazzato tra un monologo e una standing ovation. Non è la clip edificante utile a ripulire la coscienza nazionale per tre minuti di share. Ma Sanremo funziona così: impacchetta tutto, anche la disabilità, in formato prime time. Parole chiave: inclusione, disabilità, spettacolarizzazione. E hashtag pronti.
Donne a Sanremo: dal “passo indietro” al passo sul posto
L’altra tassa, quella eterna, è il capitolo donne. Tutto esplose quando Amadeus inciampò nel celebre “passo indietro” riferito a Francesca Sofia Novello: «Apprezzo la capacità di stare accanto a un grande uomo, stando un passo indietro…». Sipario. Social in fiamme. Editoriali indignati. Meme come se piovesse.
Da quel momento, via le vallette esplicite, dentro quelle mascherate senza maschera: la nuova specie protetta della “co-conduttrice parlante”, autonoma ma non troppo, emancipata ma con moderazione, brillante ma sempre entro i confini del copione.
Quote rosa a Sanremo: numeri che parlano (poco)
Anche quest’anno la musica è donna, ma non troppo. Solo 10 artiste su 30 in gara. Una percentuale che fa discutere, indignare, riflettere — e poi ricominciare da capo l’anno dopo. Nel frattempo, tra le “Tagliatelle di nonna Pina” e un fiore del FantaSanremo che nessuno ha ancora capito davvero come funzioni, parte il monologo pedagogico: “Se una donna dice no è no”. Buttato lì, come il prezzemolo. Importante? Certo. Approfondito? Meno.
Ci riempiamo sempre la bocca con termini come “incisività”, “parità” e “rispetto” ma, a conti fatti, il percorso verso un mondo più equo è lunghissima, forse interminabile.
Speciale Sanremo 2026
Fedez e Achille Lauro, gelo sul palco dell’Ariston per colpa di Corona e il fantasma di Chiara Ferragni
Lauro doveva lanciare Fedez & Masini ma sparisce dalla scaletta. Coincidenza o fuga studiata per evitare un faccia a faccia imbarazzante? Alla seconda serata del Festival 2026 Achille non ha presentato “Male necessario” come previsto tra gli addetti ai lavori. Al suo posto Laura Pausini. E tornano le ombre sulle vecchie tensioni legate ai gossip su Chiara Ferragni.
A Sanremo non servono urla o scenate plateali per far scattare il gossip. Basta un’assenza. Basta un cambio di scaletta. Basta un nome che non viene pronunciato al momento giusto. E così, nella seconda serata del Festival 2026, è esploso il caso Fedez-Achille Lauro.
Tra gli addetti ai lavori circolava una scaletta chiara: a introdurre l’esibizione di Fedez & Masini con “Male necessario” sarebbero stati Carlo Conti e Achille Lauro. Un passaggio simbolico, quasi un incrocio obbligato tra due protagonisti della scena pop italiana. Poi, al momento decisivo, Lauro non c’era. Accanto a Conti è salita Laura Pausini. E da lì, il brusio è diventato sospetto.
Coincidenza organizzativa? Decisione tecnica dell’ultimo minuto? Oppure scelta studiata per evitare un faccia a faccia sotto i riflettori? Perché la memoria mediatica è corta, ma non così corta. E tra Fedez e Achille Lauro aleggia ancora il fantasma delle ruggini sentimentali legate al nome di Chiara Ferragni.
Le indiscrezioni che nei mesi scorsi hanno incendiato i social parlavano di tensioni, accuse, allusioni. Dichiarazioni pesanti circolate online, riferimenti espliciti, frasi che hanno alimentato un clima tutt’altro che disteso. Achille Lauro, interpellato sul tema, ha scelto la via dell’eleganza: «Grazie al cielo vivo in un mondo fatto di sogni, di grandi sognatori e passione e lascio questi gossip a chi ha solo questo per esistere». Poi la stoccata più netta: «Si parla molto di violenza sulle donne e bisogna rendersi conto che questo non è molto diverso». Parole che hanno spostato il discorso su un piano più alto, ma che non hanno spento la curiosità.
Perché a Sanremo ogni dettaglio viene analizzato al microscopio. E quell’assenza pesa. Non era un semplice artista di passaggio, ma uno dei nomi più attesi di questa edizione, tornato in gara con “Incoscienti giovani”, promettendo un Lauro più musicale e meno show. Dall’altra parte Fedez, tra i favoriti secondo i bookmaker, reduce da un periodo personale e mediatico complesso, pronto a giocarsi tutto sul palco.
Due personalità forti. Due storie che si sono sfiorate. Due universi che, almeno per una sera, avrebbero dovuto incrociarsi davanti a milioni di telespettatori. E invece no. Nei corridoi dell’Ariston si parla a mezza voce. Nessuna conferma ufficiale, nessuna dichiarazione polemica. Solo un dato oggettivo: Lauro non ha presentato Fedez. E quando in un Festival ogni entrata è cronometrata al secondo, le “coincidenze” diventano materia da romanzo.
Intanto Lauro prova a blindare il suo ritorno alla musica. «Un occhio di bue, me e la canzone: semplicità», ha spiegato evocando un mondo retrò tra Elvis e cantautorato romano. Meno provocazione, più sostanza. Ma il Festival è anche teatro emotivo. E fuori dal palco, le tensioni si percepiscono.
Fedez, concentrato sulla gara, non ha commentato il cambio. Nessuna frecciata, nessun riferimento. Ma l’assenza reciproca è diventata il vero momento clou di una serata già ricca di numeri e superospiti. A Sanremo, si sa, la musica dura tre minuti. I retroscena molto di più. E quest’anno il gelo tra Fedez e Achille Lauro rischia di essere ricordato più di qualsiasi nota. Perché in Riviera le canzoni si ascoltano. Ma le assenze si interpretano.
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