Musica
Eurovision 2026, Sal Da Vinci scuote Vienna tra romanticismo kitsch e bandiere italiane: applausi per “Per sempre sì”
Alla prima semifinale di Eurovision 2026 Sal Da Vinci porta sul palco della Wiener Stadthalle una performance lontanissima dal pop elettronico dominante. Emozione, sposa in bianco, anello all’anulare e pubblico in delirio.
La prima semifinale dell’Eurovision Song Contest 2026 si è aperta alla Wiener Stadthalle di Vienna con uno show gigantesco tra led, effetti speciali, dance elettronica e scenografie futuristiche. In mezzo a tutto questo, però, Sal Da Vinci è riuscito nell’impresa più difficile: sembrare completamente fuori posto e proprio per questo lasciare il segno.
Il vincitore di Sanremo 2026 ha fatto il suo debutto europeo con “Per sempre sì”, portando sul palco la versione più melodica, teatrale e popolare dell’Italia. Un’esibizione che ha spaccato immediatamente il pubblico tra chi l’ha trovata irresistibile e chi l’ha considerata un’esplosione di romanticismo quasi kitsch. Ma l’effetto sorpresa è stato totale.
L’emozione del debutto sul palco più grande d’Europa
Sal Da Vinci è apparso emozionatissimo fin dall’ingresso in scena. Lui stesso aveva raccontato nei giorni scorsi di sentirsi ancora incredulo davanti a un palco “cinque volte più grande di Sanremo” e quella tensione si è avvertita anche nella performance.
In alcuni momenti la voce è sembrata meno sicura rispetto alle esibizioni italiane, quasi trattenuta dalla pressione del debutto europeo. Ma proprio quell’emozione ha finito per rendere ancora più autentica la sua presenza scenica davanti alle migliaia di persone presenti alla Wiener Stadthalle.
La sposa, l’anello e la bandiera tricolore
Vestito completamente di bianco, Sal è salito sul palco accompagnato dal coreografo Marcello Sacchetta e dai ballerini Francesca Tocca, Raimondo Sacchetta, John Cruz e Mirko Mosca. La scena è sembrata uscita da un gigantesco matrimonio pop napoletano trasportato nel cuore dell’Eurovision.
Il momento più spettacolare è arrivato nel finale. Francesca Tocca è entrata in scena con un abito da sposa dal lunghissimo strascico bianco. Poi, all’improvviso, il tessuto si è aperto trasformandosi in una grande bandiera italiana sventolata alle spalle del cantante mentre Sal mostrava ancora una volta il celebre anello all’anulare, ormai simbolo della canzone.
Un colpo di teatro volutamente enfatico che ha scatenato il pubblico della Wiener Stadthalle.
L’Europa applaude la versione più “italiana” dell’Italia
Nel festival dominato da beat elettronici, basi dance e sonorità iper contemporanee, Sal Da Vinci ha scelto di non inseguire le mode. Nessun inglese infilato nel testo per risultare più internazionale, nessun arrangiamento techno, nessuna svolta urban.
“Potevo cambiare alcune frasi in inglese, il regolamento lo permetteva, ma non ho voluto”, aveva spiegato poco prima della serata. “Questa canzone è arrivata al successo così com’è: italiana”.
Ed è proprio quell’Italia melodica, passionale, quasi caricaturale in certi momenti, che il pubblico europeo sembra aver accolto con entusiasmo. Alla fine dell’esibizione la Wiener Stadthalle ha reagito con un boato, mentre sui social la performance diventava immediatamente uno dei momenti più commentati della serata.
“Abbiamo detto sì”
Anche l’account ufficiale dell’Eurovision ha cavalcato immediatamente il momento pubblicando il video dell’esibizione accompagnato da una frase destinata a diventare virale: “Sal Da Vinci ha proposto questa performance e abbiamo detto SÌ”.
A commentare la serata italiana sono stati Gabriele Corsi ed Elettra Lamborghini, mentre sul palco viennese hanno guidato lo show Victoria Swarovski e Michael Ostrowski.
La finale dell’Eurovision 2026 andrà in scena sabato 16 maggio. Ma intanto Sal Da Vinci è già riuscito a fare una cosa rarissima all’Eurovision moderno: portare sul palco qualcosa che sembrava appartenere a un altro mondo. E trasformarlo in spettacolo puro.
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Musica
Loredana Berté punge De Gregori e si schiera con Vasco: «Sulle guerre non le ho mandate a dire»
Loredana Berté entra nel dibattito sugli artisti e la politica dopo le parole di De Gregori. «Non ho mai nascosto le mie posizioni». Poi parla di Vasco, Sanremo, Elodie, Emma e del rapporto con sé stessa.
Loredana Berté non è mai stata una da mezze tinte, e figuriamoci se poteva cominciare adesso. Tornata volto familiare grazie a “The Voice”, la cantante prepara il galà dell’11 e 12 settembre all’Inalpi Arena di Torino, dove salirà sul palco insieme ad altri grandi nomi, da Patty Pravo a Gaetano Curreri. Ma, tra ricordi, musica e futuro, trova spazio anche la polemica sul ruolo degli artisti davanti ai temi politici e sociali. Il riferimento è alle parole di Francesco De Gregori, contrario agli interventi dal palco sulle guerre in corso. Berté, naturalmente, la vede diversamente.
La risposta a De Gregori
«Penso che De Gregori possa essere libero di esprimere il proprio pensiero solo attraverso le sue canzoni», dice Loredana Berté, mettendo subito le cose in chiaro. Poi spiega la sua posizione: «Tornando a me, essendo una persona istintiva tendo ad espormi se necessario. E quando sento di farlo non ho mai nascosto le mie posizioni, da quando ero una “manifestina militante”. Mi sono sempre piaciuti gli eretici e ho combattuto i pregiudizi anche a costo di essere scomoda».
Insomma, nessun obbligo di trasformare ogni concerto in un comizio, ma nemmeno il divieto di dire ciò che si pensa. Soprattutto se ti chiami Loredana Berté e la comodità, nella vita, l’hai frequentata pochissimo.
«Io e Vasco, due rocker supervissuti»
Sul tema delle guerre, Berté si sente vicina a Vasco Rossi, che nei suoi concerti ha riportato al centro canzoni vecchie e nuove contro i conflitti. «Io non le ho mandate a dire, sono molto in linea con Vasco. Siamo due rocker supervissuti», afferma.
Quest’anno, invece, niente tormentone estivo. La cantante ammette di aver valutato diverse proposte, ma senza trovare quella giusta: «Ci siamo mossi in diverse direzioni, valutato diverse proposte ma purtroppo non è arrivato il pezzo “wow”. Sinceramente un singolo deve essere “wow” per spingermi ad andare in studio. Per buttarmi in un nuovo progetto, debbo esser convinta al 100 per 100».
Sanremo, Elodie, Emma e l’amore per sé stessa
Il Festival resta una porta possibile, ma solo a una condizione: «A Sanremo ho fatto di tutto. Chissà, magari se arriva la canzone giusta: ma dovrebbe proprio essere giusta, giusta, giusta». Berté guarda anche alle nuove artiste e difende chi finisce troppo spesso nel tritacarne social: «A me dispiace moltissimo veder attaccate artiste valide come Elodie o Emma. Per fortuna si sanno difendere molto bene anche da sole».
Quanto alla pace interiore, la risposta è in puro stile Berté: «Proprio pacificata ancora no. Sicuramente ho imparato a volermi più bene, ad accettarmi anche se non sono perfetta perché nessuno lo è e va bene così». Tra i ricordi più belli cita «le quattro standing ovations di Sanremo 2019» e il Premio della Critica Mia Martini ricevuto nel 2024, «il premio della vita». E se qualcuno spera di vederla un giorno sul palco in pantaloni, si metta l’anima in pace. Risposta secca: «Escludo».
Musica
Tommaso Paradiso dice sì a Carolina Sansoni: la piccola Anna ruba la scena e al matrimonio arrivano Jovanotti, Emma e Borghi
Nozze da favola a Capalbio per Tommaso Paradiso e Carolina Sansoni. Con loro anche la figlia Anna, nata nel 2025. Tra gli invitati Jovanotti, Emma Marrone, Coez e Alessandro Borghi, mentre il ricevimento sulla spiaggia accende le proteste degli ambientalisti.
Dopo nove anni d’amore, una figlia e una vita costruita lontano dai clamori, Tommaso Paradiso e Carolina Sansoni hanno finalmente pronunciato il loro “sì”. La coppia si è sposata sabato 13 giugno nella piccola chiesa di San Nicola, a Capalbio, in una cerimonia intima ma impreziosita dalla presenza di amici, parenti e tanti volti noti dello spettacolo.



Il momento più emozionante? Quello dello scambio delle promesse, con la piccola Anna, nata nell’aprile 2025, stretta tra le braccia dei genitori. Una scena che ha commosso gli invitati e che ha trasformato la bambina nella vera protagonista della giornata.
Le nozze nel luogo del cuore della coppia
A celebrare il matrimonio è stato don Marcello Serio, parroco del borgo toscano. La scelta di Capalbio non è stata casuale. Tommaso Paradiso e Carolina Sansoni sono infatti molto legati alla Maremma e all’Argentario, dove possiedono una casa e dove amano rifugiarsi lontano dal caos romano e dai riflettori.
Nonostante il desiderio di vivere la giornata con discrezione, all’esterno della chiesa si sono radunati numerosi fan e curiosi, desiderosi di salutare l’ex leader dei Thegiornalisti.
L’annuncio delle nozze era arrivato all’inizio del 2026, ma già durante il Festival di Sanremo il cantante aveva fatto capire che il grande giorno era vicino. Un video diventato virale, sulle note di “Per sempre sì” di Sal Da Vinci, aveva mostrato Tommaso e Carolina ballare insieme e sfoggiare l’anello di fidanzamento.
Jovanotti, Emma e tanti amici vip
Tra gli ospiti c’erano alcuni dei nomi più amati del mondo dello spettacolo e della musica italiana. Jovanotti si è fermato con grande disponibilità per selfie e autografi con i fan presenti. Emma Marrone ha scelto un romantico abito rosa a pois, mentre tra gli invitati figuravano anche Coez, Franco126, Alessandro Borghi, Nicola Savino, Dardust e Sara Daniele.
Terminata la cerimonia, gli sposi e i loro ospiti si sono trasferiti sulla spiaggia del Chiarone, vicino allo stabilimento “L’Ultima Spiaggia”, dove è stato allestito un ricevimento blindatissimo sotto una grande tensostruttura con vista sul mare.
Le polemiche degli ambientalisti
Proprio la location della festa ha però acceso qualche malumore. Il ricevimento si trova infatti ai confini della Riserva naturale del Lago di Burano e alcuni movimenti ambientalisti hanno espresso preoccupazione per l’impatto dell’evento sulla fauna locale, in particolare sul fratino, piccolo uccello protetto che nidifica sulle dune sabbiose della zona.
Al netto delle polemiche, per Tommaso Paradiso questo matrimonio arriva in uno dei momenti più felici della sua vita. La nascita della figlia Anna, come aveva raccontato lui stesso nei mesi scorsi, ha cambiato tutto.
«Adesso mi sveglio e per me la mattina ha un senso», aveva confessato il cantautore romano, che oggi sembra aver trovato la sua canzone più bella lontano dal palco, dentro una famiglia costruita con Carolina Sansoni.
Musica
Keanu Reeves torna in Italia con i Dogstar: quattro concerti, nuovo album e una canzone contro Trump
I Dogstar, con Keanu Reeves al basso, tornano in Italia dopo la reunion. «Siamo fratelli», raccontano. Nel nuovo disco anche un brano politico contro Donald Trump: «Gli artisti devono prendere posizione».
Keanu Reeves torna in Italia, ma questa volta niente trench nero, pillole rosse o vendette alla John Wick. L’attore arriva con il basso in mano insieme ai Dogstar, la band rock che lo accompagna da oltre trent’anni tra pause, ritorni e amicizie sopravvissute alla fama hollywoodiana. Il gruppo sarà l’11 luglio a Roma, il 12 a Bari, il 14 a Pordenone e il 15 a Milano, con il nuovo album “All in Now” e i brani più amati del loro repertorio.
I Dogstar nascono nel 1991 con Reeves al basso e Robert Mailhouse alla batteria, ai quali dal 1995 si aggiunge Bret Domrose, voce e chitarra. Una storia lunga, interrotta nel 2002, proprio mentre la fama dell’attore esplodeva su scala planetaria, e ripresa nel 2020 con una reunion diventata poi ritorno vero sul palco.
«Siamo fratelli, è il nostro segreto»
La band descrive il proprio legame con parole semplici e molto chiare: «Siamo fratelli. Ridiamo, piangiamo, ci lasciamo e torniamo insieme. È il nostro segreto». Nessuna gelosia per i riflettori puntati soprattutto su Reeves, inevitabilmente il nome più riconoscibile del gruppo. Gli altri lo sanno, ci scherzano sopra e vanno avanti. Per loro contano l’amicizia e il rock.
Dopo diciotto anni lontani, i Dogstar sono tornati a suonare dal vivo nel 2023. «Musica, film, divertimento», raccontano parlando del lungo periodo di separazione. Reeves aggiunge: «È stato bello ritrovarsi, sono molto felice per questo».
Il nuovo album e la paura dell’intelligenza artificiale
“All in Now” rappresenta per loro una continuità con il passato, ma anche una nuova energia. «Siamo eccitati da questa nuova musica e siamo felici di incontrare le persone in Italia», spiegano. Pur dichiarandosi rocker, non chiudono la porta agli altri generi: «Amiamo ogni genere di musica. Hip hop e trap di oggi? Siamo rocker, ma apprezziamo tutti i tipi di musica: l’importante è che ciascuno faccia quel che sente».
Molto più netta, invece, la posizione sull’intelligenza artificiale applicata all’arte. Secondo i Dogstar, l’AI può essere utile in ambito medico, ma nella musica no. «Siamo spaventati dalla AI, perché ciò che conta nella musica sono le connessioni umane, il resto conta poco».
Il brano contro Trump e la musica che prende posizione
Nel nuovo disco c’è anche “What Is”, un brano che viene rivendicato come un duro attacco a Donald Trump. Per la band, la musica non deve restare per forza neutrale davanti alla realtà: «Il ruolo della musica è dare voce alla gente e per gli artisti è importante cogliere quest’opportunità e prendere posizione».
Una frase che suona come una risposta perfetta a chi vorrebbe gli artisti sempre zitti e buoni, possibilmente con la chitarra in mano ma senza opinioni in testa. I Dogstar, invece, preferiscono suonare e dire la loro. Come quando ricordano i concerti aperti per Bon Jovi e David Bowie: «Esperienze folli, divertimento puro. Bowie fu molto cortese con noi. Un vero gentleman. Il mondo avrebbe bisogno di persone come lui».
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