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Speciale Sanremo 2026

Sanremo 2026, il bacio tra Levante e Gaia infiamma la serata delle cover e riapre il dibattito sulla regia Rai

Durante l’esibizione sulle note di “I maschi” di Gianna Nannini, Levante e Gaia chiudono il duetto con un bacio sulle labbra. La regia allarga l’inquadratura e sui social esplode la polemica.

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Sanremo 2026, il bacio tra Levante e Gaia infiamma la serata delle cover e riapre il dibattito sulla regia Rai

    Non è stata soltanto una serata di omaggi e riletture musicali. La quarta notte del Festival di Sanremo 2026, tradizionalmente dedicata alle cover, ha trovato il suo punto di massima tensione emotiva in un gesto che ha superato la dimensione artistica. Protagoniste Levante e Gaia, impegnate nella reinterpretazione di I maschi di Gianna Nannini.

    Il brano, manifesto di emancipazione femminile e ironica critica agli stereotipi di genere, è stato proposto in una versione intensa, costruita su un dialogo vocale serrato e su una presenza scenica calibrata nei dettagli. All’inizio dell’esibizione le due artiste hanno mantenuto una distanza quasi narrativa, come a voler raccontare due prospettive distinte. Con il procedere della canzone, però, il linguaggio del corpo ha preso il sopravvento: passi sincronizzati, contatti misurati, sguardi insistiti.

    Il momento culminante è arrivato sul finale. Dopo l’ultima strofa, Levante e Gaia si sono avvicinate fino a sfiorarsi e si sono scambiate un bacio sulle labbra, breve ma inequivocabile. Una scelta scenica netta, che ha colto di sorpresa parte del pubblico in sala e davanti agli schermi. Subito dopo, la regia ha allargato l’inquadratura, passando da un primo piano a un campo lungo sull’intero palco dell’Ariston. Una decisione tecnica che ha immediatamente acceso il dibattito online.

    Sui social network, il gesto è diventato virale nel giro di pochi minuti. C’è chi ha parlato di un atto spontaneo e coerente con lo spirito della performance, chi invece ha interpretato l’allontanamento della telecamera come una forma di prudenza eccessiva. Alcuni utenti hanno evocato il termine “censura”, mentre dalla produzione è arrivata la spiegazione di un normale cambio d’inquadratura legato ai tempi televisivi e alla preparazione del palco per l’artista successivo.

    Al di là delle interpretazioni, il bacio ha finito per catalizzare l’attenzione più della stessa competizione. La serata delle cover, che ogni anno rappresenta uno dei momenti più seguiti del Festival, si è così trasformata in un terreno di confronto più ampio sul tema della rappresentazione televisiva e della libertà espressiva. In un contesto mediatico in cui i gesti simbolici hanno un peso amplificato, quell’istante ha assunto un valore che va oltre la dimensione dello spettacolo.

    Dal punto di vista artistico, la scelta di reinterpretare “I maschi” con una chiave contemporanea ha rafforzato il messaggio originario del brano, attualizzandolo. Levante, in gara con il suo pezzo solista, e Gaia, ospite della serata, hanno costruito un duetto che ha unito teatralità e controllo tecnico. Il bacio finale si è inserito in questa narrazione come atto conclusivo di una tensione scenica progressivamente costruita.

    Resta il fatto che, tra classifiche e votazioni, l’immagine destinata a rimanere impressa nella memoria collettiva di questa edizione sarà proprio quella: due artiste al centro del palco che scelgono di chiudere la loro esibizione con un gesto diretto, senza dichiarazioni preventive né spiegazioni immediate. Un momento che ha diviso, emozionato e fatto discutere, confermando ancora una volta come il Festival non sia soltanto una gara musicale, ma uno specchio sensibile dei cambiamenti culturali del Paese.

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      Da San Siro all’Ariston: la missione di Bocelli tra ricordi familiari e impegno sociale

      Tra ricordi familiari, l’impegno sociale e il siparietto sui figli, l’artista si confessa prima di salire sul palco dell’Ariston. Il pensiero a Celine Dion e il consiglio ai giovani: «Per cantare serve disciplina, non vizi».

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      Da San Siro all'Ariston: la missione di Bocelli tra ricordi familiari e impegno sociale

        Andrea Bocelli entra in sala stampa con l’umiltà di chi, nonostante i successi mondiali, non ha dimenticato da dove è partito. È un uomo stanco ma visibilmente emozionato, reduce da un viaggio transoceanico che non gli ha tolto la voglia di scherzare. «Super ospite io? Ma che dite», esordisce sorridendo, «sono solo un po’ fuso per il fuso. Sono tornato ieri dall’America e non ho ancora chiuso occhio».

        Un ritorno tra i ricordi

        L’appuntamento di sabato non è un’esibizione qualunque: sono passati trent’anni da quando quel ragazzo toscano incantò l’Ariston. «Sarà una serata piena di ricordi, forse un po’ romantici», confessa il tenore. Il pensiero corre subito ai genitori: «Ricordo mio padre, uomo schivo e silenzioso, che restava in fondo alla sala con le spalle al muro. E mia madre, che invece era in prima fila a fare il tifo come una vera fan. Sono profondamente legato alle mie radici e a questo palcoscenico».

        Dalle Olimpiadi alla Fondazione

        Il percorso di Bocelli è costellato di traguardi immensi, come la recente performance a San Siro per l’inaugurazione delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026. «Cantare per il proprio Paese, davanti a tante celebrità, trasmette una tensione speciale. Ma il vero miracolo è ciò che facciamo con la Fondazione. Da soli si può fare tanto, ma insieme si fa molto di più. Grazie a Laura Biancalani e alla collaborazione con il settore pubblico, siamo riusciti a realizzare progetti che sembravano miraggi».

        Famiglia e “nuove leve”

        Interrogato sul futuro dei figli, Bocelli è categorico ma ironico. Se Matteo, ormai ventottenne e lanciato nella musica, ha la sua benedizione, per la piccola Virginia il messaggio è chiaro: «Lei deve andare a scuola, non a Sanremo».

        E ai giovani artisti che gli chiedono il segreto per mantenere la voce, il Maestro risponde con il rigore di uno sportivo: «Bisogna considerarsi atleti. Niente fumo, niente alcol, mangiara bene. Una volta dei ragazzi mi hanno chiesto se potessero almeno concedersi uno spinello: me ne sono andato subito, perché per spiegare certe cose servirebbe troppo tempo. Una vita senza eccessi può sembrare noiosa, ma è molto più piacevole».

        Tra leggende e curiosità: Celine Dion e Snoop Dogg

        Non mancano i riferimenti alle grandi collaborazioni. Su Celine Dion, che disse di lui: “Se Dio avesse una voce, sarebbe quella di Bocelli”, il tenore scherza: «Mi ha quasi condannato con quella frase, me lo chiedete sempre! Ma sono stato molto preoccupato per la sua salute e sono felice che si sia ripresa».

        Sorprendente anche il racconto su Snoop Dogg. «Non lo conoscevo bene, ma è simpaticissimo. I miei figli mi prendevano in giro dicendo: “Babbo, ma in che mondo vivi?”. Avremmo dovuto fare qualcosa insieme, ma purtroppo un lutto lo ha tenuto lontano da casa mia».

        L’eterna gratitudine per Pippo Baudo

        In chiusura, un pensiero per l’uomo che per primo credette in lui. «Per Pippo Baudo proverò sempre un’eterna gratitudine. È un grande professionista, un uomo colto e garbato che fece di tutto per farmi partecipare al Festival. Se sono qui, lo devo anche a lui».

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          Denny Mendez interrompe Vannacci davanti all’Ariston: “Non sono per niente d’accordo con lei”, scintille politiche a Sanremo

          Il generale ed europarlamentare arriva al Festival da “privato cittadino”. L’ex Miss Italia lo ferma davanti ai microfoni: gelo e polemica.

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            Sanremo è musica, certo. Ma è anche palcoscenico, vetrina, passerella e – volenti o nolenti – arena. E così, mentre sul palco si accordano strumenti e si provano le luci, fuori dall’Ariston la scena la rubano le parole. Roberto Vannacci è tornato anche quest’anno al Festival, accompagnato dalla moglie. “Una bella occasione”, dice ai cronisti prima di varcare l’ingresso del teatro. A chi gli chiede chi lo abbia invitato risponde senza esitazioni: “Un amico, lo stesso che mi ha invitato l’anno scorso. Vengo da privato cittadino a godermi una serata di canzone italiana”.

            Il generale, oggi europarlamentare grazie alla Lega e leader di Futuro Nazionale, prova a tenere il baricentro sulla leggerezza della serata. Ma Sanremo, si sa, è tutto tranne che neutro. E infatti la chiacchierata con i giornalisti prende subito una piega politica. Prima, però, arriva l’interruzione inattesa. Denny Mendez, anche lei in coda per entrare in platea, si avvicina ai microfoni e al generale. Non alza la voce, non cerca lo scontro teatrale. Dice semplicemente: “Non sono molto d’accordo con lei Vannacci”. Una frase secca, diretta. Lui la guarda, accenna un sorriso, non replica e torna a rivolgersi ai cronisti.

            Il siparietto dura pochi secondi, ma basta a trasformare l’ingresso in un piccolo caso. Perché il Festival vive di simboli e di immagini, e quella – l’ex Miss Italia che interrompe il generale diventato politico – è una fotografia perfetta delle tensioni che si muovono attorno alla kermesse.

            Quando gli viene chiesto delle polemiche politiche che hanno investito il Festival, Vannacci prova a spostare il piano del discorso. “Cosa ne penso delle polemiche politiche intorno al Festival? Sinceramente vorrei che la politica non entrasse in tutto ciò che è cultura e sport”, risponde, spiegando che questi ambiti dovrebbero rimanere “depoliticizzati”. Secondo lui “le strumentalizzazioni politiche dovrebbero essere abbandonate”, sia da parte della politica, “che dovrebbe occuparsi d’altro”, sia da parte “di certi artisti che prendono invece lo spunto per fare politica durante le loro dimostrazioni che non dovrebbero fare”.

            Il riferimento corre inevitabilmente alla polemica tra Matteo Salvini ed Ermal Meta. Quando gli chiedono se si riferisca alla canzone su Gaza, Vannacci taglia corto: “No, non conosco quella canzone, però tutto ciò che cerca di strumentalizzare il palco lo considero abbastanza becero”. Una parola che pesa, soprattutto pronunciata davanti ai microfoni del Festival.

            E poi c’è il caso Pucci. “Pucci doveva essere sul palco? Probabilmente sì. Non conosco tutta la vicenda”, ammette, aggiungendo però che una persona “che fa la sua attività di artista culturale dovrebbe accedere sicuramente a manifestazioni come questa”. Un’apertura che stride con il richiamo alla neutralità, ma che conferma quanto il confine tra cultura e politica, a Sanremo, sia sempre più sottile.

            Nel frattempo, dentro il teatro si canta. Fuori, si discute. E tra un sorriso trattenuto e una frase che resta sospesa nell’aria, il Festival dimostra ancora una volta di essere molto più di una gara musicale. È uno specchio. E a volte riflette crepe che non si possono ignorare.

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              Levante e Gaia si baciano sulle note di “I maschi”, la regia stacca e i social gridano alla censura

              Duetto intenso sul classico di Gianna Nannini, sguardi e complicità fino al bacio finale. Ma l’inquadratura larga nel momento clou accende i sospetti dei social: per molti è censura Rai, per altri solo un errore di regia.

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                Un classico del 1987, due artiste che non hanno mai amato stare al centro del palco in punta di piedi e un Festival che, quando meno te lo aspetti, torna a far discutere più per un’inquadratura che per una nota. Nella serata delle cover Levante ha scelto Gaia per duettare in “I maschi”, il successo firmato da Gianna Nannini che ha attraversato generazioni e ribaltato stereotipi. Una scelta non neutra, né nostalgica: un brano che parla di ruoli, di desiderio, di libertà. E loro lo hanno cantato così, senza freni.

                Per tutta la durata dell’esibizione la tensione è rimasta sospesa tra le due. Sguardi ammiccanti, mani che si sfiorano, passi studiati ma mai rigidi. Non una coreografia forzata, piuttosto un gioco dichiarato, consapevole. L’Ariston ha seguito in silenzio, poi con applausi sempre più convinti, mentre il duetto prendeva corpo e diventava qualcosa di più di una semplice cover. Al termine del brano, come naturale conclusione di quella complicità costruita nota dopo nota, Levante e Gaia si sono baciate sulle labbra.

                Ed è lì che la regia ha scelto – o ha sbagliato – di allontanarsi. Campo largo, distanza improvvisa, poi un primissimo piano quando l’attimo era già passato. Un secondo, forse meno. Abbastanza però per scatenare la miccia. Perché in un Festival dove ogni dettaglio viene passato al microscopio, un bacio non inquadrato diventa immediatamente un caso.

                Gli applausi in teatro sono stati scroscianti. “C’è dell’amore qui”, ha commentato Laura Pausini, cogliendo lo spirito della performance più che la polemica. Ma sui social la musica è cambiata. “Sono state pazzesche, naturalmente mamma Rai c’ha messo lo zampino e ha staccato su un campo larghissimo per non far vedere che si sono baciate”, scrive un utente. “Credo lo sapessero e hanno fatto l’inquadratura da 1 km”, replica un altro. In poche ore l’hashtag legato al duetto è salito tra i più commentati, tra accuse di censura e ironie sull’ennesima regia poco brillante di questa edizione.

                La verità, come spesso accade a Sanremo, è che il Festival vive anche di questi cortocircuiti. Un gesto artistico che diventa gesto politico, una scelta di camera che si trasforma in sospetto. Levante e Gaia, dal canto loro, hanno portato sul palco una versione intensa, giocata sull’ambiguità e sull’energia femminile. Hanno preso “I maschi” e l’hanno piegata alla contemporaneità, ribaltando ancora una volta il punto di vista.

                Se sia stata censura o semplice disattenzione lo diranno – forse – i retroscena di queste ore. Intanto resta l’immagine che molti giurano di aver visto, anche senza primo piano: due artiste che si baciano nel cuore del Festival di Sanremo e un Paese che, nel 2026, riesce ancora a dividersi per un’inquadratura mancata.

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