Spettacolo
Eleonora Giorgi e Ornella Muti, altro che rivalità da dive: il ricordo più struggente passa da Appassionata e da un’amicizia vera
Dove qualcuno voleva vedere un eterno duello tra bellissime, c’era invece un legame profondo. Ornella Muti ricorda Eleonora Giorgi con parole intime e dolorose: dal set di Appassionata alla malattia affrontata con una forza che oggi lascia senza fiato.
C’erano anni in cui bastava una fotografia rubata, una copertina maliziosa o una scenata costruita ad arte per trasformare due attrici in rivali. E invece, nel ricordo di Ornella Muti, Eleonora Giorgi torna a vivere in tutt’altro modo. Non come antagonista, non come “Eva contro Eva”, ma come compagna di strada, amica, alleata in un cinema italiano che adorava mettere le donne una contro l’altra, salvo poi usarne insieme il fascino, il talento e persino le fragilità.
Da oggi su RaiPlay arriva la puntata di Illuminate dedicata a Eleonora Giorgi, e dentro quel racconto il tassello più emozionante è proprio la voce di Ornella Muti. Le due si incontrarono giovanissime sul set di Appassionata. “Mai creduto a queste sciocchezze. Ci siamo incontrate sul set di Appassionata da ragazzine: Eleonora un po’ più grande al secondo film da protagonista; io con più film girati, avrei dovuto essere più navigata. E invece… Nessuna delle due cosa sapeva ci stesse capitando”.
Sul set di Appassionata nasce tutto
Il ritratto che Ornella consegna oggi è tenero e lucidissimo. “Io ero timida e chiusa, vagamente malinconica; lei eterea, colta e intelligente, sempre sorridente. Bellissima. Un po’ figlie dei fiori entrambe, avevamo in comune anche la provenienza, borghesia romana con ascendenze cosmopolite: lei una nonna inglese, io la mamma di origine russa. Spalleggiarci fu naturale in quel mondo così adulto e maschile”. In poche righe c’è già tutto: il carattere diversissimo, la stessa giovinezza esposta, il bisogno istintivo di proteggersi.
La finta lite e la verità dietro il gossip
Anche i retroscena raccontano più di mille titoli scandalistici. “Era pieno di gente giovane, tutti un po’ casinisti e indisciplinati. Ricordo le arrabbiature di Tonino Cervi, il produttore, perché a mensa facevamo confusione. Però accettò lo scambio che propose Eleonora per salvarmi da una scena di nudo sotto la doccia. Non volevo, ero terrorizzata”. E poi la celebre lite a borsettate? “Una lucherinata. Mentre lo facevamo non riuscivamo a smettere di ridere”. Altro che guerra tra sex symbol: c’era semmai una complicità rara, nata in un ambiente dove essere giovani, bellissime e poco protette significava spesso dover crescere in fretta.
Il dolore, la malattia e quel coraggio che resta
Il passaggio più forte però arriva quando Ornella parla della malattia di Eleonora Giorgi. “È così che la ricorderò sempre, coraggiosa e bella, molto bella anche da malata. Era lei a dare forza agli altri invece di chiederla. Dentro invece chissà che inferno aveva…”. È una frase che spazza via il rumore e lascia solo l’essenziale. Anche quando furono incasellate nella stagione della commedia sexy, entrambe sapevano bene quanto quel cinema potesse essere una gabbia. “Era l’epoca, il libero amore, il risveglio del corpo, il nudo disinibito. Per me non fu facile. Anche se c’era sempre mamma ad accompagnarmi, non mi sentivo a mio agio. Ma quello ti proponevano e tu, giovane attrice, non avevi molto potere di scelta. Però è anche il cinema che ci ha rese famose. Da cui comunque entrambe ci siamo liberate con ruoli belli e importanti”. E forse è proprio qui il punto: dietro l’etichetta di dive c’erano due ragazze diventate donne sotto i riflettori, e una di loro oggi viene ricordata dall’altra con una dolcezza che vale più di qualsiasi leggenda di gossip.
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Televisione
Chi vuol essere milionario?, Leyla sfiora il colpo da un milione ma si ferma sul più bello: con sangue freddo porta a casa 300mila euro
A Chi vuol essere milionario? la protagonista della serata è Leyla, 38 anni, ricercatrice in lettere e attualmente in cerca di lavoro. Parte da una posizione difficile, alza il paracadute fino a 200mila euro e arriva a un passo dal sogno più grande, fermandosi però davanti alla domanda decisiva.
Ci sono concorrenti che giocano bene, concorrenti che azzardano e concorrenti che capiscono il momento esatto in cui fermarsi. A Chi vuol essere milionario? Leyla ha fatto qualcosa di ancora più raro: ha tenuto insieme coraggio, lucidità e sangue freddo, arrivando a leggere la domanda da un milione di euro senza farsi travolgere dalla tentazione del colpo di testa. Il risultato? Una vittoria pesantissima da 300mila euro che vale quasi come un trionfo pieno.
La concorrente pisana, 38 anni, ricercatrice in lettere e attualmente ancora in cerca di lavoro, era partita senza i favori del pronostico. Terza classificata nella manche a tempo insieme a Jean Louis ed Enrico, ha scelto subito la strada più rischiosa, piazzando il paracadute alla domanda da 200mila euro. Una mossa tutt’altro che prudente, spiegata con grande sincerità: “Gli altri due sono bravi e avvantaggiati, per questo rischio il tutto per tutto”. E da lì la sua scalata ha cambiato passo.
La scalata di Leyla accende la puntata
Domanda dopo domanda, Leyla ha costruito una serata quasi perfetta. Ha superato senza sbandare quesiti su Beautiful, Dostoevskij, New Orleans e gli Shogun giapponesi, mostrando una solidità che ha sorpreso tutti. Il passaggio chiave è arrivato con la domanda da 200mila euro, quella sulle moeche veneziane, il traguardo che si era fissata all’inizio del gioco e che le ha garantito una base enorme da difendere.
La risposta su Volare vale 300mila euro
Da lì in avanti la tensione è salita ancora. La domanda da 300mila euro la porta sul terreno della musica italiana: “Nel blu dipinto di blu”, meglio conosciuta come Volare, fu scritta da Franco Migliacci dopo una visione legata a un’opera d’arte. Tra Picasso, De Chirico, Magritte e Chagall, Leyla sceglie Chagall e centra la risposta giusta. È il momento in cui il colpo diventa gigantesco e il pubblico capisce che la concorrente può davvero arrivare fino in fondo.
La domanda da un milione e la scelta più intelligente
Poi arriva il muro finale, quello che separa una grande vincita dalla leggenda televisiva. Il quesito da un milione riguarda San Francesco d’Assisi e chiede quale avvenimento gli fosse capitato prima di diventare poeta e Santo. La risposta corretta era: “Finì in carcere a Perugia per un anno”. Leyla ascolta, riflette, si confronta anche con il compagno Alessandro, ma capisce che a quel punto sbagliare significherebbe buttare via troppo. Così si ferma. E fa benissimo. Perché i suoi rivali non riescono a raggiungerla e quei 300mila euro restano tutti nelle sue mani. Altro che occasione mancata: è stata la serata di una concorrente che ha saputo arrivare a un passo dal milione senza perdere la testa.
Cinema
Ferzan Ozpetek senza freni: confessioni bollenti sulla Roma anni ’70 e sul set de Le fate ignoranti tra sesso libero e incontri proibiti
Dalle avventure romane tra provocazioni e trasgressione fino al set cult de Le fate ignoranti: Ferzan Ozpetek svela un passato fatto di libertà assoluta, incontri sorprendenti e storie che sembrano uscite da un film
Altro che nostalgia patinata: Ferzan Ozpetek riapre le porte della sua Roma più segreta e lo fa senza filtri, con racconti che oggi suonano quasi irreali. Un viaggio che parte dal 1976, quando arrivò in Italia appena diciassettenne, e attraversa anni in cui – parole sue – “sulla sessualità c’era un’apertura mentale diversa”. Non è solo memoria: è un racconto diretto, vivido, pieno di episodi che sembrano sceneggiature già scritte.
Le confessioni più intime sulla Roma anni ’70
Ozpetek non gira intorno ai dettagli. Racconta serate tra amici, professionisti “di alto livello”, e situazioni che oggi farebbero saltare qualsiasi schema. “A fine cena lei si congeda: ‘Mio marito vorrebbe provare con te…’. Io stupito. ‘Ah, va bene’”. E ancora: incontri improvvisi, giochi, provocazioni che diventavano esperienza. “Ero con delle amiche… una di loro mi domanda: ‘Ti va di leccarmela?’. E io mi sono dedicato a lungo”. Episodi raccontati con naturalezza, come se fossero parte di una normalità che oggi appare lontanissima. “È crollato tutto nel 1981-1982 con l’arrivo dell’HIV. Se non ci fosse stato, il mondo sarebbe bisessuale”.
Il set de Le fate ignoranti tra libertà e caos
Poi arriva il 2001 e il film che cambia tutto: Le fate ignoranti. Anche lì, dietro le quinte, la realtà supera la finzione. “C’era un’atmosfera pazzesca, una libertà sessuale e di cibo incredibile… quando finivano le riprese nessuno voleva andare via”. Il racconto del set diventa quasi una prosecuzione di quella Roma vissuta anni prima: incontri, tensioni, attrazioni improvvise. “Su quel set è accaduto di tutto”. E dentro quel “tutto” c’è anche la genesi di una storia che nasce da episodi reali, intrecci familiari nascosti e relazioni segrete.
Tra cinema, provocazioni e intuizioni geniali
Il successo però non era scontato. Ozpetek ricorda lo scetticismo iniziale, i pochi soldi, le 50 copie. Eppure, da lì, l’esplosione. Il titolo stesso nasce quasi per caso, sfogliando un libro a Istanbul. E mentre il mondo cambiava, lui costruiva un cinema fatto di contaminazioni, libertà e identità fluide. “Avevo il tocco di Ferzan”, gli disse Piero Tosi. E forse è proprio quel “tocco” che tiene insieme tutto: le notti romane, le provocazioni, le storie vere diventate film. Un universo in cui la vita e il cinema si confondono fino a non distinguersi più.
Speciale Grande Fratello
Sonia Bruganelli affonda Selvaggia Lucarelli: “Non ero io a voler il suo posto”, la replica che riaccende la guerra tv
Dopo mesi di silenzi e battute velenose, Sonia Bruganelli risponde a una follower e ribalta la versione di Selvaggia Lucarelli. Una frase secca, ma sufficiente a riaprire una delle rivalità più discusse della tv.
Tra Sonia Bruganelli e Selvaggia Lucarelli non è mai stata una questione di simpatia. E quando sembrava che la tensione fosse scivolata sotto traccia, è bastata una domanda social per riaccendere tutto. Una scintilla piccola, ma sufficiente a riportare a galla vecchie ruggini e accuse mai davvero archiviate.
Tutto parte da lontano, da quel retroscena raccontato da Selvaggia Lucarelli nel 2024, quando partecipava a Ballando con le Stelle. In quell’occasione la giornalista aveva sganciato una bomba: due anni prima, Sonia Bruganelli avrebbe tentato di “sottrarle il posto” in giuria. Un tentativo andato a vuoto che, secondo la sua versione, avrebbe portato Bruganelli ad accettare il ruolo di concorrente dopo il rifiuto di Milly Carlucci, sintetizzato con un tagliente “thank you, next”.
Il retroscena mai dimenticato
Parole pesanti, che all’epoca avevano fatto rumore e alimentato il gossip televisivo. Perché non si trattava solo di una rivalità personale, ma di una vera e propria lotta per uno dei ruoli più ambiti della tv del sabato sera. Una narrazione rimasta sospesa, mai davvero smentita in modo diretto.
Fino a oggi. O meglio, fino a quando una follower ha deciso di riaprire il caso, chiedendo a Sonia Bruganelli un’opinione su Selvaggia Lucarelli al Grande Fratello. Una domanda apparentemente innocua, ma con dentro tutta la storia precedente.
La risposta che ribalta tutto
La replica di Bruganelli è arrivata secca, senza giri di parole: “Che, evidentemente, non ero io che volevo prendere il suo posto”. Una frase breve, ma costruita per colpire. Non una smentita articolata, ma una stoccata chirurgica che mette in discussione l’intera versione raccontata da Lucarelli.
In poche parole, Bruganelli ribalta la prospettiva. E lo fa con quel tono che ormai è diventato il suo marchio: diretto, ironico, mai realmente conciliatorio.
Guerra fredda tra studio e social
Il risultato è una guerra fredda che continua a consumarsi tra dichiarazioni pubbliche e frecciate social. Nessun confronto diretto, nessun chiarimento definitivo, ma una serie di colpi a distanza che tengono viva la tensione.
E mentre Selvaggia Lucarelli oggi si muove nel contesto del Grande Fratello, la sensazione è che questa rivalità non sia affatto chiusa. Anzi, ogni occasione sembra buona per riaprire il caso e rimettere in discussione ruoli, versioni e verità.
Perché in tv, come spesso accade, certe storie non finiscono davvero mai. Cambiano palco, cambiano contesto, ma restano lì, pronte a esplodere di nuovo alla prima domanda sbagliata.
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