Libri
Niky Marcelli cambia pelle e lascia il noir: con Le ragazze sono in giro racconta l’amicizia, l’estate del 2005 e la nostalgia
Nel nuovo libro pubblicato da Officine Pindariche, Niky Marcelli abbandona delitti e investigazioni per raccontare cinque sedicenni, un piccolo borgo lungo la Cassia e un’estate destinata a cambiare tutto. Tra autofiction, amicizia e una pungente critica alla televisione.
La critica e il pubblico hanno definito Niky Marcelli in modi diametralmente opposti: dal “Dan Brown italiano” al “raffinato esteta dannunziano”, fino a epiteti decisamente più coloriti.
Un personaggio eclettico – qualcuno definirebbe bizzarro – dalle molte manie, e dai pensieri sul mondo che trovano nella ironia e nel sarcasmo uno stile di vita. Dopo una lunga carriera come giornalista, ne ha iniziata una da scrittore giunta ormai al tredicesimo titolo.
Dopo molti romanzi d’avventura e gialli (con un paio di incursioni nella moda maschile e nella gastronomia), l’irriverente scrittore abbandona le nebbie veneziane e la riviera cesenaticense – teatri abituali dei suoi libri – per catapultare il lettore in un piccolo borgo medievale lungo la via Cassia, direzione Viterbo.


E’ infatti appena uscito sul mercato, e potremmo definirlo “un capolavoro di nostalgia”, Le ragazze sono in giro per i tipi di Officine Pindariche, dove Marcelli abbandona il noir per raccontare l’adolescenza dorata e tragicomica di cinque sedicenni alle porte di Roma nei primi anni Duemila.
Una trama avvicente, personaggi tratteggiati con sfumature psicologiche ipnotiche e, soprattutto, una estate – quella del 2005 – che i lettori che l’hanno vissuta, sicuramente non dimenticheranno mai.
Lo abbiamo incontrato a Cesenatico, in quella che considera la sua “seconda casa”, il Grand Hotel Da Vinci.

Dopo le atmosfere glamour della Contessa Rossa e la tormentata ispettrice soprannominata la Lince, arrivano Alessandra e le sue amiche: cinque sedicenni in un borgo alle porte della Capitale. Come mai hai voluto raccontarle?
In realtà avevo iniziato a raccontarle molto prima della Contessa e della Lince, perché Le Ragazze sono in giro avevo iniziato a scriverlo nel 2004. Poi, colto da crisi creativa, l’ho abbandonato per oltre dieci anni. Ho approfittato del Covid per riprenderlo in mano, dopo la pubblicazione de La Donna di Lana, la terza avventura della Contessa Rossa.
I personaggi si basano su cinque mie amiche, allora adolescenti. In particolare due di esse, che io considero due delle mie “vice-figlie”. Su quello che mi raccontavano e anche su quello che combinavamo io e il mio gruppo di amici quando avevamo la loro età.
Hai detto in un paio di occasioni che è un romanzo scritto “all’italiana”. Che cosa intendi esattamente?
Per “romanzo all’italiana” intendo, scherzosamente, quel genere ormai sdoganato che viene comunemente definito auto fiction. Ovvero dove l’autore scrive attorno al proprio ombelico e al proprio ego, di questioni della sua vita.
Io mi sono ritagliato uno spazio-ombelico – per la prima e ultima volta nei miei libri – con il personaggio di Vittorio, il padre della protagonista Alessandra, scrittore in crisi in cerca di ispirazione, raccontando molte cose, anche poco edificanti, che ho vissuto realmente. Inutile dire che è il personaggio più perculato dell’intero romanzo.
Però l’ho descritto come un bel figo, alto e biondo, con ancora tutti i capelli in testa!
Le ragazze sono in giro è un “teen dramedy”…
Ho voluto raccontare con leggerezza, allegria e ironia queste cinque ragazze, puntando soprattutto sulla commedia. Nel libro non mancano le occasioni di farsi quattro risate o, perlomeno, di sorridere. Ma, come nella miglior tradizione della sopracitata commedia, c’è anche un risvolto amaro e un conto abbastanza salato che la vita, ad un certo punto, presenterà alle protagoniste.

Il principale filo conduttore di questo romanzo è l’amicizia…
Sì, ho voluto raccontare l’amicizia granitica, la sorellanza, tra queste cinque ragazze. Penso che l’amicizia, al di là di tutto, sia senz’altro il bene più prezioso. Ne parlo con discreta cognizione di causa perché io stesso (e qui torniamo sull’ombelico!) ho amicizie che durano non solo dall’adolescenza, ma addirittura dall’epoca delle scuole elementari.
C’è anche, tra le righe, una dura critica alla società di oggi e, in particolare, ad un certo modo di fare televisione. Mondo che tu conosci molto bene, avendo lavorato per quasi quaranta anni alla Rai.
Un evento, che ovviamente non spoilero, porta il piccolo borgo al centro della cronaca e sotto l’attenzione di certe trasmissioni televisive – in particolare quelle che vivono di cronaca nera, inzuppando il pane nel sangue degli innocenti – anche se, per fortuna, in questo caso non si tratta di un delitto efferato ma di un ritrovamento fortuito. Ho cercato di raccontare, in questo caso e sempre con molta ironia, quello che ho vissuto e a cui ho assistito lavorando in alcuni di questi programmi.
Perché la scelta di ambientarlo proprio nel 2005?
Per due ordini di motivi: il primo – come dicevo – è che ho iniziato a scriverlo nel 2004 e non ho voluto allontanarmi dalla storia orginale. Il secondo è che, nel settembre del 2005, Luciano Ligabue ha fatto il suo primo concerto a Campovolo. E Ligabue, o perlomeno la sua musica, ha un ruolo fondamentale per una delle ragazze e per il finale del romanzo.

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Libri
Niky Marcelli cambia tutto: addio noir, cinque ragazze e un Caravaggio scatenano il caos. E alla festa arrivano Bruganelli e Madonia
Presentato a Roma “Le ragazze sono in giro – Caravaggio, caos e altri casini”, il quindicesimo romanzo dello scrittore. A metterlo sotto torchio Sonia Bruganelli e Monica Marangoni, mentre tra il pubblico sfilano volti della tv, principi e marchesi
Niky Marcelli stavolta ha deciso di spiazzare tutti. Niente atmosfere noir, niente intricatissimi gialli, niente Cesenatico e nemmeno Venezia. Per il suo quindicesimo romanzo ha preso cinque ragazze adolescenti, le ha catapultate in un piccolo borgo medievale alle porte di Roma, ha nascosto un Caravaggio in una vela del Duomo e poi ha lasciato che attorno a loro esplodesse il caos. Amori, famiglie complicate, motociclette, giornalisti, televisioni, una restauratrice con qualche conto sentimentale rimasto aperto e soprattutto quell’età meravigliosa e terribile in cui si pensa che l’estate debba durare per sempre.





Si intitola “Le ragazze sono in giro – Caravaggio, caos e altri casini”, è pubblicato da Officine Pindariche, costa 18,50 euro e conta 429 pagine. E per presentarlo a Roma Marcelli ha scelto una serata che gli somigliava parecchio: elegante ma tutt’altro che ingessata, piena di battute, risate e personaggi, nella libreria del Palazzo delle Esposizioni con ingresso da via Milano.
A metterlo sotto torchio sono state Sonia Bruganelli e Monica Marangoni, preparatissime e soprattutto incuriosite da una domanda inevitabile dopo aver letto il romanzo: dietro alcuni dei suoi irresistibili personaggi si nasconde forse qualcuno che conosciamo?
Marcelli, elegantissimo in completo gessato chiaro e con uno dei suoi immancabili cappelli Borsalino in tinta, ha sorriso molto e confessato pochissimo. La fantasia dei lettori, evidentemente, deve continuare a galoppare.
Niky Marcelli lascia il noir e torna agli anni Duemila
Il titolo “Le ragazze sono in giro” riecheggia il celebre brano di Luciano Ligabue, del quale una delle protagoniste è fan sfegatata, e conduce direttamente nei primi anni Duemila. Il romanzo è una teen-dramedy in cui farsa e dramma continuano a rincorrersi, con un linguaggio colloquiale, pop e giovanile e una storia che comincia apparentemente sotto il segno della leggerezza.
A bordo piscina di una villa immersa nella campagna incontriamo Alessandra Bevilacqua, sedici anni, soprannominata “Salamandra” proprio per la sua abitudine di trascorrere le giornate sdraiata al sole. Vive con il padre, uno scrittore in crisi creativa e collezionista di automobili d’epoca, e soprattutto condivide praticamente tutto con quattro amiche inseparabili.
Ci sono Chiara e Giorgia, dette “le gemelle”, virtuose della tromba e appassionate di motocicletta; Viviana, ribattezzata “Mortiana”, ragazza dark e figlia-aiutante del guardiano del cimitero; infine Monica, la più dolce e fragile del gruppo, tormentata dai problemi di peso e da una situazione familiare tutt’altro che semplice.
È un’adolescenza apparentemente dorata, fatta di interminabili giornate estive, bagni in piscina, corse in moto, scherzi e incursioni di una famiglia decisamente fuori dall’ordinario. Ci sono una nonna ex attrice sopra le righe e soprattutto due zie improbabili. Una di loro è una giornalista regina del gossip che sa tutto di tutti i vip e non le manda certo a dire.
E qui, inevitabilmente, durante la presentazione qualche sopracciglio si è alzato.
«Ma chi si nasconde dietro quei personaggi?»: Bruganelli e Marangoni provano a farlo parlare
Sonia Bruganelli e Monica Marangoni hanno infatti provato a stuzzicare Marcelli proprio sulle possibili identità nascoste dietro le sue creature. Lui, però, si è guardato bene dal rovinare il gioco.
D’altra parte Marcelli non è soltanto un prolifico autore di romanzi d’avventura e gialli. È anche un autore satirico e fu tra i padri fondatori del settimanale “La Peste” nella metà degli anni Novanta. Quell’anima irriverente riaffiora continuamente nelle pagine di “Le ragazze sono in giro”, dove il bersaglio privilegiato diventa proprio il mondo della televisione e dell’informazione spettacolo.
Perché la tranquilla estate delle cinque ragazze viene improvvisamente sconvolta da una scoperta clamorosa: un affresco di Caravaggio nascosto in una vela del Duomo.
La notizia trasforma immediatamente il piccolo borgo in un circo. Arrivano giornalisti, televisioni, curiosi e tutto quel caravanserraglio mediatico che Marcelli sembra divertirsi parecchio a mettere alla berlina. Insieme a loro compare anche un’affascinante e cinica restauratrice che porta con sé un problema ulteriore: è stata il primo grande amore del padre di Alessandra.
Da quel momento l’estate perfetta esplode. Una situazione tira l’altra, gli equivoci si moltiplicano e il romanzo diventa un vaudeville nel quale il lettore passa continuamente dalla risata alla malinconia, fino al momento in cui la vita presenta alle protagoniste un conto molto più salato di quanto cinque adolescenti potessero immaginare.
Dietro le risate, famiglie spezzate e ragazze lontane dai cliché
È qui che il nuovo Marcelli mostra probabilmente la sua sorpresa maggiore. Perché dietro lo slang romano, l’umorismo nero di matrice inglese, i personaggi sopra le righe e la feroce presa in giro del circo televisivo affiorano temi molto meno leggeri: famiglie separate, insicurezze fisiche, rapporti tra genitori e figli, paura di non essere accettati e perdita dell’innocenza.
Le cinque protagoniste non sono figurine costruite per rappresentare altrettanti stereotipi adolescenziali. Hanno difetti, paure, fragilità e soprattutto un’amicizia che diventa il vero filo conduttore della storia.
È anche un romanzo sulla memoria, su quelle estati che a sedici anni sembrano infinite e che molti anni dopo finiscono per rappresentare un confine preciso della nostra vita: c’è quello che eravamo prima e quello che siamo diventati dopo.
Per questo “Le ragazze sono in giro” può far ridere, commuovere e, soprattutto a chi gli anni Duemila li ha vissuti da giovane o da genitore, provocare anche una certa nostalgia.
Sonia arriva con Angelo Madonia, poi principi, marchesi e volti della tv
Intorno al libro, inevitabilmente, c’era anche parecchia mondanità. A fare gli onori di casa è stato Mino Dinoi, consigliere d’amministrazione dell’Azienda Speciale Palexpo, che ha messo a disposizione la prestigiosa libreria del Palazzo delle Esposizioni e poi si è accomodato tra il pubblico insieme alla moglie Giusy.
Sonia Bruganelli, oggi al timone di “Come ti leggo – Page à Vù”, è arrivata accompagnata dal nuovo compagno Angelo Madonia, con il quale la relazione procede serenamente. Monica Marangoni, invece, si prepara a partire per New York, dove girerà un documentario, ed è stata raggiunta dal marito Cristiano Ceresani, che il 7 ottobre presenterà alla Biblioteca della Camera dei Deputati il suo nuovo libro “2033. Quando la terra divenne cielo”.
E poi la platea, che sembrava quasi il cast di un romanzo dello stesso Marcelli.
C’erano il principe Guglielmo Giovanelli Marconi, la principessa Irma Capece Minutolo, la marchesa Maria Giulia Cherubini Menchetti e il marchese Fulvio Rocco de Marinis. C’era Turchese Baracchi, approdata su Rai Radio2 con “Turchesando”, mentre nelle prime file sedevano Gaia Zucchi, con il cucciolo di labrador Atlas in braccio, Lilian Ramos e Lola Pagnani, impossibile da non notare nel suo abitino rosso fuoco.
E ancora Sonia D’Agostino, manager della sanità privata e conduttrice radiofonica, Raffaella Longobardi, il presidente dell’associazione Empaticamente e scrittore Alessandro Cardente, Annamaria Capozzi, Miria Maiorani, Delfina Gasparini, la manager Lorenza Rossi e lo chef Alessandro Circiello, oltre ai tanti amici arrivati per applaudire lo scrittore.
Alla fine, però, nonostante vip, nobili, televisione e gossip, al centro sono rimaste loro: cinque ragazze all’inizio degli anni Duemila, un Caravaggio comparso dove nessuno se lo aspettava e un’estate destinata a diventare indimenticabile.
Perché, in fondo, è proprio questa la scommessa di Niky Marcelli: ricordarci che tutti, almeno una volta, abbiamo avuto sedici anni. E quasi tutti abbiamo avuto un’estate che, ancora oggi, giureremmo sia durata molto più di tre mesi.
Cinema
Anthony Hopkins, il silenzio degli abissi: “Quando bevevo parlavo con l’oceano. Ora dico a me stesso: è andata bene, ragazzino”
“Quando bevevo avevo esperienze semi-religiose. Parlavo all’oceano di Malibu e lui mi rispondeva”, racconta Sir Anthony Hopkins nella sua autobiografia in uscita il 4 novembre per Longanesi. Smette di bere nel 1975: “Ovunque vada, l’abisso mi segue. È carburante per razzi, ma può distruggerti”.
A 88 anni Sir Anthony Hopkins si racconta senza filtri, con l’ironia e la profondità che hanno segnato ogni suo ruolo. Il due volte premio Oscar ha pubblicato il memoir We did ok, kid (È andata bene, ragazzino) per Longanesi. Un viaggio tra ricordi, fragilità e rinascita, dove il genio si intreccia al dolore e la gratitudine alla sopravvivenza.
“Quando bevevo avevo esperienze semi-religiose. Pensavo di essere Giovanni Battista, parlavo all’oceano a Malibu e il mare mi rispondeva”, confessa l’attore, ricordando gli anni più bui della sua dipendenza. Hopkins smette di bere nel 1975, dopo aver toccato il fondo: “Ovunque io vada, l’abisso mi segue. È carburante per razzi. Ma può farti a pezzi e ucciderti”.
L’alcol distrugge i suoi primi due matrimoni e mina il rapporto con l’unica figlia, Abigail. “Non abbiamo più rapporti, è la sua scelta. Dico ai giovani: se i vostri genitori vi fanno soffrire, andatevene. Vivete la vostra vita”. Oggi Hopkins parla di sé come di un uomo “semplicemente grato di essere vivo e di lavorare ancora”.
Nel libro, tradotto da Alberto Pezzotta, l’attore ricorda la sua infanzia a Port Talbot, piccola città siderurgica del Galles: “Tengo sul telefono una foto di me e mio padre in spiaggia. Ogni tanto la guardo e mi dico: è andata bene, ragazzino”. Figlio di un fornaio, con una dislessia mai diagnosticata e un talento vorace, Hopkins costruisce la sua leggenda a forza di disciplina: legge ogni copione 250 volte ad alta voce e memorizza una poesia nuova ogni settimana per tenere viva la mente.
Nel volume non mancano gli aneddoti sul set de Il silenzio degli innocenti, il film che gli regalò il primo Oscar. “Non so perché Jonathan Demme mi scelse, ma si fidò di me. Trovava divertente quanto fossi oltraggioso. L’idea che Hannibal Lecter fosse già in piedi nella cella fu mia: Clarice può sentire il suo odore, dissi a Jonathan. Mi guardò e rispose: sei davvero strano, Hopkins”.
La voce di Lecter, spiega, è ispirata al “cinguettio tagliente” di Katharine Hepburn, unita alla freddezza ipnotica di Charles Manson. Un mix che lo rese immortale. E oggi, tra un dipinto e una nuova poesia imparata a memoria, il vecchio Anthony guarda il mare senza più parlare da solo — ma con la serenità di chi, dopo l’abisso, ha imparato ad ascoltare solo il silenzio.
Libri
Gwyneth Paltrow, tra luci e ombre: arriva la biografia che svela tutto
L’attrice premio Oscar si racconta, tra amori intensi, rotture celebri e il successo imprenditoriale
Nel nuovo libro di Amy Odell emergono dettagli inediti sulla vita privata e pubblica di Gwyneth, dalla relazione con Brad Pitt all’addio a Madonna, fino all’ascesa del marchio Goop
Potete trovare negli scaffali delle librerie per Gallery Books la biografia non autorizzata “Gwyneth”, firmata da Amy Odell, giornalista già autrice dell’acclamata biografia su Anna Wintour. Il volume è frutto di oltre 220 interviste tra amici, collaboratori e figure chiave della carriera dell’attrice e imprenditrice, e si preannuncia come un ritratto crudo, dettagliato e senza filtri di una delle donne più enigmatiche di Hollywood.
Al centro del racconto ci sono le relazioni sentimentali che hanno segnato la vita di Gwyneth Paltrow, a partire da quella con Brad Pitt, nata sul set del cult Seven nel 1995. Nonostante l’intensa passione e l’affetto reciproco, l’attrice avrebbe confessato di sentirsi impreparata al matrimonio. Curiosamente, durante le riprese di Emma, pare si sia invaghita di Hugh Grant, segno di un cuore ancora inquieto.
La storia con Ben Affleck, durata a intermittenza dal 1997 al 2000, si rivelò altrettanto tormentata. Secondo Odell, Paltrow si sarebbe sentita trascurata da un partner emotivamente distante, spesso più interessato ai videogiochi che alla loro relazione. Non mancano, tuttavia, dichiarazioni piccanti: l’attrice avrebbe descritto Affleck come “tecnicamente eccellente”, pur riconoscendo che il rapporto fosse insostenibile per problemi legati all’alcol e al gioco d’azzardo.
Il libro scava anche nella sfera delle amicizie perdute. La più eclatante? Quella con Madonna, un tempo mentore e figura guida per Gwyneth. La rottura avvenne, a quanto pare, durante una vacanza insieme all’allora compagno Chris Martin, frontman dei Coldplay. Un acceso scontro tra la popstar e la figlia di Paltrow avrebbe spinto Martin a prendere le distanze, con la stessa Gwyneth che, pur dispiaciuta, scelse di allontanarsi.
Ma “Gwyneth” non è solo una cronaca sentimentale. Il libro dedica ampio spazio anche alla trasformazione dell’attrice in guru del benessere, grazie alla fondazione del marchio Goop. Dalle candele con nomi provocatori alle uova di giada per uso intimo, ogni proposta di Paltrow ha fatto discutere, polarizzato e — soprattutto — venduto. Odell analizza il successo imprenditoriale dell’attrice con occhio critico, evidenziando come abbia saputo trasformare il suo brand in una vera e propria macchina da soldi (e titoli di giornale), costruendo un impero lifestyle da milioni di dollari.
Tra fragilità e controllo, luce e polemica, Gwyneth Paltrow si conferma una figura divisiva ma irresistibilmente interessante. E questa biografia potrebbe cambiare, ancora una volta, il modo in cui la vediamo.
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