Benessere
Estate rovente e pancione: tutti i consigli utili, realistici e salvavita per affrontare il caldo in gravidanza senza perdere la testa né i sensi
Quando la colonnina di mercurio sale e il pancione cresce, ogni gesto quotidiano può sembrare un’impresa. Ecco allora cosa fare, cosa evitare e come sopravvivere all’estate incinta senza trasformarsi in una sauna ambulante
La gravidanza ha i suoi momenti magici, certo. Ma diciamolo senza filtri: farla d’estate può trasformarsi in un piccolo inferno personale. Sudore, gambe gonfie, stanchezza moltiplicata per tre. E poi c’è quell’adorabile sensazione di avere un termosifone acceso sotto la pelle. Niente panico: con qualche accorgimento giusto, si può restare fresche, attive e persino sorridenti.
Il termometro non mente: quando il caldo diventa un nemico
Con il pancione che cresce, il corpo femminile diventa una centrale termica a tutti gli effetti. Aumenta il volume del sangue, si altera la percezione della temperatura e la sudorazione diventa più intensa. Il tutto mentre il mondo intorno si scioglie sotto il sole di luglio. Non è solo questione di disagio: il caldo eccessivo può causare cali di pressione, disidratazione, crampi, capogiri e un generale senso di spossatezza. Per chi è incinta, la priorità è mantenere il corpo fresco e ben idratato, senza cedere alla tentazione di restare chiuse in casa tutto il giorno con l’aria condizionata a palla.
Acqua: l’amica numero uno (ma anche due e tre)
Bere è fondamentale, ma durante la gravidanza diventa quasi un atto militante. Il corpo ha bisogno di almeno due litri di acqua al giorno, anche se non si ha sete. E no, le bibite zuccherate con ghiaccio non valgono. L’acqua semplice, fresca ma non ghiacciata, è la soluzione migliore. Meglio ancora se si aggiunge qualche fetta di limone, cetriolo o menta per variare un po’ il gusto e stimolare l’idratazione. I succhi di frutta? Solo se naturali e senza zuccheri aggiunti. E già che ci siamo: ridurre il sale è una scelta furba per contenere la ritenzione idrica e non trasformare le caviglie in zampogne.
Vestirsi bene, ma soprattutto leggero
No, non è il momento per outfit elaborati, tessuti sintetici o jeans stretti. In estate, il corpo incinto chiede vendetta se lo si costringe in abiti aderenti o poco traspiranti. Cotone, lino e viscosa sono le parole d’ordine, così come abiti larghi, morbidi, dalle tonalità chiare. Un vestito lungo, una camicia ampia, un paio di sandali comodi (con una minima zeppa, per non schiacciare la schiena) e si è pronte per affrontare anche i 35 gradi. Il reggiseno? Solo se necessario. E che sia senza ferretto.
Uscire sì, ma scegliendo il momento giusto
L’idea di chiudersi in casa dalle 9 alle 18 non è sempre realistica, ma nemmeno sfidare il sole a mezzogiorno è una scelta vincente. Il corpo in gravidanza ha bisogno di ritmi più lenti, ombra e pause. Le uscite devono essere strategiche: mattina presto o tardo pomeriggio, quando il sole è meno feroce. E mai senza cappello, occhiali e una bottiglietta d’acqua a portata di mano. Camminare fa bene, certo, ma con criterio. Meglio ancora se si sceglie un parco, un viale alberato o qualsiasi zona con un minimo di ventilazione.
Gambe gonfie e piedi che urlano: ecco cosa fare
Le caviglie si gonfiano? I piedi sembrano lievitati? Normale. Ma non per questo bisogna subirlo in silenzio. Un trucco semplice è tenere le gambe sollevate ogni volta che ci si ferma, anche con un paio di cuscini sul divano. I massaggi linfodrenanti (se autorizzati dal medico) possono aiutare moltissimo. Così come un pediluvio serale con acqua fresca e qualche goccia di olio essenziale alla menta o lavanda. E attenzione alle scarpe: la comodità deve vincere sulla moda. Sandali troppo piatti o troppo rigidi sono nemici giurati del benessere estivo.
Mangiare meno, mangiare meglio
L’appetito cambia, la digestione rallenta, e il caldo peggiora tutto. In estate, la parola d’ordine è leggerezza. Meglio piccoli pasti frequenti che grandi abbuffate. Frutta fresca, verdura cruda, cereali integrali e proteine leggere sono le alleate perfette. Evitare fritti, cibi molto salati o elaborati, e scegliere piatti freschi e semplici è un gesto che il corpo ringrazierà subito. Il gelato va bene, ma con moderazione e magari scegliendo quello artigianale alla frutta. E se si sogna una granita, che sia fatta in casa con ingredienti naturali: zero coloranti, tutto gusto.
Movimento sì, sudata no
Fare attività fisica in gravidanza è consigliato, ma sotto il sole di luglio, anche una camminata può sembrare una maratona. Meglio scegliere orari freschi e attività dolci: nuoto, yoga prenatale, stretching. La piscina è una benedizione: toglie peso dalla schiena, rinfresca, fa bene alla circolazione. Anche solo restare a mollo, se fatto con regolarità, può fare miracoli. L’importante è ascoltarsi: se si suda troppo, ci si sente stanche o affaticate, si rallenta o si smette. Nessuna competizione, solo benessere.
Il sonno estivo, questo sconosciuto
Dormire bene è già un’impresa quando si è incinte. Farlo con 30 gradi notturni può diventare leggenda. Il ventilatore (non puntato addosso) è una buona idea. L’aria condizionata va bene, purché mantenuta intorno ai 24-26 gradi. Indossare il minimo indispensabile, usare lenzuola in cotone leggero e tenere accanto al letto una borraccia fresca aiuta. Anche una doccia tiepida prima di dormire può abbassare la temperatura corporea e rendere più facile addormentarsi. Ma soprattutto: se il sonno non arriva, pazienza. Si legge, si ascolta musica, si aspetta. Fa parte del gioco.
L’umore va a picco? È tutto normale
Caldo, ormoni, stanchezza, mal di schiena, vestiti che stringono, sonno ballerino: a un certo punto anche la pazienza vacilla. Gli sbalzi d’umore sono fisiologici, ma l’estate li amplifica. La strategia migliore è prendersi sul serio senza prendersi troppo sul serio. Concedersi pause, dire qualche no, ritagliarsi piccoli momenti di benessere. Un gelato mangiato lentamente, una telefonata a un’amica che non giudica, una serie tv trash da guardare sdraiate come foche. A volte basta poco per respirare meglio, anche se fuori ci sono 38 gradi all’ombra.
Niente fumo, nemmeno per finta
Con il caldo che amplifica ogni fastidio e la gravidanza che rende tutto più delicato, fumare – attivamente o passivamente – è un rischio che non vale mai la pena. Il fumo aumenta la disidratazione, peggiora la circolazione e, inutile dirlo, danneggia il feto. Anche stare accanto a chi fuma può risultare pesante, soprattutto nei luoghi chiusi o poco ventilati. Meglio evitarlo senza sensi di colpa: non è questione di capricci, ma di salute vera. E se qualcuno storce il naso, si può sempre dare la colpa agli ormoni.
E quando proprio non ce la si fa più
Ci sono giorni in cui anche mettere le ciabatte sembra faticoso. Succede. L’unica vera regola è non forzarsi. Se il corpo chiede riposo, si riposa. Se serve stare ferme davanti al ventilatore con i piedi in una bacinella, lo si fa. Ogni donna ha il suo modo di affrontare l’estate incinta, e non ne esiste uno giusto per tutte. L’unica cosa importante è ascoltarsi, rallentare, chiedere aiuto se serve e ridere, quando si può. Perché anche col pancione, il sudore e la voglia di urlare, resta comunque un’estate da ricordare. Anche solo per averla superata.
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Benessere
Il cervello inizia a invecchiare a 44 anni: la scoperta che può cambiare la prevenzione del declino cognitivo
Secondo gli scienziati, il calo metabolico cerebrale non è lineare e potrebbe essere rallentato fornendo al cervello carburanti alternativi, come i chetoni. I risultati, pubblicati su PNAS, aprono nuove prospettive nella lotta contro l’Alzheimer.
Quando il cervello inizia davvero a invecchiare
Il cervello non resta giovane per sempre, ma il momento esatto in cui comincia a perdere efficienza è stato a lungo un mistero. Ora, grazie a una ricerca condotta dall’Università Statale di New York a Stony Brook, gli scienziati hanno identificato l’età in cui il cervello entra nella sua “curva di declino”: a partire dai 44 anni.
Non si tratta, però, di un processo costante. Il calo segue un andamento “a S”, spiegano i ricercatori: inizia intorno ai 40 anni, accelera fino ai 67 e rallenta intorno ai 90. A influire non sono solo fattori genetici, ma anche aspetti metabolici e infiammatori che condizionano la capacità dei neuroni di ottenere energia dal glucosio.
Il ruolo dell’insulina: quando i neuroni “restano affamati”
Secondo lo studio, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), la causa principale dell’invecchiamento cerebrale risiede nel metabolismo del glucosio. Con l’età, l’insulina – l’ormone che regola l’assorbimento dello zucchero nelle cellule – diventa meno efficace nel cervello, lasciando i neuroni “affamati” di energia.
“Durante la mezza età, i neuroni sono metabolicamente stressati ma ancora vitali”, ha spiegato la professoressa Lilianne R. Mujica Parodi, coordinatrice della ricerca. “È una fase delicata: il cervello non è ancora danneggiato, ma comincia a fare fatica. Intervenire in questo momento può fare la differenza.”
Chetoni: un carburante alternativo per il cervello
Il team di ricerca ha testato una possibile soluzione: fornire al cervello una fonte alternativa di energia. Gli scienziati hanno somministrato a un gruppo di volontari integratori a base di chetoni, molecole che l’organismo produce naturalmente quando brucia i grassi in assenza di zuccheri.
I risultati sono stati sorprendenti: nelle persone tra i 40 e i 59 anni, i chetoni hanno migliorato la sensibilità all’insulina e stabilizzato l’attività delle reti cerebrali, riducendo i segni del declino cognitivo precoce. L’effetto, invece, è risultato meno evidente nei più giovani e negli anziani.
“Abbiamo osservato che i chetoni riescono a bypassare la resistenza all’insulina e a fornire carburante diretto ai neuroni”, ha aggiunto la professoressa Mujica Parodi. “Questo approccio potrebbe rivoluzionare la prevenzione del declino cognitivo legato all’età e delle patologie neurodegenerative, come il morbo di Alzheimer.”
La ricerca e i suoi protagonisti
Lo studio ha coinvolto oltre 19.000 persone, sottoposte a risonanza magnetica funzionale per analizzare l’attività delle reti cerebrali. Oltre all’ateneo di Stony Brook, hanno partecipato la Mayo Clinic, il Massachusetts General Hospital e il Memorial Sloan Kettering Cancer Center.
L’analisi ha messo in evidenza anche due geni chiave nel processo di invecchiamento cerebrale:
- GLUT4, responsabile del trasporto del glucosio nelle cellule, e
- APOE, già noto per il suo ruolo nel rischio di Alzheimer.
Entrambi risultano coinvolti nella perdita di efficienza del metabolismo cerebrale a partire dalla mezza età.
Prevenzione e prossimi passi
Gli autori dello studio sottolineano che si tratta di risultati preliminari, ma aprano una nuova strada per la prevenzione. Intervenire nella “finestra critica” tra i 40 e i 60 anni, fornendo al cervello energia supplementare attraverso integratori o dieta mirata, potrebbe rallentare l’invecchiamento cerebrale prima che compaiano danni irreversibili.
Tuttavia, gli esperti ricordano che non esistono scorciatoie: prima di assumere integratori o cambiare abitudini alimentari è sempre necessario consultare il proprio medico.
Un nuovo modo di guardare alla mezza età
L’idea che il cervello inizi a cambiare già a 44 anni può spaventare, ma è anche un’occasione per intervenire per tempo. Conoscere il momento in cui la mente inizia a perdere efficienza significa poter agire in modo mirato, migliorando alimentazione, attività fisica e salute metabolica.
In fondo, come conclude la professoressa Mujica Parodi, “l’invecchiamento non è un destino ineluttabile, ma un processo che possiamo imparare a comprendere – e forse, un giorno, a rallentare.”
Benessere
Quando ogni sforzo sembra vano: come risvegliarsi dal torpore motivazionale
Dal ripensare gli obiettivi all’agire consapevole, passando per la cura della salute mentale e del benessere: ecco le strategie più efficaci validate dalla psicologia per uscire dal blocco motivazionale.
Ci sono momenti in cui ci si sveglia e ogni cosa appare gravosa: anche le azioni più semplici sembrano prive di significato, e quella spinta interiore che prima guidava, all’improvviso sfuma. Il cronico «tutto sembra inutile» può rivelarsi più comune di quanto pensiamo, ma è anche un campanello d’allarme che merita attenzione. In molti casi, questa stasi non segna un fallimento personale, ma una fase in cui mente, corpo e circostanze sono in disallineamento. A questo punto, chiedersi cosa fare non è pigrizia: è accorgersi che qualcosa va cambiato.
Riscoprire la direzione cambiando l’azione
La mancanza di motivazione spesso nasce non dalla totale assenza di desiderio, ma dalla direzione mancata o dall’obiettivo ormai lontano. Come suggeriscono gli esperti di Verywell Mind, può essere utile «agire come se fossimo motivati»: vestirsi, attivarsi, avviare anche piccoli compiti e cogliere come l’azione generi, a sua volta, motivazione.
Un altro approccio efficace è la regola dei “dieci minuti”: impegnarsi per un tempo molto breve, finalmente iniziare, e da lì verificare se si continua o si cambia.
Infine, prendersi una pausa dal perfezionismo e accettare di rifare meno, ma meglio, può liberare energie.
Compiti più piccoli, gentilezza verso sé stessi
Quando si affronta un blocco motivazionale, aiutarsi con strategie delicate può cambiare il corso. La Mental Health Foundation segnala l’importanza di spezzare il lavoro in blocchi ridotti, riconoscere anche i piccoli successi e essere gentili con sé stessi: non tutte le giornate possono essere brillanti, e va bene così.
Gestire la lista delle cose da fare riducendo le priorità e semplificando l’agenda aiuta a rimettere in moto la spinta. Anche concedersi del «me time» e accettare la propria condizione come momento transitorio – anziché segno di cedimento – rappresenta un grande passo verso una nuova motivazione.
Verifica salute, stimola il corpo, chiedi aiuto
La motivazione non è solo mentale: corpo, orologio biologico e salute giocano un ruolo fondamentale. Fischbach su Harvard Business Review richiama l’attenzione sui tempi in cui il corpo manda segnali: stanchezza, deficit di sonno, nutrizione carente possono mandare in tilt la motivazione.
Un controllo medico, una valutazione del sonno, dell’alimentazione e dell’attività fisica sono tutti elementi da considerare. Inoltre, quando la motivazione manca da settimane e si accompagna a sintomi come apatia persistente o isolamento, è opportuno rivolgersi a uno specialista.
La motivazione persa non è una condanna; è un segnale che invita al cambiamento. Ridurre lo sforzo, iniziare subito, celebrare i piccoli progressi, ascoltare il corpo e dare spazio alla cura di sé: sono passi concreti e reali. Riscoprire significato non significa ritrovare subito “la voglia di sempre”, ma avviare piccole azioni che riconnettano con ciò che conta e che può tornare a muovere.
Benessere
I cibi amici della memoria: cosa mangiare per mantenere il cervello giovane
Mangiare bene non serve solo a mantenere il corpo in salute, ma anche a proteggere il cervello dal decadimento cognitivo. Ecco gli alimenti che gli esperti consigliano per stimolare la memoria e favorire la concentrazione.
Un cervello che si nutre bene
Il nostro corpo ha bisogno di nutrienti per funzionare al meglio, e il cervello non fa eccezione. Alcuni alimenti possono aiutare a migliorare memoria e concentrazione, oltre a ridurre il rischio di malattie neurodegenerative. La dieta mediterranea, ricca di pesce, frutta, verdura, olio d’oliva e legumi, è considerata una delle migliori per la salute cerebrale.
Il pesce e gli omega-3
Quando i genitori dicevano “mangia pesce, così ti ricordi le cose”, non avevano tutti i torti. Non è il fosforo, come si credeva un tempo, ma gli acidi grassi omega-3 a rendere il pesce un alleato della memoria. Questi nutrienti sono fondamentali per il buon funzionamento del cervello: favoriscono la concentrazione e riducono il rischio di Alzheimer e altre malattie neurodegenerative. I pesci più ricchi di omega-3 sono salmone, tonno, sgombro, sardine, aringhe e trote.
Frutta e verdura: vitamine e antiossidanti
Frutta e verdura restano sempre indispensabili, ma alcune varietà sono particolarmente utili al cervello. I frutti rossi, come mirtilli e fragole, sono ricchi di antiossidanti che proteggono le cellule nervose. Le arance apportano vitamina C, utile al sistema immunitario e alla circolazione. Tra le verdure, invece, broccoli e spinaci migliorano l’apporto di ferro e aiutano a combattere stanchezza e cali di attenzione.
Anche la frutta secca gioca un ruolo importante: noci, mandorle e nocciole contengono acidi grassi sani, vitamina E e antiossidanti che proteggono le cellule cerebrali e aiutano a mantenere la memoria attiva.
Olio extravergine di oliva: solo a crudo
L’olio extravergine di oliva non è solo un condimento. Usato a crudo, aiuta la circolazione sanguigna del cervello e riduce l’infiammazione dei neuroni. È uno dei pilastri della dieta mediterranea e contribuisce al benessere generale, ma va consumato senza cottura per mantenere intatte le sue proprietà.
I legumi: energia per la mente
Ceci, lenticchie, fagioli, piselli e fave sono alimenti semplici ma preziosi. Contengono acido folico, fibre e proteine che favoriscono il funzionamento del cervello e aiutano la memoria. Inserirli più volte alla settimana nella dieta è una scelta salutare ed economica.
Cioccolato fondente: un piacere che fa bene
Non tutti i dolci sono nemici della salute: il cioccolato fondente, con almeno l’85% di cacao, è un alleato della memoria. Contiene flavonoidi, sostanze antiossidanti che migliorano la circolazione e hanno un effetto positivo sul cervello. La quantità consigliata è di 20-30 grammi al giorno, da gustare senza sensi di colpa.
La memoria non dipende solo dallo studio o dall’esercizio mentale, ma anche da ciò che portiamo in tavola. Scegliere alimenti ricchi di nutrienti come pesce, verdura, frutta, olio d’oliva, legumi e cioccolato fondente può fare la differenza. Non si tratta di diete drastiche o complicate, ma di piccoli gesti quotidiani che aiutano a mantenere il cervello giovane e pronto ad affrontare le sfide di ogni giorno.
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