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Lifestyle

Le radici dell’anima: perché le amicizie significative sono così importanti

Le amicizie significative sono cruciali per il nostro benessere emotivo e fisico. Cosa ne ostacolano la costruzione e come aiutano a capire meglio chi siamo veramente, mostrandoci diverse sfaccettature della nostra personalità e ampliando la nostra identità.

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    Le amicizie sono come i colori di un arcobaleno: variopinte, uniche e indispensabili per illuminare la nostra vita. Ma non tutte le amicizie sono uguali. Alcune sono come stelle cadenti, brillanti ma effimere; altre, invece, sono come fari nella notte, costanti e rassicuranti.

    Le amicizie significative sono proprio queste ultime: legami profondi e duraturi che vanno oltre le semplici conoscenze. Sono relazioni che ci arricchiscono, ci sostengono e ci accompagnano lungo il cammino della vita.

    Le amicizie significative giocano un ruolo cruciale nel nostro percorso di crescita personale. Ci aiutano a comprendere meglio chi siamo veramente, poiché attraverso le interazioni con gli amici siamo esposti a diverse prospettive, opinioni e stili di vita. Questo ci consente di esplorare diverse sfaccettature della nostra personalità e di ampliare la nostra identità.

    Gli amici ci offrono sostegno emotivo e ci incoraggiano a essere autentici, permettendoci di esprimere liberamente le nostre emozioni e i nostri pensieri senza paura di giudizi. Inoltre, ci aiutano a sviluppare capacità di comunicazione e risoluzione dei conflitti, migliorando così le nostre relazioni interpersonali.

    La salute e le amicizie
    Ricerche in merito hanno dimostrato che avere una rete sociale ampia e diversificata può prolungare la vita e migliorare la nostra salute mentale e fisica. Inoltre, le amicizie ci aiutano a capire meglio chi siamo veramente, mostrandoci diverse sfaccettature della nostra personalità e ampliando il nostro senso di identità.

    Non tutte le amicizie sono benefiche
    Le relazioni amicali possono essere complesse e intrinseche di sfide. Per cambiare atteggiamento e migliorare le nostre relazioni, la psicologa ci invita a praticare la reciprocità, a dimostrare apprezzamento per i nostri amici e a essere aperti e vulnerabili. Suggerisce di superare il nostro egocentrismo che ci porta a concentrarci esclusivamente su come gli altri ci trattano, anziché sull’impatto delle nostre azioni sugli altri e ci incoraggia a credere che gli altri potrebbero apprezzarci più di quanto pensiamo e ad essere attivi nel cercare connessioni, anche se inizialmente ciò potrebbe farci sentire a disagio.

    In conclusione, coltivare amicizie sane e significative richiede impegno e consapevolezza di sé. Sviluppare una visione positiva di sé e praticare la reciprocità sono passi fondamentali per costruire relazioni soddisfacenti e gratificanti.

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      Libri

      Niky Marcelli cambia pelle e lascia il noir: con Le ragazze sono in giro racconta l’amicizia, l’estate del 2005 e la nostalgia

      Nel nuovo libro pubblicato da Officine Pindariche, Niky Marcelli abbandona delitti e investigazioni per raccontare cinque sedicenni, un piccolo borgo lungo la Cassia e un’estate destinata a cambiare tutto. Tra autofiction, amicizia e una pungente critica alla televisione.

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        La critica e il pubblico hanno definito Niky Marcelli in modi diametralmente opposti: dal “Dan Brown italiano” al “raffinato esteta dannunziano”, fino a epiteti decisamente più coloriti.

        Un personaggio eclettico – qualcuno definirebbe bizzarro – dalle molte manie, e dai pensieri sul mondo che trovano nella ironia e nel sarcasmo uno stile di vita. Dopo una lunga carriera come giornalista, ne ha iniziata una da scrittore giunta ormai al tredicesimo titolo.

        Dopo molti romanzi d’avventura e gialli (con un paio di incursioni nella moda maschile e nella gastronomia), l’irriverente scrittore abbandona le nebbie veneziane e la riviera cesenaticense – teatri abituali dei suoi libri – per catapultare il lettore in un piccolo borgo medievale lungo la via Cassia, direzione Viterbo.

        E’ infatti appena uscito sul mercato, e potremmo definirlo “un capolavoro di nostalgia”, Le ragazze sono in giro per i tipi di Officine Pindariche, dove Marcelli  abbandona il noir per raccontare l’adolescenza dorata e tragicomica di cinque sedicenni alle porte di Roma nei primi anni Duemila.

        Una trama avvicente, personaggi tratteggiati con sfumature psicologiche ipnotiche e, soprattutto, una estate – quella del 2005 – che i lettori che l’hanno vissuta, sicuramente non dimenticheranno mai.

        Lo abbiamo incontrato a Cesenatico, in quella che considera la sua “seconda casa”, il Grand Hotel Da Vinci.

        Dopo le atmosfere glamour della Contessa Rossa e la tormentata ispettrice soprannominata la Lince, arrivano Alessandra e le sue amiche: cinque sedicenni in un borgo alle porte della Capitale. Come mai hai voluto raccontarle?

        In realtà avevo iniziato a raccontarle molto prima della Contessa e della Lince, perché Le Ragazze sono in giro avevo iniziato a scriverlo nel 2004. Poi, colto da crisi creativa, l’ho abbandonato per oltre dieci anni. Ho approfittato del Covid per riprenderlo in mano, dopo la pubblicazione de La Donna di Lana, la terza avventura della Contessa Rossa.

        I personaggi si basano su cinque mie amiche, allora adolescenti. In particolare due di esse, che io considero due delle mie “vice-figlie”. Su quello che mi raccontavano e anche su quello che combinavamo io e il mio gruppo di amici quando avevamo la loro età.

        Hai detto in un paio di occasioni che è un romanzo scritto “all’italiana”. Che cosa intendi esattamente?

        Per “romanzo all’italiana” intendo, scherzosamente, quel genere ormai sdoganato che viene comunemente definito auto fiction. Ovvero dove l’autore scrive attorno al proprio ombelico e al proprio ego, di questioni della sua vita.

        Io mi sono ritagliato uno spazio-ombelico – per la prima e ultima volta nei miei libri – con il personaggio di Vittorio, il padre della protagonista Alessandra, scrittore in crisi in cerca di ispirazione, raccontando molte cose, anche poco edificanti, che ho vissuto realmente. Inutile dire che è il personaggio più perculato dell’intero romanzo.

        Però l’ho descritto come un bel figo, alto e biondo, con ancora tutti i capelli in testa!

        Le ragazze sono in giro è un “teen dramedy”…

        Ho voluto raccontare con leggerezza, allegria e ironia queste cinque ragazze, puntando soprattutto sulla commedia. Nel libro non mancano le occasioni di farsi quattro risate o, perlomeno, di sorridere. Ma, come nella miglior tradizione della sopracitata commedia, c’è anche un risvolto amaro e un conto abbastanza salato che la vita, ad un certo punto, presenterà alle protagoniste.

        Il principale filo conduttore di questo romanzo è l’amicizia…

        Sì, ho voluto raccontare l’amicizia granitica, la sorellanza, tra queste cinque ragazze. Penso che l’amicizia, al di là di tutto, sia senz’altro il bene più prezioso. Ne parlo con discreta cognizione di causa perché io stesso (e qui torniamo sull’ombelico!) ho amicizie che durano non solo dall’adolescenza, ma addirittura dall’epoca delle scuole elementari.

        C’è anche, tra le righe, una dura critica alla società di oggi e, in particolare, ad un certo modo di fare televisione. Mondo che tu conosci molto bene, avendo lavorato per quasi quaranta anni alla Rai.

        Un evento, che ovviamente non spoilero, porta il piccolo borgo al centro della cronaca e sotto l’attenzione di certe trasmissioni televisive – in particolare quelle che vivono di cronaca nera, inzuppando il pane nel sangue degli innocenti – anche se, per fortuna, in questo caso non si tratta di un delitto efferato ma di un ritrovamento fortuito. Ho cercato di raccontare, in questo caso e sempre con molta ironia, quello che ho vissuto e a cui ho assistito lavorando in alcuni di questi programmi.

        Perché la scelta di ambientarlo proprio nel 2005?

        Per due ordini di motivi: il primo – come dicevo – è che ho iniziato a scriverlo nel 2004 e non ho voluto allontanarmi dalla storia orginale. Il secondo è che, nel settembre del 2005, Luciano Ligabue ha fatto il suo primo concerto a Campovolo. E Ligabue, o perlomeno la sua musica, ha un ruolo fondamentale per una delle ragazze e per il finale del romanzo.

        NIKY MARCELLI 1 - Ph. SIMONA PONI
        NIKY MARCELLI – Ph. SIMONA PONI

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          Moda

          La rafia è l’accessorio più fotografato dell’estate

          Se c’è un filo conduttore che unisce i look più iconici dello street style e i feed Instagram di questa stagione, ha la consistenza tattile e il colore caldo della sabbia. Nel 2026, gli accessori in rafia hanno completato una transizione stilistica radicale: non sono più semplici feticci da bagnasciuga, ma i veri e propri protagonisti del guardaroba metropolitano, fotografati ad ogni angolo delle capitali della moda.

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          La rafia è l'accessorio più fotografato dell'estate

            La tendenza unisce il fascino nostalgico del fatto a mano con la precisione del design contemporaneo, conquistando il titolo di must-have assoluto dell’estate.

            L’evoluzione urbana: la rafia incontra il couture

            La vera novità del 2026 risiede nei contrasti materici. Le grandi maison hanno reinterpretato questa fibra tradizionale accostandola a dettagli di lusso capaci di elevarne lo status:

            • Finiture pregiate: Gli intrecci di palma si fondono con profili in pelle di vitello, dettagli metallici dorati e chiusure scultoree.
            • Geometrie rigide: Brand come Jacquemus (con la sua pochette La Plage dalle chiusure sferiche) e Loewe hanno dimostrato che la rafia può assumere forme strutturate, perfette per sostituire le borse in pelle persino nei contesti lavorativi o per eventi formali e matrimoni estivi.

            La borsa in rafia del 2026 spazia dai maxi cesti a spalla ai modelli a secchiello arricchiti da ricami e perline, fino alle silhouette East-West d’ispirazione anni ’90, diventando un passe-partout da giorno e da sera.

            Non solo borse: il total look materico

            Il fenomeno non si ferma alla pelletteria. Ad essere costantemente catturati dagli obiettivi dei fotografi di street style sono i piccoli e grandi dettagli che completano l’outfit.

            1. Cappelli tra rétro e urban

            Accanto alle classiche falde larghissime da diva del cinema, nel 2026 spopolano i bucket hat (i cappelli da pescatore) realizzati in fitta trama di rafia geometrica da Balenciaga e Miu Miu, ideali per dare un tocco sporty-chic ai look da città.

            2. Calzature e Bijoux

            I piedi riscoprono la freschezza con mules intrecciate, sabot e ballerine in rafia firmate da pesi massimi come Prada e Manolo Blahnik. Persino la gioielleria si adegua al trend, proponendo orecchini a cerchio rivestiti in fibra e bracciali rigidi ricamati.

            Il segreto dello styling: Il contrasto perfetto

            Perché l’accessorio in rafia funzioni sotto i flash dei fotografi nel 2026, il segreto risiede nello styling. I trendsetter evitano il total look “da resort” quando sono in città, preferendo giocare di contrasto. La rafia esprime il suo massimo potenziale glamour quando viene abbinata a pezzi sartoriali rigidi e ultra-puliti: un tailleur pantalone scivolato, un trench leggero o un classico completo in denim scuro.

            In questo modo, la texture grezza dell’intreccio spezza il rigore dell’abito, regalando quell’aria di lusso rilassato e disinvolto che ridefinisce l’eleganza estiva.

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              Cucina

              La Cheesecake leggera alle albicocche che non fa rimpiangere quella classica

              La cheesecake è il re indiscusso dei dessert estivi, ma spesso la ricetta tradizionale (ricca di panna liquida, burro e formaggi spalmabili ad alto contenuto di grassi) può risultare pesante durante le calde giornate di luglio. Nel 2026, la pasticceria moderna si orienta sempre di più verso il “benessere goloso”: calibrare gli ingredienti per alleggerire l’apporto calorico senza sacrificare la consistenza setosa e il gusto.

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              La Cheesecake leggera alle albicocche che non fa rimpiangere quella classica

                Questa versione della cheesecake alle albicocche a basso contenuto di grassi sfrutta la naturale cremosità dello yogurt greco e la dolcezza aromatica delle albicocche fresche di stagione, riducendo drasticamente i grassi saturi ma mantenendo intatto il piacere del cucchiaio.

                Gli Ingredienti (per uno stampo a cerniera da 20 cm)

                Per ottenere un profilo nutrizionale leggero, il segreto sta nella sostituzione strategica del burro nella base e della panna nella crema.

                Per la base croccante:

                • 150 g di biscotti secchi integrali (ricchi di fibre e più poveri di grassi)
                • 40 g di olio di cocco fuso o burro leggero (oppure 3 cucchiai di succo d’arancia/mela per alleggerire ulteriormente)
                • 1 cucchiaio di miele millefiori o sciroppo d’acero

                Per la crema vellutata:

                • 350 g di formaggio spalmabile light (o ricotta vaccina setacciata)
                • 250 g di yogurt greco colato allo 0% o 2% di grassi
                • 80 g di eritritolo (un dolcificante naturale a zero calorie) oppure zucchero di canna integrale
                • 1 cucchiaino di estratto naturale di vaniglia
                • 8 g di gelatina in fogli (colla di pesce) o l’equivalente in agar-agar
                • 2 cucchiai di latte scremato (per sciogliere la gelatina)

                Per il topping lucido alle albicocche:

                • 300 g di albicocche fresche, mature e snocciolate
                • 1 cucchiaio di succo di limone
                • 2 cucchiai di eritritolo o miele
                • 2 g di gelatina in fogli (opzionale, per un effetto gelée più sodo)

                Il procedimento passo dopo passo

                1. La base

                Tritate finemente i biscotti integrali in un mixer. Trasferiteli in una ciotola e unite l’olio di cocco fuso (o il burro leggero) e il miele, mescolando fino a ottenere un composto simile a sabbia bagnata. Rivestite il fondo dello stampo a cerniera con carta da forno, versate il composto e pressatelo bene con il dorso di un cucchiaio per creare una base compatta. Lasciate riposare in frigorifero per almeno 30 minuti.

                2. La crema light

                Mettete i fogli di gelatina a mollo in acqua fredda per 10 minuti. Nel frattempo, in una ciotola capiente, lavorate con le fruste elettriche il formaggio spalmabile light, lo yogurt greco, il dolcificante scelto e l’estratto di vaniglia, fino a ottenere un composto liscio e privo di grumi. Strizzate la gelatina e scioglietela nei due cucchiai di latte scremato ben caldo. Lasciate intiepidire il latte per un minuto, poi incorporatelo alla crema di formaggio mescolando rapidamente per evitare la formazione di filamenti. Versate la crema sulla base di biscotti e livellate la superficie. Riponete in frigorifero per 4 ore.

                3. Il coulis di albicocche

                Tagliate le albicocche a cubetti e cuocetele in un pentolino a fuoco basso con il succo di limone e il dolcificante per circa 8-10 minuti, finché non saranno completamente morbide. Frullate il tutto con un mixer a immersione per ottenere una purea liscia. Se desiderate un effetto gelatina perfetto, unite alla purea ancora calda la seconda quota di gelatina (precedentemente ammollata e strizzata). Lasciate raffreddare la salsa a temperatura ambiente.

                4. Il tocco finale

                Versate delicatamente la purea di albicocche ormai tiepida o fredda sullo strato di crema rassodato. Riponete la cheesecake in frigorifero per un’ultima ora prima di servire.

                L’idea dello Chef: Decorate la superficie con foglioline di menta fresca e spicchi di albicocca cruda appena prima di portarla in tavola. Il contrasto visivo e la freschezza aromatica lasceranno i vostri ospiti a bocca aperta.

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