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Benessere

A che serve lo sbadiglio? Tutti i segreti di un atto involontario con funzioni misteriose

Lo sbadiglio, quel gesto involontario che ci porta ad aprire la bocca spalancandola e ad inspirare profondamente, è un’azione comune a tutti gli esseri umani, dai neonati agli anziani. Nonostante la sua diffusione e la sua semplicità apparente, lo sbadiglio rimane ancora un fenomeno non completamente compreso dalla scienza.

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    Le teorie sul suo scopo sono diverse e spaziano dall’aumento del flusso di ossigeno nel corpo al raffreddamento del cervello, passando per la comunicazione non verbale e l’empatia. Alcune ricerche suggeriscono che lo sbadiglio possa aiutare a regolare la temperatura corporea, mentre altre ipotizzano che possa essere un modo per il corpo di liberarsi dell’anidride carbonica in eccesso.

    Indipendentemente dalla sua funzione precisa, lo sbadiglio è un riflesso complesso che coinvolge diverse parti del corpo, tra cui i muscoli facciali, il diaframma e i polmoni. Quando sbadigliamo, la nostra bocca si apre al massimo, i muscoli del collo si contraggono e il diaframma si abbassa, favorendo una profonda inspirazione di aria. Allo stesso tempo, le palpebre possono abbassarsi e alcune persone potrebbero lacrimare.

    Matteo Renzi, Boris Johnson e l’ex presidente USA, Obama, non trattengono gli sbadigli

    Lo sbadiglio è spesso associato a sensazioni di stanchezza, noia o fame, ma può verificarsi anche in situazioni di stress, ansia o eccitazione. Inoltre, è un fenomeno contagioso: la vista di qualcuno che sbadiglia può indurre altre persone a fare lo stesso, un meccanismo che potrebbe essere spiegato da un’innata tendenza all’imitazione o da un legame di empatia.

    Seppur banale, lo sbadiglio rimane un fascinante mistero che continua a incuriosire gli scienziati. La sua natura involontaria e la sua ubiquità tra le specie animali ci suggeriscono che ricopra un ruolo importante nella nostra fisiologia e nel nostro comportamento, anche se non ne comprendiamo ancora appieno le sfumature.

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      Benessere

      Bevande gassate contro il caldo: aiutano davvero a dissetarsi oppure è meglio evitarle?

      Acqua frizzante, bibite zuccherate, cola e soft drink: ecco cosa succede davvero al nostro organismo quando le consumiamo durante le giornate più calde e quali sono le alternative consigliate.

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        Quando il termometro supera i 35 gradi, la tentazione di stappare una bibita ghiacciata è forte. La sensazione di freschezza è immediata e le bollicine sembrano amplificarla, ma dal punto di vista dell’idratazione non tutte le bevande gassate si equivalgono.

        La differenza principale sta infatti negli ingredienti: un conto è bere acqua minerale frizzante, un altro è consumare regolarmente soft drink ricchi di zuccheri o dolcificanti.

        Acqua frizzante: sì, se piace

        Dal punto di vista dell’idratazione, l’acqua frizzante è efficace quanto quella naturale. L’anidride carbonica non riduce la capacità dell’organismo di assorbire i liquidi e, per molte persone, il gusto più vivace può persino incentivare a bere di più durante la giornata.

        Chi soffre di reflusso gastroesofageo, gonfiore addominale o altri disturbi digestivi, però, potrebbe avvertire un maggiore senso di pesantezza. In questi casi è preferibile alternarla all’acqua naturale.

        Attenzione alle bibite zuccherate

        Diverso il discorso per cola, aranciate, tè freddi zuccherati e altre bibite gassate. Pur contribuendo all’apporto di liquidi, contengono spesso elevate quantità di zucchero che aumentano l’introito calorico senza offrire particolari benefici nutrizionali.

        Inoltre, il loro consumo frequente non rappresenta la strategia migliore per reintegrare i liquidi persi con la sudorazione, soprattutto nelle giornate molto calde o dopo un’attività fisica.

        Anche le versioni “zero zuccheri” possono essere consumate occasionalmente, ma non dovrebbero sostituire l’acqua come principale fonte di idratazione.

        Qual è la scelta migliore quando fa molto caldo?

        Gli esperti concordano su un punto: l’acqua resta la bevanda di riferimento per mantenere un corretto equilibrio idrico. Può essere naturale o frizzante, a seconda delle preferenze personali, purché venga assunta regolarmente durante tutta la giornata.

        Per chi desidera variare, una valida alternativa è rappresentata dall’acqua aromatizzata con fette di limone, cetriolo, arancia o foglie di menta, oppure da tè e tisane serviti freddi e senza zuccheri aggiunti.

        Le bibite gassate, quindi, non sono “vietate”, ma è bene considerarle un piacere occasionale più che uno strumento per combattere il caldo. Quando l’obiettivo è idratarsi davvero, nessuna bevanda riesce ancora a battere un semplice bicchiere d’acqua.

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          Benessere

          Il cervello ha bisogno di staccare: 5 segnali che indicano che sei vicino al burnout (e non è solo stanchezza)

          Irritabilità, insonnia, difficoltà di concentrazione e perdita di motivazione sono tra i segnali più frequenti. Gli psicologi consigliano di non ignorarli e di concedersi vere pause di recupero.

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            Essere sempre connessi, rispondere alle notifiche anche in vacanza e non riuscire mai a “staccare” possono affaticare la mente tanto quanto un intenso sforzo fisico. Il burnout non riguarda soltanto chi svolge professioni particolarmente stressanti: può colpire chiunque viva per lunghi periodi in una condizione di pressione costante.

            Tra i primi segnali compaiono una stanchezza che non passa nemmeno dopo aver dormito, difficoltà a concentrarsi, perdita di entusiasmo per attività che prima davano soddisfazione, nervosismo e una sensazione di svuotamento emotivo.

            Quando lo stress diventa un problema

            Lo stress, di per sé, è una risposta naturale dell’organismo. Diventa però un problema quando si prolunga nel tempo senza momenti di recupero.

            Dormire male, sentirsi costantemente sotto pressione, avere difficoltà a rilassarsi e vivere ogni impegno come un peso possono indicare che è arrivato il momento di rallentare.

            Gli specialisti ricordano che ignorare questi segnali può peggiorare il benessere psicologico e influire anche sulla salute fisica.

            Piccole abitudini che aiutano la mente

            Dedicare ogni giorno qualche minuto a un’attività piacevole, fare movimento, limitare il tempo trascorso davanti agli schermi, mantenere relazioni sociali e ritagliarsi momenti di silenzio possono favorire il recupero mentale.

            Se il malessere persiste, diventa intenso o interferisce con la vita quotidiana, è importante rivolgersi a uno psicologo o a un altro professionista della salute mentale

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              Benessere

              Dormi otto ore ma ti svegli già stanco? Le abitudini serali che possono sabotare il riposo senza che tu te ne accorga

              Smartphone, pasti abbondanti, caffeina e orari irregolari possono compromettere il sonno. Gli esperti spiegano come migliorare il riposo con piccoli cambiamenti.

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                Capita a molti: si dorme sette o otto ore, ma al risveglio si ha comunque la sensazione di non aver recuperato energie. Spesso il problema non è la durata del sonno, bensì la sua qualità.

                Il cervello ha bisogno di attraversare regolarmente tutte le fasi del riposo. Quando queste vengono disturbate da stimoli continui o da cattive abitudini, il recupero fisico e mentale può risultare incompleto.

                Gli errori più comuni prima di andare a letto

                Scorrere i social fino a pochi minuti prima di dormire, consumare pasti molto abbondanti in tarda serata, bere caffè o bevande energetiche nel pomeriggio inoltrato e andare a letto ogni giorno a un’ora diversa possono rendere più difficile addormentarsi e compromettere la qualità del sonno.

                Anche l’ambiente conta: una stanza troppo calda, rumorosa o illuminata può favorire risvegli frequenti durante la notte.

                Il sonno è un alleato della salute mentale

                Dormire bene significa aiutare il cervello a elaborare le emozioni, consolidare la memoria e ridurre i livelli di stress.

                Gli esperti consigliano di creare una routine serale rilassante, limitare l’uso degli schermi almeno mezz’ora prima di coricarsi e mantenere orari il più possibile regolari anche durante il fine settimana.

                Se insonnia, risvegli frequenti o stanchezza persistono nel tempo, è opportuno parlarne con il proprio medico, perché potrebbero essere il segnale di un disturbo del sonno o di altre condizioni che meritano un approfondimento.

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