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Benessere

Torna l’ora legale: domani si dorme un’ora in meno, ma le giornate saranno più luminose

Alle 2 di notte le lancette andranno spostate avanti di un’ora, e si passerà direttamente alle 3. Perderemo 60 minuti di sonno, ma guadagneremo luce, energia e – dicono gli esperti – anche un pizzico di buonumore

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    Questa notte, tra sabato 29 e domenica 30 marzo 2025, torna l’ora legale. Alle 2 del mattino le lancette dell’orologio andranno spostate avanti di un’ora, balzando direttamente alle 3. Un piccolo sforzo (soprattutto per chi ama dormire) che però promette benefici a lungo termine: più ore di luce naturale, giornate che si allungano, e – per molti – anche un effetto positivo sull’umore.

    Per fortuna non c’è nulla da fare, almeno per chi vive connesso: smartphone, tablet, computer e orologi digitali si aggiorneranno automaticamente, senza bisogno di intervento umano. Resta però il classico orologio da parete, la sveglia analogica sul comodino o la caffettiera programmabile da regolare manualmente.

    Un’ora in meno a letto, ma più luce la sera

    Il lato più seccante? Dormiremo un’ora in meno, e non tutti i bioritmi se ne faranno una ragione. Soprattutto per i bambini, gli anziani o chi ha un sonno già precario, il passaggio all’ora legale può causare nei primi giorni una sensazione di stanchezza, difficoltà ad addormentarsi o una leggera irritabilità. Nulla di preoccupante, però: entro qualche giorno l’organismo si riadatta e i vantaggi iniziano a farsi sentire.

    Perché di vantaggi, l’ora legale ne porta eccome. Il sole tramonterà più tardi, regalando pomeriggi più lunghi, più luce naturale da sfruttare, meno bisogno di accendere luci artificiali. Un risparmio energetico non da poco, in tempi di attenzione all’ambiente e al portafogli.

    Fino a quando?

    L’ora legale resterà in vigore fino a domenica 26 ottobre 2025, quando si tornerà all’ora solare e le lancette torneranno indietro di un’ora. Fino ad allora, godiamoci i tramonti tardivi, le passeggiate dopo il lavoro, le cene con gli amici che sembrano iniziare di giorno e finire nella notte.

    Una questione (ancora) aperta

    Va ricordato che l’Unione Europea ha da tempo discusso l’ipotesi di abolire il cambio stagionale dell’orario. Una proposta della Commissione europea del 2018 prevedeva che ogni Stato membro potesse scegliere se restare per sempre con l’ora legale o tornare definitivamente a quella solare. Ma la decisione è stata rimandata a data da destinarsi. E così, per ora, si continua a spostare le lancette due volte all’anno.

    Qualche consiglio per affrontare il cambio

    Per rendere meno traumatico il passaggio all’ora legale, gli esperti consigliano di anticipare l’ora della cena e del sonno già da stasera, spegnere gli schermi un po’ prima, fare una passeggiata nel pomeriggio e evitare caffeina e alcol nelle ore serali. Lunedì mattina potrebbe essere più difficile del solito, ma una colazione ricca, una buona dose di luce naturale e un po’ di pazienza faranno il resto.

    Intanto, stanotte, alle 2, sarà già ora di dire: benvenuta ora legale.

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      Benessere

      L’orgasmo fa bene alla salute e rende la pelle più bella? Cosa succede al corpo durante il piacere e quali benefici sono davvero dimostrati

      Meno stress, maggiore rilassamento e quella particolare luminosità del viso dopo il sesso: il piacere coinvolge ormoni e circolazione sanguigna. Ma può davvero contrastare le rughe e migliorare la salute della pelle? Ecco cosa sappiamo.

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      Orgasmo

        Il segreto di una pelle più luminosa potrebbe nascondersi anche sotto le lenzuola? L’idea che l’orgasmo faccia bene alla salute e alla bellezza circola da tempo, alimentata da studi, testimonianze e curiosità scientifiche. Durante il piacere sessuale, il corpo attraversa una serie di cambiamenti fisiologici che coinvolgono il sistema nervoso, la circolazione e diversi messaggeri chimici. Alcuni effetti, come il rilassamento e la sensazione di benessere, sono ben conosciuti. Altri, soprattutto quelli che riguardano rughe e invecchiamento cutaneo, richiedono invece qualche precisazione.

        Orgasmo e stress: cosa succede agli ormoni del benessere

        Durante l’eccitazione sessuale e l’orgasmo entrano in gioco sostanze come ossitocina, endorfine e prolattina, coinvolte in diversi processi legati al piacere, al rilassamento e alla risposta dell’organismo.

        L’ossitocina, spesso soprannominata ormone dell’amore, partecipa anche ai meccanismi dell’attaccamento e delle relazioni affettive. Il suo rilascio durante l’intimità può contribuire alla sensazione di vicinanza e benessere, ma non significa che un orgasmo elimini automaticamente lo stress.

        Per molte persone, l’attività sessuale e la masturbazione rappresentano occasioni di distensione. Anche il sonno può beneficiarne: alcune ricerche basate su questionari hanno rilevato un’associazione tra orgasmo e maggiore facilità ad addormentarsi, senza però dimostrare un effetto identico per tutti.

        La pelle diventa davvero più luminosa dopo il sesso?

        Il cosiddetto glow post-orgasmo ha una spiegazione fisiologica. Durante l’eccitazione aumenta la circolazione sanguigna e possono verificarsi vasodilatazione e arrossamento temporaneo della pelle, compreso il viso.

        Questo fenomeno può conferire un aspetto più colorito e luminoso, ma non equivale a un trattamento cosmetico. Non esistono prove cliniche solide che dimostrino che raggiungere regolarmente l’orgasmo aumenti la produzione di collagene, elimini le rughe o rallenti direttamente l’invecchiamento cutaneo.

        Anche il legame tra estrogeni e salute della pelle è più complesso di quanto suggeriscano alcune interpretazioni. Gli estrogeni contribuiscono al mantenimento delle caratteristiche cutanee, ma non è dimostrato che le variazioni ormonali associate all’orgasmo producano benefici estetici duraturi.

        Quante volte bisogna fare sesso per stare meglio?

        Non esiste una frequenza ideale valida per tutti, né un numero di orgasmi settimanali necessario per ottenere benefici sulla salute.

        Desiderio, soddisfazione e benessere dipendono da fattori personali, relazionali e psicologici. Per qualcuno l’intimità è una componente importante della qualità della vita; per altri assume un ruolo diverso, senza che questo rappresenti necessariamente un problema.

        Trasformare il piacere in un obbligo rischia anzi di aumentare pressione e ansia da prestazione. L’attività sessuale, da soli o con un partner consenziente, può contribuire al benessere personale, ma non sostituisce sonno adeguato, attività fisica, prevenzione e cura della salute.

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          Benessere

          Come riconoscere una storia tossica e chiuderla prima di essere prostrati: la guida pratica ai campanelli d’allarme

          Identificare tempestivamente i segnali d’allarme, noti comunemente come red flag, all’interno di un legame affettivo è il passo fondamentale per prevenire conseguenze psicologiche destabilizzanti.

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          Come riconoscere una storia tossica e chiuderla prima di essere prostrati: la guida pratica ai campanelli d'allarme

            Individuare precocemente i campanelli d’allarme, comunemente definiti red flag, all’interno di un legame sentimentale rappresenta lo snodo cruciale per sottrarsi a spirali manipulative e lesive dell’autostima. Spesso mascherate da un’apparente premura o da un trasporto emotivo intenso, le dinamiche disfunzionali tendono a insinuarsi in modo strisciante nella quotidianità della coppia. Riconoscere questi comportamenti prima che alterino la percezione di sé e la propria indipendenza rappresenta l’unica via per preservare la salute mentale ed evitare il completo prostramento emotivo. La consapevolezza psicologica permette di decodificare con lucidità atteggiamenti che nulla hanno a che vedere con l’amore.

            I cinque segnali spia delle dinamiche manipolatorie

            Il primo indicatore critico è rappresentato dal controllo e dalla gelosia patologica. Il partner tenta di monitorare spostamenti, comunicazioni e decisioni personali, giustificando tale invadenza come una forma di protezione o di profondo attaccamento. A questo si affianca la svalutazione costante: critiche sottili, battute denigratorie ed espressioni sarcastiche rivolte all’aspetto fisico, alle capacità lavorative o alle aspirazioni individuali, concepite per minare la sicurezza interiore.

            La terza red flag coincide con il gaslighting, una forma di manipolazione psicologica con cui l’altro manipola i fatti, nega accadimenti reali o attribuisce all’interlocutore un’eccessiva sensibilità, portando la vittima a dubitare della propria memoria e lucidità.

            Isolamento sociale e sbalzi d’umore improvvisi

            Un ulteriore fattore di rischio riguarda il progressivo isolamento affettivo. Il manipolatore crea scientificamente frizioni con familiari e amici, spingendo la persona amata a recidere i contatti con la propria rete di supporto esterna al fine di renderla totalmente dipendente.

            Infine, la quinta spia risiede nell’imprevedibilità e negli sbalzi d’umore: la coppia vive in una perenne oscillazione tra fasi di affetto travolgente (love bombing) e improvvisi momenti di freddezza o rabbia punitiva, generando uno stato d’ansia costante nel partner.

            Le strategie per troncare il legame e riprendere il controllo

            Uscire da una relazione nociva richiede determinazione e razionalità. Gli esperti raccomandano in primo luogo di prendere atto della realtà senza cedere all’illusione di poter cambiare il partner, accettando che i comportamenti tossici appartengono alla struttura di personalità dell’altro. Risulta indispensabile definire confini invalicabili e comunicarli con fermezza, evitando di farsi trascinare in snervanti trattative o giustificazioni.

            Ricostruire una solida rete di sostegno composta da amici, familiari o professionisti della salute mentale consente di ritrovare il punto di ancoraggio esterno. Quando la dinamica diventa insostenibile, la scelta più efficace resta il principio del “no contact”, ossia l’interruzione completa e definitiva di ogni canale di comunicazione per impedire ulteriori manipolazioni.

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              Benessere

              Perché gli italiani temono l’avanzare dell’età: lo studio dell’Università Cattolica sulla sindrome di Dorian Gray

              Un’indagine condotta dal Centro di ricerca EngageMinds Hub dell’Università Cattolica (campus di Cremona) ha messo in luce come quasi un italiano su due soffra della cosiddetta “Sindrome di Dorian Gray”, manifestando una forte paura di invecchiare.

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              Perché gli italiani temono l'avanzare dell'età: lo studio dell'Università Cattolica sulla sindrome di Dorian Gray

                Gli esperti la chiamano “Sindrome di Dorian Gray”, anche se stavolta non c’è alcun quadro che invecchia al posto nostro: secondo un’indagine condotta da EngageMinds Hub – Centro di ricerca in psicologia dei consumi e della salute dell’Università Cattolica, campus di Cremona –, quasi un italiano su due ha paura di invecchiare, e in particolare teme di perdere attrattività fisica e di non essere più utile per la comunità. In generale, sono diverse le paure che riguardano la Sindrome di Dorian Gray: si va dal peggioramento delle condizioni di salute, con un eventuale calo di autonomia, al ridimensionamento del proprio ruolo sociale, quindi alla paura di non essere più “utili” per gli altri, fino alla paura di essere meno belli e attraenti. Questa complessa condizione psicologica riflette una trasformazione profonda nell’approccio individuale e collettivo al tempo che scorre.

                I dati dell’indagine sulle differenze di genere e l’isolamento

                I risultati emersi dalla ricerca evidenziano sfumature significative nell’impatto di questi timori tra donne e uomini. Secondo l’indagine il 51% delle donne e il 43% degli uomini ha paura di non sentirsi più utile alla società dopo l’invecchiamento. Il 41% degli intervistati ha paura di contare meno per la società una volta invecchiato, il 30% teme di non riuscire a raggiungere tutte le tappe considerate importanti dalla società, il 20% invece ha paura di essere escluso dalla propria cerchia sociale. L’ansia legate alla marginalizzazione e alla riduzione della propria influenza sociale rappresenta dunque un fattore trasversale della popolazione analizzata.

                Come cambiano le paure tra giovani e adulti

                Le preoccupazioni legate al passare degli anni assumono contorni molto differenti a seconda dell’età degli intervistati. La paura di non riuscire a raggiungere tutti gli obiettivi prefissati riguarda soprattutto i giovani: il 52% degli intervistati tra i 18 e i 34 anni ha paura dell’invecchiamento in questo senso. La fascia intermedia dai 35 ai 54 anni invece è quella che teme maggiormente di essere percepita meno attraente col passare degli anni. Mentre le nuove generazioni affrontano l’ansia da prestazione legata al compimento dei traguardi personali, gli adulti si concentrano maggiormente sul fattore estetico.

                La necessità di una nuova cultura della longevità

                Per affrontare le fragilità emerse dallo studio occorre un cambio di passo strutturale nella gestione della terza età e del benessere sociale. Come ha spiegato direttrice del Centro EngageMinds Hub e responsabile scientifica dell’indagine: “È indubbio che sia in atto un’evoluzione nel modo in cui le persone interpretano e vivono l’avanzare dell’età. Permangono tuttavia alcune fragilità legate soprattutto al timore di perdere riconoscimento e ruolo sociale. Diventa quindi fondamentale promuovere una cultura della longevità che valorizzi il contributo delle persone nelle diverse fasi della vita e che sostenga condizioni concrete di partecipazione, benessere e inclusione. Si tratta di un impegno che coinvolge non solo il sistema socio-sanitario, ma anche il mondo del lavoro, dei servizi e delle politiche pubbliche orientate all’invecchiamento attivo”.

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