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Beauty

Mai buttare via le bucce di patata! Facciamo economia in cucina!

Le bucce di patata, da semplici scarti di cucina, si rivelano un alleato prezioso in svariati ambiti domestici. Dai loro una seconda vita, sperimentando con creatività e sfruttando la loro versatilità. Dall’alimentazione alla cosmesi, le bucce di patata possono trasformarsi in risorse sorprendenti, rendendo la tua casa più sostenibile e ispirata.

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    Le bucce di patata, spesso trascurate in cucina, nascondono un potenziale straordinario che va oltre il loro semplice ruolo di rifiuto. Scopriamo insieme i loro molteplici usi alternativi, dalla cosmesi all’alimentazione, aprendo la porta a un mondo di possibilità inaspettate.

    Uno scarto diventa uno gustoso snack

    Le bucce di patata, anziché finire nel cestino dell’umido, possono essere utilizzate per creare gustosi snack. Dopo una accurata pulizia e asciugatura, puoi condire le bucce con olio d’oliva, sale e spezie preferite, infornarle e ottenere delle chips salutari e croccanti.

    Benefici nutrizionali

    Contrariamente alla credenza popolare, la buccia di patata è ricca di fibre, vitamina C, vitamina B6 e sali minerali come potassio, magnesio e selenio. Consumarle, quando possibile, aggiunge un tocco nutrizionale al tuo regime alimentare, contribuendo alla tua salute generale.

    Bucce di patata come detergente naturale

    Le bucce di patata, grazie alla loro consistenza leggermente abrasiva, possono essere utilizzate per pulire pentole e padelle. Basta strofinare le superfici con le bucce e risciacquare per rimuovere residui ostinati.

    Tintura naturale per tessuti

    La buccia di patata può essere impiegata per creare una tintura naturale per tessuti. Bollisci le bucce in acqua, filtra il liquido ottenuto e utilizzalo per tingere tessuti in modo ecologico e creativo.

    Bucce di patata come concime naturale

    Ricche di nutrienti, gli scarti di patate possono essere compostate o utilizzate come concime naturale per piante e fiori. Il loro apporto di potassio è benefico per la crescita delle piante.

    Bucce di patata in cosmesi

    Le bucce di patata contengono antiossidanti e vitamine benefiche per la pelle. Puoi utilizzarle per preparare un tonico naturale: bollisci le bucce in acqua, lascia raffreddare e applica sulla pelle per una fresca sensazione rigenerante.

    Maschera nutriente per il viso

    Creare una maschera per il viso con la buccia di patata è semplice ed efficace. Frulla le bucce con un po’ di yogurt naturale e miele. Applica il composto sul viso per 15-20 minuti e goditi una pelle nutrita e idratata. Prova anche la maschera nutriente con i fiocchi d’avena.

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      Salute

      Prurito cronico: quando il campanello d’allarme non è solo la pelle

      Dalle malattie dermatologiche ai disturbi interni, fino allo stress e agli squilibri metabolici: cosa può indicare il prurito persistente e quando è il caso di approfondire.

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      Prurito cronico

        Il prurito è una sensazione fastidiosa e spesso sottovalutata. Quando però diventa cronico, cioè persiste per più di sei settimane, smette di essere un semplice disturbo cutaneo e può trasformarsi in un vero segnale d’allarme. In molti casi, infatti, non è legato solo a problemi della pelle, ma può indicare condizioni sistemiche, neurologiche o psicologiche che meritano attenzione.

        Non solo dermatite: le cause più comuni

        Le malattie della pelle restano la causa più frequente di prurito: dermatite atopica, psoriasi, orticaria cronica, micosi o infestazioni come la scabbia. In questi casi il prurito è spesso accompagnato da arrossamenti, desquamazioni o lesioni visibili. Tuttavia, quando la cute appare apparentemente normale, è necessario guardare oltre.

        Il legame con gli organi interni

        Il prurito cronico può essere un sintomo di malattie sistemiche. Disturbi del fegato, come colestasi o cirrosi, sono noti per provocare prurito diffuso, spesso più intenso di notte e senza eruzioni cutanee evidenti. Anche le patologie renali croniche, soprattutto nelle fasi avanzate, possono manifestarsi con un prurito persistente e difficile da controllare.

        Non vanno trascurati nemmeno i disturbi della tiroide: sia l’ipertiroidismo sia l’ipotiroidismo possono alterare l’equilibrio cutaneo, causando secchezza e prurito. In alcuni casi, il sintomo è stato associato anche a diabete e ad alterazioni del metabolismo.

        Prurito e sangue: quando indagare

        Alcune malattie ematologiche, come l’anemia sideropenica o patologie più rare come i linfomi, possono avere tra i primi segnali proprio il prurito generalizzato. È un sintomo poco specifico, ma se associato a stanchezza, perdita di peso o sudorazioni notturne, richiede accertamenti mirati.

        Il ruolo del sistema nervoso

        Esiste anche un prurito di origine neurologica, legato a lesioni o disfunzioni dei nervi periferici o centrali. In questi casi, la sensazione può essere localizzata, intermittente o accompagnata da formicolii e bruciore, senza segni cutanei evidenti.

        Stress, ansia e fattori psicologici

        Non va infine sottovalutato l’impatto della sfera emotiva. Stress cronico, ansia e depressione possono amplificare la percezione del prurito o addirittura esserne la causa principale. Il cosiddetto prurito psicogeno tende a peggiorare nei momenti di tensione e può instaurare un circolo vizioso tra disagio emotivo e disturbo fisico.

        Quando rivolgersi al medico

        Un prurito che dura nel tempo, non risponde ai trattamenti comuni o si accompagna ad altri sintomi generali non dovrebbe essere ignorato. Il medico, attraverso anamnesi, esami del sangue e visite specialistiche, può individuare l’origine del problema e impostare una terapia adeguata.

        Ascoltare il corpo

        Il prurito cronico non è solo un fastidio da sopportare. È un messaggio del corpo che chiede attenzione. Intercettarlo in tempo significa non solo migliorare la qualità della vita, ma anche individuare precocemente condizioni che, se trascurate, potrebbero diventare più serie.

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          Salute

          Rimettersi in forma dopo le feste, un passo alla volta: camminare per vivere più a lungo

          Non servono allenamenti estremi: secondo gli esperti bastano tempi e ritmi accessibili a tutti per rimettere in moto il corpo e ridurre il rischio di molte malattie.

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          Rimettersi in forma dopo le feste, un passo alla volta: camminare per vivere più a lungo

            Dopo le feste, tra pranzi abbondanti e qualche giornata trascorsa più sul divano che all’aria aperta, il desiderio di rimettersi in forma è comune a molti. La buona notizia è che non occorrono palestre affollate o programmi intensivi: camminare resta una delle strategie più semplici, economiche e scientificamente supportate per tornare a stare bene e, soprattutto, per vivere più a lungo.

            Negli ultimi anni numerosi studi epidemiologici hanno confermato il legame tra camminata regolare e riduzione della mortalità precoce. Gli esperti concordano su un punto chiave: muoversi ogni giorno, anche con un’attività moderata, è molto più efficace che concentrarsi su sforzi intensi ma sporadici.

            Quanti minuti al giorno fanno davvero la differenza

            Secondo le indicazioni di organizzazioni internazionali come l’Organizzazione mondiale della sanità e di molte società scientifiche europee e americane, l’obiettivo minimo per un adulto sano è di 150 minuti di attività fisica moderata a settimana. Tradotto in pratica, significa circa 30 minuti di camminata al giorno, a passo sostenuto.

            Tuttavia, ricerche più recenti suggeriscono che i benefici aumentano con il tempo dedicato al movimento. Studi osservazionali su ampie fasce di popolazione indicano che camminare tra i 45 e i 60 minuti al giorno è associato a un ulteriore calo del rischio di malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2 e declino cognitivo. Anche in termini di longevità, chi mantiene questa abitudine mostra un’aspettativa di vita più lunga rispetto ai soggetti sedentari.

            Un altro parametro spesso citato è quello dei passi giornalieri. Gli esperti oggi concordano che non esiste una soglia magica valida per tutti, ma che tra i 7.000 e gli 8.000 passi al giorno siano sufficienti per ottenere benefici significativi sulla salute, soprattutto nelle persone di mezza età e negli anziani.

            Perché camminare funziona

            La camminata stimola il sistema cardiovascolare senza sovraccaricare le articolazioni, migliora la sensibilità all’insulina, aiuta a controllare il peso e riduce i livelli di stress. Inoltre, praticata all’aperto, favorisce anche il benessere mentale, grazie all’esposizione alla luce naturale e alla riduzione dei livelli di cortisolo.

            Dopo un periodo di eccessi alimentari, camminare aiuta anche a riattivare il metabolismo in modo graduale, evitando traumi o infortuni tipici di riprese troppo brusche dell’attività fisica.

            Come ripartire dopo le feste

            Il consiglio degli specialisti è di iniziare in modo progressivo. Se 30 minuti consecutivi sembrano troppi, si può dividere la camminata in due o tre sessioni più brevi durante la giornata. L’importante è la costanza. Un passo leggermente più veloce del normale, che permetta di parlare ma non di cantare, è considerato ideale per ottenere benefici cardiovascolari.

            Rimettersi in forma dopo le feste non significa punirsi, ma riprendere buone abitudini. Camminare ogni giorno è un gesto semplice che, nel tempo, può trasformarsi in uno degli alleati più potenti della salute e della longevità.

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              Beauty

              Mani al riparo dal gelo: come proteggerle davvero dal freddo invernale

              Dalla scelta dei guanti alla cura quotidiana della pelle, passando per abitudini corrette e falsi miti: ecco cosa fare per evitare screpolature, arrossamenti e dolori causati dal freddo.

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              mani

                Durante i mesi invernali le mani sono costantemente esposte agli agenti atmosferici e, non a caso, risultano tra le zone più vulnerabili del corpo. Freddo intenso, vento, umidità e frequenti passaggi da ambienti riscaldati all’esterno mettono a dura prova la pelle, che può diventare secca, arrossata e soggetta a piccole fissurazioni. Proteggerle in modo corretto non è solo una questione estetica, ma anche di salute.

                Perché il freddo danneggia le mani

                Con le basse temperature, i vasi sanguigni delle estremità tendono a restringersi per limitare la dispersione di calore. Questo riduce l’afflusso di sangue e ossigeno alla pelle, rendendola più fragile. Inoltre, il freddo compromette la barriera cutanea naturale, favorendo la perdita di acqua e la comparsa di secchezza e screpolature. In alcuni casi, soprattutto nelle persone predisposte, possono comparire geloni o peggiorare condizioni come dermatiti e fenomeno di Raynaud.

                Guanti: alleati indispensabili

                Il primo gesto di protezione è indossare guanti adeguati. Non tutti, però, sono uguali. I modelli in lana o pile trattengono bene il calore, mentre quelli in pelle offrono una barriera efficace contro vento e umidità, soprattutto se foderati. Nei giorni più freddi è consigliabile evitare guanti troppo stretti, che ostacolano la circolazione, e preferire materiali traspiranti. Per chi usa spesso lo smartphone, esistono versioni touch che evitano di scoprire le mani inutilmente.

                Idratazione quotidiana: un gesto chiave

                Applicare una crema mani nutriente più volte al giorno è fondamentale. I prodotti più efficaci contengono sostanze emollienti come burro di karité, glicerina, oli vegetali o ceramidi, che aiutano a ripristinare la barriera cutanea. La sera, prima di dormire, è utile stendere uno strato più generoso di crema e indossare guanti di cotone: un piccolo rituale che favorisce la rigenerazione notturna.

                Attenzione a lavaggi e detergenti

                Lavarsi spesso le mani è importante, ma in inverno può diventare un fattore di stress per la pelle. Meglio usare detergenti delicati, privi di sostanze aggressive, e asciugare con cura, evitando di lasciare la pelle umida prima di uscire. L’acqua troppo calda, inoltre, tende a seccare ulteriormente: meglio preferire temperature tiepide.

                Alimentazione e abitudini utili

                Anche dall’interno si può aiutare la pelle. Una dieta ricca di vitamine A, C ed E, oltre agli acidi grassi omega-3, contribuisce a mantenere l’elasticità cutanea. Bere a sufficienza resta importante anche in inverno, quando lo stimolo della sete è meno evidente.

                Quando serve un parere medico

                Se le mani presentano lesioni persistenti, dolore intenso, colorazioni anomale o peggiorano nonostante le cure, è consigliabile consultare un medico o un dermatologo. In alcuni casi, infatti, il freddo può accentuare patologie già presenti.

                Proteggere le mani in inverno significa adottare una serie di piccoli accorgimenti quotidiani. Gesti semplici, ma costanti, che permettono di affrontare il freddo senza rinunciare al benessere della pelle.

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