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Beauty

Mel B si racconta su Instagram: nudo integrale e routine salutista tra sauna e bagni di ghiaccio

Tra saune a infrarossi e bagni di ghiaccio, Mel B condivide il suo “tempo per sé” sui social, mostrando come si prende cura del corpo e della mente. Ma mentre celebra il benessere, si riaccendono i riflettori sulle tensioni con Geri Halliwell, che avrebbero compromesso una reunion milionaria delle Spice Girls.

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    Mel B, 49 anni, ha sorpreso i fan pubblicando un post su Instagram in cui appare completamente nuda di spalle, nella cabina di una sauna a infrarossi. L’ex Spice Girl ha deciso di condividere passo dopo passo la sua routine di benessere, spiegando l’importanza di dedicare del tempo alla cura di sé.

    «Ok ragazzi, vi farò vedere come utilizzo il “tempo per me”, le cose che faccio per la cura di me stessa, perché è così importante per me», scrive Mel nel post, accompagnato da foto e video.

    Ecco i dettagli della sua routine, come descritti da lei stessa:

    1. Assorbimento degli infrarossi (20 minuti): Mel inizia con una sessione nella sauna a infrarossi, che aiuta a migliorare il sonno, a perdere peso e a disintossicarsi.
    2. Stretching nella sauna (15 minuti): Dopo essersi acclimatata, Mel passa a un riscaldamento più attivo, allungando il corpo nella stessa sauna.
    3. Meditazione nel caldo intenso (15 minuti): Il terzo step prevede la meditazione nella sauna calda, un momento per rilassare mente e corpo.
    4. Camminata sul ghiaccio: Terminato il caldo, Mel affronta il freddo con una passeggiata su una superficie ghiacciata.
    5. Bagno di ghiaccio (3 minuti): Una full immersion di tre minuti nel ghiaccio, concentrandosi sul respiro per affrontare lo shock termico.
    6. Camminata sotto la pioggia: Per concludere, Mel riscalda il corpo in modo naturale con una passeggiata all’aperto, ripetendo il ciclo completo una seconda volta.

    Mel descrive questa routine come il suo modo per ricaricare le energie e mantenere il focus, sottolineando l’importanza di prendersi una pausa dalla frenesia quotidiana.

    Tensioni con Geri Halliwell e i progetti delle Spice Girls
    Se da un lato Mel B celebra la sua cura personale, dall’altro emergono nuovamente le tensioni con Geri Halliwell, che sembrano aver ostacolato una possibile reunion delle Spice Girls.

    Secondo indiscrezioni, Geri avrebbe dichiarato di non voler condividere il palco con Mel B, accusandola di frecciatine pubbliche nei momenti più difficili della sua vita. Tra queste, spicca un post ironico in cui Mel B ha augurato a Geri un “Buon 75esimo compleanno”, con un velato riferimento alle voci secondo cui la collega avrebbe mentito sulla sua età in passato.

    La tensione non si sarebbe fermata qui. The Sun ha riportato che un accordo da un milione di sterline per una serie drammatica dedicata alle Spice Girls sarebbe saltato proprio a causa di Geri, che avrebbe deciso di ritirarsi dal progetto. Questo avrebbe vanificato mesi di trattative che coinvolgevano anche Mel C, Victoria Beckham ed Emma Bunton.

    Mel B tra benessere e nuove sfide
    Nonostante le polemiche, Mel B continua a mostrarsi forte e focalizzata sul proprio benessere. Con la sua routine salutista e la voglia di affrontare la vita a testa alta, si conferma una figura ispiratrice per i suoi fan, dimostrando che prendersi cura di sé è il primo passo per superare ogni difficoltà.

    Intanto, i fan delle Spice Girls possono solo sperare che le tensioni tra le due icone pop possano risolversi, permettendo finalmente una tanto attesa reunion della band.

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      Salute

      Psoas in allarme: come riconoscere l’infiammazione e quali strategie adottare per guarire

      Un dolore che parte dal fianco e arriva fino alla schiena può avere un responsabile insospettabile: il muscolo psoas. Capire i sintomi e intervenire tempestivamente evita cronicità e limita l’impatto sulla vita quotidiana.

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      Psoas in allarme

        Il muscolo psoas — una struttura profonda che collega la colonna lombare al femore — è tra i più importanti e allo stesso tempo meno conosciuti del nostro corpo. È fondamentale per camminare, mantenere l’equilibrio, stare seduti e stabilizzare la zona lombare. Non stupisce quindi che un’infiammazione dello psoas possa generare sintomi intensi e spesso confusi con altri disturbi, come lombalgie o problemi all’anca.

        Negli ultimi anni fisioterapisti e medici sportivi segnalano un aumento dei casi di psoas infiammato, complice il mix di sedentarietà prolungata, allenamenti intensivi o posture scorrette mantenute per ore. La buona notizia è che, riconosciuto il problema, esistono strategie efficaci per ridurre l’infiammazione e recuperare la funzionalità.

        Come riconoscere un’infiammazione dello psoas

        I sintomi tipici possono variare da persona a persona, ma ci sono segnali ricorrenti che gli specialisti invitano a non ignorare:

        • Dolore nella parte bassa della schiena, soprattutto quando ci si alza da seduti o ci si piega in avanti.
        • Fastidio o bruciore all’inguine o nella parte interna della coscia.
        • Difficoltà a estendere completamente la gamba sul lato interessato.
        • Rigidità dopo molte ore seduti, tipica di chi lavora alla scrivania.
        • In alcuni casi, dolore riflesso fino all’addome, dovuto alla vicinanza tra lo psoas e gli organi interni.

        È importante ricordare che questi sintomi non sono esclusivi: una valutazione di un fisioterapista o di un medico è sempre consigliata per escludere ernie, tendiniti o altri disturbi articolari.

        Le cause principali: tra postura e stress

        L’infiammazione dello psoas può avere origini diverse. Tra le più frequenti:

        • Sedentarietà prolungata: stare seduti per molte ore accorcia il muscolo, aumentando tensioni e rigidità.
        • Allenamenti intensi senza adeguato stretching, soprattutto in sport come corsa, danza, calcio o sollevamento pesi.
        • Disallineamenti posturali dovuti a scoliosi, iperlordosi o utilizzo di calzature non adeguate.
        • Stress emotivo: lo psoas è considerato uno dei muscoli più sensibili allo stress, perché collegato al sistema nervoso autonomo. Tensioni prolungate possono accentuare la contrattura.

        Cosa fare: rimedi efficaci confermati dai fisioterapisti

        Una volta identificato il problema, il trattamento prevede un mix di riposo, esercizi mirati e modifiche quotidiane.

        1. Ridurre le attività che aggravano il dolore
        È utile sospendere temporaneamente corsa, salti, allenamenti intensi o movimenti ripetitivi che coinvolgono l’anca.

        2. Applicare calore moderato
        Impacchi caldi o una doccia tiepida aiutano a rilassare la muscolatura profonda e a ridurre la tensione.

        3. Esercizi di stretching dello psoas
        I fisioterapisti suggeriscono esercizi semplici come:

        • Affondo profondo con estensione dell’anca, mantenuto per 20-30 secondi.
        • Posizione del guerriero I dello yoga.
        • Stretch su letto o panca, lasciando una gamba giù per allungare la muscolatura.

        La costanza è fondamentale: 5-10 minuti al giorno possono fare la differenza.

        4. Rafforzamento di addominali e glutei
        Un core forte sostiene il bacino e scarica il lavoro dello psoas. Esercizi come ponte glutei, plank modificati e sollevamenti controllati delle gambe aiutano a prevenire ricadute.

        5. Rivolgersi a professionisti
        In presenza di dolore persistente, fisioterapia manuale, dry needling o tecniche miofasciali possono ridurre l’infiammazione. Nei casi più acuti, il medico può valutare antinfiammatori o esami aggiuntivi.

        Prevenzione: piccoli gesti quotidiani che contano

        Per evitare una nuova infiammazione è utile:

        • Alternare momenti seduti e in piedi durante il lavoro.
        • Regolare sedia e monitor per mantenere una postura corretta.
        • Fare pause attive ogni 45-60 minuti.
        • Introdurre nella routine attività come yoga, pilates o camminate veloci.

        Lo psoas è un muscolo “silenzioso”, ma quando si infiamma sa farsi sentire. Imparare a riconoscerne i segnali e adottare un approccio equilibrato tra stretching, rafforzamento e buone abitudini posturali permette di ridurre il dolore e tornare a muoversi in piena libertà. Una cura consapevole del corpo, in fondo, parte spesso dai dettagli più nascosti.

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          Salute

          Prurito cronico: quando il campanello d’allarme non è solo la pelle

          Dalle malattie dermatologiche ai disturbi interni, fino allo stress e agli squilibri metabolici: cosa può indicare il prurito persistente e quando è il caso di approfondire.

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          Prurito cronico

            Il prurito è una sensazione fastidiosa e spesso sottovalutata. Quando però diventa cronico, cioè persiste per più di sei settimane, smette di essere un semplice disturbo cutaneo e può trasformarsi in un vero segnale d’allarme. In molti casi, infatti, non è legato solo a problemi della pelle, ma può indicare condizioni sistemiche, neurologiche o psicologiche che meritano attenzione.

            Non solo dermatite: le cause più comuni

            Le malattie della pelle restano la causa più frequente di prurito: dermatite atopica, psoriasi, orticaria cronica, micosi o infestazioni come la scabbia. In questi casi il prurito è spesso accompagnato da arrossamenti, desquamazioni o lesioni visibili. Tuttavia, quando la cute appare apparentemente normale, è necessario guardare oltre.

            Il legame con gli organi interni

            Il prurito cronico può essere un sintomo di malattie sistemiche. Disturbi del fegato, come colestasi o cirrosi, sono noti per provocare prurito diffuso, spesso più intenso di notte e senza eruzioni cutanee evidenti. Anche le patologie renali croniche, soprattutto nelle fasi avanzate, possono manifestarsi con un prurito persistente e difficile da controllare.

            Non vanno trascurati nemmeno i disturbi della tiroide: sia l’ipertiroidismo sia l’ipotiroidismo possono alterare l’equilibrio cutaneo, causando secchezza e prurito. In alcuni casi, il sintomo è stato associato anche a diabete e ad alterazioni del metabolismo.

            Prurito e sangue: quando indagare

            Alcune malattie ematologiche, come l’anemia sideropenica o patologie più rare come i linfomi, possono avere tra i primi segnali proprio il prurito generalizzato. È un sintomo poco specifico, ma se associato a stanchezza, perdita di peso o sudorazioni notturne, richiede accertamenti mirati.

            Il ruolo del sistema nervoso

            Esiste anche un prurito di origine neurologica, legato a lesioni o disfunzioni dei nervi periferici o centrali. In questi casi, la sensazione può essere localizzata, intermittente o accompagnata da formicolii e bruciore, senza segni cutanei evidenti.

            Stress, ansia e fattori psicologici

            Non va infine sottovalutato l’impatto della sfera emotiva. Stress cronico, ansia e depressione possono amplificare la percezione del prurito o addirittura esserne la causa principale. Il cosiddetto prurito psicogeno tende a peggiorare nei momenti di tensione e può instaurare un circolo vizioso tra disagio emotivo e disturbo fisico.

            Quando rivolgersi al medico

            Un prurito che dura nel tempo, non risponde ai trattamenti comuni o si accompagna ad altri sintomi generali non dovrebbe essere ignorato. Il medico, attraverso anamnesi, esami del sangue e visite specialistiche, può individuare l’origine del problema e impostare una terapia adeguata.

            Ascoltare il corpo

            Il prurito cronico non è solo un fastidio da sopportare. È un messaggio del corpo che chiede attenzione. Intercettarlo in tempo significa non solo migliorare la qualità della vita, ma anche individuare precocemente condizioni che, se trascurate, potrebbero diventare più serie.

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              Benessere

              Digiuno intermittente: moda, metodo o reale beneficio per la salute?

              Non si tratta di una dieta in senso stretto, ma di un modello alimentare che alterna ore di digiuno e di alimentazione. Gli studi mostrano risultati interessanti sul metabolismo e sulla salute, ma non è adatto a tutti.

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              Digiuno intermittente

                Non una dieta, ma un ritmo

                Il digiuno intermittente non impone cosa mangiare, ma quando farlo. L’idea alla base è di concedere al corpo periodi prolungati senza cibo per stimolare processi fisiologici che, secondo alcune ricerche, migliorerebbero il metabolismo, la sensibilità all’insulina e la capacità di bruciare i grassi.

                Le forme più comuni sono:

                • 16:8 – si digiuna per 16 ore e si mangia nelle 8 successive (ad esempio dalle 12 alle 20);
                • 5:2 – si mangia normalmente per cinque giorni e si riducono drasticamente le calorie in due giornate non consecutive;
                • Eat Stop Eat – prevede uno o due digiuni completi di 24 ore a settimana.

                Secondo il National Institute on Aging statunitense, il digiuno intermittente è una pratica antica, che rispecchia il modo in cui i nostri antenati alternavano periodi di abbondanza a fasi di scarsità.

                Cosa succede nel corpo durante il digiuno

                Dopo circa 8–12 ore senza cibo, i livelli di insulina si abbassano e l’organismo inizia a usare le riserve di grasso come fonte di energia. Questo processo, chiamato chetolisi, è alla base dei potenziali effetti dimagranti del digiuno intermittente.

                Studi pubblicati su Cell Metabolism e The New England Journal of Medicine indicano che l’alternanza tra digiuno e alimentazione può:

                • migliorare la regolazione della glicemia;
                • ridurre i marker di infiammazione;
                • favorire la rigenerazione cellulare tramite autofagia, un processo di “pulizia” interna delle cellule;
                • e, in alcuni casi, contribuire a una lieve perdita di peso.

                Tuttavia, i risultati variano molto da individuo a individuo. Non tutti sperimentano benefici significativi, e alcune persone possono accusare stanchezza, irritabilità o cali di concentrazione nelle prime settimane.

                Benefici potenziali, ma anche limiti

                Secondo una revisione del 2023 dell’Harvard T.H. Chan School of Public Health, il digiuno intermittente può aiutare a migliorare il controllo metabolico e a ridurre il rischio di diabete di tipo 2, ma non è superiore alle diete ipocaloriche tradizionali in termini di perdita di peso a lungo termine.

                Inoltre, non è consigliato per tutti. Donne in gravidanza o allattamento, persone con disturbi alimentari, diabete o problemi ormonali dovrebbero evitare questo regime o adottarlo solo sotto controllo medico.

                Come iniziare in sicurezza

                Chi decide di provare il digiuno intermittente dovrebbe farlo in modo graduale. Alcuni consigli pratici:

                1. Iniziare con un digiuno leggero, ad esempio 12 ore, e aumentare progressivamente.
                2. Bere acqua e tisane durante le ore di digiuno per mantenere l’idratazione.
                3. Evitare abbuffate durante le ore di alimentazione: ciò vanifica gli effetti metabolici.
                4. Ascoltare il corpo: se compaiono debolezza o irritabilità persistente, è meglio sospendere.

                Una scelta da personalizzare

                Il digiuno intermittente può essere uno strumento utile per alcune persone, ma non una soluzione universale. I suoi effetti positivi sembrano legati soprattutto al miglioramento del rapporto con il cibo e alla riduzione del consumo calorico complessivo.

                Come sottolinea la nutrizionista Elena Cattaneo, “il digiuno intermittente non è una scorciatoia per dimagrire, ma un modo per risincronizzare il corpo con i suoi ritmi naturali. Se affrontato con equilibrio e buon senso, può migliorare il benessere generale.”

                Il digiuno intermittente non è una moda passeggera, ma una pratica con basi scientifiche in evoluzione. Può offrire benefici metabolici, ma non sostituisce un’alimentazione equilibrata e uno stile di vita sano.
                Come sempre, la regola è una: mai improvvisare. Prima di cambiare le proprie abitudini alimentari, è fondamentale confrontarsi con un medico o un nutrizionista.

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