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Salute

Digiuno intermittente: tutto quello che non ci hanno mai detto!

Disordini alimentari e problemi cardiovascolari, alcuni dei problemi riscontrati durante i periodi alternati di alimentazione e privazione di cibo. Scopriamo i risultati di una recente analisi sull’impatto del digiuno intermittente sulla salute cardiovascolare e le considerazioni da tenere presente prima di adottare questo approccio dietetico. Consultare un medico è fondamentale, specialmente per coloro con problemi cardiaci preesistenti.

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    Il digiuno intermittente non è una dieta nel senso tradizionale del termine, in quanto non specifica quali alimenti debbano essere consumati o evitati. Piuttosto, si concentra sulla temporizzazione dei pasti. L’idea di base è quella di alternare periodi di alimentazione a periodi di digiuno, creando una sorta di “finestra alimentare”.

    Attenti al cuore
    Mentre alcuni studi suggeriscono che il digiuno intermittente possa portare benefici per la salute cardiovascolare, altri indicano possibili rischi, soprattutto se praticato a lungo termine. È fondamentale valutare attentamente i dettagli dello studio, compresi i suoi metodi e le sue conclusioni, prima di trarre delle conclusioni definitive.

    Effetti immediati, ma dopo?
    Anche se il digiuno intermittente può avere benefici osservabili a breve termine, come la perdita di peso, è importante considerare gli effetti a lungo termine sulla salute, compreso il suo impatto sul metabolismo, sull’umore, sull’energia e su altri aspetti del benessere generale.

    Attenzione per i cardiopatici
    Prima di adottare qualsiasi programma dietetico, inclusi i regimi di digiuno intermittente, è sempre consigliabile consultare un medico, soprattutto per coloro che hanno problemi cardiaci preesistenti, pressione alta, diabete o altri problemi di salute. Ulteriori ricerche sono necessarie per comprendere appieno gli effetti a lungo termine del digiuno intermittente sulla salute cardiovascolare e per individuare eventuali rischi o benefici specifici.

    Male anche per chi soffre di pressione alta
    Consultare il proprio medico prima di iniziare qualsiasi programma dietetico, inclusi i regimi di digiuno intermittente, è sempre consigliato, soprattutto per chi ha già pressione alta, diabete o altri problemi di salute. Sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere appieno gli effetti a lungo termine del digiuno intermittente, sulla salute del nostro corpo e per individuare eventuali rischi o benefici specifici che potrebbe apportarci.

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      Salute

      Allarme West Nile in Italia: come si trasmette la Febbre del Nilo, i sintomi a cui prestare attenzione e le mosse giuste per difendersi

      La circolazione della Febbre del Nilo si intensifica nei mesi caldi, spinta dalla presenza della zanzara comune. Le autorità sanitarie monitorano i contagi sul territorio nazionale e ricordano le norme fondamentali di prevenzione, dai repellenti alla rimozione dei ristagni

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      Allarme West Nile in Italia: come si trasmette la Febbre del Nilo, i sintomi a cui prestare attenzione e le mosse giuste per difendersi

        L’estate porta con sé il consueto monitoraggio della circolazione del virus West Nile (o Febbre del Nilo occidentale) sul territorio nazionale. Questa infezione virale, appartenente alla famiglia dei Flaviviridae, viene trasmessa principalmente dalla puntura della zanzara comune (Culex pipiens) e rappresenta una zoonosi costantemente attenzionata dagli esperti di salute pubblica. Con l’aumento delle temperature e la proliferazione degli insetti vettori, le autorità sanitarie raccomandano di non abbassare la guardia e di adottare precise misure di protezione personale e ambientale.

        Cos’è il virus West Nile e come si trasmette

        Il serbatoio naturale del virus West Nile è rappresentato dagli uccelli selvatici. Le zanzare, pungendo un volatile infetto, acquisiscono il patogeno e possono successivamente trasmetterlo all’uomo o ad altri mammiferi, in particolare i cavalli.

        La trasmissione avviene esclusivamente tramite la puntura dell’insetto infetto: l’infezione non si trasmette da persona a persona attraverso i contatti casuali né per via aerea. L’essere umano e il cavallo sono considerati ospiti a fondo cieco, poiché non sviluppano all’interno del sangue una concentrazione di virus sufficientemente elevata da permettere la reinfezione di altre zanzare.

        I sintomi: dalle forme asintomatiche alle complicanze neurologiche

        Nella maggior parte dei casi, circa l’80% delle persone che contraggono il virus West Nile non sviluppa alcun sintomo e supera l’infezione senza nemmeno rendersene conto. Nel restante 20% dei soggetti contagiati, l’infezione si manifesta in forma lieve con sintomi simili a quelli dell’influenza stagionale.

        Il quadro clinico classico comprende febbre improvvisa, mal di testa, dolori muscolari e articolari, nausea, vomito, sfoghi cutanei e ghiandole linfatiche ingrossate. Questi fastidi compaiono solitamente dopo un periodo di incubazione compreso tra 2 e 14 giorni dalla puntura e tendono a risolversi spontaneamente nell’arco di pochi giorni. In meno dell’1% dei casi, soprattutto tra anziani o persone con un sistema immunitario compromesso, il virus può causare gravi complicanze neurologiche, come meningiti o encefaliti, che richiedono un tempestivo ricovero ospedaliero.

        Cosa fare per prevenire il contagio e proteggersi dalle punture

        Poiché non esiste un vaccino per uso umano né una terapia antivirale specifica per la Febbre del Nilo, l’unica vera forma di tutela consiste nella prevenzione primaria. Il modo più efficace per evitare l’infezione risiede nel ridurre al minimo il contatto con le zanzare.

        Gli esperti consigliano di applicare repellenti cutanei registrati, indossare abiti chiari con maniche e pantaloni lunghi nelle ore serali e notturne, installare zanzariere alle finestre e utilizzare diffusori o insetticidi nei locali chiusi. Risulta fondamentale bonificare le aree esterne private, svuotando regolarmente i sottovasi ed evitando l’accumulo di acqua piovana nei contenitori, luoghi privilegiati per la deposizione delle uova di zanzara.

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          Salute

          Fumi poco ma credi di essere al sicuro? L’ampio studio su PLOS Medicine svela l’impatto devastante del fumo saltuario sul cuore

          Un’ampia ricerca pubblicata su PLOS Medicine analizza la salute di oltre 300mila persone e dimostra che il fumo leggero comporta gravi rischi. L’insufficienza cardiaca cresce del 50% e la mortalità del 60%, rivelando che l’unica dose davvero priva di pericoli è pari a zero

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          Fumi poco ma credi di essere al sicuro? L'ampio studio su PLOS Medicine svela l'impatto devastante del fumo saltuario sul cuore

            Anche poche sigarette al giorno possono compromettere seriamente la salute del cuore. Un ampio lavoro scientifico pubblicato sulla rivista PLOS Medicine e basato sull’analisi di oltre 300mila persone mostra che il fumo leggero o saltuario, compreso tra due e cinque sigarette al giorno, risulta tutt’altro che innocuo. La ricerca, coordinata da Michael Blaha del Johns Hopkins Ciccarone Center, rileva un aumento marcato del rischio di sviluppare un’insufficienza cardiaca e di andare incontro a una morte prematura rispetto a chi non ha mai fumato. Esattamente come accade con il consumo di alcol, l’unica dose davvero sicura e priva di pericoli per l’organismo è pari a zero.

            I numeri dell’impatto cardiaco e il rischio di mortalità

            I dati raccolti all’interno del campione mostrano una correlazione netta tra il consumo ridotto di tabacco e l’insorgenza di patologie cardiovascolari severe. Secondo le evidenze epidemiologiche, il pericolo di sviluppare insufficienza cardiaca cresce del 50%, mentre la probabilità di morte per tutte le cause risulta superiore del 60% rispetto ai soggetti non fumatori.

            Lo studio evidenzia inoltre come la sospensione del vizio produca benefici graduali nel tempo. Dopo aver smesso di fumare, il rischio tende a diminuire in modo significativo soprattutto nei primi dieci anni. Tuttavia, la probabilità di sviluppare complicanze non si annulla mai completamente, nemmeno a distanza di tre decenni dall’ultima sigaretta spenta.

            Perché la riduzione non basta per salvare la circolazione

            La riduzione del danno e del numero di bionde quotidiane rappresenta un passo importante, ma la strategia migliore per proteggere il cuore e l’apparato circolatorio rimane l’interruzione totale e immediata. A lungo andare, infatti, il tempo trascorso dalla totale astensione dal fumo incide molto più della quantità complessiva consumata durante gli anni da fumatore.

            Queste conclusioni trovano un’ampia eco anche nelle raccomandazioni ufficiali diffuse dagli esperti della sanità pubblica. Il team di ricerca sottolinea il valore scientifico dell’indagine, definendola come «uno dei più ampi studi sul fumo di sigaretta fino ad oggi, che utilizza i dati di più alta qualità nella letteratura epidemiologica cardiovascolare».

            La conferma dei ricercatori sul pericolo delle basse dosi

            La certezza dei dati emersi non lascia spazio a interpretazioni di comodo per i fumatori occasionali. Il gruppo di studiosi coordinato da Michael Blaha ha voluto ribadire il concetto con estrema chiarezza per sensibilizzare la popolazione: «È sorprendente quanto sia dannoso il fumo. Anche basse dosi di fumo comportano elevati rischi cardiovascolari». Una presa di posizione netta che spinge le politiche di prevenzione sanitaria a concentrare gli sforzi sull’eliminazione completa dell’abitudine al fumo.

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              Salute

              5 errori più comuni che rovinano l’alimentazione estiva

              Quando il termometro supera i 35 gradi, l’appetito cala e il corpo richiede istintivamente freschezza. Tuttavia, il tentativo di “alleggerirsi” spesso si traduce in errori nutrizionali che ottengono l’effetto opposto: gonfiano, appesantiscono la digestione e accentuano la spossatezza.

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              5 errori più comuni che rovinano l'alimentazione estiva

                La biochimica del piatto estivo: il corpo non vuole solo acqua

                Il nostro organismo, durante le ondate di calore, è impegnato in un costante lavoro di bilanciamento termico. Il cibo che introduciamo gioca un ruolo cruciale: ogni macronutriente, durante la digestione, genera calore (la cosiddetta termogenesi indotta dalla dieta).

                Credere che basti eliminare i cibi caldi per sentirsi freschi è il primo passo falso. Spesso, le scelte che consideriamo “leggere” nascondono insidie che alterano la glicemia e rallentano il metabolismo, privandoci dei sali minerali essenziali proprio quando ne abbiamo più bisogno attraverso la sudorazione.

                I 5 errori da correggere subito secondo i nutrizionisti

                1. Pranzare solo con la frutta

                È il classico dei classici sotto l’ombrellone: un grande piattone di anguria o melone. Sebbene ricca di acqua e vitamine, la frutta consumata da sola e in grandi quantità apporta un massiccio carico di fruttosio (zuccheri semplici). Senza una quota di proteine o grassi buoni a rallentarne l’assorbimento, la frutta causa un picco glicemico immediato seguito da un brusco crollo. Risultato? Dopo un’ora si avvertiranno più fame, spossatezza e sonnolenza di prima.

                2. Bere acqua e bibite ghiacciate

                Il brivido di una bibita con molto ghiaccio offre un sollievo che dura pochi secondi, ma a livello gastrico scatena il caos. L’introduzione di un liquido a temperature vicine allo zero provoca una repentina vasocostrizione nello stomaco. Il processo digestivo si blocca e il corpo, per compensare il freddo improvviso, è costretto a innalzare la propria temperatura interna, facendoci sentire ancora più caldo. L’ideale è consumare liquidi a temperatura ambiente o freschi (10-15°C).

                3. Sostituire il pasto con il gelato

                Considerare il gelato un sostituto del pranzo è un errore frequente. Anche le versioni alla frutta o artigianali sono sbilanciate: presentano un’alta densità di zuccheri e grassi saturi, ma sono quasi totalmente prive di fibre e proteine nobili. Il potere saziante è ridottissimo, mentre l’impegno digestivo richiesto per scindere i grassi della panna e del latte aumenta la temperatura corporea interna nelle ore successive.

                4. Abusare di insalatone “svuotafrigo”

                L’insalata estiva sembra l’emblema della leggerezza, ma spesso si trasforma in una bomba calorica e digestiva. L’aggiunta simultanea di tonno, mozzarelline, mais, uova, olive e crostini crea un mix proteico e lipidico altamente complesso. Mischiare troppe fonti proteiche diverse prolunga i tempi di permanenza del cibo nello stomaco, favorendo fermentazione, gonfiore addominale e un senso di pesantezza che dura tutto il pomeriggio.

                5. Eliminare completamente il sale

                Cercando di combattere la ritenzione idrica e il gonfiore alle gambe tipico dell’estate, molti eliminano drasticamente il sale da cucina. Si tratta di un errore rischioso: attraverso il sudore non perdiamo solo acqua, ma enormi quantità di sodio e potassio. Una restrizione eccessiva di sodio, combinata con l’introduzione di grandi quantità di acqua, può causare iponatriemia, i cui sintomi sono crampi muscolari, pressione arteriosa eccessivamente bassa, vertigini e debolezza cronica. La soluzione è consumare la giusta quota di sale, preferendo quello iodato, e abbondare con cibi naturalmente ricchi di potassio come zucchine, cetrioli e albicocche.

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