Salute
Elisabetta Gregoraci testimonial della Settimana Nazionale per la Prevenzione Oncologica: la LILT lancia la campagna “Amati. Fai prevenzione”
Alla conferenza di presentazione a Roma, esperti e istituzioni sottolineano l’importanza di uno stile di vita sano. Tra gli ospiti anche Beppe Convertini e Giuseppe Brindisi.
La prevenzione oncologica torna protagonista con la Settimana Nazionale per la Prevenzione Oncologica, presentata ufficialmente dalla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (LILT) durante una conferenza stampa al Museo Ninfeo di Roma. Un evento che ha riunito esponenti del mondo scientifico, istituzionale e della comunicazione per lanciare un messaggio chiaro: prendersi cura di sé oggi significa salvarsi la vita domani.
A rappresentare la campagna di sensibilizzazione per il 2025 è Elisabetta Gregoraci, scelta come testimonial per la sua vicinanza ai temi della prevenzione. Da anni impegnata al fianco della LILT, la conduttrice ha ribadito con forza l’importanza di controlli regolari e stili di vita sani. “Amare se stessi significa anche ascoltare il proprio corpo, sottoporsi a screening periodici e fare scelte consapevoli ogni giorno. Ogni piccolo gesto può fare la differenza nella lotta contro il cancro”.

Il messaggio è chiaro e diretto, racchiuso nel claim della campagna di quest’anno: “Amati. Fai prevenzione”. La Gregoraci, con la sua presenza, incarna perfettamente l’idea di consapevolezza e responsabilità individuale, dimostrando che prevenire è un atto d’amore verso se stessi e verso chi ci sta accanto.

La conferenza stampa ha visto anche l’intervento del Presidente Nazionale della LILT, Francesco Schittulli, che ha sottolineato i progressi della ricerca e l’importanza della prevenzione. I numeri parlano chiaro: 390.000 nuovi casi di tumore stimati nel 2024, ma anche 3,7 milioni di persone in Italia che hanno superato la malattia. Un segnale di speranza che dimostra quanto diagnosi precoce e trattamenti mirati stiano cambiando il volto dell’oncologia. “Nonostante il numero di nuovi casi rimanga costante, la mortalità è in calo, soprattutto tra i giovani adulti. Questo dimostra che adottare stili di vita sani può davvero fare la differenza”.
Il Ministero della Salute ha ribadito il proprio impegno nel promuovere campagne di prevenzione e ampliare i programmi di screening oncologici. Il Capo di Gabinetto Marco Mattei ha spiegato come il governo stia lavorando per includere anche patologie tumorali spesso trascurate, come il cancro al polmone, che, se scoperto in fase avanzata, offre pochissime possibilità di sopravvivenza. “Stiamo potenziando i programmi di diagnosi precoce perché sappiamo che intercettare la malattia in tempo può salvare vite”.
Come ogni anno, l’olio extravergine di oliva (EVO) è stato scelto come simbolo della campagna, un alimento che rappresenta non solo un pilastro della dieta mediterranea, ma anche un potente alleato contro le patologie oncologiche. David Granieri, Presidente di UNAPROL, ha sottolineato l’importanza dell’olio EVO nella prevenzione del cancro, citando studi scientifici che dimostrano come il consumo quotidiano di questo alimento possa ridurre il rischio oncologico fino al 31%. “Non è solo un’eccellenza del nostro territorio, ma un elisir di lunga vita. Investire nella qualità della nostra alimentazione significa investire nella nostra salute”.





Durante l’evento hanno preso la parola anche il Presidente del Comitato Scientifico della LILT, Raffaele Perrone Donnorso, e il professor Giorgio Calabrese, esperto in scienze dell’alimentazione. Entrambi hanno ribadito come una dieta equilibrata possa ridurre drasticamente il rischio di sviluppare tumori e altre malattie croniche. L’onorevole Stefania Marino, presente alla conferenza, ha invece sottolineato l’importanza di un impegno concreto da parte delle istituzioni per garantire l’accesso ai programmi di prevenzione a tutti i cittadini, indipendentemente dalla fascia sociale ed economica di appartenenza.
A dare il loro contributo anche due volti noti del giornalismo e della televisione, Giuseppe Brindisi e Beppe Convertini, che hanno voluto condividere le loro esperienze personali. Convertini ha parlato dell’importanza di diffondere messaggi di sensibilizzazione, ricordando come molte persone sottovalutino la necessità di sottoporsi a controlli regolari. “Abbiamo tutti qualcuno che ha affrontato il cancro, amici, familiari, colleghi. Dobbiamo insistere affinché nessuno rimandi il momento di prendersi cura di sé”.
L’appuntamento con la Settimana Nazionale per la Prevenzione Oncologica sarà dal 15 al 23 marzo 2025. In tutta Italia verranno organizzate iniziative dedicate alla salute e alla prevenzione: visite gratuite, incontri informativi, eventi per promuovere corretti stili di vita. La LILT, ancora una volta, lancia un appello a tutti gli italiani: prevenire è un atto di responsabilità, un modo per garantirsi un futuro più sano e una vita più lunga.
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Salute
Crampo al piede: perché arriva all’improvviso e cosa fare subito per farlo passare
Un dolore improvviso e intenso
Il crampo al piede è una contrazione muscolare involontaria e improvvisa che colpisce i muscoli della pianta del piede o delle dita. Il muscolo si irrigidisce e provoca un dolore acuto che può durare da pochi secondi a diversi minuti.
Spesso il crampo compare senza preavviso: mentre si dorme, durante una camminata o dopo uno sforzo fisico. Anche se nella maggior parte dei casi non è pericoloso, la sensazione può essere molto fastidiosa e bloccare temporaneamente il movimento.
I muscoli coinvolti sono quelli che permettono al piede di piegarsi e di sostenere il peso del corpo durante la camminata.
Le cause più comuni
Le ragioni dei crampi possono essere diverse e spesso dipendono da piccoli squilibri dell’organismo.
Una delle cause più frequenti è la disidratazione. Quando il corpo perde molti liquidi, ad esempio dopo attività fisica o nelle giornate molto calde, i muscoli diventano più soggetti a contrazioni improvvise.
Anche la carenza di alcuni sali minerali – come potassio, magnesio o calcio – può favorire i crampi. Questi elementi sono fondamentali per il corretto funzionamento dei muscoli.
Tra gli altri fattori possibili ci sono la stanchezza muscolare, l’attività fisica intensa, il mantenere a lungo la stessa posizione oppure indossare scarpe poco comode. I crampi notturni sono inoltre abbastanza comuni negli anziani e nelle donne in gravidanza.
Cosa fare subito per far passare il crampo
Quando il crampo arriva, la cosa più importante è allungare delicatamente il muscolo.
Uno dei metodi più efficaci consiste nel tirare lentamente le dita del piede verso l’alto, in direzione della tibia. Questo movimento aiuta il muscolo a rilassarsi e spesso riduce il dolore in pochi secondi.
Anche massaggiare la zona con movimenti circolari può favorire il rilassamento muscolare e migliorare la circolazione del sangue.
Se possibile, è utile alzarsi e camminare lentamente per qualche minuto: il movimento aiuta il muscolo a tornare alla normalità.
Calore e idratazione
Dopo che il crampo è passato, applicare calore sulla zona può aiutare a sciogliere eventuali tensioni residue. Un impacco caldo o una doccia tiepida favoriscono il rilassamento dei muscoli.
È inoltre consigliabile bere acqua o bevande contenenti sali minerali, soprattutto se il crampo è comparso dopo attività fisica o sudorazione intensa.
Come prevenire i crampi
Per ridurre la probabilità che i crampi tornino è utile adottare alcune semplici abitudini quotidiane. Bere a sufficienza durante la giornata è fondamentale per mantenere l’equilibrio dei liquidi nel corpo.
Anche una dieta equilibrata ricca di frutta e verdura aiuta a garantire l’apporto di minerali come potassio e magnesio. Prima di fare sport può essere utile dedicare qualche minuto allo stretching dei piedi e delle gambe, così da preparare i muscoli allo sforzo.
Infine, scegliere scarpe comode e ben supportate può prevenire tensioni e affaticamento dei muscoli del piede.
Salute
Diabete, la prima cura è a tavola: come l’alimentazione può tenere sotto controllo la glicemia
Un regime alimentare equilibrato e uno stile di vita attivo sono le armi più efficaci contro il diabete. Fondamentale ridurre zuccheri e cibi raffinati, preferendo alimenti integrali, grassi vegetali e proteine magre.
Il diabete è una delle malattie croniche più diffuse al mondo, ma anche una delle più influenzabili dalle abitudini quotidiane. Non esistono scorciatoie o rimedi miracolosi: la prima vera terapia passa attraverso una corretta alimentazione, affiancata da attività fisica regolare e stili di vita equilibrati. A confermarlo sono numerosi studi, secondo cui dieta e movimento incidono in modo determinante sul controllo dei livelli di glucosio nel sangue.
Il diabete, infatti, è una condizione metabolica che altera la capacità dell’organismo di utilizzare l’insulina in modo efficace. Ciò porta a un accumulo di zuccheri nel sangue, con conseguenze anche gravi se non trattate. Per questo, ogni pasto diventa un’occasione per prevenire i picchi glicemici e per favorire la stabilità metabolica.
Perché una dieta sana fa la differenza
Seguire un piano alimentare bilanciato non serve solo a mantenere il peso forma, ma è anche il modo più efficace per ridurre i rischi associati al diabete. Gli specialisti raccomandano di rivolgersi a un nutrizionista o diabetologo, così da costruire un programma personalizzato in base alle esigenze individuali. L’obiettivo è semplice: evitare gli sbalzi di zucchero nel sangue e fornire al corpo energia costante e di qualità.
Carboidrati complessi sì, zuccheri semplici no
Non tutti i carboidrati sono uguali. Quelli complessi, presenti in alimenti integrali come avena, quinoa, riso e farine poco raffinate, vengono digeriti lentamente, rilasciando energia in modo graduale. Questo processo aiuta a mantenere stabile la glicemia e a ridurre il senso di fame tra un pasto e l’altro.
Al contrario, i carboidrati semplici – contenuti in merendine, snack confezionati, bevande zuccherate e dolci industriali – provocano un rapido aumento della glicemia, seguito da un crollo che stimola nuovamente la fame. Per questo è consigliabile limitarne il consumo, così come quello di frutta molto zuccherina o succhi di frutta industriali.
Grassi buoni: il ruolo dei vegetali e dell’Omega 3
Nel diabete, i grassi svolgono un ruolo essenziale perché non influenzano direttamente i livelli di glucosio. Tuttavia, è importante scegliere fonti sane: olio extravergine d’oliva, noci, mandorle, semi di lino e avocado sono ottimi alleati.
Anche il pesce ricco di Omega 3, come salmone, sgombro e sardine, aiuta a migliorare il profilo lipidico e a proteggere il cuore, spesso messo a rischio nelle persone diabetiche. Meglio, invece, limitare i grassi saturi e i prodotti industriali, che possono innalzare i livelli di colesterolo e aumentare l’infiammazione.
Proteine, l’alleato che sazia senza alzare la glicemia
Le proteine non contengono zuccheri e aiutano a prolungare il senso di sazietà. È consigliabile privilegiare quelle magre, come pesce bianco, legumi, carni bianche e tofu, e consumarle in porzioni bilanciate. Attenzione, invece, ai prodotti confezionati: formaggi light o affettati in vaschetta possono contenere zuccheri nascosti o conservanti, quindi è sempre buona norma leggere l’etichetta nutrizionale.
Attenzione alle bevande: gli zuccheri liquidi sono i più insidiosi
Molti non si rendono conto che la maggior parte degli zuccheri assunti quotidianamente proviene da ciò che beviamo. Bibite gassate, succhi di frutta industriali, birra e vino possono far schizzare la glicemia in pochi minuti. L’acqua, invece, resta la scelta migliore: idrata, regola la glicemia e favorisce l’eliminazione delle tossine.
Sono ammessi tè e caffè, purché consumati senza zucchero o dolcificanti artificiali. Anche le tisane non zuccherate possono diventare una buona alternativa per variare durante la giornata.
Stile di vita: l’altra metà della terapia
Una corretta alimentazione, da sola, non basta. Il controllo del diabete passa anche attraverso l’attività fisica regolare, che aiuta a migliorare la sensibilità all’insulina e a tenere sotto controllo il peso corporeo. Camminare ogni giorno, praticare sport leggeri e ridurre lo stress sono abitudini che, insieme a una dieta equilibrata, possono ridurre la necessità di farmaci e migliorare la qualità della vita.
Salute
Allergie di primavera, come sopravvivere alla stagione più amata (e odiata)
inite, occhi che bruciano, mal di testa e stanchezza cronica: se anche per te la primavera è sinonimo di allergie, è il momento di scoprire come affrontarla con rimedi nuovi e soluzioni intelligenti che migliorano davvero la qualità della vita
Per molti è la stagione più bella dell’anno: giornate più lunghe, temperature miti, profumi nell’aria. Per altri, invece, la primavera è un incubo che inizia con uno starnuto e finisce con le occhiaie da antistaminico. Se anche tu fai parte del club degli allergici stagionali, sappi che non sei solo: secondo l’ISS, in Italia almeno una persona su cinque soffre di allergie primaverili, e il numero è in costante aumento.
Ma perché succede? Il nemico numero uno è il polline, prodotto in grandi quantità da alberi come betulla, ontano, cipresso, ma anche da graminacee e parietaria. La risposta del sistema immunitario a questi allergeni è spesso spropositata: raffreddore, prurito, congiuntivite, asma. E se un tempo bastava chiudere le finestre, oggi non è più così semplice.
La buona notizia è che esistono strategie, vecchie e nuove, per vivere meglio anche in mezzo ai pollini.
La prima regola è la più banale e sottovalutata: conoscere il nemico. Tenere d’occhio i calendari pollinici (facilmente consultabili online) permette di sapere quando limitare le uscite, arieggiare la casa solo la mattina presto o la sera tardi, evitare parchi e prati nei giorni critici. Sembra poco, ma fa la differenza.
Chi è stanco dei farmaci può valutare una immunoterapia specifica, una sorta di “vaccino” contro l’allergia: si assumono per via sublinguale (o iniezioni) dosi crescenti di allergene per desensibilizzare l’organismo. Serve tempo, ma è una delle poche cure che agiscono alla radice.
Anche il lavaggio nasale quotidiano con soluzioni saline può aiutare: libera le vie respiratorie, rimuove gli allergeni, riduce l’uso di farmaci e migliora il sonno. Esistono ormai dispositivi semplici, pratici ed efficaci da usare a casa.
Sul fronte tecnologico, i purificatori d’aria di nuova generazione fanno miracoli in casa: filtrano pollini, polveri e persino virus, migliorando la qualità dell’aria in modo misurabile. Un’idea da valutare anche in ufficio, dove spesso le finestre restano chiuse ma i filtri dei condizionatori non vengono mai cambiati.
Non mancano i rimedi naturali (attenzione, non miracolosi ma utili): infusi di ortica, integratori a base di quercetina o vitamina C che agiscono come antistaminici naturali, spray a base di eufrasia per lenire la congiuntiva infiammata. Chiedi consiglio al medico o al farmacista: l’autoprescrizione fai-da-te è la peggior alleata dell’allergico.
E infine: non sottovalutare lo stress. È scientificamente dimostrato che l’ansia può peggiorare i sintomi allergici. Dormire meglio, mangiare sano, praticare yoga o meditazione può ridurre le crisi. Anche perché vivere con l’allergia non significa solo soffrire di naso chiuso, ma anche di stanchezza cronica, difficoltà di concentrazione, irritabilità. Tutti effetti collaterali che spesso non vengono considerati.
In sintesi? No, non è colpa tua se sei sempre esausto e gli occhi sembrano quelli di un panda. Ma con qualche accorgimento puoi evitare di passare altri tre mesi chiuso in casa con l’aspirapolvere in mano. E magari tornare ad amare la primavera, o almeno a tollerarla senza fazzoletti in ogni tasca.
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