Musica
“Olè Olè Fk Trump”: dal Super Bowl a Minneapolis, il rock si ribella e la protesta viaggia con Springsteen in tour per tutta l’America
Da Bruce Springsteen a Bad Bunny, fino al coro generato dall’IA: la musica torna in piazza contro Donald Trump.
C’è un coro che nelle ultime settimane ha attraversato le piazze americane con la forza delle cose semplici e difficili da fermare: “Olè Olè F**k Trump”. Non nasce in uno studio di registrazione, non porta la firma di una rockstar, non ha un’etichetta alle spalle. Secondo quanto circola, sarebbe stato generato da un programma di intelligenza artificiale. Eppure è diventato la colonna sonora più cantata nelle manifestazioni contro l’amministrazione di Donald Trump e contro l’ICE, l’agenzia federale per l’immigrazione.
Il paradosso è evidente: mentre la politica accusa Hollywood, il mondo dello spettacolo e le élite culturali, il dissenso si organizza anche grazie a un algoritmo. Ma l’IA, in questo caso, è solo l’innesco. Il cuore della protesta è tornato a battere nella musica dal vivo, nei concerti, nei grandi eventi mediatici.
Il primo segnale forte è arrivato dal luogo meno “militante” possibile: il Super Bowl di Santa Clara. L’halftime show di Bad Bunny è stato uno spartiacque. Quasi tutto in spagnolo, con richiami espliciti alla cultura portoricana, alle radici latinoamericane, a un’identità plurale. Nel finale, il cantante ha pronunciato “God Bless America”, ma ha allargato il concetto “alle Americhe”, elencando Paesi dall’Argentina al Canada mentre sul palco scorrevano le bandiere. Il messaggio era chiaro: l’America non coincide con gli Stati Uniti.
La reazione di Trump, affidata a Truth, è stata immediata e durissima. Ha definito la performance “assolutamente terribile” e ha sostenuto che “nessuno capisce” cosa dica l’artista. Ma proprio quell’attacco ha amplificato il gesto. In un evento seguito da milioni di spettatori, la musica è tornata a essere linguaggio politico. Non uno slogan gridato, ma una scelta culturale.
Pochi giorni dopo, il 29 gennaio 2026, un’altra icona americana ha deciso di intervenire con gli strumenti che conosce meglio: penna e chitarra. Bruce Springsteen ha scritto, registrato e pubblicato in pochissimo tempo “Streets of Minneapolis”, brano nato dopo le morti di Renee Good e Alex Pretti durante le proteste contro l’ICE in Minnesota. Il titolo richiama volutamente “Streets of Philadelphia”, ma il tono è ancora più diretto. Nel testo, Trump appare come un monarca che invia il proprio esercito personale a reprimere. Nessuna metafora sofisticata, nessuna ambiguità: è una canzone di protesta nel senso più classico del termine.
Springsteen non si è limitato a pubblicarla. L’ha suonata il giorno dopo a Minneapolis, durante un concerto di beneficenza organizzato da Tom Morello. In poche ore il video ha superato milioni di visualizzazioni. Le interazioni sui social sono diventate parte del racconto: quasi mezzo milione di “mi piace” su Instagram, un ritorno nelle classifiche britanniche a distanza di decenni. Ma al di là dei numeri, conta il gesto: riportare la musica nel dibattito pubblico.
Il Boss non è nuovo a prese di posizione contro Trump. Già nei mesi scorsi, durante il tour europeo, aveva definito la sua amministrazione “corrotta, incompetente e traditrice”. Ma ora il passo è ulteriore. Non è una frase dal palco: è un progetto strutturato.
Springsteen ha annunciato un nuovo tour, “Land of Hope and Dreams”, che con la E Street Band lo porterà in giro per gli Stati Uniti per due mesi, con 20 tappe. L’inizio è fissato per il 31 marzo, e non è un dettaglio secondario che la prima data sia proprio Minneapolis. La città simbolo delle proteste contro l’ICE diventa il punto di partenza di un viaggio che attraverserà l’America con una dichiarazione esplicita: “Suoneremo nella vostra città in difesa e onore della democrazia americana, della libertà, della Costituzione e del nostro sacro sogno americano”.
Nella nota ufficiale, Springsteen ha parlato di un “periodo buio, pericoloso e inquietante”, invitando però a non disperare: “la cavalleria sta arrivando”. È un linguaggio che mescola mito americano e denuncia civile. Il tour non è solo musica, è una narrazione itinerante. Ogni tappa diventa un presidio culturale, un palco da cui rilanciare l’idea di un’America diversa da quella che, secondo lui, si sta affermando.
Attorno a questa dinamica si muove un intero mondo rock. I Green Day hanno aperto un concerto con un esplicito attacco a Trump. Roger Waters ha proiettato sui maxi-schermi la scritta “Trump is a pig” durante “Pigs (Three Different Ones)”. E poi c’è la lunga lista di artisti che negli anni hanno chiesto di non vedere le proprie canzoni utilizzate nei comizi presidenziali: Rolling Stones, R.E.M., Adele, Neil Young, Rihanna, Elton John, Queen, Guns N’ Roses, tra gli altri. Diffide, comunicati, prese di posizione che raccontano un conflitto simbolico costante.
La musica è sempre stata un campo di battaglia identitario negli Stati Uniti. Una canzone suonata a un comizio non è solo sottofondo: è un messaggio, un tentativo di appropriarsi di un immaginario. E quando quell’immaginario si ribella, il conflitto diventa pubblico.
La novità di questa stagione è l’intreccio tra palco e rete. Il coro generato dall’IA circola senza un volto da colpire. I brani di Springsteen e Bad Bunny viaggiano tra streaming, TikTok, Instagram e piazze fisiche. Il dissenso non è più confinato ai circuiti alternativi, ma attraversa eventi mainstream come il Super Bowl o tour che riempiono arene da decine di migliaia di spettatori.
Gli Stati Uniti restano un Paese attraversato da tensioni profonde su immigrazione, sicurezza, identità nazionale. Non è compito della musica risolverle. Ma può amplificarle, tradurle in emozione collettiva, trasformarle in racconto.
Forse è questo il punto centrale: dopo anni in cui sembrava ripiegata sul personale, la musica americana è tornata a parlare di società. Lo fa con un halftime show in spagnolo, con un brano scritto in pochi giorni, con un tour che parte da una città ferita. E lo fa anche con un coro nato da un algoritmo, che dimostra come la tecnologia possa diventare cassa di risonanza del dissenso.
Il 31 marzo, quando la E Street Band salirà sul palco di Minneapolis, non sarà solo l’inizio di un tour. Sarà l’ennesima tappa di un confronto culturale che attraversa gli Stati Uniti. Chitarre contro slogan, cori contro tweet. E una domanda che torna ciclicamente nella storia americana: può una canzone cambiare il clima di un Paese?
INSTAGRAM.COM/LACITYMAG
Musica
Benjamin Mascolo mostra il battesimo della figlia Athena: padrino Federico Rossi e un messaggio pieno d’amore
L’ex componente di Benji & Fede pubblica sui social le foto del battesimo della figlia Athena, nata nell’ottobre 2025. A emozionare i fan anche la presenza di Federico Rossi come padrino.
Benjamin Mascolo ha scelto Instagram per condividere uno dei momenti più importanti e intimi della sua nuova vita da padre. L’artista ha infatti pubblicato alcune fotografie del battesimo della piccola Athena, nata il 7 ottobre 2025, accompagnandole con una dedica semplice ma molto intensa: «Che Dio ti protegga figlia mia».
Uno scatto familiare, elegante e pieno di emozione, che ha immediatamente colpito i fan dell’ex componente di Benji & Fede. Ma tra i dettagli che non sono passati inosservati c’è soprattutto la presenza di Federico Rossi, storico compagno musicale e amico del cuore di Benjamin, scelto come padrino della bambina.
Federico Rossi padrino della figlia di Benjamin Mascolo
Per chi ha seguito la storia di Benji & Fede fin dagli inizi, vedere Federico Rossi accanto a Benjamin Mascolo in un momento così importante ha avuto inevitabilmente un valore simbolico molto forte. Negli ultimi anni i due artisti hanno attraversato separazioni artistiche, momenti complicati e percorsi personali molto diversi, ma il legame umano non sembra essersi mai spezzato davvero.
La scelta di Federico come padrino della piccola Athena appare infatti come la conferma di un rapporto rimasto solidissimo nonostante il tempo, i cambiamenti e le strade professionali separate.
Nelle immagini pubblicate su Instagram si percepisce un’atmosfera molto raccolta e familiare, lontana dagli eccessi dello showbusiness e molto diversa dall’immagine ribelle che per anni aveva accompagnato Benjamin Mascolo.
Benjamin Mascolo lontano dagli anni della trasgressione
Per molti fan, infatti, le nuove fotografie rappresentano quasi il simbolo di una trasformazione personale molto profonda. Sembrano lontanissimi i tempi della relazione turbolenta con Bella Thorne, attrice e cantante americana con cui Benjamin aveva vissuto una storia intensa e spesso sopra le righe.
La relazione tra i due aveva monopolizzato a lungo il gossip internazionale tra dichiarazioni provocatorie, eccessi social e continui riflettori mediatici, prima della rottura definitiva arrivata dopo circa tre anni.
Oggi invece Benjamin appare completamente immerso in una dimensione diversa, più privata, spirituale e familiare. E il messaggio dedicato alla figlia Athena sembra raccontare proprio questo nuovo equilibrio.
I fan si emozionano davanti alle foto di famiglia
Il post pubblicato da Benjamin Mascolo ha raccolto in poche ore migliaia di like e commenti. Moltissimi fan hanno sottolineato la dolcezza delle immagini e il significato speciale della presenza di Federico Rossi accanto alla bambina.
C’è anche chi parla di una sorta di “nuovo inizio” per Benjamin, finalmente lontano dalle turbolenze sentimentali e mediatiche che avevano segnato parte della sua vita pubblica negli ultimi anni. E mentre Athena diventa già la protagonista assoluta del suo profilo Instagram, il pubblico sembra aver accolto con entusiasmo questa versione più matura e serena dell’artista.
Musica
Sabrina Carpenter si prende gioco del gossip hot: “Non sono solo arrapata, amo anche l’enciclopedia”
Sabrina Carpenter scherza sulla reputazione da “popstar arrapata” con un monologo ironico al Saturday Night Live e conquista i social tra doppi sensi e risate.
Sabrina Carpenter ha deciso di fare quello che poche popstar riescono davvero a fare senza sembrare costruite: prendere in giro sé stessa. E lo ha fatto in diretta nazionale, durante il Saturday Night Live, con un monologo ironico che nel giro di poche ore è diventato virale sui social. La cantante americana, ormai diventata una delle figure più chiacchierate del pop contemporaneo, ha giocato apertamente con l’immagine ultra sensuale che le viene cucita addosso da mesi, trasformandola in una gag piena di doppi sensi.
Sabrina Carpenter ironizza sulla fama da popstar provocante
Nel monologo Sabrina Carpenter ha esordito prendendo di mira proprio la percezione pubblica che molti hanno di lei. “Tutti pensano che io sia una popstar arrapata. Ma in me c’è molto di più di questo”, ha detto con tono volutamente teatrale. Poi la stoccata che ha fatto esplodere il pubblico in studio: “Non sono solo arrapata. Sono anche eccitata e piena di energia sessuale”. Una frase costruita apposta per provocare risate e alimentare il gioco ironico attorno alla sua immagine pubblica, sempre più legata a look provocanti, testi ammiccanti e performance sensuali.
La battuta sull’enciclopedia manda in tilt i social
Ma il momento più assurdo del monologo arriva subito dopo. Sabrina Carpenter, fingendo di voler mostrare il suo lato “intellettuale”, ha aggiunto: “E poi adoro leggere. Il mio libro preferito è l’enciclopedia. Perché è molto grande. E molto dura”. Una battuta volutamente nonsense e piena di allusioni che ha mandato in tilt il pubblico del Saturday Night Live e i social, dove il video è stato condiviso migliaia di volte nel giro di poche ore. Il tono era chiaramente quello della parodia: Sabrina gioca con il personaggio della popstar sexy e con il modo in cui internet trasforma qualsiasi sua frase in materiale da meme.
Tra TikTok e concerti Sabrina Carpenter domina la cultura pop
Negli ultimi mesi Sabrina Carpenter è diventata una macchina perfetta per la cultura pop online. Ogni outfit, ogni esibizione e ogni dichiarazione finiscono immediatamente su TikTok, Instagram e X. E lei sembra aver capito benissimo il meccanismo. Invece di scappare dall’etichetta di cantante provocante, la esaspera, la prende in giro e la usa come parte dello spettacolo. Il risultato è che il pubblico ride con lei, non di lei. Ed è probabilmente questa la vera forza della cantante americana: riuscire a sembrare spontanea anche quando tutto è studiato al millimetro.
Musica
Bad Bunny tra diritti LGBT e provocazione hot: il gesto per Alexa torna virale mentre “EoO” vola oltre il miliardo
Nel giorno contro la LGBTIfobia torna virale il gesto di Bad Bunny al Tonight Show per Alexa, donna transgender uccisa a Porto Rico. Intanto “EoO” supera 1,1 miliardi di stream e il video infiamma il web.
Bad Bunny riesce quasi sempre a fare la stessa cosa: dividere, provocare, far discutere e contemporaneamente dominare le classifiche mondiali. E nelle ultime ore il cantante portoricano è tornato al centro dell’attenzione per due motivi molto diversi tra loro, ma perfettamente coerenti con il personaggio che si è costruito negli anni. Da una parte il ricordo di uno dei suoi gesti pubblici più forti a favore della comunità LGBT+, dall’altra il successo gigantesco di “EoO”, accompagnato da un video decisamente bollente che continua a far parlare.
Il tributo ad Alexa torna virale nel giorno contro la LGBTIfobia
In occasione della giornata internazionale contro la LGBTIfobia, molti fan hanno rilanciato il momento in cui Bad Bunny apparve al The Tonight Show Starring Jimmy Fallon indossando una maglietta con una frase durissima: “Hanno ucciso Alexa, non un uomo con gonna”. Il riferimento era ad Alexa Negrón Luciano, donna transgender assassinata a Porto Rico nel 2020 dopo essere stata perseguitata e umiliata anche mediaticamente. Diversi media locali, infatti, l’avevano definita “un uomo con gonna”, scatenando polemiche enormi. Con quella maglietta Bad Bunny trasformò una semplice apparizione televisiva in una presa di posizione politica e culturale molto chiara. Un gesto che ancora oggi viene ricordato come uno dei momenti più forti della sua carriera pubblica.
“EoO” supera 1,1 miliardi di stream e conferma il dominio globale
Nel frattempo Bad Bunny continua a macinare numeri da capogiro. Il suo brano “EoO” ha superato la cifra impressionante di 1,1 miliardi di stream su Spotify, confermando ancora una volta quanto il cantante sia diventato una macchina globale capace di dominare il mercato musicale internazionale senza praticamente conoscere pause. Numeri enormi che lo tengono stabilmente nell’élite assoluta dello streaming mondiale e che dimostrano come il suo mix di reggaeton, provocazione e immagine studiata continui a funzionare perfettamente.
Il videoclip hot alimenta ancora una volta il personaggio Bad Bunny
A spingere ancora di più il successo del brano c’è anche il videoclip, diventato virale per il tono esplicitamente sensuale. Bad Bunny, del resto, non ha mai avuto particolare interesse nel nascondere il proprio corpo o giocare al ribasso con la provocazione estetica. Nel video di “EoO” la componente erotica è evidente e volutamente esibita, tra inquadrature provocanti e scene che hanno immediatamente acceso commenti, meme e discussioni online. Una strategia perfettamente in linea con il suo personaggio pubblico: provocare senza chiedere scusa, mischiare politica pop, sensualità e spettacolo in un unico enorme fenomeno mediatico.
-
Gossip2 anni faElisabetta Canalis, che Sex bomb! è suo il primo topless del 2024 (GALLERY SENZA CENSURA!)
-
Sex and La City2 anni faDick Rating: che voto mi dai se te lo posto?
-
Cronaca Nera2 anni faBossetti è innocente? Ecco tutti i lati deboli dell’accusa
-
Speciale Grande Fratello2 anni faHelena Prestes, chi è la concorrente vip del Grande Fratello? Età, carriera, vita privata e curiosità
-
Gossip2 anni faLa De Filippi beccata con lui: la strana coppia a cavallo si rilassa in vacanza
-
Video1 anno faVideo scandalo a Temptation Island Spagna: lei fa sesso con un tentatore, lui impazzisce in diretta
-
Speciale Olimpiadi 20242 anni faFact checking su Imane Khelif, la pugile al centro delle polemiche. Davvero è trans?
-
Speciale Grande Fratello2 anni faShaila del Grande Fratello: balzi da “Gatta” nei programmi Mediaset
