Connect with us

Salute

Sole che manca, energia che cala: la “sindrome di fine inverno” e il ruolo chiave della vitamina D

Tra febbraio e marzo molte persone accusano stanchezza, malanni frequenti e calo dell’umore. La causa può essere anche la ridotta esposizione alla luce solare, che incide sulla produzione di vitamina D.

Avatar photo

Pubblicato

il

vitamina d

    Febbraio è il mese più corto dell’anno, ma per l’organismo può sembrare il più lungo. Le giornate sono ancora brevi, il sole poco intenso e la primavera appare lontana. È proprio in questo periodo che molte persone avvertono una sensazione diffusa di stanchezza, una maggiore vulnerabilità ai raffreddori e un generale calo delle difese. Tra le possibili cause c’è la cosiddetta ipovitaminosi D, cioè una carenza di vitamina D legata soprattutto alla scarsa esposizione solare.

    Questa vitamina, in realtà un pro-ormone, viene prodotta principalmente dalla pelle quando è esposta ai raggi ultravioletti. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, nei mesi invernali la sintesi può ridursi drasticamente, soprattutto nelle persone che trascorrono poco tempo all’aperto o che vivono in aree con minore irraggiamento.

    La vitamina D è nota soprattutto per il suo ruolo nella salute delle ossa, ma svolge anche funzioni importanti per il sistema immunitario. Numerosi studi indicano che livelli adeguati contribuiscono al normale funzionamento delle difese dell’organismo. Tuttavia, come ricorda anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità, non si tratta di una “cura miracolosa”: la carenza è solo uno dei tanti fattori che possono influenzare il benessere generale.

    I segnali più comuni di una possibile carenza includono affaticamento persistente, dolori muscolari, fragilità e maggiore frequenza di infezioni stagionali. Sintomi aspecifici, che spesso vengono confusi con il semplice stress o il cambio di stagione.

    Ma cosa fare per aiutare il corpo a recuperare equilibrio?

    Il primo rimedio, il più semplice e naturale, è esporsi alla luce del sole ogni volta che è possibile. Anche 20-30 minuti al giorno, con viso e mani scoperti, possono favorire la produzione della vitamina, compatibilmente con il meteo e le condizioni personali.

    L’alimentazione può dare un contributo, anche se in misura minore. Pesce grasso come salmone, sgombro e sardine, tuorlo d’uovo e latte fortificato contengono buone quantità di vitamina D.

    Fondamentale è anche il movimento. Camminare all’aperto, oltre a stimolare la sintesi della vitamina, migliora l’umore e riattiva il metabolismo, contrastando quella sensazione di “letargo” tipica della fine dell’inverno.

    Gli integratori possono essere utili, ma solo su consiglio medico, dopo aver verificato una reale carenza. L’assunzione fai-da-te, infatti, non è sempre necessaria e può risultare inappropriata.

    Infine, non va sottovalutato il sonno. Dormire bene aiuta il sistema immunitario e favorisce il recupero energetico.

    La buona notizia è che si tratta di una fase temporanea. Con l’allungarsi delle giornate e l’arrivo della primavera, il corpo torna naturalmente a produrre più vitamina D, e con essa spesso anche energia e vitalità.

      SEGUICI SU INSTAGRAM
      INSTAGRAM.COM/LACITYMAG

      Salute

      Allarme West Nile in Italia: come si trasmette la Febbre del Nilo, i sintomi a cui prestare attenzione e le mosse giuste per difendersi

      La circolazione della Febbre del Nilo si intensifica nei mesi caldi, spinta dalla presenza della zanzara comune. Le autorità sanitarie monitorano i contagi sul territorio nazionale e ricordano le norme fondamentali di prevenzione, dai repellenti alla rimozione dei ristagni

      Avatar photo

      Pubblicato

      il

      Autore

      Allarme West Nile in Italia: come si trasmette la Febbre del Nilo, i sintomi a cui prestare attenzione e le mosse giuste per difendersi

        L’estate porta con sé il consueto monitoraggio della circolazione del virus West Nile (o Febbre del Nilo occidentale) sul territorio nazionale. Questa infezione virale, appartenente alla famiglia dei Flaviviridae, viene trasmessa principalmente dalla puntura della zanzara comune (Culex pipiens) e rappresenta una zoonosi costantemente attenzionata dagli esperti di salute pubblica. Con l’aumento delle temperature e la proliferazione degli insetti vettori, le autorità sanitarie raccomandano di non abbassare la guardia e di adottare precise misure di protezione personale e ambientale.

        Cos’è il virus West Nile e come si trasmette

        Il serbatoio naturale del virus West Nile è rappresentato dagli uccelli selvatici. Le zanzare, pungendo un volatile infetto, acquisiscono il patogeno e possono successivamente trasmetterlo all’uomo o ad altri mammiferi, in particolare i cavalli.

        La trasmissione avviene esclusivamente tramite la puntura dell’insetto infetto: l’infezione non si trasmette da persona a persona attraverso i contatti casuali né per via aerea. L’essere umano e il cavallo sono considerati ospiti a fondo cieco, poiché non sviluppano all’interno del sangue una concentrazione di virus sufficientemente elevata da permettere la reinfezione di altre zanzare.

        I sintomi: dalle forme asintomatiche alle complicanze neurologiche

        Nella maggior parte dei casi, circa l’80% delle persone che contraggono il virus West Nile non sviluppa alcun sintomo e supera l’infezione senza nemmeno rendersene conto. Nel restante 20% dei soggetti contagiati, l’infezione si manifesta in forma lieve con sintomi simili a quelli dell’influenza stagionale.

        Il quadro clinico classico comprende febbre improvvisa, mal di testa, dolori muscolari e articolari, nausea, vomito, sfoghi cutanei e ghiandole linfatiche ingrossate. Questi fastidi compaiono solitamente dopo un periodo di incubazione compreso tra 2 e 14 giorni dalla puntura e tendono a risolversi spontaneamente nell’arco di pochi giorni. In meno dell’1% dei casi, soprattutto tra anziani o persone con un sistema immunitario compromesso, il virus può causare gravi complicanze neurologiche, come meningiti o encefaliti, che richiedono un tempestivo ricovero ospedaliero.

        Cosa fare per prevenire il contagio e proteggersi dalle punture

        Poiché non esiste un vaccino per uso umano né una terapia antivirale specifica per la Febbre del Nilo, l’unica vera forma di tutela consiste nella prevenzione primaria. Il modo più efficace per evitare l’infezione risiede nel ridurre al minimo il contatto con le zanzare.

        Gli esperti consigliano di applicare repellenti cutanei registrati, indossare abiti chiari con maniche e pantaloni lunghi nelle ore serali e notturne, installare zanzariere alle finestre e utilizzare diffusori o insetticidi nei locali chiusi. Risulta fondamentale bonificare le aree esterne private, svuotando regolarmente i sottovasi ed evitando l’accumulo di acqua piovana nei contenitori, luoghi privilegiati per la deposizione delle uova di zanzara.

          Continua a leggere

          Salute

          Fumi poco ma credi di essere al sicuro? L’ampio studio su PLOS Medicine svela l’impatto devastante del fumo saltuario sul cuore

          Un’ampia ricerca pubblicata su PLOS Medicine analizza la salute di oltre 300mila persone e dimostra che il fumo leggero comporta gravi rischi. L’insufficienza cardiaca cresce del 50% e la mortalità del 60%, rivelando che l’unica dose davvero priva di pericoli è pari a zero

          Avatar photo

          Pubblicato

          il

          Autore

          Fumi poco ma credi di essere al sicuro? L'ampio studio su PLOS Medicine svela l'impatto devastante del fumo saltuario sul cuore

            Anche poche sigarette al giorno possono compromettere seriamente la salute del cuore. Un ampio lavoro scientifico pubblicato sulla rivista PLOS Medicine e basato sull’analisi di oltre 300mila persone mostra che il fumo leggero o saltuario, compreso tra due e cinque sigarette al giorno, risulta tutt’altro che innocuo. La ricerca, coordinata da Michael Blaha del Johns Hopkins Ciccarone Center, rileva un aumento marcato del rischio di sviluppare un’insufficienza cardiaca e di andare incontro a una morte prematura rispetto a chi non ha mai fumato. Esattamente come accade con il consumo di alcol, l’unica dose davvero sicura e priva di pericoli per l’organismo è pari a zero.

            I numeri dell’impatto cardiaco e il rischio di mortalità

            I dati raccolti all’interno del campione mostrano una correlazione netta tra il consumo ridotto di tabacco e l’insorgenza di patologie cardiovascolari severe. Secondo le evidenze epidemiologiche, il pericolo di sviluppare insufficienza cardiaca cresce del 50%, mentre la probabilità di morte per tutte le cause risulta superiore del 60% rispetto ai soggetti non fumatori.

            Lo studio evidenzia inoltre come la sospensione del vizio produca benefici graduali nel tempo. Dopo aver smesso di fumare, il rischio tende a diminuire in modo significativo soprattutto nei primi dieci anni. Tuttavia, la probabilità di sviluppare complicanze non si annulla mai completamente, nemmeno a distanza di tre decenni dall’ultima sigaretta spenta.

            Perché la riduzione non basta per salvare la circolazione

            La riduzione del danno e del numero di bionde quotidiane rappresenta un passo importante, ma la strategia migliore per proteggere il cuore e l’apparato circolatorio rimane l’interruzione totale e immediata. A lungo andare, infatti, il tempo trascorso dalla totale astensione dal fumo incide molto più della quantità complessiva consumata durante gli anni da fumatore.

            Queste conclusioni trovano un’ampia eco anche nelle raccomandazioni ufficiali diffuse dagli esperti della sanità pubblica. Il team di ricerca sottolinea il valore scientifico dell’indagine, definendola come «uno dei più ampi studi sul fumo di sigaretta fino ad oggi, che utilizza i dati di più alta qualità nella letteratura epidemiologica cardiovascolare».

            La conferma dei ricercatori sul pericolo delle basse dosi

            La certezza dei dati emersi non lascia spazio a interpretazioni di comodo per i fumatori occasionali. Il gruppo di studiosi coordinato da Michael Blaha ha voluto ribadire il concetto con estrema chiarezza per sensibilizzare la popolazione: «È sorprendente quanto sia dannoso il fumo. Anche basse dosi di fumo comportano elevati rischi cardiovascolari». Una presa di posizione netta che spinge le politiche di prevenzione sanitaria a concentrare gli sforzi sull’eliminazione completa dell’abitudine al fumo.

              Continua a leggere

              Salute

              5 errori più comuni che rovinano l’alimentazione estiva

              Quando il termometro supera i 35 gradi, l’appetito cala e il corpo richiede istintivamente freschezza. Tuttavia, il tentativo di “alleggerirsi” spesso si traduce in errori nutrizionali che ottengono l’effetto opposto: gonfiano, appesantiscono la digestione e accentuano la spossatezza.

              Avatar photo

              Pubblicato

              il

              Autore

              5 errori più comuni che rovinano l'alimentazione estiva

                La biochimica del piatto estivo: il corpo non vuole solo acqua

                Il nostro organismo, durante le ondate di calore, è impegnato in un costante lavoro di bilanciamento termico. Il cibo che introduciamo gioca un ruolo cruciale: ogni macronutriente, durante la digestione, genera calore (la cosiddetta termogenesi indotta dalla dieta).

                Credere che basti eliminare i cibi caldi per sentirsi freschi è il primo passo falso. Spesso, le scelte che consideriamo “leggere” nascondono insidie che alterano la glicemia e rallentano il metabolismo, privandoci dei sali minerali essenziali proprio quando ne abbiamo più bisogno attraverso la sudorazione.

                I 5 errori da correggere subito secondo i nutrizionisti

                1. Pranzare solo con la frutta

                È il classico dei classici sotto l’ombrellone: un grande piattone di anguria o melone. Sebbene ricca di acqua e vitamine, la frutta consumata da sola e in grandi quantità apporta un massiccio carico di fruttosio (zuccheri semplici). Senza una quota di proteine o grassi buoni a rallentarne l’assorbimento, la frutta causa un picco glicemico immediato seguito da un brusco crollo. Risultato? Dopo un’ora si avvertiranno più fame, spossatezza e sonnolenza di prima.

                2. Bere acqua e bibite ghiacciate

                Il brivido di una bibita con molto ghiaccio offre un sollievo che dura pochi secondi, ma a livello gastrico scatena il caos. L’introduzione di un liquido a temperature vicine allo zero provoca una repentina vasocostrizione nello stomaco. Il processo digestivo si blocca e il corpo, per compensare il freddo improvviso, è costretto a innalzare la propria temperatura interna, facendoci sentire ancora più caldo. L’ideale è consumare liquidi a temperatura ambiente o freschi (10-15°C).

                3. Sostituire il pasto con il gelato

                Considerare il gelato un sostituto del pranzo è un errore frequente. Anche le versioni alla frutta o artigianali sono sbilanciate: presentano un’alta densità di zuccheri e grassi saturi, ma sono quasi totalmente prive di fibre e proteine nobili. Il potere saziante è ridottissimo, mentre l’impegno digestivo richiesto per scindere i grassi della panna e del latte aumenta la temperatura corporea interna nelle ore successive.

                4. Abusare di insalatone “svuotafrigo”

                L’insalata estiva sembra l’emblema della leggerezza, ma spesso si trasforma in una bomba calorica e digestiva. L’aggiunta simultanea di tonno, mozzarelline, mais, uova, olive e crostini crea un mix proteico e lipidico altamente complesso. Mischiare troppe fonti proteiche diverse prolunga i tempi di permanenza del cibo nello stomaco, favorendo fermentazione, gonfiore addominale e un senso di pesantezza che dura tutto il pomeriggio.

                5. Eliminare completamente il sale

                Cercando di combattere la ritenzione idrica e il gonfiore alle gambe tipico dell’estate, molti eliminano drasticamente il sale da cucina. Si tratta di un errore rischioso: attraverso il sudore non perdiamo solo acqua, ma enormi quantità di sodio e potassio. Una restrizione eccessiva di sodio, combinata con l’introduzione di grandi quantità di acqua, può causare iponatriemia, i cui sintomi sono crampi muscolari, pressione arteriosa eccessivamente bassa, vertigini e debolezza cronica. La soluzione è consumare la giusta quota di sale, preferendo quello iodato, e abbondare con cibi naturalmente ricchi di potassio come zucchine, cetrioli e albicocche.

                  Continua a leggere
                  Advertisement
                  Speciale Temptation Island12 minuti ago

                  Temptation Island, Cristian Mascolino e Nicole Cena continuano a frequentarsi ma spunta la crisi: «Lei è molto presa», i dubbi sul comportamento di lui

                  Elettra Lamborghini a cuore aperto: "I traumi che sto curando, la gelosia iniziale per le sorelle e il fuoco acceso nel matrimonio"
                  Personaggi42 minuti ago

                  Elettra Lamborghini a cuore aperto: “I traumi che sto curando, la gelosia iniziale per le sorelle e il fuoco acceso nel matrimonio”

                  Sport1 ora ago

                  Sara Curtis, il messaggio di Jannik Sinner dopo l’oro la fa urlare: «Un calciatore non sarebbe mai sceso dal suo piedistallo per farmi i complimenti»

                  "Ho vissuto da solo per cinque mesi in hotel": la confessione di Adrien Brody sull'isolamento per la pièce La paura del numero 13
                  Spettacolo2 ore ago

                  “Ho vissuto da solo per cinque mesi in hotel”: la confessione di Adrien Brody sull’isolamento per la pièce La paura del numero 13

                  Televisione2 ore ago

                  Selvaggia Lucarelli lascia Ballando per Mediaset, Gabriella Carlucci la assolve: «Ha fatto benissimo». E sul futuro di Milly non ha dubbi

                  Come parlano gli adolescenti? Il dizionario del nuovo slang giovanile tra inglesismi, codici digitali e ricerca d'identità
                  Lifestyle3 ore ago

                  Come parlano gli adolescenti? Il dizionario del nuovo slang giovanile tra inglesismi, codici digitali e ricerca d’identità

                  Beauty3 ore ago

                  Aurora Ramazzotti, le labbra più carnose scatenano i follower: «Ti sei rifatta la bocca». Lei risponde e svela il trucco senza filler

                  Come preparare una crema alla banana fresca e vellutata: il dessert veloce con panna, lime e biscotti che conquista al primo assaggio
                  Cucina4 ore ago

                  Come preparare una crema alla banana fresca e vellutata: il dessert veloce con panna, lime e biscotti che conquista al primo assaggio

                  Reali4 ore ago

                  Lady Diana, il fratello Charles Spencer rompe il silenzio dopo trent’anni: «Troppe menzogne su di lei, ora racconto chi era davvero mia sorella»

                  Scontro fatale in auto per la manager di Dior Mathilde Favier: la tragedia in Francia e il cordoglio di Delphine Arnault e della maison
                  Moda5 ore ago

                  Scontro fatale in auto per la manager di Dior Mathilde Favier: la tragedia in Francia e il cordoglio di Delphine Arnault e della maison

                  Ultime notizie