Salute
Sospetti e pregiudizi sui farmaci equivalenti. Perché preferirli e perché sceglierli in farmacia!
Promuovere l’uso dei farmaci equivalenti è essenziale per ridurre la spesa sanitaria e garantire che i cittadini possano beneficiare di cure efficaci a un costo inferiore. Superare le barriere culturali e informative è fondamentale per raggiungere questo obiettivo.
I farmaci equivalenti, noti anche come generici, hanno lo stesso principio attivo, forma farmaceutica, dosaggio, via di somministrazione e indicazioni terapeutiche dei farmaci di marca. L’unica differenza è il nome e il packaging. Tuttavia, molti italiani diffidano ancora di questi medicinali, preferendo quelli di marca, il che comporta a una spesa privata maggiore.
Ma perchè abbiamo dei sospetti?
La scelta di non accettare i farmaci equivalenti comporta una spesa aggiuntiva di oltre un miliardo di euro all’anno per i cittadini italiani. Se si optasse per i farmaci equivalenti, si risparmierebbero notevoli somme, riducendo lo spreco economico. Inoltre, la disponibilità dei farmaci generici sul mercato porta a una conseguente riduzione dei prezzi anche dei farmaci di marca. E’ la legge del mercato.
I più diffidenti? Al Sud Italia
L’uso dei farmaci equivalenti varia significativamente tra le diverse regioni italiane. Al Nord, l’uso è più diffuso (39,8% delle confezioni vendute), mentre al Sud è molto meno comune (23,7%). Questo divario riflette una maggiore predisposizione al Nord a fidarsi dei generici rispetto al Sud. Tra informazioni scientifiche, credenze e sentito dire, molte persone hanno il sospetto che nei farmaci generici la percentuale del principio attivo sia minore rispetto a farmaco di marca. Quindi meno efficace. Secondo Fondazione Umberto Veronesi “Il principio attivo è lo stesso del prodotto di marca dal quale proviene e le concentrazioni nel sangue raggiungono livelli analoghi, con una variabilità che non deve andare sotto l’85%. Il farmaco generico, infatti, è sottoposto a studi di farmacocinetica che devono confermare il livello di concentrazione ematica“.
Come cresce la spesa privata
Gli italiani spendono oltre 1 miliardo di euro di tasca propria all’anno per acquistare farmaci di marca a volte più costosi del doppio rispetto ai farmaci generici. La spesa complessiva per i farmaci, comprendente i ticket regionali e la differenza di prezzo, dal 2021, è aumentata del 7,6% raggiungendo i 9,9 miliardi di euro.
Una strategia per convincere gli scettici
Per superare le resistenze culturali e pratiche verso i farmaci equivalenti, si sta considerando alcune campagne di comunicazione istituzionale. Una rivolta sia ai cittadini e una diretta proprio agli operatori sanitari che detengono un potere persuasivo per indurre i propri pazienti a fidarsi dei farmaci generici. L’obiettivo è informare sulla parità di efficacia tra i farmaci generici e quelli di marca e promuovere l’uso degli equivalenti come una scelta economica e sicura. dal punto di vista scientifico.
L’obbligo dei farmacisti che a volte viene disatteso
I farmacisti hanno l’obbligo legale di proporre i farmaci equivalenti quando disponibili. A questo proposito il settore è in attesa di una nuova circolare per ricordare ai farmacisti questo obbligo. E soprattutto per migliorare la comunicazione con i cittadini riguardo all’efficacia e alle caratteristiche dei farmaci generici. Ma troppi rappresentati farmaceutici circolano nelle farmacie…
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Salute
Allarme peste polmonare in Siberia: l’Europa vigila e l’infettivologo Bassetti solleva dubbi
Allarme peste polmonare in Siberia dopo la morte di una ricercatrice di 28 anni: l’Europa vigila e l’infettivologo Bassetti solleva dubbi
La morte della ventottenne Darya Shipilova, ricercatrice dell’Irkutsk Anti Plague Institute deceduta in Siberia per un’infezione polmonare, ha riacceso l’allarme sui patogeni ad alta letalità. L’incidente, causato dalla rottura di una provetta in laboratorio, ha spinto le autorità a mettere in quarantena circa duecento persone.
La Commissione europea segue la vicenda con il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc). A Bruxelles, la portavoce Eva Hrncirova ha ricordato che il batterio risulta «assente dall’Europa da circa 50 anni».
Le analisi di Matteo Bassetti e le comunicazioni cancellate
Sulla vicenda è intervenuto l’infettivologo Matteo Bassetti, sollevando dubbi sulla portata del contagio dopo la comparsa (e la successiva rimozione) di alcuni post social che invitavano la popolazione a usare mascherine ed evitare certe zone.
Bassetti ha dichiarato di sentire che vi sia «qualcosa di più di quanto hanno detto», aggiungendo: «Siamo abbastanza abituati al modo di fare russo». Per l’esperto, la pubblicazione stessa del decesso suggerisce uno scenario da chiarire, rendendo necessario verificare se il batterio sia uscito dal laboratorio tramite trasmissione interumana.
Caratteristiche della malattia e difficoltà di tracciamento
Bassetti ha ricordato che la peste polmonare ha un’incubazione da due a dieci giorni e si trasmette via aerea, con modalità simili al Covid.
La collocazione geografica isolata limita la diffusione verso i grandi centri, ma complica il tracciamento dei contatti. Prima dell’isolamento, la giovane potrebbe essere entrata in contatto con diverse persone in luoghi pubblici, rendendo difficili le verifiche nella regione siberiana.
Terapie, tassi di mortalità e la minaccia del batterio
Il batterio Yersinia pestis è considerato un agente primario a rischio bioterroristico. Non esistono vaccini, ma l’infezione si può trattare con antibiotici specifici, anche se la risposta clinica non è sempre immediata.
Senza farmaci la mortalità sfiora il 100%, mentre con una tempestiva terapia antibiotica la letalità si dimezza, attestandosi comunque intorno al 50%.
Salute
Aumentare le difese immunitarie a tavola: i cibi alleati dell’autunno e i segreti della prevenzione
Come rafforzare il sistema immunitario in autunno: la lista dei cibi alleati e i consigli degli esperti per prevenire i malanni
L’arrivo dell’autunno porta con sé primi freddi, sbalzi termici e il consueto aumento dei malanni stagionali. Per proteggere l’organismo, la prima linea di difesa si costruisce a tavola attraverso un’alimentazione mirata e bilanciata. I nutrizionisti e la comunità scientifica confermano che non esistono alimenti miracolosi in grado di azzerare il rischio di infezioni, ma una dieta ricca di nutrienti specifici stimola e supporta la risposta immunitaria dell’organismo.
La nutrizionista clinica Elena Rossi spiega: «Il nostro sistema immunitario è una rete complessa che richiede micronutrienti essenziali per funzionare al meglio. Durante l’autunno, la natura ci offre alimenti straordinariamente ricchi di vitamine e antiossidanti perfettamente sintonizzati con le nostre esigenze stagionali».
I macronutrienti e le vitamine fondamentali per l’organismo
I veri protagonisti della difesa immunitaria autunnale sono i cibi di stagione ad alto contenuto di vitamina C, vitamina D, zinco e antiossidanti. Gli agrumi come arance e mandarini, insieme a kiwi e melograni, garantiscono un elevato apporto di vitamina C, fondamentale per la produzione di globuli bianchi e la protezione cellulare dallo stress ossidativo.
Allo stesso tempo, gli ortaggi a foglia verde, le carote e la zucca forniscono beta-carotene, un precursore della vitamina A che mantiene integre le mucose respiratorie e intestinali.
Il ruolo chiave della salute intestinale nella difesa immunitaria
Oltre alle vitamine, una quota rilevante delle difese immunitarie risiede nell’intestino, dove vive il microbiota. Mantenere in equilibrio la flora batterica è cruciale per prevenire le infezioni.
Per sostenere la salute intestinale durante i mesi freddi, gli esperti raccomandano l’assunzione di:
- Alimenti fermentati: yogurt naturale, kefir e sauerkraut, ricchi di probiotici vivi.
- Fibre prebiotiche: legumi, cereali integrali, cicoria e aglio, che nutrono i batteri benefici.
- Frutta secca e semi: noci, mandorle e semi di zucca, fonti di zinco, selenio e grassi benefici Omega-3.
Le buone abitudini a tavola per affrontare i mesi freddi
Integrare questi cibi nella dieta quotidiana richiede costanza e varietà. Preparare zuppe di legumi e verdure di stagione, consumare porzioni quotidiane di frutta fresca e bere abbondante acqua o tisane calde contribuisce a mantenere l’idratazione e il benessere generale. Una corretta alimentazione, unita a un riposo adeguato e a una regolare attività fisica, costituisce lo scudo più efficace per vivere l’autunno in piena salute.
Salute
Senza carboidrati? Una falsa scorciatoia: cosa succede davvero al corpo quando li eliminiamo
Dalle diete low-carb alla demonizzazione del pane: perché togliere del tutto i carboidrati può essere controproducente
La moda delle diete estreme
Negli ultimi anni eliminare i carboidrati è diventato per molti sinonimo di dimagrimento rapido. Pane, pasta e cereali vengono messi al bando, spesso seguendo modelli come la Dieta chetogenica. Ma questa scelta, se portata all’estremo, rischia di trasformarsi in una soluzione solo apparente. I carboidrati, infatti, non sono “nemici” ma una delle principali fonti di energia per l’organismo.
Il carburante del corpo (e del cervello)
Il nostro organismo utilizza il glucosio, derivato dai carboidrati, come combustibile primario. In particolare il cervello dipende in larga parte da questo nutriente per funzionare correttamente. Quando l’apporto di carboidrati viene drasticamente ridotto, il corpo è costretto ad adattarsi, attivando processi alternativi che non sempre sono sostenibili nel lungo periodo.
Cosa succede quando li eliminiamo
Ridurre fortemente i carboidrati può portare a un rapido calo di peso iniziale, spesso dovuto alla perdita di liquidi più che di grasso. In alcuni casi l’organismo entra in uno stato chiamato chetosi, in cui utilizza i grassi come fonte energetica. Questo meccanismo può avere applicazioni cliniche specifiche, ma non è necessariamente adatto a tutti e può comportare effetti collaterali come stanchezza, irritabilità e difficoltà di concentrazione.
I rischi di una dieta sbilanciata
Eliminare del tutto i carboidrati significa spesso rinunciare anche a fibre, vitamine e altri nutrienti essenziali presenti in alimenti come frutta, verdura e cereali integrali. A lungo andare, questo squilibrio può incidere sulla salute intestinale e sul benessere generale. Inoltre, diete troppo restrittive tendono a essere difficili da mantenere, aumentando il rischio di effetto “yo-yo”.
Non tutti i carboidrati sono uguali
Uno degli errori più comuni è fare di tutta l’erba un fascio. Esistono carboidrati semplici, come zuccheri raffinati, e complessi, presenti in alimenti integrali e legumi. I secondi vengono assorbiti più lentamente e contribuiscono a mantenere stabili i livelli di energia. Il problema, quindi, non è la presenza dei carboidrati, ma la loro qualità e quantità.
Equilibrio, non eliminazione
Le principali linee guida nutrizionali suggeriscono un approccio equilibrato, in cui i carboidrati rappresentano una quota importante della dieta quotidiana. Piuttosto che eliminarli, è consigliabile scegliere fonti sane e bilanciarle con proteine e grassi. Questo permette di sostenere il metabolismo senza creare carenze o squilibri.
Un approccio più consapevole
Prima di intraprendere regimi alimentari restrittivi, è sempre opportuno valutare le proprie esigenze con un professionista. Ogni organismo è diverso e ciò che funziona per alcuni può non essere adatto ad altri. L’obiettivo non dovrebbe essere eliminare intere categorie di alimenti, ma costruire abitudini sostenibili nel tempo.
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