Beauty
Unghie 2026: le tendenze che ridisegnano manicure e stile
Dai colori “terrosi” alle superfici effetto vetro, passando per forme morbide e materiali sostenibili: ecco cosa chiederemo alle nostre nail artist nei prossimi mesi.
Il 2026 si annuncia come un anno di svolta per il mondo delle unghie, dove estetica, praticità e attenzione all’ambiente si incontrano. Le tendenze che stanno emergendo dalle passerelle, dai backstage della moda e dai social raccontano una manicure meno urlata ma più consapevole, capace di adattarsi a stili di vita diversi senza rinunciare alla personalità.
Colori: ritorno alla natura (con un twist)
La palette del 2026 guarda alla terra e agli elementi naturali. Marroni caldi, sabbia, argilla, verde salvia e grigio pietra saranno protagonisti, spesso declinati in finish lattiginosi o semi-trasparenti. Accanto a queste tonalità rassicuranti, trovano spazio accenti più decisi come il blu profondo, il bordeaux scuro e il nero fumo, rivisitati però in chiave soft o satinata. Il messaggio è chiaro: colore sì, ma con equilibrio.
Effetti e texture: protagonista la luce
Una delle novità più evidenti riguarda le superfici. Nel 2026 si affermeranno unghie effetto vetro, perlate o “glazed”, che riflettono la luce senza eccessi. Restano anche le finiture opache, ma abbinate a dettagli lucidi o micro-decorazioni tono su tono. L’obiettivo non è stupire con il volume, bensì con la raffinatezza del dettaglio.
Forme: vince la naturalezza
Dopo anni di estremi, la forma delle unghie torna a essere più funzionale. Mandorla corta, ovale e squoval (via di mezzo tra quadrata e arrotondata) sono le più richieste. Le lunghezze eccessive lasciano spazio a unghie curate ma portabili, pensate per accompagnare la quotidianità senza rinunce.
Nail art: minimal, simbolica, personale
Nel 2026 la nail art diventa intima e narrativa. Piccoli simboli, linee sottili, micro-fiori, segni grafici essenziali sostituiscono decorazioni elaborate. Molto diffusi saranno i richiami all’arte astratta e alla calligrafia, spesso realizzati con un solo colore in contrasto delicato. Ogni manicure racconta qualcosa di chi la indossa.
Sostenibilità e benessere
Un trend trasversale riguarda i prodotti utilizzati. Smalti con formule più pulite, trattamenti rinforzanti e attenzione alla salute dell’unghia naturale diventano centrali. Cresce l’interesse per manicure che uniscono estetica e cura, con oli nutrienti, basi protettive e pause rigenerative tra un trattamento e l’altro.
Unghie come accessorio di stile
Nel 2026 la manicure non è più un dettaglio isolato, ma parte integrante del look. Si coordina con abiti, make-up e persino con l’umore. Le unghie diventano così un accessorio silenzioso ma potente, capace di esprimere eleganza, creatività e consapevolezza.
Il nuovo anno, insomma, celebra un’idea di bellezza più autentica: meno eccessi, più identità. E le unghie, ancora una volta, raccontano molto più di quanto sembri.
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Salute
Dieta, perché ci spaventa ancora prima di iniziare
Dieta, perché ci spaventa ancora prima di iniziare
Basta sentire la parola dieta per provare un immediato senso di disagio. Per molte persone, l’idea di dover rinunciare a determinati cibi o di controllare ciò che mangiano scatena ansia, frustrazione e persino un malessere fisico anticipato. Non è un caso: numerosi studi di psicologia del comportamento alimentare confermano che il fallimento delle diete non dipende solo da cosa si mangia, ma soprattutto da come ci si prepara mentalmente ad affrontarle.
Perché la dieta fa paura prima ancora di iniziare
Nell’immaginario collettivo, la dieta è spesso associata a privazione, fame e punizione. Un retaggio culturale alimentato da anni di regimi drastici, promesse irrealistiche e risultati temporanei. Il cervello reagisce a questa prospettiva come a una minaccia: attiva meccanismi di difesa che portano a rifiuto, procrastinazione o abbuffate preventive, il classico “ultimo sgarro prima di cominciare”.
A questo si aggiunge la paura di fallire. Molti arrivano a una nuova dieta con alle spalle tentativi andati male, e l’esperienza negativa precedente rafforza l’idea che “tanto non funzionerà”. Questo circolo vizioso può rendere la sola pianificazione del cambiamento emotivamente faticosa.
Cambiare prospettiva: dalla rinuncia alla cura di sé
Il primo passo mentale è smettere di considerare la dieta come una sottrazione e iniziare a vederla come una forma di cura personale. Le linee guida nutrizionali moderne non parlano più di eliminazioni drastiche, ma di equilibrio, varietà e sostenibilità nel tempo. Un’alimentazione più consapevole non serve solo a perdere peso, ma a migliorare energia, sonno, digestione e benessere generale.
Un altro aspetto chiave è fissare obiettivi realistici. Dimagrimenti rapidi e drastici non solo sono difficili da mantenere, ma aumentano il carico di stress psicologico. Gli esperti consigliano di concentrarsi su piccoli cambiamenti progressivi, come migliorare la qualità dei pasti o regolarizzare gli orari, piuttosto che puntare subito a risultati numerici ambiziosi.
Prepararsi mentalmente: strategie che aiutano davvero
Tra le strategie più efficaci c’è il linguaggio interno. Dire a sé stessi “non posso mangiarlo” rafforza il senso di privazione; sostituire questa frase con “scelgo di mangiare altro perché mi fa stare meglio” aiuta a recuperare il controllo. Anche la flessibilità è fondamentale: prevedere qualche eccezione riduce l’ansia e rende il percorso più umano.
Infine, il supporto fa la differenza. Affidarsi a un professionista della nutrizione, condividere il percorso con qualcuno o tenere un diario delle sensazioni può aiutare a riconoscere i progressi, non solo sulla bilancia ma anche nel rapporto con il cibo.
Una sfida mentale prima che alimentare
Affrontare una dieta non è una questione di forza di volontà, ma di preparazione psicologica. Quando la mente è pronta al cambiamento, anche le limitazioni alimentari diventano più sostenibili. E spesso, superata la paura iniziale, si scopre che mangiare meglio non significa vivere peggio, ma prendersi finalmente cura di sé.
Beauty
Allergia ai cosmetici? Come scegliere il make up giusto senza rischi
Dai cosmetici anallergici al detergente struccante più adatto: ecco come orientarsi tra etichette, ingredienti e buone pratiche per un make up davvero sicuro.
Il trucco dovrebbe valorizzare il viso, non irritarlo. Eppure, sempre più persone sperimentano reazioni cutanee dopo l’uso di cosmetici: arrossamenti, pizzicori, gonfiore alle palpebre o desquamazione. In molti casi si tratta di dermatiti da contatto, una risposta infiammatoria della pelle a sostanze contenute nei prodotti di make up o nella skincare quotidiana. Riconoscere i segnali e imparare a scegliere i cosmetici giusti è il primo passo per proteggere la salute della pelle.
Allergia o irritazione? Le differenze da conoscere
Non tutte le reazioni sono vere allergie. L’irritazione è una risposta immediata e localizzata, spesso legata a formule troppo aggressive o a un uso eccessivo del prodotto. L’allergia, invece, coinvolge il sistema immunitario e può manifestarsi anche dopo utilizzi ripetuti nel tempo. Profumi, conservanti, coloranti e nichel sono tra i principali responsabili delle reazioni allergiche ai cosmetici.
In caso di sintomi persistenti, è sempre consigliabile consultare un dermatologo, che può indicare test specifici per individuare la sostanza scatenante.
Cosa significa davvero “cosmetico anallergico”
La dicitura “anallergico” non garantisce l’assenza totale di rischio, ma indica che il prodotto è formulato per ridurre al minimo la possibilità di reazioni, escludendo gli allergeni più comuni. Spesso questi cosmetici sono senza profumo, senza alcool e con un numero limitato di ingredienti. Un ulteriore elemento di sicurezza è la dicitura “dermatologicamente testato”, soprattutto se specifica test su pelli sensibili.
Attenzione però al marketing: leggere l’INCI (l’elenco degli ingredienti) resta fondamentale, soprattutto per chi sa già di essere sensibile a determinate sostanze.
Come scegliere il make up giusto
Per chi soffre di allergie o ha la pelle reattiva, la regola è una sola: meno è meglio. Fondotinta minerali, ciprie compatte a base di ossido di zinco e biossido di titanio, rossetti senza fragranze e conservanti aggressivi sono generalmente più tollerati. Anche per mascara e ombretti, prodotti oftalmologicamente testati riducono il rischio di irritazioni agli occhi.
È buona pratica provare sempre un nuovo cosmetico su una piccola area della pelle, come l’interno del polso o dietro l’orecchio, e attendere 24 ore prima dell’uso sul viso.
Il ruolo fondamentale del levatrucco
La detersione è spesso sottovalutata, ma un struccante sbagliato può causare più problemi del make up stesso. Chi ha la pelle sensibile dovrebbe preferire latti detergenti, oli delicati o acque micellari specifiche per pelli intolleranti, evitando salviettine profumate e prodotti con tensioattivi aggressivi.
Struccarsi con movimenti delicati, senza strofinare, e risciacquare accuratamente aiuta a preservare la barriera cutanea e a prevenire infiammazioni.
Prevenzione e buone abitudini
Oltre alla scelta dei prodotti, anche l’igiene fa la differenza: pennelli e spugnette andrebbero lavati regolarmente per evitare accumuli di batteri e residui irritanti. Inoltre, è importante rispettare le date di scadenza dei cosmetici, perché un prodotto alterato può diventare più aggressivo per la pelle.
In conclusione, il make up può essere sicuro anche per chi soffre di allergie, a patto di informarsi, leggere le etichette e ascoltare i segnali della propria pelle. La bellezza, quando è consapevole, parte sempre dalla salute.
Salute
La pelle del pesce si può mangiare? Quando è sicura e quando è meglio evitarla
La pelle del pesce si può mangiare? Quando è sicura e quando è meglio evitarla
In molte cucine, soprattutto quelle tradizionali o di ispirazione asiatica, la pelle del pesce è considerata una vera prelibatezza. Grigliata, fritta o resa croccante in padella, aggiunge gusto e consistenza ai piatti. Ma è davvero sicura da mangiare sempre? La risposta è: dipende dal tipo di pesce, dalla provenienza e dal metodo di cottura.
I benefici nutrizionali della pelle del pesce
Dal punto di vista nutrizionale, la pelle del pesce non è affatto da demonizzare. Contiene collagene, proteine di buona qualità e una quota significativa di acidi grassi omega-3, soprattutto nei pesci grassi come salmone, sgombro e sardine. Questi grassi “buoni” contribuiscono alla salute cardiovascolare e hanno un effetto antinfiammatorio riconosciuto.
Inoltre, nella pelle sono presenti vitamine liposolubili come la vitamina D e la vitamina E, utili rispettivamente per il sistema immunitario e come antiossidanti.
Quando la pelle del pesce si può mangiare senza problemi
La pelle è generalmente commestibile e sicura se il pesce è:
- fresco o correttamente congelato,
- ben pulito e desquamato,
- proveniente da acque controllate o da allevamenti certificati.
La cottura gioca un ruolo fondamentale: grigliare, cuocere al forno o in padella ad alte temperature riduce la carica batterica e rende la pelle più digeribile. In questi casi, il consumo è considerato sicuro per la maggior parte delle persone sane.
Quando è meglio evitarla
Ci sono però situazioni in cui è prudente non mangiare la pelle del pesce. Alcune specie, soprattutto i pesci di grandi dimensioni (come tonno, pesce spada e squalo), tendono ad accumulare metalli pesanti come mercurio e diossine, che si concentrano anche nella pelle e nel grasso sottocutaneo.
Meglio evitarla anche quando:
- il pesce è di dubbia provenienza,
- viene consumato crudo o poco cotto,
- presenta odore sgradevole o aspetto alterato.
Donne in gravidanza, bambini piccoli e persone con sistema immunitario fragile dovrebbero essere particolarmente caute, limitando il consumo della pelle, soprattutto dei pesci più grandi.
Attenzione a inquinanti e contaminanti
La pelle funge da barriera con l’ambiente esterno e può trattenere residui di inquinanti ambientali. Per questo, le autorità sanitarie raccomandano di variare le specie di pesce consumate e di non eccedere con quelle in cima alla catena alimentare marina.
Anche nei pesci di allevamento, la qualità dipende molto dai controlli effettuati: scegliere prodotti certificati riduce i rischi.
Una scelta consapevole a tavola
Mangiare la pelle del pesce non è né giusto né sbagliato in assoluto. È una scelta che va fatta con consapevolezza, valutando specie, origine e modalità di preparazione. In un’alimentazione equilibrata, può rappresentare una fonte interessante di nutrienti; in altri casi, eliminarla è una precauzione sensata.
Come spesso accade a tavola, la regola migliore resta una sola: informarsi, variare e non esagerare.
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