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Sic transit gloria mundi

Trump e il compleanno di Hitler: legge marziale in arrivo? Ma per favore.

Torna l’America dei complotti e dei colpi di Stato da meme. Il 20 aprile Trump dovrebbe valutare se invocare l’Insurrection Act. E TikTok si scatena: “È il compleanno di Hitler! Vuole la dittatura!”. Zero prove, tanto allarmismo, e un ex presidente sempre più ossessionato dal potere assoluto.

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    Eccoci qui, con l’ultima perla del trumpismo tossico: il 20 aprile, giorno del compleanno di Adolf Hitler, il presidente Usa potrebbe proclamare la legge marziale. Lo dicono, con la consueta sobrietà, decine di migliaia di utenti su TikTok, X e Facebook. Gli stessi che qualche mese fa giuravano che Biden era un cyborg e la Terra piatta.

    Tutto nasce da un ordine esecutivo firmato da Trump il giorno del suo ritorno alla Casa Bianca, il 20 gennaio scorso. In quel testo, apparentemente tecnico, il presidente ordinava al Dipartimento della Difesa e a quello della Sicurezza interna di consegnare entro 90 giorni un rapporto sulla situazione al confine col Messico. Report che, per caso o per destino (inquietante solo per chi legge troppi post alle tre di notte), scade proprio il 20 aprile.

    In quel documento c’è anche un passaggio che ha riacceso tutte le fantasie da Guerra Civile 2.0: il governo valuterà se invocare l’Insurrection Act del 1807, una norma antica come la muffa che consente al presidente di usare l’esercito per sedare rivolte, disordini o minacce all’ordine pubblico. Non la legge marziale. Ma si sa, nei social “Insurrection Act” suona troppo tecnico. E così via con le fan fiction della distopia.

    Chiariamolo subito: non ci sono prove, né mezze conferme, né mezzi sussurri, che Trump voglia introdurre la legge marziale. Anche perché significherebbe sospendere i diritti civili, sciogliere le corti civili e consegnare le chiavi del Paese ai generali. E se c’è una cosa che Trump ama, è farsi servire dai generali, non servirli. Anche quando cita con ammirazione Hitler e la fedeltà dei suoi, tanto per ricordare a tutti da che parte del baratro si affaccia ogni volta che apre bocca.

    Ma la rete non conosce il freno a mano. L’hashtag #martiallaw ha già fatto il pieno di visualizzazioni. I più fantasiosi parlano di un piano segreto, orchestrato sulla falsariga del famigerato “Project 2025”, il programma redatto da ultraconservatori trumpiani pronti a trasformare gli Usa in un regime modello Orban, ma con più armi e meno libri.

    E i segnali? Gli arresti di studenti e docenti universitari accusati di antisemitismo, qualche repressione sospetta delle proteste, il clima sempre più teso. Basta poco per alimentare la paranoia. I media americani ufficialmente minimizzano, ma in realtà nessuno si fida davvero. Trump è già stato capace di sobillare un assalto a Capitol Hill con un tweet. Figurarsi cosa potrebbe fare con un report in mano e una tv sintonizzata su sé stesso.

    Però attenzione: invocare l’Insurrection Act non è legge marziale. Anche se il confine è sottile, soprattutto quando l’uomo al comando è allergico alla democrazia, alle regole, alla verità e alla grammatica. Nella storia americana, quell’atto è stato usato poche volte e sempre in situazioni estreme: da Lincoln nella guerra civile, da Ulysses Grant per fermare il Ku-Klux-Klan, e da George H. W. Bush nel 1991 dopo il caso Rodney King.

    Oggi, nel 2025, l’idea che venga invocato per costruire l’ennesima messinscena muscolare contro i migranti è tutto fuorché fantascienza. Trump ha già mostrato di cosa è capace quando fiuta consensi nel panico. Ma proclamare la legge marziale? Davvero?

    Il punto non è se accadrà. È il fatto stesso che sembri plausibile. Che milioni di persone in America oggi possano anche solo immaginare il proprio presidente fare un favore alla memoria di Hitler il giorno del suo compleanno, mentre firma un atto d’emergenza per blindare il confine, dice tutto sullo stato di salute della democrazia americana.

    E su quello, sì, c’è da avere paura. Non per il 20 aprile. Ma per il 21. E tutti i giorni dopo.

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      Un anno di sfide, lavoro e orgoglio condiviso: grazie ai nostri lettori e a tutta la famiglia LaC per un 2026 pieno di luce, coraggio e nuove storie da raccontare insieme

      Il 2025 è stato un anno di passione, successi editoriali e crescita. Il nostro grazie va ai lettori, alla redazione e alla grande famiglia del gruppo LaC: al direttore del network Franco Laratta, al presidente Domenico Maduli e al direttore editoriale Maria Grazia Falduto. Con orgoglio guardiamo al 2026, pronti a fare ancora di più.

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        Il 2025 è stato un anno intenso, ricco, a tratti complesso, ma soprattutto straordinario. Un anno di lavoro vero, di giornalismo fatto con rispetto, responsabilità e passione. Un anno in cui LaCityMag ha continuato a crescere insieme ai suoi lettori, diventando non solo una testata ma una casa, un luogo di racconto, confronto, idee e comunità. Oggi il nostro primo pensiero è per chi ogni giorno sceglie di leggerci, di fidarsi di noi, di camminare con noi. Senza di voi, nulla avrebbe senso.

        La forza di un gruppo, l’orgoglio di farne parte

        Questo è stato anche l’anno dei grandi successi della famiglia LaC. Il network ha dimostrato, ancora una volta, cosa significa fare informazione con serietà e visione. LaCnews24, LaCapitalenews e tutte le testate del gruppo hanno confermato la loro autorevolezza, la capacità di parlare al Paese, di raccontarlo con un linguaggio vero e mai banale. È un orgoglio appartenere a questa squadra, condividere una missione comune, sentire ogni risultato come una vittoria collettiva.

        Grazie a chi guida, sostiene e crede nel futuro

        In questo messaggio non può mancare il nostro augurio, forte e sincero, a chi rende possibile questo percorso. Al direttore del network Franco Laratta, riferimento costante e guida attenta. Al presidente Domenico Maduli, che continua a credere, investire, immaginare e costruire futuro. Al direttore editoriale Maria Grazia Falduto, che ogni giorno imprime professionalità, sensibilità e visione al lavoro di tutti noi. A loro va non solo il nostro augurio, ma il nostro grazie per la fiducia e la strada condivisa.

        Una redazione che batte come un cuore solo

        Un ringraziamento speciale è per la redazione di LaCityMag e per tutte le persone che lavorano dietro ogni pagina, ogni notizia, ogni approfondimento. Giornalisti, collaboratori, tecnici, grafici, staff: ognuno ha messo passione, competenza e cuore. Siete la spina dorsale di questo giornale, la voce che arriva nelle case dei lettori, lo sguardo che osserva il mondo con attenzione, rispetto e umanità.

        Il nuovo anno che arriva: più storie, più coraggio, più futuro

        Il 2026 è già davanti a noi. Lo guardiamo con desiderio, con forza, con un pizzico di emozione e tanta responsabilità. Speriamo di bissare i successi di quest’anno, di crescere ancora, di raccontare nuove storie, di essere sempre un punto di riferimento per chi crede in un’informazione seria, libera e viva. Continueremo a farlo con lo stesso spirito: testa alta, mani al lavoro, cuore aperto.

        A voi lettori, a chi ci è stato vicino, a chi ci sostiene e a chi ci scoprirà domani, il nostro augurio più sincero è semplice e profondo: che il 2026 sia un anno di luce, di serenità, di sogni possibili e di nuove pagine bellissime da scrivere insieme.

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          Perché Mediaset tace sul caso Signorini? Il silenzio imbarazzante che pesa più delle accuse di Corona

          In altri Paesi, di fronte a presunte molestie, le aziende intervengono subito. Qui no. Nessuna nota ufficiale, nessuna sospensione cautelare, nessun chiarimento. Solo silenzio. Un silenzio che diventa posizione, protezione, scelta. E che apre una domanda: perché?

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            Il punto non è stabilire se Fabrizio Corona dica la verità o no. Quello riguarda le procure, gli avvocati, i tribunali. Il punto è che intorno ad Alfonso Signorini si è sollevata una tempesta mediatica gigantesca, con accuse pubbliche, testimonianze, interrogatori, parole pesantissime. Sui social non si parla d’altro, i giornali ne scrivono ogni giorno, l’immagine di Mediaset è trascinata dentro un vortice potenzialmente devastante. E l’azienda cosa fa? Niente. Non una riga. Non una parola. Non una postura pubblica.

            In qualunque altra azienda del mondo sarebbe impensabile

            Negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Francia, basta un sospetto del genere e partono immediatamente provvedimenti cautelativi: sospensioni temporanee, comunicati ufficiali, prese di distanza nette, annunci di indagini interne. È una regola non scritta ma rigorosa: prima si tutela il marchio, poi – eventualmente – si difende la persona.
            Qui no. Qui tutto tace. Qui si finge che non stia succedendo nulla. Qui si aspetta. Qui si ignora volutamente un dibattito gigantesco. Qui sembra quasi che si speri che passi la tempesta.

            Forse Signorini non è un semplice volto tv

            E allora sorge spontanea la domanda che tanti stanno facendo: perché questo silenzio?
            Perché di fronte a un caso che esplode a livello nazionale, l’azienda sceglie la linea dell’assenza? Forse perché Alfonso Signorini non è solo un conduttore, ma il custode dei segreti della casa del Biscione da trent’anni? Forse perché se davvero decidesse di “aprire la cassaforte”, rischierebbero in molti e non solo lui?
            È una domanda scomoda, certo. Ma ignorarla è impossibile.

            Il silenzio è già una risposta

            Mediaset può parlare quando vuole. Può chiarire, può prendere posizione, può difendere il suo uomo, può prendere le distanze, può annunciare verifiche. Ma non può più fingere che non stia accadendo niente. Perché quel silenzio è già una dichiarazione.
            E sì, è un silenzio imbarazzante.

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              Buon Natale da LaCity Magazine: il nostro regalo siete voi, tra lifestyle, spettacolo, tendenze e voglia di bellezza

              Moda, cinema, musica, televisione, cucina, beauty, viaggi, gossip, tendenze: LaCity Magazine ha raccontato un anno pieno di novità e passioni. Vi ringraziamo per averci scelto ogni giorno e vi auguriamo un Natale leggero, luminoso e pieno di cose belle. Il 2026 vi sorprenderà: noi saremo qui, pronti a raccontarlo.

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                Cari lettori,
                questo è il momento più semplice e allo stesso tempo più importante dell’anno: dirvi grazie e augurarvi Buon Natale. LaCity Magazine è un daily online che vive di curiosità, energia, creatività e voglia di raccontare ciò che rende la vita più interessante: lo spettacolo che emoziona, il cinema che fa sognare, la musica che accompagna i ricordi, la cucina che unisce, il beauty che fa stare bene, le tendenze che raccontano il cambiamento.

                In dodici mesi abbiamo condiviso notizie, storie, interviste, retroscena, ispirazioni e passioni. Abbiamo seguito i grandi eventi, gli scandali, i successi, le mode e le novità. E soprattutto lo abbiamo fatto insieme a voi, che ogni giorno scegliete di leggere LaCity Magazine per informarvi, divertirvi, distrarvi e trovare quello spazio di leggerezza intelligente che tutti, ogni tanto, meritiamo.

                Il Natale è una pausa luminosa: un momento per rallentare, respirare e trovare un po’ di bellezza nelle cose semplici. Il nostro augurio è che sia un Natale pieno di sorrisi, affetti, emozioni e piccoli piaceri. E che il nuovo anno porti nuove storie, nuovi sogni e nuova voglia di vivere bene.

                Noi continueremo a fare ciò che amiamo: raccontare la vita nelle sue mille sfumature, con il nostro stile e la nostra attenzione. Grazie per esserci, grazie per seguirci, grazie perché, ogni giorno, rendete LaCity Magazine quello che è.

                Dal direttore e da tutta la redazione,
                Buon Natale e Felice Anno Nuovo.

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