Cronaca
Addio al Castello delle Cerimonie: sigilli alla Sonrisa, scatta lo sgombero dello storico hotel dei Polese
È iniziata l’esecuzione del decreto disposto dal gip di Torre Annunziata. Sigilli agli uffici e alle attività commerciali, mentre gli occupanti lasciano la struttura. I componenti della famiglia Polese, per il momento, restano nelle rispettive abitazioni.
er anni è stato il regno di matrimoni faraonici, feste kitsch, cantanti neomelodici, fuochi d’artificio e tavolate infinite. Da oggi, però, per il Grand Hotel La Sonrisa, conosciuto da tutti come Il Castello delle Cerimonie, si apre una pagina completamente diversa. A Sant’Antonio Abate, in provincia di Napoli, sono infatti iniziate le operazioni di sequestro e sgombero dei locali commerciali della struttura diventata famosa grazie all’omonimo programma televisivo di Real Time.

Le immagini delle forze dell’ordine all’ingresso dell’albergo segnano simbolicamente la fine di un luogo che, nel bene e nel male, è entrato nell’immaginario collettivo degli italiani trasformandosi in un fenomeno televisivo e di costume.
Sigilli agli uffici e locali commerciali
A eseguire il provvedimento è la Polizia Municipale, che sta notificando il decreto di sequestro preventivo disposto dal gip del Tribunale di Torre Annunziata su richiesta della Procura guidata da Nunzio Fragliasso. L’ipotesi di reato contestata è quella di invasione di terreni o edifici.

Le operazioni vengono svolte con il supporto della Polizia di Stato e dei carabinieri della compagnia di Castellammare di Stabia. Gli agenti hanno già apposto i sigilli agli uffici e ai locali commerciali, collocando anche i cartelli che informano dell’avvenuto sequestro, mentre prosegue lo sgombero delle persone presenti all’interno della struttura.
La Sonrisa è ormai proprietà del Comune
La struttura ricettiva è nel frattempo passata nella disponibilità del Comune di Sant’Antonio Abate. Le attività in corso rappresentano il passaggio necessario prima della rimozione degli arredi, dei macchinari e di tutto ciò che si trova nei locali commerciali.

Per il momento, invece, non cambia la situazione abitativa della famiglia Polese, fondatrice della Sonrisa e protagonista del programma televisivo che ha reso celebre il castello in tutta Italia. I componenti della famiglia restano infatti nelle rispettive abitazioni e non sono coinvolti, in questa fase, nelle operazioni di sgombero.
Si chiude un’epoca della televisione pop
Al di là degli aspetti giudiziari, il sequestro della Sonrisa segna anche la fine di un simbolo della televisione pop italiana. Per anni Il Castello delle Cerimonie ha raccontato matrimoni spettacolari, compleanni faraonici e ricevimenti fuori dagli schemi, diventando un fenomeno social oltre che televisivo.
Ora quei cancelli si chiudono sotto i sigilli della magistratura. E un luogo che, tra eccessi, folklore e milioni di telespettatori, aveva costruito una notorietà unica nel suo genere entra ufficialmente in una nuova fase della sua storia.
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Politica
Silvia Salis in costume a Forte dei Marmi: il fisico da olimpionica diventa il manifesto della sindaca che sogna la politica nazionale
Il corpo allenato in una vita di sport, la rete di relazioni costruita fuori dalle correnti e la capacità di tenere unito il centrosinistra: dietro le foto da Forte dei Marmi prende forma il profilo di una possibile protagonista della politica nazionale.
Il mare, in questa storia, rischia di funzionare soltanto come una distrazione. Guardando Silvia Salis sulla spiaggia del Maitó di Forte dei Marmi, mentre solleva il figlio, sorride al marito Fausto Brizzi e mostra senza imbarazzo il fisico costruito in una vita di sport, la tentazione più semplice sarebbe quella di fermarsi al costume da bagno, alla curiosità mondana o alla solita polemica sul radical chic. La sindaca di Genova in Versilia, il locale frequentato dall’Italia che conta, il regista accanto, gli imprenditori intorno: materiale sufficiente per apparecchiare il solito pranzo social a base di indignazione, invidia e dietrologia.






Eppure quelle fotografie pubblicate in esclusiva dalla rivista Chi raccontano qualcosa di più interessante. Nel caso di Silvia Salis, il corpo non rappresenta un accessorio della politica, né una scorciatoia per attribuirle qualità che nessuno pretenderebbe di misurare su un uomo in costume. Quel fisico racconta un metodo, una disciplina e un passato che continuano a pesare sul suo presente pubblico.
Il fisico di Silvia Salis non nasce per Instagram
Silvia Salis non possiede i muscoli costruiti per una fotografia estiva o per conquistare qualche migliaio di like. Prima di entrare in politica ha gareggiato alle Olimpiadi nel lancio del martello e ha imparato molto presto che la preparazione non concede scorciatoie. L’atleta si allena quando piove, quando è stanca, quando il risultato tarda ad arrivare e soprattutto quando nessuno la guarda.
Quella scuola lascia segni molto più profondi degli addominali. La politica italiana abbonda di personaggi che si dichiarano pronti, si autoproclamano indispensabili e cominciano a correre soltanto quando vedono una telecamera. Salis, al contrario, trasmette l’impressione di prepararsi prima. Studia il terreno, misura le forze, costruisce una squadra e soltanto dopo entra in gara. Non sempre vince chi parte più forte, ma chi arriva all’appuntamento con più fiato degli altri.
Da Genova a Roma, il centrosinistra osserva
La sindaca di Genova possiede inoltre un vantaggio che, nella politica contemporanea, può trasformarsi in una rendita preziosa: arriva da fuori. Non è cresciuta tra correnti, congressi infiniti e riunioni dove tutti parlano di rinnovamento mentre si spartiscono le stesse sedie. Nella sua città è riuscita a tenere insieme un’alleanza che a Roma continua a esistere soprattutto nei comunicati stampa e nei desideri dei dirigenti.
Con la sicurezza tornata al centro del dibattito nazionale, un profilo come il suo potrebbe diventare improvvisamente spendibile. Salis unisce un’immagine moderna a una biografia comprensibile, parla a mondi diversi e non porta ancora addosso l’usura dei professionisti del Palazzo. Naturalmente tra amministrare Genova e conquistare una leadership nazionale passa un oceano. Ma in una politica affamata di volti nuovi, il suo nome ha già cominciato a circolare ben oltre la Liguria.
Forte dei Marmi, dove le leadership prendono il sole
Anche la scelta di Forte dei Marmi racconta qualcosa, senza bisogno di immaginare complotti tra lettini e insalate di mare. La Versilia resta uno dei luoghi nei quali l’Italia dell’economia, della politica e dello spettacolo si incontra lontano dai tavoli ufficiali. Al Maitó compare anche Stefano Nesti, imprenditore con una vasta rete di relazioni e amico di Matteo Renzi, che sostiene apertamente Salis.
Questo non trasforma automaticamente la sindaca nella candidata dell’ex premier, né ogni stretta di mano in una strategia per Palazzo Chigi. Dimostra però che Silvia Salis conosce una regola antica e spesso dimenticata: le leadership non nascono soltanto dentro le segreterie dei partiti. Crescono nelle città, nei rapporti personali, nei mondi economici, nei luoghi dove si costruisce fiducia prima ancora del consenso.
Così, mentre qualcuno guarda il costume, qualcun altro osserva il quadro completo. Silvia Salis sorride, gioca con il figlio e si gode il mare. Ma dietro quelle immagini da copertina si intravede già una domanda che presto potrebbe diventare politica: fino a dove vuole arrivare?
Politica
Non è una saga, è un delirio di onnipotenza: Vannacci ora convince Mattarella a concedere la grazia a Roggero nel nuovo video creato con l’IA
L’ennesimo video realizzato con l’intelligenza artificiale spinge ancora più in là la rappresentazione dell’ex generale, ormai dipinto come un uomo capace di piegare perfino le più alte istituzioni della Repubblica. E il tempismo, dopo il patto contro i deepfake firmato da Meloni e Schlein, rende tutto ancora più clamoroso.
Altro che serie social. Altro che provocazione. Il nuovo video rilanciato da Roberto Vannacci sembra raccontare qualcosa di diverso: una progressiva costruzione di un personaggio che, episodio dopo episodio, assume i contorni di un leader capace di tutto. Se nel precedente filmato generato con l’intelligenza artificiale il generale trasformato in condottiero romano arrivava addirittura a decretare la morte simbolica di Elly Schlein e Giuseppe Conte, questa volta compie un passo ulteriore. Non combatte più contro gli avversari politici: convince il presidente della Repubblica a concedere la grazia a un detenuto.
Il protagonista della storia è Mario Roggero, l’ex gioielliere di Grinzane Cavour condannato per il duplice omicidio dei rapinatori che stavano fuggendo dopo avere assaltato il suo negozio. Nel filmato, pubblicato dall’account “Robertus Vannaccius” e rilanciato dallo stesso eurodeputato, tutto si risolve grazie all’intervento del generale. Basta la sua presenza davanti a un Sergio Mattarella trasformato in imperatore romano perché la grazia venga concessa. Nessuna esitazione, nessun dubbio. Il potere supremo si piega alla sua volontà.
Mattarella consegna la pergamena, Roggero torna libero
Le immagini scorrono come in un colossal ambientato nell’antica Roma. Vannacci attraversa il palazzo imperiale fino a raggiungere il trono del capo dello Stato. Mattarella, raffigurato con le sembianze di un Cesare, gli consegna una pergamena che rappresenta la grazia presidenziale. Da quel momento tutto accade con impressionante rapidità.
La scena si sposta davanti al carcere. Roggero compare in catene, ma è lo stesso Vannacci a liberarlo con le proprie mani. Le manette cadono, il cancello si apre e l’ex gioielliere ritrova la moglie, le figlie e una folla che lo accoglie tra applausi e abbracci. Il messaggio finale è racchiuso in poche parole: “Grazia per Roggero. Amen”.
Dopo Schlein e Conte, il protagonista assoluto diventa lui
Se il primo video aveva suscitato polemiche per la rappresentazione della condanna a morte di Elly Schlein e Giuseppe Conte, questo nuovo episodio sembra aggiungere un tassello ulteriore alla stessa narrazione. Non basta più raffigurare il generale come un giustiziere capace di eliminare i propri avversari politici. Adesso diventa anche colui che ottiene ciò che nessun altro riesce a ottenere, convincendo perfino il presidente della Repubblica a esercitare uno dei poteri più delicati previsti dalla Costituzione.
È proprio questa progressione a colpire. L’intelligenza artificiale non viene utilizzata soltanto per creare immagini spettacolari, ma per costruire un racconto nel quale Vannacci assume, di volta in volta, un ruolo sempre più centrale, quasi salvifico. Un uomo che decide, interviene, risolve e cambia il corso degli eventi, mentre tutte le altre figure istituzionali finiscono per diventare semplici comparse della sua rappresentazione.
Il tempismo rende il video ancora più esplosivo
Il rilancio del filmato arriva inoltre in un momento politicamente delicato. Soltanto il giorno prima, infatti, Giorgia Meloni ed Elly Schlein avevano trovato un’intesa sulla necessità di limitare l’uso dei deepfake durante la campagna elettorale, per evitare che immagini e video generati con l’intelligenza artificiale alterino il dibattito pubblico.
Poche ore dopo, ecco invece un nuovo contenuto realizzato proprio con quella tecnologia. Questa volta non vengono soltanto attribuite azioni mai compiute a figure istituzionali, ma si mette in scena un presidente della Repubblica che concede una grazia mai esistita su richiesta di Vannacci. Una rappresentazione destinata inevitabilmente a riaccendere il dibattito sui limiti della propaganda digitale e sull’uso dell’intelligenza artificiale nella comunicazione politica, mentre il protagonista continua ad alimentare una narrazione in cui sembra non esistere più alcun confine tra realtà, fantasia e autocelebrazione.
Politica
Sylvie Lubamba sempre più vicina a Roberto Vannacci: dalla sezione milanese di Futuro Nazionale alla canzoncina contro il Pd
Sylvie Lubamba ha stretto un sodalizio politico e mediatico con Roberto Vannacci. La showgirl sarebbe diventata la numero due della sezione milanese del movimento Futuro Nazionale e, secondo alcune voci, potrebbe perfino occuparsi della comunicazione. Intanto ha già lanciato il suo slogan: «È arrivata Sylvie e nessuno più vota Pd».
Sylvie Lubamba entra nel mondo vannacciano dalla porta principale, e l’effetto è di quelli che fanno sobbalzare anche l’osservatore più allenato alla politica italiana. La showgirl, volto televisivo noto soprattutto per le sue apparizioni nei programmi di intrattenimento, ha stretto un rapporto sempre più forte con Roberto Vannacci, diventando una delle presenze più riconoscibili nell’area del movimento che ruota attorno al generale.
Secondo quanto circola, Lubamba sarebbe diventata la numero due della sezione milanese di Futuro Nazionale, il gruppo politico che sostiene Vannacci. Non solo: da qualche tempo si parla anche di un suo possibile ruolo come consulente della comunicazione. Una prospettiva quasi surreale, ma perfettamente in linea con una stagione politica in cui il confine tra propaganda, spettacolo e social sembra ormai dissolto.
Sylvie Lubamba numero due dei vannacciani a Milano
La nuova collocazione politica di Sylvie Lubamba ha inevitabilmente acceso curiosità e commenti. La showgirl si è avvicinata al mondo di Roberto Vannacci con entusiasmo, fino a diventare una figura interna alla struttura milanese del movimento.
Una scelta che sorprende anche per il contrasto apparente tra il personaggio televisivo e l’immaginario politico costruito attorno al generale. Eppure proprio questa distanza, forse, rende Lubamba una presenza utile sul piano mediatico: riconoscibile, divisiva, capace di attirare attenzione e di trasformare ogni uscita in materiale da social.
Il possibile ruolo nella comunicazione di Vannacci
La voce più curiosa riguarda il possibile incarico nella comunicazione. Sylvie Lubamba potrebbe infatti diventare una sorta di consulente per l’area che sostiene Vannacci, portando nel movimento il suo linguaggio diretto, televisivo e popolare.
Sarebbe un passaggio singolare, ma non del tutto incomprensibile. Vannacci ha costruito buona parte della sua forza politica sulla capacità di stare al centro della polemica, occupare lo spazio mediatico e parlare a un pubblico che spesso si riconosce più negli slogan che nei documenti programmatici. In questo senso, Lubamba potrebbe diventare un volto perfetto per una comunicazione meno istituzionale e più da piazza social.
La canzoncina contro il Pd
Per ora, la showgirl ha già dato un assaggio del suo stile con una canzoncina destinata a circolare: «È arrivata Sylvie e nessuno più vota Pd». Una rima semplice, quasi da tormentone improvvisato, che racconta meglio di molti comunicati la direzione scelta.
Più che un messaggio politico articolato, sembra una formula da palco, da video virale, da comizio trasformato in spettacolo. Ed è forse proprio questo il punto: nel nuovo ecosistema della comunicazione politica, anche una filastrocca può diventare propaganda, purché sia facile da ricordare e abbastanza provocatoria da far discutere.
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