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Cronaca

La vacanza italiana di De Niro. America qui, America là… ma alla fine sono tutti qui!

Il pluripremiato attore Robert De Niro e famiglia in Italia col suo yacht, nell’ischitano. Scende a terra e si concede un pranzo prelibato vista mare.

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    Grande estimatore del nostro paese, il famosissimoattore americano Robert De Niro è arrivato ieri a Ischia in vacanza con il suo maxi yacht, scendendo a terra verso le ore 13 per pranzo con la moglie Tiffany Chen e la settima figlia, Gia Virginia, nata l’anno scorso ad aprile. Ha gettato l’ancora nella baia di Cartaromana ed ha raggiunto la riva cou un tender, immediatamente riconosciuto dai proprietari del Giardino Eden, un beach club con vista sul Castello Aragonese. Dell’allegra comitiva facevano parte anche la baby sitter ed un amico.

    Un menù da star di Hollywood

    Senza prenotazione di questi tempi è difficile trovare un bel tavolo all’ombra… ma naturalmente il titolare del ristorante si è fatto in quattro per accontentare un commensale così insolito. De Niro vanta origini italiane da parte del padre e dei suoi nonni, originari del Molise, precisamente di Campobasso. Il suo cognome infatti è una trascrizione erronea di Di Niro.

    Assaggi di tante bontà locali

    L’attore ha ordinato un menù degustrazione completo, che comprendeva svariate specialità della cucina locale: gambero con kataifi e salsina alle erbe, cozze alla griglia (il piatto della casa, che in zona è leggenda), bruschetta ai tre pomodori, l’immancabile parmigiana di melanzane (preparata dallo chef Bartolo Regine con la provola affumicata al posto della mozzarella) e gnocchetti di patate alla Nerano. Dulcis in fundo… la pasticceria tradizionale napoletana, con un assortimento di riccia, frolla, babà, cannolo e tartelletta alla frutta. Ad innaffiare il tutto un vino rigorosamente ischitano, il Vigna del Lume.

    I fan tenuti a bada

    I vicini di tavolo che non hanno fatto fatica a riconoscere la star di Niente, sono stati tenuti a bada dallo staff del ristorante che, con garbo, hanno evitato a De Niro la consueta sessione di selfie e autografi. Solo a fine pranzo, praticamente dopo l’ammazzacaffè… l’attore si è concesso per una foto ricordo con i vicini di tavolo ed ha firmato il guestbook del ristorante, lasciando anche un saluto.

    Destinazione successiva: sconosciuta

    L’allegra brigata è andata via dal ristorante in taxi: mistero però su dove siano stati condotti.
    Il leggendario premio Oscar per Il padrino II e Toro scatenato non è attualmente l’unico vip in visita ad Ischia in questi giorni. Venerdì scorso nelle acque davanti alla baia dei Maronti è stato avvistato Vnesu, il mega yacht di Laurene Powell, la vedova di Steve Jobs. La donna è successivamente scesa a terra per andare a visitare il Castello Aragonese. Presente anche la lussuosa imbarcazione di Steve Tisch, imprenditore cinematografico americano, produttore fra l’altro dell’indimenticabile Forrest Gump.

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      Italia

      Il cardinale Zuppi “in pattuglia” con i carabinieri: gli auguri ironici alla radio nella notte di Natale e la battuta su Betlemme che fa sorridere l’Italia

      Un gesto simbolico, semplice e umano: il cardinale Matteo Zuppi ha voluto trascorrere parte della notte di Natale accanto ai carabinieri impegnati nel servizio notturno. Collegato via radio, ha inviato un messaggio di vicinanza e un augurio sincero, stemperando la tensione con una battuta su Betlemme e i pastori che ha fatto sorridere tutti.

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        Il Natale è fatto anche di piccoli gesti che raccontano molto più di mille discorsi ufficiali. E quello del cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e figura centrale della Chiesa italiana, è uno di quei gesti destinati a restare impressi. Durante la notte di Natale, Zuppi è salito su un’auto di servizio dei carabinieri per portare un pensiero e un sorriso a chi, mentre il Paese festeggia, continua a lavorare per garantire sicurezza e tranquillità.

        Un augurio “in diretta radio” per chi lavora mentre tutti festeggiano

        Utilizzando la radio di bordo dell’auto, il cardinale ha voluto rivolgere i suoi auguri ai militari in servizio. Un modo diretto, caldo, quasi familiare per raggiungere chi in quella notte non era in chiesa davanti a un presepe, ma in strada, tra controlli e pattugliamenti. Parole semplici, senza retorica, che hanno rafforzato quella sensazione di comunità che il Natale dovrebbe sempre evocare.

        La battuta su Betlemme che strappa un sorriso

        Poi, l’ironia che spesso accompagna Zuppi anche nei momenti istituzionali. Con tono leggero, il cardinale ha detto: «Pare che ci sia un assembramento di pastori a Betlemme, però tranquilli, non c’è bisogno di intervenire». Una battuta intelligente, capace di stemperare la solennità del momento, ricordando che la storia del Natale nasce proprio da una notte come quella, tra veglia, attesa e presenze silenziose.

        Vicinanza, simboli e realtà quotidiana

        Il gesto non è solo una curiosità natalizia, ma anche un modo per sottolineare il ruolo di chi lavora nelle festività, dalle forze dell’ordine al personale sanitario, dai volontari ai servizi pubblici. Un segno di attenzione che diventa messaggio civile e umano: dietro le divise ci sono persone, con il loro senso del dovere e con il bisogno di sentirsi ringraziate.

        Il Natale del cardinale Zuppi, allora, ha avuto il rumore lieve di una radio di servizio e il sorriso di chi, per una notte, si è sentito visto e considerato. Un augurio che ha attraversato la città, arrivando dritto a destinazione.

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          Cronaca

          Signorini, parla l’avvocato Aiello: «Ricostruzione balorda». E su Medugno: «Pronto a tutto pur di andare in tv, gli scriveva “Mi manchi”»

          Il penalista calabrese ribalta l’accusa: «Ricostruzione opportunistica e diffamatoria». Medugno avrebbe puntato sulla visibilità televisiva. E ora anche chi diffonde chat e materiale “intimo” rischia la ricettazione.

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            È una controffensiva studiata nei dettagli, dura, frontale, quella che la difesa di Alfonso Signorini ha messo in campo. E il perno, oggi, è uno solo: demolire la credibilità di Antonio Medugno. Lo dice chiaramente Domenico Aiello, l’avvocato calabrese che insieme alla collega Daniela Missaglia assiste il conduttore indagato dalla Procura di Milano per violenza sessuale ed estorsione, dopo la querela presentata proprio dal modello napoletano.

            Aiello non usa mezze parole: «Siamo in grado di dimostrare che la ricostruzione fornita dal querelante è tanto balorda quanto l’autore della denuncia e coloro che penserebbero di trarne beneficio». E insiste su un punto che considera centrale: «Questo soggetto è aduso a proporsi in ogni forma pur di ottenere il successo in ambienti come quelli televisivi, ma è noto per averlo fatto in passato anche fuori dai contesti Mediaset».

            Secondo la difesa, i messaggi privati sarebbero la chiave di volta. «Abbiamo tutte le chat», assicura il penalista, e tra queste ce ne sarebbero alcune in cui emerge un comportamento diametralmente opposto rispetto a quello descritto dal querelante. «Quando Signorini per tre o quattro mesi non lo chiamava, il querelante si faceva avanti scrivendo “mi manchi”», sostiene Aiello, aggiungendo che in altri momenti Medugno avrebbe ricevuto dall’allora manager Alessandro Piscopo «istruzioni su come sfruttare al massimo le opportunità che gli dava Signorini».

            È un ribaltamento netto della narrazione: non vittima di pressioni, bensì aspirante personaggio televisivo che cerca visibilità e mantiene il contatto. Un quadro che l’avvocato definisce senza esitazioni «una ricostruzione opportunistica e diffamatoria».

            Parallelamente, Aiello e Missaglia tengono il focus anche sull’altro fronte dell’inchiesta, quello relativo alla diffusione delle chat intime e dei materiali personali che coinvolgono Signorini. Qui la linea è altrettanto dura: «Chiunque le pubblichi è passibile del reato di ricettazione», avverte il legale, sottolineando come la diffusione illegale delle conversazioni private «causi un grave danno alla reputazione di Alfonso Signorini, amplificato a dismisura dal web».

            Sul piano processuale, il conduttore del Grande Fratello – ora sospeso dalle attività editoriali in Mediaset – si dice «profondamente sereno» e «assolutamente fiducioso» di dimostrare «in ogni sede la totale estraneità» rispetto a quanto gli viene contestato. «Ci metteremo subito a disposizione della Procura», conferma Aiello, pronto a far interrogare il suo assistito dai magistrati milanesi Letizia Mannella e Alessandro Gobbis, gli stessi che indagano anche su Fabrizio Corona per la presunta diffusione di immagini e conversazioni private.

            Intanto resta in piedi anche l’altro fronte giudiziario, quello su Corona e sui materiali diffusi pubblicamente. Una vicenda che continua a intrecciare televisione, giustizia, narrazione e potere. Ma oggi, al centro della scena, c’è soprattutto la linea della difesa: disarticolare l’impianto accusatorio puntando tutto su una parola chiave, che Aiello ripete con sicurezza. «Inattendibilità».

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              Mondo

              Trump, Capodanno e le telefonate ai bambini: quando anche un augurio diventa una campagna elettorale

              Durante una delle tradizionali telefonate festive, parlando con un bambino dalla Pennsylvania, il presidente si lascia andare al solito refrain sulle vittorie elettorali: “La Pennsylvania è fantastica, abbiamo vinto in Pennsylvania, anzi tre volte. Abbiamo vinto con una valanga di voti”. In realtà le vittorie sono state due, ma nella narrazione trumpiana ogni occasione è buona per trasformare un momento istituzionale in un palcoscenico politico.

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                Alla Casa Bianca, anche a a Capodanno, tutto diventa spettacolo. La tradizione delle telefonate ai bambini, nata per regalare un momento di magia e vicinanza, si è trasformata in uno dei tanti episodi in cui il presidente mostra, ancora una volta, come politica e comunicazione per lui siano un tutt’uno.

                Una telefonata che diventa un comizio

                Tra le varie chiamate arrivate alla Casa Bianca, spicca quella di un bambino dalla Pennsylvania. Trump lo saluta con tono affettuoso, ma subito piega la conversazione sul terreno che ama di più: il consenso. “La Pennsylvania è fantastica, abbiamo vinto in Pennsylvania, anzi tre volte. Abbiamo vinto con una valanga di voti”, dichiara raggiante. Un piccolo dettaglio stona: le vittorie reali sono due. Ma poco importa, perché ciò che conta è ribadire ancora una volta il mantra della forza elettorale.

                Il racconto prima del fatto

                È il tratto tipico del trumpismo: trasformare ogni occasione pubblica in un capitolo del grande racconto personale. Anche una telefonata a un bambino, nata per essere un momento di tenerezza istituzionale, diventa un’occasione per ribadire narrazioni, rivendicazioni, forza, vittoria. Gli americani ormai lo sanno: con Trump nulla è mai davvero “piccolo”, nemmeno il Natale.

                Tra rituale, propaganda e spettacolo

                Il risultato è un curioso cortocircuito: le telefonate che dovrebbero essere uno spazio di innocenza diventano uno spazio politico, pur senza perdere completamente quel tono informale e sorridente che resta parte del personaggio. E così, mentre i bambini sognano renne e regali, il presidente continua a parlare di voti, stati chiave e successi. Una scena perfettamente coerente con il suo modo di stare nel mondo: sempre al centro, sempre in campagna, sempre dentro la narrazione di se stesso.

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