Cronaca
Autovelox, ci avete rubato i soldi
La faccenda degli Autovelox ora si complica. Grazie a un ricorso da 60 euro fatto da Andrea Nalesso che ha impugnato una multa ottenendo la ragione di un giudice, sono a rischio centinaia i bilanci di molti comuni italiani.
La faccenda degli Autovelox ora si complica. Grazie a un ricorso da 60 euro fatto da Andrea Nalesso che ha impugnato una multa ottenendo la ragione di un giudice, sono a rischio centinaia i bilanci di molti comuni italiani. Sindaci che con le multe mettono in pari i propri bilanci e che dopo questo ricorso vedono sfumare le loro entrate. Lo sapevano?
A rischio multe per 50 milioni
La multa da 60 euro per eccesso di velocità è stata cancellata a Treviso. Ma l’effetto può essere dirompente. Potrebbe fare saltare milioni e milioni di euro di sanzioni in tutta Italia. Andrea Nalesso, 56 anni, è un avvocato civilista di Treviso. Nel 2020 mentre percorreva la tangenziale del capoluogo veneto, uno degli autovelox ha rilevato la sua andatura a 96,4 chilometri orari. Il limite era di 90. Tolti i 5 chilometri di tolleranza, aveva “sforato” di 1,4. Quando riceve la sanzione si arrabbia davvero. “Sono molto rispettoso dei limiti, avevo preso una multa anche poco tempo prima“, dice. “Quando ho ricevuto il verbale mi sono ricordato che un giudice di pace aveva già emesso una sentenza su quello stesso Autovelox, sostenendo che era uno strumento solo autorizzato ma non omologato. E così aveva annullato la multa”.
… e quindi vai col ricorso
Utilizzando quella sentenza l’avvocato ha fatto un ricorso seguendo tutto l’iter giudiziario, su cui naturalmente è molto afferrato. Per la prima volta questo caso è andato in Cassazione quando il Comune di Treviso ha fatto appello perché pensava di avere ragione. La Corte di Cassazione, invece, ha stabilito che la multa andava annullata perché quell’Autovelox in tangenziale non era omologato. E quindi ha fatto cancellare la sanzione come potrebbe succedere per migliaia di multe emesse da strumenti non omologati. Multe quindi che potrebbero essere revocate perché quasi tutti gli Autovelox sono solo autorizzati.
La sentenza della Cassazione farà storia?
Secondo l’avvocato Nalesso il nostro ordinamento non si basa sui precedenti giurisprudenziali. Ma è indubbio che la sentenza della Corte di Cassazione è importante. “Un elemento sul quale nelle prossime sentenze si può basare la giurisprudenza. È solo la prima pronuncia ma pesa su eventuali ricorsi che potranno essere fatti da chi vorrà verificare l’omologazione.“
Nel frattempo l’avvocato vincitore sta ricevendo migliaia di mail di persone che vorrebbero essere assistiti per casi analoghi. “Ho anche ricevuto molte telefonate. Non era mio intento diventare un simbolo e un eroe. E neppure essere un personaggio televisivo. Ero solo a conoscenza di un fatto e l’ho utilizzato. Quell’Autovelox non era stato omologato. Il codice della strada prevede che gli Autovelox in uso siano omologati dimostrando l’idoneità dello strumento, mentre l’autorizzazione è una norma di carattere amministrativo e non porta a verificare l’idoneità a rilevare la velocità. Sono i sindaci a essere in difetto. Punto“.
INSTAGRAM.COM/LACITYMAG
Cronaca
Valentina Vignali condannata per le accuse all’ex Stefano Laudoni al Grande Fratello: dovrà pagare 60mila euro e pubblicare la sentenza su Instagram
Le dichiarazioni della cestista durante il reality sono state giudicate diffamatorie e lesive della reputazione dell’ex fidanzato. Il tribunale dispone un risarcimento di 50mila euro, oltre alle spese processuali, e impone la pubblicazione della decisione sui social.
Le accuse lanciate in diretta televisiva contro l’ex fidanzato Stefano Laudoni costeranno care a Valentina Vignali. Dopo sette anni di battaglia giudiziaria, il Tribunale di Tivoli ha condannato la cestista e influencer a risarcire l’ex compagno con 50mila euro per diffamazione. A questi si aggiungono poco più di 7mila euro di spese processuali, per un esborso complessivo che si avvicina ai 60mila euro. Ma la sentenza contiene anche un’altra disposizione: Vignali dovrà pubblicare il provvedimento sul proprio profilo Instagram e mantenerlo visibile per almeno 30 giorni.
Le accuse di droga al Grande Fratello e la denuncia di Laudoni
Tutto nasce nel 2019, quando Valentina Vignali partecipa al Grande Fratello e, davanti alle telecamere accese 24 ore su 24, parla della sua relazione con Stefano Laudoni. Durante la permanenza nella Casa, la cestista accusa l’ex fidanzato, anche lui giocatore di basket, di fare uso di sostanze stupefacenti durante l’attività agonistica.
Dichiarazioni pesantissime per uno sportivo professionista, che Laudoni decide di portare davanti alla magistratura. Già nel 2019 il cestista annuncia di aver denunciato l’ex compagna, contestando le affermazioni pronunciate davanti a milioni di telespettatori.
Secondo il giudice, quelle frasi hanno oltrepassato i limiti del diritto di critica. Il tribunale le ha ritenute prive di interesse pubblico e lesive dell’immagine di Laudoni, anche per le possibili ripercussioni sulla sua vita privata e sulla carriera sportiva.
La sentenza dovrà comparire su Instagram per 30 giorni
Oltre al risarcimento economico, il Tribunale di Tivoli ha imposto a Vignali la pubblicazione della sentenza sul suo account Instagram, dove dovrà rimanere visibile per almeno un mese. Una disposizione che coinvolge direttamente il profilo social attraverso il quale l’influencer comunica con il proprio pubblico.
La decisione chiude, secondo quanto riportato, un procedimento cominciato sette anni fa, quando le dichiarazioni della cestista nella Casa del Grande Fratello provocarono la reazione giudiziaria di Laudoni. Per Vignali il conto è salato: 50mila euro di risarcimento, oltre 7mila euro di spese legali e l’obbligo di rendere pubblica la condanna sul proprio profilo Instagram.
Cronaca
Chi è Youssef Siher, il ricercatore e attivista fermato a Milano come presunto ideatore del Movimento 17 Ottobre
Youssef Siher, trentenne italiano di seconda generazione, ricercatore di geopolitica, attivista e giornalista freelance, è stato fermato dalla Polizia di Stato nella tarda serata del 24 ottobre 2026 a Milano.
Il nome di Youssef Siher è emerso con forza al centro delle cronache giudiziarie e investigative in seguito alle violente sommosse che hanno paralizzato diverse città italiane. Trentenne italiano di seconda generazione, con un percorso accademico come ricercatore di geopolitica e collaborazioni nel campo del giornalismo freelance e dell’attivismo, l’uomo è stato bloccato dagli agenti della Polizia di Stato nella tarda serata del 24 ottobre 2026. Per gli inquirenti della Procura di Milano, sarebbe lui il regista occulto e l’ideatore del cosiddetto Movimento 17 Ottobre, la piattaforma digitale attraverso cui sarebbero state pianificate le devastazioni e i saccheggi urbani.
Il blitz che ha portato al suo fermo rappresenta una svolta cruciale nell’ambito delle inchieste sulle tensioni che hanno messo a ferro e fuoco il paese.
La latitanza lampo e il blitz della polizia nel quartiere Corvetto
L’operazione scattata nei confronti di Siher è il frutto di un’intensa attività tecnica di localizzazione condotta dagli investigatori. Nelle ore precedenti al fermo, le forze dell’ordine avevano effettuato perquisizioni mirate presso la sua residenza ufficiale a Brescia, senza tuttavia riuscire a rintracciarlo.
Le indagini telematiche e gli accertamenti sui dispositivi hanno permesso di stringere il cerchio attorno al trentenne, localizzandolo infine all’interno di un’abitazione situata nel quartiere Corvetto a Milano, dove si trovava ospite di un’attivista. Gli agenti lo hanno immediatamente condotto in questura, sottoponendolo alle procedure di fermo disposte dall’autorità giudiziaria.
Le pesanti accuse: da istigazione a delinquere a finalità di terrorismo
La posizione giudiziaria di Youssef Siher appare particolarmente complessa. La Procura di Milano gli contesta reati di estrema gravità, tra cui l’istigazione a delinquere e la violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, aggravate in modo specifico dalla finalità di terrorismo.
Secondo l’ipotesi accusatoria, il network e i canali di comunicazione gestiti o ispirati dal trentenne avrebbero svolto un ruolo chiave nell’indirizzare la mobilitazione verso forme di aperta guerriglia urbana, superando i confini della protesta pacifica e sfruttando dinamiche eversive per destabilizzare l’ordine pubblico.
Il profilo e gli elementi al vaglio degli inquirenti
Gli investigatori stanno ora analizzando i materiali sequestrati, inclusi computer, smartphone e documenti digitali, per ricostruire la rete di complicità e verificare eventuali collegamenti con gruppi antagonisti o frange radicali.
Il profilo di Siher — caratterizzato da studi approfonditi in ambito internazionale e da un’attenta analisi delle dinamiche di protesta globale — delinea la figura di un agitatori le cui competenze analitiche sarebbero state impiegate, secondo l’accusa, per coordinare l’escalation di violenza urbana registrata nei giorni scorsi.
Politica
Salvini, scatta la vendetta contro chi dà voce ai ribelli della Lega: vietato andare in radio dopo l’intervista al nemico interno Massimiliano Romeo
L’ufficio stampa del Carroccio avrebbe imposto lo stop agli ospiti leghisti di Un giorno da pecora dopo l’intervista al capogruppo dei senatori, esponente dell’ala nordista.
Nella Lega di Matteo Salvini la guerra interna si combatte anche davanti ai microfoni. Secondo un’indiscrezione, l’ufficio stampa del Carroccio avrebbe imposto un vero e proprio veto alla partecipazione degli esponenti del partito a Un giorno da pecora, il programma di Radio1 condotto da Giorgio Lauro e Nancy Brilli. Il motivo sarebbe l’intervista concessa il 29 settembre a Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato e uno dei principali rappresentanti dell’ala nordista, sempre più critica nei confronti della leadership salviniana.
Da quella puntata, secondo la ricostruzione, nessun esponente leghista sarebbe più autorizzato a partecipare alla trasmissione. Una decisione che, se confermata, rappresenterebbe un nuovo capitolo dello scontro tra il segretario e quella parte del Carroccio che rivendica maggiore autonomia politica.
La guerra ai nordisti e il caso Garavaglia
Il presunto boicottaggio radiofonico arriva nel pieno delle tensioni congressuali. Massimo Garavaglia, esponente dell’area critica verso Salvini, sarebbe stato oggetto di pressioni da parte dei fedelissimi del segretario per ostacolare la raccolta delle firme necessarie alla sua candidatura al congresso. Un tentativo che non avrebbe raggiunto l’obiettivo: Garavaglia è riuscito a raccogliere le sottoscrizioni e a presentarsi come sfidante.
Al centro delle tensioni resta anche Romeo, la cui presenza televisiva sarebbe diventata sempre più rara sulle reti Rai e Mediaset, mentre continuerebbe a ricevere inviti da La7 e Sky.
Salvini, il veto della Lega dopo l’intervista a Romeo
Il caso di Un giorno da pecora aggiunge così un nuovo elemento alla battaglia per il controllo della Lega: non soltanto congressi e candidature, ma anche la possibilità per i dissidenti di trovare spazio nei mezzi d’informazione.
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