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Cronaca Nera

Garlasco, 80 detective improvvisati a caccia dell’assassino: sensitivi, sette, mafia e l’“arma del delitto” trovata alle Canarie

Circa ottanta comunicazioni sono finite agli atti. C’è chi studia i satelliti, chi sospetta delle gemelle Cappa, chi parla di mafia e chi sostiene di aver “visto” due assassini. Spunta persino una presunta arma fotografata a Fuerteventura.

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Garlasco, 80 detective improvvisati a caccia dell’assassino

    Il delitto di Garlasco ormai ha anche un esercito parallelo di investigatori. Non portano distintivi, non appartengono ai carabinieri e non lavorano per la Procura. Sono comuni cittadini convinti di avere trovato il dettaglio sfuggito agli inquirenti, professionisti che mettono a disposizione le proprie competenze, appassionati che studiano da anni le carte e persino persone che sostengono di poter arrivare alla verità attraverso capacità extrasensoriali.

    Il risultato è impressionante: circa ottanta segnalazioni, tutte firmate con nome e cognome, sono arrivate alla Procura di Pavia e ai carabinieri dall’avvio della nuova indagine sull’omicidio di Chiara Poggi.

    Dentro c’è praticamente di tutto. Fotografie, scarpe, scontrini, satelliti, sospetti sulle persone finite negli anni attorno al caso. Ma anche sette sataniche, mafia, visioni e possibili armi del delitto individuate a migliaia di chilometri da Garlasco.

    Ottanta cittadini provano a risolvere il delitto di Garlasco

    La nuova stagione mediatica del caso ha trasformato uno dei delitti più famosi d’Italia in una gigantesca indagine collettiva. Ogni sera milioni di spettatori ascoltano parlare di impronte, DNA, celle telefoniche, orari, scarpe e vecchi verbali. Sui social migliaia di utenti confrontano fotografie e documenti.

    Qualcuno, però, ha deciso di fare un passo ulteriore e scrivere direttamente al procuratore Fabio Napoleone.

    Un geologo, già consulente di altre procure, ha proposto di analizzare le immagini satellitari della zona di Garlasco relative al 13 agosto 2007. Una pista che gli investigatori avevano già percorso senza ricavarne elementi utili.

    Un altro uomo ha sostenuto di aver visto Chiara Poggi, Andrea Sempio e le gemelle Cappa al Santuario della Bozzola. È stato ascoltato dai carabinieri di Vigevano, ma gli accertamenti successivi non hanno trovato consistenza nel suo racconto.

    Una donna di Fossano ha invece riferito di avere ascoltato per caso due uomini discutere dell’identità dell’assassino di Chiara e dell’innocenza di Alberto Stasi. Non si è limitata a segnalare l’episodio: ha svolto autonomamente delle ricerche per identificare uno dei due e ha consegnato il nome agli investigatori.

    Sensitivi, mafia e l’arma del delitto “trovata” a Fuerteventura

    Poi si entra nel territorio delle segnalazioni più sorprendenti.

    Un sedicente sensitivo ha indicato agli inquirenti dove cercare il profilo del cosiddetto “ignoto 3”, successivamente ricondotto alla contaminazione di una garza durante una precedente autopsia.

    Ma non si è fermato qui. L’uomo ha sostenuto di avere individuato anche una possibile arma utilizzata per uccidere Chiara Poggi: un oggetto impiegato dagli scout che avrebbe riconosciuto in una ferramenta di Fuerteventura, alle Canarie.

    Garlasco, 80 detective improvvisati a caccia dell’assassino

    Altre comunicazioni hanno tirato in ballo riti satanici, sette e criminalità organizzata. Un ex educatore ha ipotizzato una vendetta mafiosa collegata al traffico di droga. Un’altra persona ha provato invece a mettere in relazione suicidi e morti avvenuti nella zona di Vigevano con il delitto di Garlasco.

    Ipotesi che, sottoposte a verifica quando necessario, non hanno prodotto riscontri investigativi.

    Da Bugalalla alle scarpe ritrovate in soffitta

    Anche il mondo degli youtuber è entrato nel fascicolo. Tra le comunicazioni figura quella della youtuber Bugalalla, che ha inviato agli investigatori alcune immagini recuperate online e, non avendo ricevuto risposta alla prima mail, ha spedito nuovamente il materiale. Le verifiche non hanno restituito elementi utili.

    Poi ci sono gli oggetti.

    Una donna ha trovato nella propria soffitta un paio di scarpe Frau numero 37 con la suola a pallini e ha mandato le fotografie alla Procura. Un’altra ha approfondito autonomamente la vicenda delle scarpe “Mr. Valentino” recuperate dopo il delitto insieme ad alcuni indumenti apparentemente macchiati di sangue, sui quali venne invece individuata vernice.

    Persino i ticket del parcheggio di Vigevano mostrati dalla famiglia Sempio in televisione sono diventati materia da detective amatoriali. Una donna di Verona ha inviato una propria analisi sull’autenticità dei documenti.

    «Ho visto due assassini»: la segnalazione più incredibile

    Tra le circa ottanta comunicazioni ce n’è infine una che sembra uscita direttamente da un romanzo giallo.

    Un uomo sostiene di possedere capacità extrasensoriali fin dall’infanzia e afferma di avere “visto” l’inizio dell’omicidio di Chiara Poggi. Nella sua ricostruzione sarebbero comparsi due assassini all’interno della villetta e una terza persona in attesa all’esterno.

    L’uomo si sarebbe detto disposto a raccontare il resto soltanto ottenendo garanzie di assoluta sicurezza.

    Le segnalazioni hanno coinvolto negli anni anche le gemelle Cappa e Marco Poggi, fratello di Chiara, senza che dalle teorie circolate siano emersi riscontri. Alcune accuse hanno inoltre provocato querele da parte delle persone chiamate in causa.

    Il fascicolo delle ottanta segnalazioni racconta così l’altra faccia dell’incredibile ritorno del caso Garlasco: un delitto avvenuto quasi vent’anni fa che oggi migliaia di italiani tentano di risolvere dal divano di casa.

    Per gli investigatori, però, la regola resta una sola. Si può indicare una scarpa dimenticata in soffitta, interrogare un satellite o fotografare una presunta arma alle Canarie. Alla fine servono i riscontri. E senza quelli, anche la teoria più clamorosa resta soltanto una teoria.

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      Cronaca Nera

      Antonella Di Ielsi e Sara avvelenate con la ricina, spuntano le piante vicino alla scuola della cugina del marito e il mistero dei computer rubati

      Nuovi elementi nell’inchiesta sulla morte di madre e figlia a Pietracatella: il ricino trovato a Casacalenda, le ricerche informatiche e il furto dei pc. Gianni Di Vita avrebbe ammesso una relazione extraconiugale.

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      Ricina a Pietracatella

        Le piante di ricino a cento metri da una scuola, alcuni computer scomparsi durante un furto e una relazione extraconiugale ammessa soltanto dopo diversi interrogatori. L’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, avvelenate con la ricina a Pietracatella, in Molise, si arricchisce di elementi che gli investigatori stanno cercando di collegare. Al centro degli accertamenti ci sono anche i rapporti familiari delle vittime e una crisi matrimoniale che risalirebbe almeno al 2018.

        Ricina a Pietracatella, le piante vicino alla scuola della cugina

        Gli agenti della Squadra Mobile di Campobasso hanno individuato alcune piante di ricino a circa cento metri da una scuola di Casacalenda, una ventina di chilometri da Pietracatella. Nell’istituto insegna Laura Di Vita, cugina di Gianni Di Vita, ex sindaco del paese e rispettivamente marito e padre delle due vittime.

        Le piante sono state fotografate e, secondo le informazioni emerse, gli investigatori avrebbero prelevato campioni di vegetazione. L’attenzione si concentra sulla ricina, la sostanza tossica contenuta nei semi del ricino e individuata come causa dell’avvelenamento mortale delle due donne.

        Gli accertamenti hanno interessato anche altre due scuole a Riccia, frequentate per motivi professionali da persone vicine alla famiglia Di Vita. In questi istituti sarebbero stati effettuati controlli informatici alla ricerca di elementi utili alle indagini.

        Il furto dei computer e le ricerche sulla ricina

        A rendere particolarmente interessante la scuola di Casacalenda è un altro episodio: tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo alcuni computer sono stati rubati dall’istituto.

        Il furto è ora al vaglio degli investigatori, che stanno cercando eventuali tracce di ricerche online riguardanti la ricina. La Procura di Larino ha disposto quattro perquisizioni informatiche, l’ultima delle quali si è conclusa proprio nella scuola dove lavora Laura Di Vita.

        La coincidenza tra la presenza delle piante, gli accertamenti sui dispositivi e la sparizione dei computer apre un interrogativo investigativo preciso: sui pc sottratti potevano trovarsi informazioni utili a ricostruire la preparazione dell’avvelenamento?

        Gianni Di Vita, la relazione con Monia e la crisi matrimoniale

        L’altro fronte dell’inchiesta riguarda la vita privata di Gianni Di Vita. L’ex sindaco di Pietracatella avrebbe ammesso agli investigatori di aver avuto una relazione extraconiugale con una donna di nome Monia, dopo diverse audizioni nelle quali erano stati affrontati anche i rapporti con la moglie.

        La crisi matrimoniale emergerebbe da un messaggio WhatsApp del 2018, recuperato dal telefono di Antonella Di Ielsi. La donna aveva scritto a un’amica: «Aiutami a trovare un avvocato divorzista». Una richiesta che dimostrerebbe come i problemi coniugali fossero iniziati molti anni prima della tragedia.

        Secondo quanto emerso, l’amica avrebbe inizialmente negato la circostanza, salvo confermarla successivamente dopo essere stata indagata per favoreggiamento.

        Il doppio avvelenamento e i punti ancora oscuri

        Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita sono morte nel dicembre 2025 dopo essere state avvelenate con la ricina. Gli investigatori cercano di ricostruire come la sostanza sia arrivata alle vittime, chi abbia potuto procurarsela e quali rapporti personali possano avere avuto un ruolo nella vicenda.

        Le verifiche sulle scuole, sui dispositivi informatici e sui rapporti familiari rappresentano filoni distinti di un’indagine che sta esaminando anche circostanze risalenti a diversi anni prima delle morti. Il ritrovamento delle piante non dimostra, da solo, la provenienza della sostanza utilizzata nell’avvelenamento, così come non è stato accertato un collegamento tra il furto dei computer e il delitto.

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          Cronaca Nera

          Garlasco, Milo Infante attacca le indagini del 2007: «Una grande vergogna», nuove testimonianze e accuse misteriose, chi vuole colpire il giornalista?

          Il conduttore di Ore 11 annuncia nuove testimonianze sul delitto di Chiara Poggi e contesta gli accertamenti del 2007. Nel mirino anche la perizia Testi, il luminol e alcuni protagonisti delle vecchie indagini.

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          Garlasco, Milo Infante attacca le indagini del 2007: «Una grande vergogna», nuove testimonianze e accuse misteriose, chi vuole colpire il giornalista?

            Milo Infante torna all’attacco sulle indagini per l’omicidio di Chiara Poggi e promette rivelazioni destinate a riaccendere lo scontro sul delitto di Garlasco. Durante la puntata del 19 ottobre di Ore 11, il giornalista ha anticipato alcuni contenuti di Verità Nascoste, annunciando testimonianze che, secondo lui, potrebbero mettere in discussione aspetti della ricostruzione investigativa del 2007. Ma soprattutto ha lanciato accuse pesantissime, definendo quelle indagini una «grande vergogna» e prendendo di mira persone che non ha voluto identificare.

            Garlasco, Milo Infante promette nuove testimonianze

            «Vi racconteremo un’altra verità nascosta, che qualcuno ancora oggi cerca di negare», ha annunciato Infante, lasciando intendere che le testimonianze raccolte possano smentire alcune versioni circolate sul caso.

            Il passaggio più polemico riguarda chi continua a contestare la difesa di Alberto Stasi, condannato definitivamente nel 2015 per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi. «Vi dimostreremo che ancora oggi c’è qualcuno che tra i non ricordo e i sono sicuro va contro la difesa di Alberto Stasi», ha dichiarato il giornalista.

            Un’accusa che sembra indirizzata a protagonisti delle indagini originarie, ma senza nomi espliciti. Tra le figure tornate al centro del dibattito sul caso ci sono Gennaro Cassese e Luciano Garofano, quest’ultimo più volte coinvolto in confronti pubblici con i difensori di Stasi, Antonio De Rensis e Giada Bocellari.

            Il luminol, il tappetino e gli accertamenti contestati

            Infante ha concentrato le critiche anche sulle verifiche scientifiche eseguite nell’abitazione di via Pascoli. «Secondo voi, a rigor di logica, al piano superiore è stato fatto il luminol?», ha chiesto agli ospiti, sostenendo che quell’accertamento non fosse stato effettuato.

            Il giornalista ha poi richiamato il caso di un tappetino e le modalità con cui sarebbero state cercate eventuali tracce ematiche, contestando anche una prova con il luminol svolta in un garage, in presenza di una finestra schermata.

            Sono proprio le procedure seguite durante i sopralluoghi del 2007 a rappresentare uno dei bersagli principali delle sue critiche, insieme all’interpretazione dei risultati delle analisi.

            La perizia Testi del 2014 e lo scontro sulle prove

            Un altro riferimento è alla perizia Testi del 2014, citata da Infante per contestare chi, a suo giudizio, ne avrebbe richiamato soltanto alcuni passaggi senza approfondire l’intero documento.

            Il conduttore sostiene che una lettura completa degli accertamenti permetterebbe di affrontare diversamente alcuni punti controversi dell’inchiesta. La questione si inserisce nel confronto che continua a coinvolgere consulenti, investigatori e difensori di Alberto Stasi.

            Chi sono i destinatari delle accuse di Milo Infante?

            Il particolare più intrigante resta l’identità delle persone chiamate in causa dal giornalista. Infante parla di qualcuno che continuerebbe a negare una verità e di dichiarazioni oscillanti tra «non ricordo» e «sono sicuro», ma non indica espressamente i destinatari.

            L’annuncio della puntata del 20 ottobre di Verità Nascoste ha quindi due obiettivi: presentare le testimonianze raccolte e rilanciare le contestazioni sulle indagini che portarono alla condanna di Stasi. Il punto decisivo sarà il contenuto concreto di quelle testimonianze, soprattutto rispetto agli accertamenti tecnici e alle dichiarazioni rese all’epoca del delitto.

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              Cronaca Nera

              Delitto di Garlasco, Angela Taccia difende Andrea Sempio: «L’impronta è incompatibile». Le nuove consulenze contestano le prove dell’accusa

              La difesa deposita nuove analisi su impronte e DNA. Per i legali, la scarpa dell’assassino sarebbe un numero 40, mentre Sempio calza il 42. E Taccia chiede chiarezza.

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              Garlasco, il punto di svolta su Sempio: l'impronta 33 intrisa di sangue riapre l'inchiesta sulla morte di Chiara

                La difesa di Andrea Sempio passa al contrattacco nell’inchiesta sul delitto di Garlasco. Gli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti hanno depositato nuove consulenze tecniche che, secondo la loro ricostruzione, metterebbero in discussione alcuni elementi centrali delle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007. Al centro delle analisi ci sono l’impronta di una scarpa rinvenuta nella villetta di via Pascoli, la cosiddetta traccia 33 e i risultati degli accertamenti genetici. Taccia difende con fermezza il proprio assistito e sostiene che gli elementi raccolti siano incompatibili con un suo coinvolgimento nel delitto.

                Delitto di Garlasco, la difesa di Sempio contesta l’impronta della scarpa

                Uno dei punti principali delle consulenze riguarda l’impronta di calzatura trovata sul pavimento del bagno della villetta. Secondo i tecnici incaricati dalla difesa, corrisponderebbe a una scarpa numero 40, mentre Andrea Sempio calzerebbe il 42.

                Per arrivare a questa conclusione, i consulenti avrebbero confrontato diverse calzature utilizzando anche una scansione tridimensionale sovrapposta all’impronta originale.

                «Se Andrea Sempio ha un piede che non corrisponde ed è incompatibile con l’impronta dell’assassino, che è l’unica certezza in quella casa relativa al 13 agosto, va da sé che non è l’assassino di Chiara Poggi», ha dichiarato Angela Taccia.

                Si tratta della conclusione sostenuta dalla difesa, che dovrà essere valutata nel confronto con gli altri accertamenti.

                Garlasco, traccia 33 e DNA: le obiezioni dei consulenti

                La difesa contesta anche la presenza di sangue nella traccia palmare numero 33, rilevata sulle scale. Secondo i consulenti, non esisterebbe una prova scientificamente validata della sua natura ematica. Le analisi genetiche sotto le unghie di Chiara Poggi, inoltre, non consentirebbero di attribuire con affidabilità il profilo maschile a Sempio.

                Un dettaglio importante riguarda le calzature: la difesa sostiene che Sempio porti il numero 44, mentre il 42 è la misura considerata compatibile dai consulenti della Procura. Le nuove analisi difensive indicano invece una suola intorno al 40. Le conclusioni tecniche rimangono dunque contrapposte.

                Angela Taccia: «Non può essere indagato a vita»

                L’avvocata Taccia non esclude un processo e considera probabile la richiesta di rinvio a giudizio. «Andrea Sempio non può essere indagato a vita, tanto vale andare a processo e accertare una volta per tutte la realtà dei fatti», ha dichiarato.

                I legali hanno anche presentato un’istanza per sapere se Sempio risulti indagato nel procedimento relativo a una presunta corruzione, senza aver ancora ricevuto risposta.

                La battaglia giudiziaria resta aperta. Da una parte la Procura sostiene la compatibilità di alcuni reperti con Sempio, dall’altra la difesa ritiene che le nuove consulenze ne dimostrino l’estraneità. Sarà il confronto processuale, qualora si arrivi al giudizio, a stabilire il valore delle rispettive ricostruzioni. Intanto resta definitiva la condanna di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi.

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