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Claudio Macarelli racconta I custodi della ragione: da Delfi alla Venezia sommersa, il mistero che attraversa tremila anni e sfida il futuro

Cinque domande all’autore del romanzo pubblicato da Aporema Edizioni: un viaggio tra misteri antichi, organizzazioni segrete e città sommerse, alla ricerca di una verità che potrebbe cambiare il destino dell’umanità.

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    Che cosa accadrebbe se una conoscenza custodita per millenni finisse nelle mani sbagliate? E se la risposta a un mistero nato nell’antica Grecia fosse nascosta nella Venezia del futuro? Sono gli interrogativi attorno ai quali Claudio Macarelli costruisce I custodi della ragione, romanzo pubblicato da Aporema Edizioni, che intreccia avventura, fantascienza e riflessione filosofica.

    Dall’oracolo di Delfi alla Venezia contemporanea, fino a un XXXI secolo nel quale il pianeta è quasi interamente sommerso, la storia segue le tracce di un segreto conteso da due organizzazioni, Hydra e Nautilus. Sullo sfondo, una domanda che riguarda anche il nostro presente: il progresso rende l’umanità più saggia oppure le consegna strumenti sempre più pericolosi?

    Macarelli, che ha lavorato per oltre trent’anni come subacqueo professionista, racconta le esperienze personali che hanno alimentato la sua immaginazione, il rapporto con Venezia e la sua visione di un futuro nel quale l’uomo potrebbe sopravvivere ai propri errori senza aver imparato a evitarli.

    Claudio Macarelli, il potere della conoscenza: esiste una verità troppo pericolosa?

    Il romanzo si apre con una citazione di Kant sui limiti della ragione umana. Siamo davvero pronti a conoscere ogni verità oppure esistono conoscenze che potrebbero diventare pericolose per l’umanità?

    «Credo che la conoscenza sia una delle più grandi conquiste dell’umanità, ma anche una delle sue maggiori responsabilità. La citazione di Kant non è casuale: volevo invitare il lettore a interrogarsi sui limiti di ciò che possiamo o dovremmo conoscere.

    Non penso che la conoscenza sia pericolosa in sé. A renderla tale è l’uso che decidiamo di farne. Le scoperte più straordinarie possono migliorare la nostra esistenza oppure trasformarsi in strumenti di distruzione.

    È su questo confine che si sviluppa I custodi della ragione. Attraverso epoche lontanissime, dall’antica Grecia a un futuro profondamente cambiato, racconto la ricerca di una verità nascosta e il peso che potrebbe avere sul destino dell’umanità.

    Il vero pericolo non è scoprire qualcosa che supera la nostra comprensione, ma possedere una conoscenza immensa senza avere la saggezza necessaria per gestirla. Il progresso rende davvero l’uomo più saggio oppure gli offre soltanto strumenti sempre più potenti?»

    Claudio Macarelli: da Delfi al XXXI secolo: un mistero lungo tremila anni

    Dall’antica Delfi alla Venezia contemporanea, fino al XXXI secolo: è nata prima l’idea del mistero oppure quella di mettere in comunicazione passato, presente e futuro?

    «Le due idee sono nate quasi insieme. Volevo raccontare un mistero con origini lontanissime, le cui conseguenze potessero influenzare il futuro dell’umanità.

    Delfi, con i suoi oracoli, mi è sembrata il luogo ideale da cui partire. Venezia, invece, nasce anche da un legame personale. Ho vissuto e lavorato per alcuni anni nella Serenissima, una città che mi ha conquistato con la sua bellezza e la sua storia. Passeggiando tra calli e palazzi, ho sempre avuto la sensazione che custodisse molto più di ciò che mostra. Questo fascino mi ha spinto a immaginarla anche nel XXXI secolo.

    La sfida è stata intrecciare le tre dimensioni temporali senza creare storie separate. Volevo che ogni epoca custodisse un frammento dello stesso enigma, che il lettore potesse ricomporre insieme ai protagonisti.

    Passato, presente e futuro sono molto più legati di quanto immaginiamo: le scelte di oggi nascono da ciò che è accaduto ieri e determineranno il mondo di domani.»

    Venezia sommersa e Undervenice: il futuro dopo la catastrofe

    Nel romanzo Venezia sopravvive su un pianeta quasi interamente sommerso dalle acque. Quanto c’è di preoccupazione reale per il destino ambientale del nostro mondo in questa visione fantascientifica?

    «C’è una preoccupazione reale, ma anche una riflessione sulla capacità dell’essere umano di adattarsi. Ho lavorato per oltre trent’anni come subacqueo professionista, conoscendo da vicino la bellezza e la fragilità del mondo sommerso.

    Quando ho immaginato la Venezia del XXXI secolo non volevo formulare una previsione scientifica, ma esplorare le possibili conseguenze delle nostre scelte.

    Nel romanzo, la Venezia che conosciamo è ancora intatta, protetta da una gigantesca barriera di antimateria. Accanto a essa esiste Undervenice, una città sommersa e tecnologicamente avanzata, testimonianza della capacità umana di adattarsi alle condizioni più estreme.

    Non sono convinto che l’umanità finirà per autodistruggersi. Abbiamo dimostrato di poter sopravvivere nei deserti, nelle regioni polari e negli ambienti più ostili. Quello che temo è la nostra ostinazione nel piegare la natura alle nostre esigenze, anziché rispettarne gli equilibri.

    Conosciamo i rischi delle nostre azioni, eppure continuiamo a comportarci come se le conseguenze riguardassero qualcun altro. Per cambiare davvero dovremmo rinunciare a molte comodità della nostra civiltà. Siamo disposti a farlo? Credo di no.

    Da questa contraddizione nasce il mio futuro: un’umanità sopravvissuta, capace di costruire città sotto gli oceani e sviluppare tecnologie impensabili, senza aver necessariamente imparato dagli errori del passato. Forse il vero pericolo non è che l’uomo distrugga se stesso, ma che trasformi irreversibilmente il mondo che lo ha generato.»

    Hydra e Nautilus: quando la verità diventa uno strumento di potere

    Hydra e Nautilus si contendono un segreto custodito attraverso i secoli. Chi cerca la verità lo fa davvero per il bene dell’umanità oppure per conquistare il potere? E quale delle due organizzazioni è stata più difficile da raccontare?

    «La conoscenza è una forma di potere e non tutti cercano la verità per il bene dell’umanità. A volte prevale la curiosità, altre il desiderio di controllare ciò che gli altri ignorano.

    Hydra e Nautilus hanno anche una radice autobiografica. Quando vivevo a Venezia ho collaborato con due ditte di lavori subacquei, Idra Lavori Subacquei e Archeologia e Nautilus Lavori Marittimi. Ho avuto inoltre esperienze professionali legate al MOSE. Quel mondo fatto di acqua, tecnologia e segreti custoditi nelle profondità ha contribuito a ispirare le due organizzazioni.

    La difficoltà maggiore è stata dare a entrambe motivazioni credibili, evitando una semplice contrapposizione tra buoni e cattivi. Anche chi sostiene di agire per il bene dell’umanità può convincersi di avere il diritto di decidere per tutti.

    La domanda è: chi può stabilire se una verità debba essere rivelata al mondo oppure custodita da pochi?»

    L’Omphalòs e il limite dell’uomo: conoscere significa poter controllare?

    L’Omphalòs, l’antico ombelico del mondo, diventa il centro di una ricerca che attraversa i millenni. Il più grande limite dell’essere umano è l’incapacità di comprendere tutto oppure la presunzione di poter controllare tutto ciò che comprende?

    «I due limiti sono strettamente legati, ma se dovessi scegliere direi che il maggiore è la presunzione di poter controllare tutto ciò che comprendiamo, e persino ciò che ancora non conosciamo.

    L’essere umano ha sempre cercato risposte e superato i propri limiti. È grazie a questa curiosità che abbiamo compiuto progressi straordinari. Il problema nasce quando la conoscenza alimenta la convinzione di poter dominare ogni cosa, dimenticando che comprendere un fenomeno non significa prevederne tutte le conseguenze.

    Nel romanzo, l’Omphalòs rappresenta proprio il confine tra ciò che l’uomo sa e ciò che gli sfugge. È il simbolo di una domanda: fino a che punto possiamo spingerci nella ricerca della verità senza diventare prigionieri della nostra ambizione?

    Il progresso non deve essere fermato, ma accompagnato dalla responsabilità. Non tutto ciò che siamo in grado di comprendere deve necessariamente diventare qualcosa da controllare o sfruttare.

    Forse la vera saggezza non consiste nel dominare tutto ciò che ci circonda, ma nel riconoscere che esistono limiti che dovremmo imparare a rispettare.»

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      Elon Musk regala azioni SpaceX ai bambini, Lorenzo Vanni rilancia: «Il mio progetto era già depositato». La sfida italiana per i giovani

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        Elon Musk ha annunciato il 19 ottobre l’intenzione di regalare un’azione SpaceX a ogni bambino americano. Un’iniziativa che richiama il principio del capitale di base universale: distribuire capitale anziché reddito. In Italia, Lorenzo Vanni, autore del saggio «IL» MA®X-CAPITALISMO – Il N-“Uovo” Mondo, pubblicato da Frascati Anastasia Editore con prefazione di Marco Rizzo, propone un modello che parte da un principio: «Non nascere a debito, nascere a patrimonio». Il progetto, spiega, era già stato depositato alla SIAE il 19 gennaio 2026.

        Lorenzo Vanni: «Il mio progetto precede l’annuncio di Musk»

        Il modello era depositato a gennaio, il libro è uscito a settembre, e pochi giorni fa Musk annuncia le azioni ai bambini americani. Crede che ci sia un collegamento?

        «Non posso affermare che ci sia un nesso, ma la direzione è la stessa. Il mio modello era depositato nove mesi prima dell’annuncio. Chiederò un incontro ad Andrea Stroppa, referente italiano di Musk, per valutare possibili convergenze. Il mio libro propone una versione strutturata del capitale di base universale».

        Da che presupposto parte il suo saggio?

        «Ogni neonato nasce con una quota pro capite di debito pubblico, ma nessun bilancio considera il capitale umano che rappresenta. È quello che definisco un falso in bilancio morale. Il Nobel Gary Becker sosteneva che nelle società avanzate il capitale umano rappresenta circa l’80% della ricchezza. Perché non valorizzarlo?».

        Come funziona il capitale di base universale

        Come funziona il meccanismo?

        «Musk propone di trasferire azioni esistenti. Io immagino di trasformare, attraverso la blockchain, i codici fiscali dei giovani da zero a trent’anni in unità patrimoniali nominali da un euro, inalienabili e non negoziabili. Il valore scambiabile nascerebbe invece dai progetti sviluppati nelle scuole e nelle università, anche grazie all’intelligenza artificiale ITAL-IA. La lira italiana tokenizzata è uno strumento ancora da progettare e autorizzare».

        E come vengono distribuiti i ritorni?

        «Una partecipata pubblico-privata, Bene-Essere Italia, tutelerebbe le idee dei ragazzi e le porterebbe sul mercato. La ripartizione ipotizzata prevede il 20% dei ricavi a tutti i giovani, un altro 20% agli autori dei progetti, il 27% allo Stato e alla partecipata, il 27% agli investitori e il 6% a docenti, università e strutture del sistema. Sono quote da validare».

        Autorizzazioni e istituzioni: cosa manca al progetto

        Un’operazione così richiede autorizzazioni. Ne siete consapevoli?

        «Assolutamente. Il modello deve essere approfondito sotto cinque aspetti: economia, diritto, finanza, tecnologia e istituzioni. Tokenizzazione, strumenti di scambio e governance sono ancora da costruire. Il libro non chiede di essere creduto, ma di essere esaminato con competenza».

        Leonardo, SOGEI, il supercomputing pubblico sono partner del progetto?

        «No. Sono indicati esclusivamente come possibili infrastrutture e interlocutori istituzionali da studiare. Non esistono accordi né collaborazioni già avviate».

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          Libri

          Niky Marcelli torna a Roma con «Le ragazze sono in giro»: domani alla Mondadori il romanzo tra Caravaggio, amori e caos adolescenziale

          Dopo la presentazione al Palazzo delle Esposizioni e il passaggio alla Fiera del Libro di Francoforte, lo scrittore presenta il suo nuovo teen-dramedy. Con Roberta Beta e Gaia Zucchi, appuntamento alle 17.30 in via Piave 18.

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            Cinque sedicenni, un’estate apparentemente perfetta, un Caravaggio ritrovato per caso e una quantità di guai destinati a sconvolgere la tranquillità di un piccolo borgo alle porte di Roma. Sono gli ingredienti di Le ragazze sono in giro – Caravaggio, caos e altri casini, il nuovo romanzo di Niky Marcelli, che torna nella Capitale per una seconda presentazione dopo il successo dell’incontro del 30 settembre al Palazzo delle Esposizioni.

            L’appuntamento è per sabato 24 ottobre alle 17.30 alla Libreria Mondadori di via Piave 18, a Roma. A dialogare con l’autore sarà la giornalista Roberta Beta, mentre l’attrice e scrittrice Gaia Zucchi interpreterà alcuni brani del libro.

            Niky Marcelli abbandona il noir per raccontare cinque ragazze

            Dopo una lunga serie di gialli e romanzi d’avventura, Marcelli cambia registro e firma una commedia agrodolce ambientata nei primi anni Duemila, in un borgo medievale lungo la via Cassia.

            La protagonista è Alessandra Bevilacqua, detta «Salamandra» per la sua passione per il sole e le giornate trascorse in piscina. Ha sedici anni, un padre scrittore in crisi creativa e quattro amiche inseparabili: Chiara e Giorgia, le gemelle appassionate di motociclette e tromba; Viviana, soprannominata «Mortiana», ragazza dark figlia del guardiano del cimitero; e Monica, alle prese con insicurezze e problemi familiari.

            Un Caravaggio ritrovato e un’estate che cambia tutto

            Tra scherzi, corse in moto, zie eccentriche e una nonna ex attrice decisamente sopra le righe, le cinque ragazze sembrano destinate a trascorrere un’estate spensierata. Ma il ritrovamento di un affresco attribuito a Caravaggio in una vela del Duomo porta nel paese giornalisti, curiosi e un’affascinante restauratrice, che nasconde un legame sentimentale con il padre di Alessandra.

            Da quel momento, equivoci e situazioni tragicomiche si susseguono fino a quando la vita costringerà le protagoniste a confrontarsi con qualcosa di molto più serio.

            Il romanzo mescola ironia, sentimenti e satira sociale, recuperando anche la vena irriverente dell’autore, già tra i fondatori del settimanale satirico La Peste.

            Roberta Beta e Gaia Zucchi alla presentazione romana

            Dopo l’incontro con Sonia Bruganelli e Monica Marangoni al Palazzo delle Esposizioni e la partecipazione alla Fiera del Libro di Francoforte, Marcelli torna dunque davanti ai lettori romani.

            Al termine della presentazione sono previsti il firmacopie, un brindisi e una degustazione della torta di mele preparata da Stefano Crialesi e Filippo Biffani di S&F Art of Taste.

            Le ragazze sono in giro – Caravaggio, caos e altri casini è pubblicato da Officine Pindariche, conta 438 pagine e costa 18,50 euro.

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              Libri

              Playboy Mansion, Crystal Hefner rompe il silenzio sulla villa delle conigliette: sesso, regole umilianti e i segreti del regno di Hugh Hefner

              Crystal Hefner, vedova di Hugh Hefner, detto Hef ideatore e fondatore di Playboy ha pubblicato un libro di memorie dove si racconta l’epopea di Bunny Mansion la maison di Hefner dove hanno abitato migliaia di ‘conigliette’

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                Crystal Hefner, vedova di Hugh Hefner, detto Hef ideatore e fondatore di Playboy nel suo libro di memorie racconta l’epopea di Bunny Mansion, la maison di Hefner dove hanno abitato migliaia di ‘conigliette’.

                Ma com’era la vita all’interno della villa più erotica del secolo?

                Non era quello che ti aspetti dice Zeleb una delle conigliette che come prima impressione puntualizza tra gioia e terrore: “Una volta entrati era difficile trovare l’uscita“. Andiamo bene. E come mai, ci sorge spontaneo chiederci. Una serie di testimonianze di come si viveva in quella villa ci aiutano a capire alcuni perché. Crystal, per esempio, si trasferì nella villa nel 2008 dopo aver inviato una sua foto a Hugh Hefner, che la invitò a una festa. Ben presto, abbandonò gli studi di psicologia per sostituire Holly Madison, ex fidanzata di Hefner. La vedova, di umile estrazione, ebbe la sfortuna di perdere il padre ancora adolescente che la lasciò in una situazione economicamente precaria e psicologicamente difficile.

                Una gabbia dorata

                Per questo la villa le sembrò un vero e proprio eldorado. “Una situazione che non avrei mai immaginato di poter vivere. Venivo da un mondo dove non avevo niente“. Una volta preso possesso dei suoi spazi Crystal viene a contatto con un mondo che non aveva mai visto prima. Viene a contatto con il potere. Forse il potere dei soldi. Ma non solo. “I muri hanno iniziato a chiudersi intorno a me. Penso che le donne vulnerabili siano attratte da situazioni del genere. Ancora non capisco perché. Questo è uno dei motivi per cui ho ripreso a studiare psicologia. Per capire bene cosa succede a certe donne che vengono in contatto con questi mondi“. Quando Crystal arrivò alla Bunny Mansion aveva solo 21 anni. Oggi, a 37 anni, tra le pagine del suo romanza cerca di spiegarsi le dinamiche degli eventi che ha vissuto.

                Il lavaggio del cervello

                “Credo che mi abbiano fatto il lavaggio del cervello, perché alla fine mi sono resa conto che ci sono rimasta per dieci lunghi anni senza che nulla apparentemente andasse male. Sto ancora cercando di capire come è stato possibile. Ho il sospetto che mi fosse stato fato un lavaggio del cervello“. In un documentario l’ex assistente di Hefner, Lisa Loving Barrett, ha spesso citato l’abuso di sostanze illegali come parte del suo lavoro. Incaricata di procurarsi tutte le prescrizioni per le pillole sedative, Lisa le definisce “un male necessario per vivere in quella villa“. Ma nella relazione tra il padrone di casa e le future ‘conigliette’ c’era anche uno scambio di denaro? Sembra proprio di sì perché alle ospiti non era consentito lavorare all’esterno della villa. Ricevevano un assegno settimanale di circa 1.000 dollari. E dovevano fare la fila per prendere i soldi.

                Tutte in fila per la busta paga

                Come ricorda Crystal, a Hefner piaceva farle aspettare, quindi si prendeva il tempo necessario per contare ogni banconota prima di consegnarle alle ragazze. Una umiliazione?. Una perversione? Un disturbo mentale…? Di certo alla maison di Hugh le regole erano rigide. Izabella St. James, una delle conigliette, nella sua autobiografia “Bunny Tales“, sottolinea che infrangere anche una sola regola poteva comportare la perdita di quello stipendio. “C’era il coprifuoco. Dovevamo essere tutte nella villa entro le 21 ogni sera, a meno che non fossimo con Hef in un club o ad un evento.” Nei video di quegli anni girati durante feste ed eventi appaiono anche “celebrità, politici e imprenditori, alcuni dei quali erano sposati“, rivela Crystal. Quando ha chiesto a Hugh se le persone sapevano che erano state filmate, lui ha alzato le spalle e ha risposto: “È la mia camera da letto. E’ casa mia, il resto non mi interessa“.

                E per il sesso come era considerata la casa di Hugh?

                Nel suo libro Crystal descrive il tragitto verso la camera da letto di Hefner a fine serata. “Ho fatto cose con cui non mi sentivo a mio agio. Non ero attratta fisicamente da un uomo di 80 anni. Cercavo solo di sopportare. Le altre ragazze? Non ci piacevamo. Eravamo lì solo per Hef.” Per segnalare la disponibilità a fare sesso in villa si usava il linguaggio dei pigiami. Come?
                Esisteva un sistema di comunicazione particolare che coinvolgeva i pigiami delle ragazze. “Se tenevi addosso i pantaloni del pigiama, era un segno che non volevi avere contatti quella notte.” La prima notte non si è sentita a suo agio e ha tenuto i pantaloni addosso. Durante gli incontro Hefner non utilizzava mai protezioni, il che metteva in forte imbarazzo molte ragazze che si sentivano letteralmente a disagio. Un sistema accettato tanto che Crystal alla fine sposa Hefner che di anni ne aveva 60 più di lei. “Mi ha consegnato l’anello in una scatola e ha detto che sperava che andasse bene. Non mi ha dato la possibilità di dire di no.”

                Nel letto tante conigliette, ma in fondo era un romantico

                Eppur anche se al magnate Hefner piaceva condividere il letto con molte conigliette ce la metteva tutta per essere anche un romantico. “Ma purtroppo“, scrive Crystal “Le poche volte in cui ha cercato di essere romantico o intimo è stato semplicemente imbarazzante. Non aveva idea di come farlo“. Madison, una delle poche conigliette a raccontare le sue avventure, è stata molto schietta riguardo alle sue esperienze nella camera da letto di Hefner. Sul podcast di Bridget Marquardt, dice “Era proprio un inferno. Lo consideravamo un lavoro di routine che dovevamo fare, altrimenti saremmo state cacciate di casa. E tutte volevano solo farlo il più rapidamente possibile“..

                Ma almeno la vita in villa era confortevole?

                Per nulla, la casa non era molto ben tenuta. Come scrive Izabella St James nella sua autobiografia. Le stanze erano decorate come se qualcuno fosse andato in un negozio di beneficenza e avesse comprato l’essenziale. Materassi disgustosi: vecchi, logori e macchiati… tappeti sporchi e biancheria dei bagni usata con la presenza di malattie e batteri. Insomma una giornata tipo di una coniglietta nella villa di Hugh Hefner non era quello che ti aspetti. Molte di loro durante il loro soggiorno si sono ammalate di malattie più disparate. Febbre, mal di testa, tosse, mancanza di respiro e dolori. Tanto che alcuni ispettori sanitari trovarono tracce di batteri appartenenti al genere Legionella persino nella vasca idromassaggio della villa.

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