Cronaca
Equalize: dossieraggi, spionaggio e potere. L’inchiesta che svela i segreti dei potenti
Dossier riservati, spionaggi internazionali e giochi di potere: l’inchiesta Equalize svela una rete di influenze illecite che coinvolge figure di spicco della politica, imprenditoria e intelligence in Italia. Tra intercettazioni e profili riservati, emergono i tentativi di spionaggio sui vertici del Paese, come Ignazio La Russa e Matteo Renzi, la profilazione di magistrati e prefetti, e l’interesse per colossi energetici e sportivi.
L’inchiesta sulla piattaforma Equalize, accusata di spionaggio sistematico e dossieraggi illeciti, ha scosso l’Italia, portando alla luce una rete oscura che coinvolge politici, imprenditori e società di rilievo. Gestita da Enrico Pazzali, presidente di Fondazione Fiera Milano, e Carmine Gallo, ex poliziotto, la società si avvaleva di un sofisticato sistema di spionaggio, promettendo ai propri clienti accesso a informazioni riservate e, in alcuni casi, strumenti per influenzare rivali e ottenere vantaggi.
Nelle 1.217 pagine di richiesta di 16 misure cautelari da parte della Procura di Milano e nelle 513 pagine di ordinanza di custodia cautelare da parte del gip del Tribunale ci sono centinaia di intercettazioni. Alcune apparentemente clamorose anche se si tratta spesso di chiacchiere “da bar” tra i soci di Equalize che commentavano questo o quel fatto.
Nell’inchiesta su Equalize emergono per esempio conversazioni esplosive che coinvolgono Silvio Berlusconi e i suoi presunti rapporti con la mafia, stando agli scambi tra Nunzio Samuele Calamucci e Massimiliano Camponovo, intercettati e agli atti dell’inchiesta della Procura di Milano con la Direzione distrettuale antimafia.
La conversazione risale al 9 maggio 2023, con Camponovo che chiede a Calamucci aggiornamenti su alcune questioni. A un certo punto, l’investigatore domanda: “Ma cos’è quella roba lì invece del…di quella trascrizione?”. Calamucci risponde con una frase che sorprende l’interlocutore: “Quella è la vera prova di colpevolezza di Silvio Berlusconi di come ha preso i soldi dalla mafia…”.
Camponovo reagisce, incuriosito: “Wauuu dopo me la leggo anch’io allora…”, mentre Calamucci, ridendo, commenta: “Non l’hanno mai fatta pubblicare…”. L’investigatore replica: “Porca miseria… eh roba pesante insomma”. “Sì, sì,” conferma Calamucci, “vabbè era giusto, sai quelle letture così da…”. Camponovo prosegue: “Ma quindi non era vittima… Quindi era in affari che diverso”. Calamucci conferma: “Esatto: vittima le palle”. Il socio insiste: “Allora è vero quello che si legge in giro, insomma che era proprio in affari…”, a cui Calamucci risponde: “Sì, sì, sì…”.
Camponovo continua a cercare chiarimenti, chiedendo: “Non era… Non era a rischio di sequestro dei figli per cui passava i soldi… sai che c’era”. Calamucci chiarisce: “Ah… allora no… non so se… se lo vedi all’inizio ma troverai anche il carabiniere nome e cognome del carabiniere, che per casualità conosciamo anche che… ha fatto questa intercettazione in carcere”, riferendosi probabilmente a chi aveva redatto l’atto in esame.
La natura del documento commentato rimane incerta, e i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Varese riferiscono che la trascrizione citata rimane non identificata. Ma sottolinea quanto in profondità si fossero spinti gli affari illeciti di Equalize. Samuele Calamucci, hacker di punta e braccio destro di Gallo, si vantava intercettato: “Noi abbiamo la fortuna di avere clienti top in Italia”.
Dalle indagini della Procura di Milano emergono nomi di banche, colossi industriali, studi legali e aziende energetiche tra i clienti di Equalize. Se in alcuni casi i dossier reputazionali richiesti provenivano da fonti aperte, in altri la società mascherava come legale il risultato di accessi abusivi a dati sensibili.
Tra i clienti, anche Erg, colosso delle rinnovabili, che avrebbe pagato 117.500 euro per monitorare alcuni dipendenti. A questi ultimi, Equalize avrebbe installato software di intercettazione sui dispositivi, includendo messaggi WhatsApp, in un’operazione qualificata dagli inquirenti come “intercettazione abusiva”.
Un’altra azienda citata è Eni, che avrebbe versato 377.000 euro per produrre un dossier sull’imprenditore Francesco Mazzagatti. “Eni ribadisce di non essere mai stata, e di non essere, al corrente di eventuali attività illecite condotte da Equalize”, ha dichiarato l’azienda. Eppure il direttore legale Stefano Speroni risulta indagato per concorso in accesso abusivo.
Il controllo di Equalize su diversi politici è documentato dalle intercettazioni. Nel 2022, in vista delle elezioni regionali lombarde, Pazzali chiedeva a Gallo di fare uno screening dei candidati della lista Lombardia Migliore di Letizia Moratti, rivale di Attilio Fontana, che aveva nominato Pazzali ai vertici di Fondazione Fiera. “C’è un sacco di gente, guarda se conosci qualcuno. Se c’è qualcuno d’interessante da verificare,” dice Pazzali. “Sì, sì, li guardo tutti,” risponde Gallo.
L’indagine ha documentato accessi illeciti alle banche dati della polizia per verificare legami della squadra Moratti, con il supporto di Giuliano Schiano, finanziere della Dia di Lecce. “Anche grazie alle informazioni ottenute nell’agosto 2022 su Mariani,” afferma l’informativa, “Pazzali approccia quest’ultimo per ottenere informazioni sulla campagna elettorale della Moratti”.
L’inchiesta chiama in causa Attilio Fontana, governatore lombardo, che avrebbe richiesto a Enrico Pazzali informazioni compromettenti su Paolo Scaroni, presidente di Enel e del Milan, al fine di ostacolarne la nomina come CEO delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026. In una telefonata, Pazzali riferisce che Fontana gli avrebbe chiesto di “accertare se Scaroni avesse dei precedenti o delle ‘cose in corso’”, con l’intento di “renderlo impresentabile” e bloccarne la candidatura.
“Lo vediamo, sì”, risponde l’ex poliziotto Carmine Gallo, socio di Pazzali, mostrando prontezza nel reperire le informazioni richieste. Il giorno successivo, l’hacker Giuliano Schiano, anch’egli agli arresti, accede ai database della banca dati interforze SDI e a Punto Fisco dell’Agenzia delle Entrate per trovare elementi compromettenti. Tuttavia, come emerge dalle indagini, la ricerca non rivela alcun elemento utile: Schiano riferisce che Scaroni era “pulito”.
Fontana ha negato ogni coinvolgimento, affermando di “non aver mai chiesto né ricevuto informazioni” da Pazzali e di non avere alcun interesse in dossier di questo tipo. Inoltre, ha sottolineato l’autonomia della Fondazione Fiera Milano e l’assenza di poteri di controllo diretti da parte sua sulla gestione interna dell’ente, ora che Pazzali si è autosospeso dalla presidenza.
Un altro dossier ha riguardato Ignazio La Russa, presidente del Senato. Il 19 maggio 2023, Pazzali chiede a Calamucci un report completo su La Russa e i suoi figli: “Quello deve essere rosso… condannato,” esprime Pazzali, deluso quando il sistema lo valuta “arancione”.
Tra le ricerche emerge anche Matteo Renzi, ma la richiesta solleva preoccupazione tra i collaboratori: “Caspita, quello va a fare Matteo Renzi! Ci manda qua la Finanza, i servizi, i contro servizi!” dice Gallo. Tuttavia, la piattaforma Beyond di Calamucci, ospitata su server esteri, avrebbe aggirato i controlli interni. “Se lo fai Italia su Italia, ci mettono le manette… on the road, è il nostro segreto,” spiegava Calamucci.
In una conversazione intercettata, Calamucci afferma l’importanza di mantenere una posizione bipartisan, spiegando a Giulio Cornelli che Pazzali è “sponsorizzato da Ignazio La Russa, Santanché, Fontana e da Silvio Berlusconi… Avendo lo sponsor di centrodestra, i contatti sono settanta per cento centrodestra, trenta il resto.” La società Equalize avrebbe anche tentato di influenzare incarichi chiave, come risulta da una telefonata di Pazzali con il ministro del Turismo Daniela Santanché.
La rete di Equalize non si fermava all’Italia: il gruppo manteneva contatti anche con intelligence straniere. L’8 febbraio 2023, i carabinieri hanno documentato l’incontro nella sede di Equalize tra Calamucci e due agenti del Mossad, pronti a pagare un milione per il monitoraggio di attacchi russi e dei flussi finanziari legati al gruppo Wagner. Calamucci confermava che il materiale fornito dagli agenti “è di sicuro interesse per Eni spa e per Stefano Speroni”.
Ma il valore delle informazioni era doppio: “Metà dei dati servono per combattere Wagner,” affermava, “mentre l’altra metà li hanno dati al Vaticano”. Nelle intercettazioni emerge una possibile collaborazione di Equalize con la Chiesa cattolica per finalità di intelligence. “La aiutiamo la Chiesa contro la Russia o no?” chiede Calamucci a Gallo. “Eh se ha bisogno!” risponde Gallo. “Ci darà un po’ di roba per l’anno prossimo?” continua Calamucci, lasciando intendere una possibile compensazione futura. Gallo replica ironico: “Se ci paga. È stato sempre gratis! Pro bono per il papa”.
Non mancavano gli sportivi.Anche la proprietà americana della AS Roma è stata coinvolta nell’indagine Equalize. Dan e Ryan Friedkin, sospettando una bonifica inefficace da parte di un’altra società, si erano rivolti a Gallo per un controllo completo della sede di Trigoria. “Mi ha spiegato lui che la proprietà è americana, sono degli americani i proprietari della società e quindi, quando hanno cambiato un pochettino la sede e tutto… Hanno affidato l’incarico a una società e si sono accorti che questa società stessa che doveva fare le bonifiche, loro stessi gli hanno messo qualcosa dentro,” raccontava Gallo.
Marcell Jacobs, oro olimpico nei 100 metri, è stato oggetto di un presunto dossieraggio commissionato da uno studio legale padovano. Dalle indagini emergono intercettazioni e tentativi di installare un trojan per monitorare Jacobs e il suo staff, incluso l’allenatore Camossi.
Non mancano nel dossier nemmeno episodi di spionaggio a sfondo personale e privato, come quello che vede coinvolto Fulvio Pravadelli, direttore generale della Veneranda Fabbrica del Duomo, il quale, in base agli atti, avrebbe incaricato Equalize di spiare il cantautore Alex Britti a causa di dissapori legati alla separazione di quest’ultimo da sua figlia. Britti, estraneo all’inchiesta, sarebbe finito inconsapevolmente nel mirino dell’agenzia che, secondo le carte, avrebbe acquisito dati riservati e tracciato le sue attività personali, confermando l’inclinazione dell’agenzia a usare metodi intrusivi, dalle intercettazioni ai dossier costruiti su commissione.
Il sistema orchestrato da Equalize si spinge fino alla sfera personale di personaggi pubblici e imprenditori, come nel caso del banchiere Matteo Arpe, che insieme al fratello Fabio avrebbe chiesto all’agenzia informazioni patrimoniali sulla moglie del padre per fini legati alla gestione dell’eredità familiare. “Notizie da usare in sede di negoziazione extragiudiziale sull’eredità” è quanto emerge dalle carte. Arpe, infatti, figura tra gli indagati per aver richiesto l’accesso abusivo alla banca dati della filiale di Alessandria di Banco BPM.
A volte sono semplici problemi di cuore a spingere qualcuno a rivolgersi a Pezzali e compagni. Leonardo Maria Del Vecchio, figlio del fondatore di Luxottica, è tra i clienti di spicco di Equalize. Stando alle intercettazioni, Del Vecchio avrebbe chiesto e ottenuto dossier su suo fratello Claudio e su un’ex fidanzata, la modella Jessica Serfaty sospettata di avere una storia con un altro uomo.
La richiesta, fatta per tutelare interessi familiari, viene descritta dall’hacker Calamucci come “l’affare della vita”. “Questo mi ha detto non ho limiti di budget: pago, faccio, disfo (…) Questo c’ha un patrimonio da tre miliardi, spenderà anche 2 o 300mila euro con noi,” racconta.
Nelle intercettazioni emerge inoltre una presunta estorsione subita da Del Vecchio a Montecarlo. L’ex carabiniere Vincenzo Giuseppe De Marzio spiega che il figlio del fondatore di Luxottica era stato avvicinato da un uomo, indicato come “Farid”, per un ricatto milionaria. “Questo qui sta facendo un’estorsione, voleva un milione,” riferisce De Marzio, che si offre di intervenire: “Se a Montecarlo voi avete bisogno, abbiamo la possibilità di…”. Le indagini rivelano anche come Del Vecchio, considerato uno degli uomini più ricchi d’Italia, fosse disposto a pagare ingenti somme per proteggere i suoi interessi e tenere sotto controllo i rapporti familiari.
Con oltre 800mila persone spiate e un totale di 52.811 estrazioni abusive di dati riservati dalle banche dati delle forze dell’ordine, Equalize emerge come un’agenzia dalle operazioni pericolosamente capillari, i cui legami e clienti si estendono dal mondo politico alle aziende fino a coinvolgere figure di spicco nel panorama pubblico italiano.
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Cronaca Nera
Garlasco, terremoto a un passo dalla chiusura dell’inchiesta: i pm tornano al 2007 e convocano Garofano e gli uomini del Ris
Massimo riserbo su domande e risposte, ma la mossa della Procura riaccende improvvisamente i riflettori sulle prime indagini scientifiche per l’omicidio di Chiara Poggi. E arriva proprio mentre Andrea Sempio aspetta il nuovo avviso di conclusione delle indagini.
Quando sembrava che la nuova inchiesta sul delitto di Garlasco fosse ormai arrivata all’ultima curva, la Procura di Pavia ha compiuto una mossa a sorpresa. I magistrati sono tornati direttamente al 2007, alle prime indagini scientifiche nella villetta di via Pascoli e agli uomini che cercarono le tracce dell’assassino di Chiara Poggi.
I pm hanno convocato Luciano Garofano, all’epoca comandante del Ris di Parma, e alcuni ufficiali del reparto che parteciparono agli accertamenti sul delitto. Una decisione che arriva in un momento delicatissimo. Andrea Sempio, unico indagato nella nuova inchiesta, aspetta infatti il nuovo avviso di conclusione delle indagini.
Sul contenuto degli incontri regna il massimo riserbo. Nessuno ha rivelato quali domande abbiano posto i magistrati a Garofano e agli altri militari. Proprio per questo emerge una domanda inevitabile: perché la Procura torna agli uomini del Ris del 2007 proprio adesso, alla vigilia della chiusura dell’inchiesta?
Non abbiamo ancora una risposta e sarebbe prematuro parlare di nuove prove o di una svolta investigativa. La tempistica, però, resta significativa. Prima di chiudere questa fase dell’indagine, i pm hanno voluto parlare con chi lavorò sulle prove scientifiche diciannove anni fa.
Garlasco, i pm tornano al Ris che lavorò nella villetta di Chiara
La convocazione di Luciano Garofano attira inevitabilmente l’attenzione per il ruolo che il generale ricopriva nel 2007. Garofano guidava il Ris di Parma quando il reparto partecipò agli accertamenti successivi al ritrovamento del corpo di Chiara Poggi.
Oggi la Procura torna a quella stagione investigativa e non si limita ad ascoltare l’ex comandante. I magistrati hanno convocato anche alcuni ufficiali che presero parte alle attività dell’epoca.
Nessuno, per ora, conosce il punto preciso sul quale si sono concentrate le domande. I pm potrebbero aver voluto chiarire procedure, vecchi accertamenti o aspetti tecnici delle analisi. Potrebbero anche aver cercato un confronto tra quanto emerse allora e gli elementi raccolti nella nuova indagine. Al momento, però, non esistono informazioni pubbliche che permettano di scegliere una di queste ipotesi.
Resta il dato investigativo. Prima di mettere il punto alla nuova fase dell’inchiesta, la Procura ha ritenuto necessario parlare ancora con gli uomini che entrarono nel caso quando il delitto era appena avvenuto.
Perché Garofano proprio ora? Il mistero delle domande dei magistrati
È soprattutto il momento scelto dai pm a rendere la notizia clamorosa. L’inchiesta su Andrea Sempio non si trova infatti all’inizio. Al contrario, la Procura si prepara a concludere l’attività investigativa.
Ecco perché la domanda pesa: che cosa volevano sapere i magistrati dagli uomini del Ris del 2007?
Per ora la Procura non lo ha reso noto. Non sappiamo se abbia voluto rileggere una singola traccia alla luce delle conoscenze attuali, chiarire alcuni passaggi dei vecchi verbali o approfondire le modalità degli accertamenti scientifici.
Non possiamo quindi attribuire alle convocazioni il significato di una nuova scoperta. Possiamo però osservare la sequenza degli eventi: mentre parte il conto alla rovescia per la chiusura delle indagini su Sempio, i pm tornano alle prime analisi scientifiche del caso Garlasco.
Diciannove anni dopo, quelle indagini tornano così al centro dell’attenzione.
Andrea Sempio aspetta il nuovo avviso di chiusura
Il prossimo passaggio riguarda proprio Andrea Sempio. Il procuratore di Pavia Fabio Napoleone aveva indicato già alla fine di maggio i tempi previsti per concludere l’attività investigativa. Ora Sempio aspetta un nuovo avviso di conclusione delle indagini preliminari, dopo quello del 7 maggio.
La Procura gli contesta l’omicidio volontario di Chiara Poggi e alcune aggravanti. Tra queste figura la crudeltà, che i magistrati collegano al «numero e all’entità delle ferite inferte alla vittima». Gli atti richiamano almeno dodici ferite al cranio e al volto della giovane. Per il movente, invece, l’accusa indica il presunto «rifiuto del suo approccio sessuale».
Questa rappresenta la ricostruzione della Procura e dovrà confrontarsi con le argomentazioni della difesa. Sempio resta indagato e nei suoi confronti vale la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva.
Con il nuovo avviso di conclusione delle indagini, i difensori potranno conoscere il quadro raccolto dall’accusa. Avranno quindi la possibilità di presentare memorie e documenti, chiedere l’interrogatorio dell’indagato o sollecitare ulteriori accertamenti.
La consulenza psichiatrica e il no di Sempio ai colloqui
Tra gli ultimi tasselli dell’inchiesta compare anche la consulenza che la Procura ha affidato al professor Roberto Catanesi. Lo psichiatra deve realizzare una valutazione personologica di Sempio.
L’incarico mira a verificare se nel 2007 esistessero eventuali condizioni patologiche capaci di incidere sulla capacità di intendere e di volere. Catanesi dovrà inoltre valutare la presenza di eventuali disturbi rilevanti ai fini dell’imputabilità e formulare una valutazione sull’eventuale pericolosità sociale.
Il professore aveva chiesto di incontrare personalmente Sempio per alcuni colloqui. L’indagato ha scelto di non partecipare agli incontri richiesti dal consulente della Procura.
Anche questo elemento entra nel materiale che i magistrati stanno raccogliendo nelle battute finali dell’inchiesta. Ed è proprio dentro questo scenario che il ritorno agli uomini del Ris del 2007 acquista un peso particolare.
Diciannove anni dopo i pm riaprono i fascicoli delle prime indagini
Il caso Garlasco compie così un nuovo viaggio indietro nel tempo. Mentre la Procura si prepara a chiudere l’inchiesta su Andrea Sempio, i magistrati tornano agli uomini che lavorarono sul caso subito dopo l’omicidio.
Per la morte di Chiara Poggi esiste già una condanna definitiva, quella di Alberto Stasi. La nuova indagine della Procura di Pavia segue però un percorso diverso e ha portato nuovamente Andrea Sempio al centro degli accertamenti.
Proprio per questo occorre separare i due piani. La convocazione di Garofano e degli altri ufficiali non consente di parlare di una nuova prova e neppure di una svolta già maturata. Mostra però che i pm hanno ancora voluto verificare alcuni aspetti delle indagini originarie prima di chiudere il nuovo fascicolo investigativo.
Ed è questo il particolare che sorprende. Tutto sembrava ormai indirizzato verso la conclusione dell’attività della Procura. Invece gli investigatori hanno fatto un ultimo salto nel passato e hanno bussato alla porta di chi, nel 2007, cercò le prime risposte nelle tracce raccolte dopo l’assassinio di Chiara.
Il conto alla rovescia è iniziato, ma resta una domanda
Adesso l’attenzione si concentra sul nuovo avviso di conclusione delle indagini per Sempio e sulle successive decisioni della Procura. Solo allora si potrà capire se gli incontri con gli uomini del Ris abbiano aggiunto qualcosa al quadro investigativo.
Per il momento resta soprattutto la sorpresa della tempistica. A un passo dalla chiusura, i magistrati sono tornati al 2007. Hanno convocato Luciano Garofano e alcuni degli uomini che lavorarono sulle prove scientifiche dopo l’assassinio di Chiara Poggi.
Non sappiamo che cosa abbiano chiesto e nemmeno quali risposte abbiano ottenuto. Sappiamo però che la Procura ha considerato necessario questo passaggio prima di chiudere una delle fasi più delicate della nuova indagine.
Ed è sufficiente per riportare al centro del giallo una domanda che sembrava ormai superata dagli eventi: che cosa stanno cercando oggi i pm nelle prime indagini scientifiche sul delitto di Garlasco?
Politica
Silvio Berlusconi, spunta il progetto segreto più incredibile: voleva un musical sulla sua vita. E aveva già scelto il titolo: «Il principe azzurro»
La rivelazione di Roberto Gasparotti alla vigilia dei 90 anni dalla nascita del Cavaliere: il progetto andò avanti per mesi nel massimo riserbo. Corpo di ballo, attori, musiche, dialoghi cantati e un maxi schermo con le immagini vere della sua vita. «Berlusconi aveva già la scenografia pronta».
Se c’è stato un politico italiano che ha sempre avuto una consapevolezza quasi cinematografica della propria immagine, quello è stato Silvio Berlusconi. Ma persino conoscendo il suo rapporto con la televisione, lo spettacolo, la musica e la costruzione della propria immagine pubblica, quello che emerge oggi sembra la trama di un film. O meglio, di un musical. Perché il Cavaliere voleva davvero portare sul palcoscenico la storia della propria vita, dall’imprenditoria alla politica fino ai trionfi del Milan, trasformandola in un gigantesco spettacolo in stile Broadway.
E aveva già scelto persino il titolo provvisorio: “Il principe azzurro”.
Non si trattava soltanto di una fantasia raccontata durante una cena o di una delle tante idee lanciate e dimenticate. Il progetto sarebbe andato avanti per mesi e nel massimo segreto, con un giovane attore-autore, un musicista e l’organizzazione di un vero corpo di ballo. Berlusconi aveva inoltre già immaginato la scenografia: mentre sul palco si cantava e si ballava, alle spalle degli interpreti un gigantesco schermo avrebbe mostrato le immagini autentiche della sua vita.
A raccontare oggi il progetto è Roberto Gasparotti, storico “uomo immagine” del Cavaliere dal 1994 e regista che per oltre vent’anni ne ha curato le principali apparizioni pubbliche. E proprio Gasparotti conserva ancora qualcosa di quel musical mai nato: i fogli con gli appunti e le indicazioni di Berlusconi.
«Voglio un musical sulla mia vita»: l’ordine era mantenere tutto segreto
L’idea risalirebbe al periodo tra il 2014 e il 2015. Berlusconi aveva già pensato di raccontarsi attraverso il cinema e aveva registrato un film autobiografico rimasto inedito, con circa sei ore di girato e un incipit che non lasciava molti dubbi sull’impostazione: «Sono Silvio Berlusconi e questa è la mia vita».
Ma evidentemente il cinema non gli bastava. Nella sua testa prese forma qualcosa di ancora più grande e spettacolare: un musical costruito sulla propria biografia, sul modello dei grandi show americani, nel quale far convivere recitazione, musica, canto, danza e immagini autentiche.
«Il presidente Berlusconi mi confidò l’intenzione di voler fare un musical sulla sua vita», ha raccontato Gasparotti, spiegando di avere recentemente ritrovato i fogli sui quali aveva annotato le indicazioni ricevute.
La prima richiesta del Cavaliere fu categorica: nessuno doveva sapere niente. «Mi chiese di lavorare nella massima riservatezza, perché non voleva che tutto “si bruciasse” con una fuga di notizie».
Ed è probabilmente questo il particolare che rende il retroscena ancora più sorprendente. Per mesi attorno a Berlusconi si lavorò davvero a un progetto che, se fosse arrivato sul palcoscenico, avrebbe inevitabilmente fatto discutere mezza Italia. Eppure non trapelò praticamente nulla.
Il titolo era già deciso: “Il principe azzurro”
Anche sul titolo Berlusconi aveva le idee piuttosto chiare. Gasparotti racconta che insieme al “dottore”, come lo chiama nel ricostruire quei mesi, venne individuato un nome provvisorio difficilmente immaginabile per chiunque altro: “Il principe azzurro”.
In fondo, però, il titolo conteneva molti degli elementi con i quali Berlusconi aveva costruito negli anni la propria rappresentazione pubblica: ottimismo, successo, seduzione, capacità di trasformare la politica in racconto e una propensione allo spettacolo che aveva accompagnato tutta la sua vita, molto prima della discesa in campo.
Il progetto cominciò quindi a diventare concreto. «Contattai un giovane attore-autore e un musicista. Con il “dottore” scegliemmo come titolo pilota dello show “Il principe azzurro”. Mi organizzai per formare un corpo da ballo», racconta Gasparotti.
Non era dunque soltanto Berlusconi che immaginava se stesso protagonista di un musical. Qualcuno aveva già cominciato a costruirlo.
Ballerini, canzoni e un maxi schermo con la vera vita del Cavaliere
Il particolare più berlusconiano dell’intera storia riguarda probabilmente la scenografia. Anche quella, secondo Gasparotti, era già stata immaginata dal Cavaliere.
«Berlusconi aveva già la scenografia pronta: mentre si cantava e ballava, su un maxi schermo scorrevano immagini reali della sua vita».
L’idea era quindi quella di fondere spettacolo e autobiografia. Sul palco attori e ballerini avrebbero raccontato e cantato la storia di Berlusconi, mentre sullo sfondo sarebbe comparso il Berlusconi reale attraverso filmati e fotografie della sua esistenza.
La materia, del resto, non mancava. L’imprenditore partito dall’edilizia, Milano 2, la nascita della televisione commerciale, Fininvest, l’acquisto del Milan e le vittorie internazionali, la discesa in campo del 1994, Palazzo Chigi, le campagne elettorali, i grandi vertici internazionali e tutto ciò che aveva trasformato la sua vita privata e pubblica in uno dei racconti italiani più discussi degli ultimi decenni.
Tutto avrebbe dovuto diventare spettacolo. Con tanto di musica e coreografie.
Gasparotti: «Lavorammo in gran segreto per mesi»
Gasparotti non era un collaboratore qualsiasi. Era l’uomo che aveva contribuito a costruire alcuni dei momenti televisivi più riconoscibili della storia politica di Berlusconi, a cominciare proprio dal video della discesa in campo del 1994 e dal celebre «L’Italia è il Paese che amo».
Se Berlusconi voleva trasformare la propria vita in uno spettacolo, dunque, affidare a lui la costruzione visiva del progetto aveva una logica precisa.
E i lavori andarono avanti molto più di quanto si potrebbe immaginare oggi ascoltando per la prima volta questa storia: «Lavorammo in gran segreto per mesi», rivela Gasparotti.
Poi accadde qualcosa e il progetto si fermò. «Non se ne fece più nulla», conclude il regista senza trasformare il retroscena in qualcosa che non è. Il musical non arrivò mai sul palco e Il principe azzurro rimase uno dei progetti incompiuti del Cavaliere.
Anche un film autobiografico di sei ore mai uscito
Il musical, peraltro, non era l’unico tentativo di Berlusconi di consegnare direttamente il racconto della propria vita alle immagini. Esisteva anche il progetto di un film autobiografico, anch’esso mai distribuito, del quale sarebbero state registrate circa sei ore.
L’apertura diceva praticamente tutto sull’idea: «Sono Silvio Berlusconi e questa è la mia vita».
Due progetti differenti, dunque, ma uniti dalla stessa intenzione: non lasciare soltanto agli altri il compito di raccontare Silvio Berlusconi. Nel film sarebbe stato lui a ripercorrere la propria storia; nel musical quella stessa biografia avrebbe assunto la forma di un grande spettacolo, con interpreti, musica, ballerini e le immagini autentiche proiettate sullo sfondo.
Non sappiamo come sarebbe stato il risultato finale e neppure quanto il progetto fosse arrivato vicino alla realizzazione prima di essere abbandonato. Sappiamo però, attraverso il racconto di Gasparotti, che il lavoro era partito, erano state coinvolte altre persone e per mesi tutto era rimasto segreto.
“Il principe azzurro”, il grande show di Berlusconi che nessuno ha mai visto
La storia emerge alla vigilia di quello che sarebbe stato il novantesimo compleanno di Silvio Berlusconi e aggiunge un capitolo curioso alla biografia dell’ex presidente del Consiglio, morto nel giugno 2023.
Forse non sorprende nemmeno così tanto che l’uomo che aveva cominciato giovanissimo cantando sulle navi da crociera, che amava comporre canzoni, che aveva rivoluzionato la televisione commerciale italiana e trasformato le campagne elettorali in gigantesche macchine di comunicazione avesse immaginato, a un certo punto, di mettere tutta la propria esistenza dentro un musical.
Sorprende semmai quanto il progetto fosse andato avanti senza che praticamente nessuno ne sapesse nulla.
C’era il titolo, “Il principe azzurro”. C’erano gli appunti. C’era un attore-autore. C’era un musicista. Si stava organizzando un corpo di ballo. E soprattutto c’era già l’immagine che Berlusconi aveva in testa: il palcoscenico pieno di musica e ballerini e, alle loro spalle, un maxi schermo sul quale sarebbe passata la sua vera vita.
Poi il sipario non si alzò mai.
E forse è proprio questo il dettaglio più curioso dell’intera storia: Silvio Berlusconi aveva trascorso una vita intera trasformando politica, impresa, calcio e televisione in spettacolo. Alla fine aveva pensato di trasformare in spettacolo anche Silvio Berlusconi.
Politica
Vannacci, bufera. Matilde Siracusano: «Mi ha spogliata, lo denuncio». E attacca: «Che cosa vile, siamo arrivati troppo in basso»
La sottosegretaria di Forza Italia reagisce all’immagine manipolata e rilanciata sui social dal leader di Futuro Nazionale: sotto la giacca scompare il top e compare una profonda scollatura. «Non pensavo si potesse arrivare a un livello così basso per fare campagna elettorale». Poi annuncia gli avvocati e stronca l’ipotesi di un’alleanza futura: «Sarebbe un problema serio».
«Mi ha spogliata, lo denuncio». Matilde Siracusano non ha nessuna intenzione di lasciar correre dopo la fotografia manipolata e rilanciata sui social da Roberto Vannacci alla vigilia delle elezioni suppletive di Reggio Calabria. Nell’immagine la sottosegretaria di Forza Italia appare seduta a tavola insieme al candidato del centrodestra Fabio Roscioli e a Claudio Lotito, ma qualcuno ha alterato il suo abbigliamento rispetto alla fotografia originale: sotto la giacca il top scompare e lascia il posto a una scollatura molto più profonda.

La sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento, compagna del presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, reagisce duramente. Siracusano parla di un gesto «vile», annuncia di avere già coinvolto i propri avvocati e trasforma l’episodio in un caso che va molto oltre una fotografia farlocca pubblicata sui social. L’immagine compare infatti nel pieno di una campagna elettorale e la manipolazione interviene direttamente sul suo corpo e sul modo nel quale appare vestita.
«Davvero non pensavo si potesse arrivare a un livello così basso per fare campagna elettorale», attacca Siracusano. E sulla decisione di rivolgersi alla magistratura non mostra esitazioni: «Certo. Ne ho già parlato con i miei avvocati».
Vannacci rilancia la foto modificata: sotto la giacca di Siracusano scompare il top
Il caso nasce da un post di Vannacci in vista delle elezioni suppletive per la Camera a Reggio Calabria del 27 e 28 settembre. L’ex generale invita i cittadini ad andare a votare e accompagna il messaggio con una fotografia nella quale compaiono Matilde Siracusano, Fabio Roscioli e Claudio Lotito.
Il problema emerge confrontando quello scatto con l’immagine originale. Qualcuno ha modificato artificialmente l’abbigliamento di Siracusano: nella nuova versione la sottosegretaria mostra una scollatura molto più profonda e non indossa più il top che compare invece nella fotografia autentica. La manipolazione scatena immediatamente una bufera politica e Siracusano spiega che chi ha realizzato il contenuto ha preso lo scatto originale dal suo profilo personale Instagram.
La sottosegretaria non conosce personalmente Vannacci e racconta di averlo soltanto incrociato indirettamente attraverso le sue apparizioni pubbliche: «No. Per nulla. È capitato forse di incrociarne le gesta o le provocazioni in qualche talk politico. Ma non l’ho mai conosciuto».
Proprio per questo, racconta, la modifica della fotografia l’ha lasciata inizialmente incredula, prima di provocare una reazione durissima.
Siracusano furiosa: «Che cosa vile, non pensavo si potesse arrivare così in basso»
La prima reazione della sottosegretaria non lascia spazio a interpretazioni: «Che cosa vile».
Siracusano chiarisce anche il significato che attribuisce alla parola: «Ma nel senso più pieno e anche etimologico: cosa povera, che non vale nulla. È assurdo doversi occupare, e nel 2026, di questi mezzucci usati contro gli avversari… Davvero non pensavo si potesse arrivare a un livello così basso per fare campagna elettorale».
A irritarla particolarmente è il fatto che la manipolazione non riguardi una posizione politica, una dichiarazione o una scelta compiuta nell’esercizio del proprio incarico, ma direttamente il suo corpo. Siracusano lo dice esplicitamente: «Spogliare con un software la compagna del presidente della Regione e trasformarla in uno strumento di propaganda è una cosa che trovo peraltro ridicola, oltre che profondamente grave».
La sottosegretaria aveva già definito l’episodio un «vero e proprio schifo che va arginato», spiegando di conoscere bene gli attacchi sessisti ma di considerare quanto accaduto qualcosa di diverso proprio per il modo in cui qualcuno ha manipolato una sua fotografia reale e l’ha inserita nella propaganda politica.
«Sono senza parole. Anzi, qualcuna in siciliano ce l’avrei»
C’è poi un passaggio nel quale Siracusano lascia capire molto chiaramente quale sarebbe stata la sua reazione se non ricoprisse un incarico istituzionale.
«Vorrei dire che sono senza parole. In realtà qualche parola ce l’avrei. In siciliano, della mia terra. Molto chiara e netta», racconta. Poi aggiunge: «Ma poiché io rappresento l’istituzione, e ho il dovere di contenere sia l’irritazione sia la pena, per ora diciamo che si muoveranno i miei avvocati. Comunque è un attacco scadente che qualifica pienamente chi lo ha fatto».
Siracusano ha dunque già coinvolto i legali e annuncia di voler procedere contro Vannacci, sostenendo che la pubblicazione dell’immagine abbia superato il confine della normale polemica politica.
Alla domanda se intenda denunciarlo risponde senza esitazione: «Certo. Ne ho già parlato con i miei avvocati. Quello che ha fatto è reato. Non si può consentirlo a nessuno, figuriamoci a qualcuno che chiede, anzi minaccia, di andare in Parlamento».
Questa resta naturalmente la valutazione espressa dalla sottosegretaria. Qualora Siracusano formalizzi la denuncia, spetterà alla magistratura stabilire l’eventuale rilevanza penale della condotta.
Non è la prima polemica di Vannacci per immagini manipolate
Il caso Siracusano arriva inoltre a poco più di due mesi da un’altra durissima polemica provocata da contenuti artificiali comparsi sui social di Vannacci. A luglio un video raffigurava l’ex generale nelle vesti di un imperatore romano mentre alcuni avversari politici, tra i quali Elly Schlein, Giuseppe Conte, Romano Prodi e Laura Boldrini, comparivano legati nell’arena all’interno di una rappresentazione violenta. Il filmato provocò numerose reazioni politiche e anche Giorgia Meloni prese pubblicamente le distanze da quelle immagini.
Questa volta cambia il meccanismo: non compare una scena completamente immaginaria, ma una fotografia reale nella quale qualcuno ha alterato l’abbigliamento di una sottosegretaria.
Proprio questo elemento occupa il centro della reazione di Siracusano, che contesta l’uso della propria immagine e del proprio corpo come strumenti per un messaggio politico.
Tajani e Forza Italia contro Vannacci
La vicenda provoca una reazione immediata anche dentro Forza Italia. Antonio Tajani esprime solidarietà a Siracusano e definisce l’attacco «volgare e inaccettabile», collegandolo, nella propria valutazione politica, alla mancanza di contenuti di chi lo ha ideato.
Anche altri esponenti politici intervengono sulla vicenda. Le critiche non riguardano soltanto l’effetto della fotografia, ma il principio che porta con sé: modificare artificialmente il corpo e l’abbigliamento di una persona reale per trasformarne l’immagine in materiale di propaganda.
Siracusano, dal canto suo, sottolinea di non essere neppure candidata alle suppletive di Reggio Calabria e considera quindi ancora più grave il fatto che qualcuno l’abbia trasformata nel bersaglio visivo della campagna.
Siracusano chiude anche all’alleanza: «Con Vannacci sarebbe un problema serio»
Ma la vicenda potrebbe lasciare conseguenze che vanno ben oltre la denuncia annunciata. A Siracusano viene posta anche una domanda tutta politica: che cosa accadrebbe se, in futuro, il centrodestra al quale appartiene Forza Italia decidesse di stringere un’alleanza con Vannacci?
La risposta è altrettanto netta: «Beh. Sarebbe un problema serio».
La sottosegretaria precisa immediatamente che il giudizio non nasce soltanto dalla fotografia che la riguarda: «E naturalmente non solo per quest’ultimo, comunque emblematico episodio. Io avevo già espresso, anche prima di questa caduta, tutte le mie perplessità sull’ipotesi di un’alleanza con Vannacci…».
La fotografia manipolata rischia così di diventare qualcosa di più di un incidente social nel pieno della campagna per le suppletive. Siracusano annuncia un’azione legale e contemporaneamente mette sul tavolo una questione politica destinata a pesare anche in futuro, quella dei rapporti tra il centrodestra e il movimento di Vannacci.
Il punto di rottura, almeno nelle parole della sottosegretaria, nasce proprio da ciò che compare in quella fotografia: qualcuno ha preso l’immagine reale di una donna, ne ha modificato artificialmente il corpo e l’abbigliamento e l’ha trasformata in uno strumento di comunicazione politica. Siracusano non intende liquidare tutto come una provocazione di cattivo gusto e ha già annunciato di essersi rivolta ai propri legali.
La battaglia nata sui social potrebbe quindi spostarsi in un’aula giudiziaria, mentre sul piano politico resta aperta una frattura che Siracusano descrive senza ambiguità quando parla della possibilità di ritrovarsi un giorno alleata con Vannacci: «Sarebbe un problema serio».
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