Connect with us

Società

Cane in spiaggia, cosa stabilisce la legge. Ecco le regole da rispettare

Prima di andare in spiaggia con il proprio cane, è importante informarsi sulle regole locali e comportarsi in modo responsabile, per godere di una giornata al mare senza preoccupazioni.

Avatar photo

Pubblicato

il

    Portare il cane in spiaggia può sembrare semplice, ma in realtà è necessario conoscere una serie di regole per evitare sanzioni e godersi il tempo al mare con il proprio amico a quattro zampe. In Italia, non esiste una legge nazionale che disciplini l’accesso dei cani in spiaggia, quindi le normative variano da regione a regione e da comune a comune. Già ma come orientarsi? Vediamo.

    Le principali regole da rispettare per il cane in spiaggia

    Quando si porta il cane in spiaggia, è fondamentale rispettare alcune regole di base. Il cane deve essere tenuto al guinzaglio (lungo massimo 1,5 metri) e bisogna avere con sé una museruola da usare in caso di necessità. Naturalmente è obbligatorio raccogliere le deiezioni del cane e smaltirle correttamente. È possibile accedere alla spiaggia libera transitando lungo la battigia e in una fascia di 5 metri verso l’interno, ma questa area può essere usata solo per l’accesso e non per passeggiare ripetutamente nel corso della giornata.

    Stabilimenti balneari e comuni

    I gestori degli stabilimenti balneari possono vietare l’accesso ai cani, ma devono comunicare tale divieto al comune. Tuttavia, secondo diverse sentenze dei TAR, i comuni non possono vietare in modo assoluto l’accesso dei cani alle spiagge, poiché queste ordinanze sono state considerate irrazionali e sproporzionate. I comuni devono quindi individuare tratti di spiaggia dove gli animali possono accedere liberamente e includere queste indicazioni nel piano spiagge.

    Cosa fare in assenza di spiagge dedicate

    Se il comune non ha predisposto tratti di spiaggia dedicati agli animali, il cane può accedere liberamente alle spiagge libere, sempre rispettando gli obblighi di legge. La scelta migliore rimane comunque quella di cercare stabilimenti dog-friendly, che, seppur non numerosi, garantiscono un ambiente più adatto per i cani.

      SEGUICI SU INSTAGRAM
      INSTAGRAM.COM/LACITYMAG

      Società

      Sindrome dell’impostore, quando il successo sembra un inganno

      Colpisce professionisti, studenti e personaggi affermati: cos’è davvero questo meccanismo psicologico e perché fa dubitare delle proprie capacità

      Avatar photo

      Pubblicato

      il

      Autore

      Sindrome dell’impostore, quando il successo sembra un inganno

        Sentirsi “non all’altezza”, anche davanti a risultati oggettivi e riconoscimenti concreti, è un’esperienza più comune di quanto si pensi. È questo il cuore della sindrome dell’impostore, un fenomeno psicologico che porta chi ne soffre ad attribuire i propri successi alla fortuna, al caso o all’inganno, temendo costantemente di essere smascherato come incompetente.

        Il termine nasce nel 1978 grazie alle psicologhe statunitensi Pauline Clance e Suzanne Imes, che osservarono questo schema di pensiero in donne altamente qualificate, convinte di non meritare i traguardi raggiunti. Oggi la ricerca è concorde nel ritenere che la sindrome dell’impostore non faccia distinzioni di genere, età o professione: può colpire studenti brillanti, manager affermati, artisti e perfino scienziati di fama internazionale.

        Chi sperimenta questo vissuto tende a minimizzare i propri risultati e a sovrastimare le competenze altrui. Ogni nuovo obiettivo diventa una prova da superare sotto pressione, alimentando ansia, perfezionismo e paura del fallimento. In alcuni casi, questo circolo vizioso può portare a stress cronico, calo dell’autostima e difficoltà nel prendere decisioni o accettare nuove sfide.

        Secondo gli psicologi, alla base del fenomeno possono esserci diversi fattori: un’educazione molto esigente, ambienti competitivi, modelli di successo irrealistici e il continuo confronto sociale, amplificato oggi dai social network. Anche i cambiamenti di ruolo – come una promozione o l’ingresso in un nuovo contesto lavorativo – possono riattivare il senso di inadeguatezza.

        Contrastare la sindrome dell’impostore è possibile, a partire dal riconoscimento del problema. Dare un nome a questi pensieri aiuta a ridimensionarli. Tenere traccia dei risultati raggiunti, accettare i complimenti senza sminuirli e imparare a distinguere tra perfezionismo e competenza sono strategie suggerite dagli esperti.

        Fondamentale è anche il confronto: parlare apertamente delle proprie insicurezze con colleghi o amici spesso rivela quanto queste sensazioni siano condivise. Nei casi più intensi, il supporto di uno psicologo può aiutare a ristrutturare le convinzioni disfunzionali e a costruire una percezione di sé più realistica.

        La sindrome dell’impostore non è una malattia, ma un campanello d’allarme che segnala un conflitto tra risultati esterni e autovalutazione interna. Imparare ad ascoltarlo, senza lasciarsene dominare, è il primo passo per riconoscere il proprio valore e vivere il successo non come una minaccia, ma come una conquista.

          Continua a leggere

          Società

          Vacanze a casa ma senza noia: come organizzare l’estate perfetta senza partire

          C’è chi resta a casa per scelta e chi per necessità, ma l’estate in città può diventare una vacanza alternativa, rigenerante e persino divertente. Ecco come trasformare agosto tra le mura domestiche in un piccolo paradiso personale.

          Avatar photo

          Pubblicato

          il

          Autore

            Non tutti partono. E non tutti vogliono partire. Per qualcuno l’estate è quel momento dell’anno in cui finalmente il tempo rallenta, la città si svuota e si può respirare. Sì, anche restando a casa. La cosiddetta “staycation”, ovvero le vacanze senza valigia, può essere l’occasione ideale per staccare davvero, senza stress da partenze, valigie dimenticate o code in autostrada. Ma per riuscirci, serve un piano.

            1. Creare un ritmo nuovo
            La prima regola d’oro è cambiare abitudini. Se continui a vivere le giornate come sempre, non ti sembrerà mai vacanza. Svegliati più tardi (o prima, se vuoi approfittare del fresco), prendi la colazione sul balcone, concediti il lusso di leggere un libro intero o di guardare una serie tv senza sensi di colpa.

            2. Trasformare la casa
            Non è necessario avere una piscina per sentirsi in ferie. Bastano una sdraio, una pianta tropicale comprata all’Ikea e un telo colorato per creare un angolo relax in terrazzo o sul pianerottolo. Luci soffuse, candele profumate e musica chill: l’atmosfera cambia tutto.

            3. Viaggiare con il palato
            Ogni giorno una meta diversa… a tavola. Cucinare piatti esotici, organizzare aperitivi ispirati a paesi lontani o semplicemente ordinare cibo etnico da asporto può trasformare una cena in un viaggio. Grecia, Marocco, Thailandia: basta una ricetta per evadere.

            4. Esplorare il proprio quartiere
            Passeggiate all’alba, visite a mostre che non hai mai avuto tempo di vedere, picnic in un parco. Ogni città, anche d’estate, nasconde angoli nuovi da scoprire. E se proprio vuoi l’effetto “gita fuori porta”, esplora i dintorni con brevi escursioni giornaliere.

            5. Prendersi cura di sé
            Il vero lusso, in vacanza, è avere tempo. Per sé, per il proprio corpo, per la mente. Un corso di yoga al parco, una maschera viso fatta in casa, un bagno lungo e silenzioso possono diventare rituali di benessere.

            6. Coinvolgere gli amici rimasti in città
            Non sei l’unico a non essere partito. Organizza cene in terrazza, serate cinema all’aperto con proiettore fai-da-te, tornei di carte o giochi da tavolo. L’estate è più bella se condivisa.

            Alla fine, non è questione di chilometri percorsi, ma di come si vive il tempo libero. E a volte, restando a casa, si scopre di avere già tutto quello che serve per una vacanza perfetta.

              Continua a leggere

              Società

              Perché i nonni salvano l’estate (anche quando non ne hanno voglia)

              Altro che bonus baby sitter: il vero welfare familiare si chiama nonna. O nonno. Che magari sognava di starsene in montagna con la Settimana Enigmistica, e invece è finito in spiaggia con tre nipoti urlanti e la sabbia ovunque

              Avatar photo

              Pubblicato

              il

              Autore

                Bambini da gestire, lavoro da finire, vacanze da incastrare: a un certo punto mamma e papà alzano le mani e telefonano ai rinforzi. Che arrivano puntuali, anche se un po’ rassegnati.
                Senza proclami, senza superpoteri. Ma armati di pazienza, panini, cerotti e crema solare.

                Il problema è che, nel frattempo, anche i nonni sono cambiati. Non tutti vivono per i ferri da maglia o per la minestra riscaldata. Ci sono nonne influencer con il profilo Instagram e nonni che fanno yoga e vanno a ballare il liscio in camper. Persone che vorrebbero godersi la pensione e invece si ritrovano a rifare le stesse cose di vent’anni prima. Solo con meno sonno.

                «Lo facciamo per amore», dicono con un sorriso tirato. Ma dentro pensano: “basta, l’anno prossimo ci chiudiamo in un eremo”.

                Eppure ci sono. Sempre. A preparare la merenda. A sorvegliare bagni e gavettoni. A raccontare la favola. A dire “no” quando i genitori non ce la fanno più a dire neppure quello. A tenere tutto in piedi mentre il mondo – e i figli – corrono.
                E lo fanno anche se a volte si lamentano. Anche se hanno la schiena a pezzi. Anche se in fondo speravano in un’estate diversa.

                Perché la verità è che, senza di loro, l’estate sarebbe una disfatta.
                I nonni sono l’unico motivo per cui molte famiglie riescono ancora ad andare in vacanza. Sono l’asilo estivo gratuito. Il supporto emotivo. Il pilastro.

                E forse lo sanno anche loro. Che non è più il tempo in cui si gode del tempo, ma quello in cui si regala. E che in cambio ricevono la cosa più bella: una testolina appoggiata sulla spalla, un bacio con il gelato in faccia, una risata che sa di felicità.
                E allora sì, alla fine, anche quest’anno ce la faranno.
                Magari borbottando. Ma con il cuore pieno.

                  Continua a leggere
                  Advertisement

                  Ultime notizie