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Italia

Castello delle Cerimonie: un addio tra polemiche, sfarzo, lusso e sequestri

Se l’addio al Castello è previsto per fine dicembre, meno chiaro è il destino dei suoi protagonisti e delle maestranze coinvolte. Nel frattempo, gamberoni e yacht non mancano: il “Castello delle Cerimonie” chiude, ma lo stile Polese non sembra destinato a tramontare.

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    Il celebre “Castello delle Cerimonie”, simbolo di sfarzo e opulenza televisiva, si prepara a dire addio alle sontuose feste e ai matrimoni fiabeschi. La struttura, che ha ospitato decine di episodi del noto programma di RealTime, chiuderà definitivamente entro la fine del 2024. La causa? Un lungo iter giudiziario legato a gravi abusi edilizi iniziati nel 1979 e culminati nella confisca dell’immobile da parte del Comune di Sant’Antonio Abate.

    La parabola del Castello tra tv e tribunali

    In principio, c’era “Il Boss delle Cerimonie“, un programma lanciato nel 2014 che seguiva le imprese di Don Antonio Polese, il carismatico proprietario della struttura, impegnato a organizzare matrimoni che sfidavano ogni limite del kitsch. Dopo la morte del “Boss” nel 2016, la figlia Imma Polese e il marito Matteo Giordano hanno preso il comando, trasformando il Grand Hotel La Sonrisa nel “Castello delle Cerimonie”. Ma dietro le quinte delle telecamere, la struttura era già al centro di una battaglia legale. Nel 2011, le autorità avevano contestato una serie di abusi edilizi sull’area di oltre 40.000 metri quadrati, tra cui edificazioni non autorizzate e difformità urbanistiche. Dopo anni di rinvii, la Corte di Cassazione ha emesso il verdetto definitivo a febbraio 2023: confisca della proprietà in favore del Comune e pagamento di un canone mensile di 30.000 euro da parte della famiglia Polese per l’occupazione del sito.

    L’ultimo matrimonio e lo sfratto

    Con la revoca delle licenze prevista per dicembre, il “Castello” celebrerà il suo ultimo matrimonio entro fine anno. Dopo questa data, il Comune prenderà pieno possesso dell’area. Sulla futura destinazione del complesso, regna ancora incertezza: alcune voci parlano di trasformazioni in uno spazio pubblico, altre di un progetto culturale, ma al momento non ci sono decisioni ufficiali. Mentre il Castello affrontava sgomberi e udienze, l’estate dei suoi proprietari è stata tutt’altro che sobria. A Ferragosto, video virali su TikTok hanno mostrato Imma e Matteo intenti a festeggiare su uno yacht di lusso, tra aragoste, gamberoni e champagne. Un’ostentazione che non è piaciuta ai follower: “Ma non erano in bancarotta? Con quei soldi potevate aiutare un sacco di persone“, sono stati alcuni dei commenti indignati.

    E i dipendenti?

    Che futuro si profila per i dipendenti? La chiusura del “Castello” lascia in sospeso il destino di numerosi lavoratori impiegati nella struttura. Alcuni hanno espresso preoccupazione per il loro futuro, mentre il Comune non ha ancora comunicato piani concreti per garantire un impiego alternativo. Per il sindaco Ilaria Abagnale, la decisione è semplice: “La legge va rispettata“. La confisca segue una sentenza definitiva che sancisce la lottizzazione abusiva dell’area. “Non possiamo mantenere autorizzazioni commerciali su un sito urbanisticamente irregolare“, ha dichiarato il primo cittadino.

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      Italia

      Ti squilla il telefono e riattaccano subito? Attenzione alla truffa Wangiri: ecco i prefissi sospetti e perché non devi mai richiamare

      Truffatori seriali passano senza interruzione di sorta dalla truffa del conto corrente che ruba i soldi tramite un link alla truffa dello squillo telefonico come il Wangiri.

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        Il telefono squilla una sola volta, poi la chiamata si interrompe. Sullo schermo compare un numero sconosciuto, spesso con un prefisso internazionale. La curiosità spinge a richiamare per scoprire chi abbia cercato di contattarci, ma proprio quel gesto può trasformarsi in una trappola. È il meccanismo della truffa Wangiri, un raggiro telefonico che sfrutta le chiamate perse per indurre le vittime a contattare numerazioni potenzialmente molto costose.

        Il nome deriva dal giapponese e indica proprio il fenomeno dello squillo seguito dall’interruzione della chiamata. Una tecnica semplice che continua a rappresentare un rischio per gli utenti meno attenti.

        Come funziona la truffa dello squillo

        I truffatori utilizzano sistemi automatici per effettuare numerose chiamate, interrompendole prima che il destinatario possa rispondere.

        Chi trova la chiamata persa può essere tentato di richiamare. Dall’altra parte, però, potrebbe rispondere una segreteria telefonica, partire un messaggio registrato oppure non sentirsi assolutamente nulla.

        Il problema è che alcuni numeri rimandano a servizi con tariffe elevate. Il costo viene addebitato a chi effettua la chiamata e può aumentare in base alla durata del collegamento.

        Ricevere lo squillo, invece, non comporta normalmente alcun addebito: il rischio nasce quando si richiama il numero sospetto.

        Quanto può costare richiamare?

        Le tariffe dipendono dal numero utilizzato, dall’operatore telefonico e dal piano del cliente. In alcune segnalazioni relative al Wangiri si parla di costi particolarmente elevati, ma non esiste una tariffa unica applicabile a tutte le chiamate fraudolente.

        Alcune varianti del raggiro cercano inoltre di trattenere l’utente in linea il più a lungo possibile, facendo partire messaggi registrati o simulando tempi di attesa.

        È importante distinguere questo meccanismo dalle frodi che attivano servizi a pagamento o abbonamenti non richiesti, che possono utilizzare modalità differenti.

        Come difendersi dalle chiamate Wangiri

        La precauzione più efficace consiste nel non richiamare automaticamente i numeri sconosciuti, soprattutto quando provengono dall’estero e la chiamata si interrompe dopo un solo squillo.

        Se non aspettate comunicazioni internazionali, controllate prima il numero e utilizzate le funzioni antispam disponibili sullo smartphone. Potete anche bloccare i contatti sospetti e chiedere al vostro operatore informazioni sulle limitazioni delle chiamate verso numerazioni a pagamento.

        Se avete già richiamato, controllate il credito residuo o il dettaglio dei consumi e segnalate eventuali addebiti anomali al gestore.

        La regola resta semplice: una chiamata persa non obbliga a richiamare. E quando dietro uno squillo si nasconde una truffa, ignorarlo può essere il modo migliore per proteggere il portafoglio.

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          Italia

          Soldi in busta paga, aiuti alle famiglie e risorse per la sanità: come cambia il Fisco con la nuova Manovra di Bilancio 2027

          Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al disegno di legge per la Manovra di Bilancio 2027, un pacchetto di interventi economici da circa 26 miliardi di euro pensato per sostenere le famiglie, alleggerire le tasse sui redditi medi e bassi e rafforzare gli investimenti nel settore della sanità pubblica.

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          Soldi in busta paga, aiuti alle famiglie e risorse per la sanità: come cambia il Fisco con la nuova Manovra di Bilancio 2027

            Arriva il via libera formale ai conti del Paese per il prossimo anno: il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge della Legge di Bilancio 2027, una manovra economica complessiva da circa 26 miliardi di euro. Un pacchetto di interventi che punta a rimettere risorse fresche nelle tasche dei cittadini, concentrando lo sforzo finanziario del Governo sulle priorità più avvertite dalla popolazione: dalla difesa degli stipendi all’assistenza per chi ha figli, fino al sostegno della sanità pubblica.

            Una manovra improntata alla stabilità dei conti che ora si avvia verso l’esame del Parlamento per la discussione dei singoli emendamenti.

            Meno tasse in busta paga e tutele per i redditi medi e bassi

            Il cuore dell’intervento finanziario riguarda la conferma dei sostegni ai lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi. Attraverso lo stabilizzarsi dei benefici sul fronte del cuneo fiscale e contributivo e la conferma del sistema ad aliquote Irpef riviste, l’esecutivo intende impedire che la spinta dell’inflazione eroda ulteriormente i risparmi e le retribuzioni nette delle famiglie italiane.

            Le risorse impiegate su questo versante consentiranno di mantenere gli sgravi sui redditi compresi entro le fasce di maggior tutela, garantendo una boccata d’ossigeno mensile in busta paga.

            Più risorse alla sanità pubblica e rinnovo dei contratti statali

            Un capitolo centrale della misura da 26 miliardi è dedicato all’incremento della spesa per il Servizio Sanitario Nazionale. I fondi aggiuntivi stanziati verranno destinati in parte al rafforzamento della rete ospedaliera e delle prestazioni sul territorio, e in parte alle assunzioni e all’adeguamento economico del personale medico e infermieristico.

            Parallelamente, la Legge di Bilancio riserva le coperture necessarie per proseguire la stagione dei rinnovi contrattuali del pubblico impiego, fornendo garanzie di aumento salariale ai lavoratori della macchina statale e della scuola.

            Misure per le famiglie e l’avvio dell’iter parlamentare

            Tra i capitoli significativi compaiono anche gli incentivi legati alla natalità e i bonus destinati alla gestione dei figli piccoli, pensati per agevolare la conciliazione tra i tempi di vita e di lavoro.

            Con l’approvazione del disegno di legge da parte dell’esecutivo, il testo definitivo passerà al vaglio delle Commissioni e delle Aule di Camera e Senato per l’approvazione finale entro la fine dell’anno, quando la manovra diventerà ufficialmente operativa.

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              Italia

              Bruno Vespa fuori controllo, Giampaolo Rossi non ne può più: gli scontri con gli ospiti e il rapporto con Meloni agitano i vertici Rai

              Le sfuriate del conduttore contro gli ospiti dell’opposizione irritano anche l’amministratore delegato della Rai. E il filo diretto con Giorgia Meloni non aiuta a distendere i rapporti.

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              Bruno Vespa fuori controllo, Giampaolo Rossi non ne può più: gli scontri con gli ospiti e il rapporto con Meloni agitano i vertici Rai

                Bruno Vespa rischia di diventare un problema anche per i vertici della Rai. Le sue frequenti intemperanze nei confronti degli ospiti, soprattutto quando appartengono al mondo dell’opposizione, avrebbero alimentato una crescente insofferenza nei confronti del conduttore di Porta a Porta. E tra coloro che non gradirebbero affatto il suo atteggiamento ci sarebbe proprio l’amministratore delegato Giampaolo Rossi.

                L’ultimo episodio a far discutere è stato lo scontro con Sabrina Brizzola, coordinatrice dell’Unione degli Universitari, finita al centro di un acceso confronto con Vespa. Una scena che si aggiunge ad altri battibecchi nei quali il giornalista avrebbe perso la pazienza con interlocutori politicamente distanti dalle sue posizioni.

                Giampaolo Rossi e Bruno Vespa, rapporti sempre più tesi

                Tra Vespa e Rossi, del resto, non sarebbe mai corso buon sangue. L’amministratore delegato non vedrebbe di buon occhio neppure il rapporto diretto che il giornalista intrattiene con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, un canale privilegiato che contribuirebbe ad alimentare le tensioni ai piani alti di Viale Mazzini.

                Secondo le indiscrezioni, l’irritazione per gli atteggiamenti del conduttore starebbe trovando sponda persino in alcuni ambienti della maggioranza, dove le sue sfuriate televisive comincerebbero a risultare difficili da difendere.

                Per Vespa, abituato da decenni a muoversi con grande autonomia nei palazzi della politica e della televisione pubblica, il problema non sarebbe dunque soltanto il rapporto con gli ospiti, ma anche quello con chi governa la Rai.

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