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Incidente a Lucio Presta: ha rischiato la vita

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    Poteva finire nel peggiore dei modi l’incidente accaduto al manager dei vip Lucio Presta. Il marito di Paola Perego ed ex manager di Amadeus è vivo per miracolo. L’uomo stava stava guidando un trattore nel terreno della sua proprietà nella zona della Sabina (Roma) quando si è ribaltato. Nel suo podere il manager alleva quattro mucche highlander. Ad un tratto si è ritrovato ben 450 chili di metallo addosso! Un peso che gli ha procurato la frattura delle costole. Anche una spalla non è messa poi tanto bene. Ma per pura fortuna niente di più. Durante l’incidente, il manager è infatti riuscito a cadere su un fianco, proteggendo gli organi vitali dall’impatto con il mezzo agricolo.

    Un peso enorme addosso

    450 chili di peso che potevano schiacciarlo ed ammazzarlo, fortunatamente Presta ha avuto la prontezza di riflessi necessaria per assumere una posizione che gli ha permesso di ridurre i danni.

    Una lunga convalescenza

    Trasportato d’urgenza in ospedale, è stato operato. Alcune persone del suo entourage fanno sapere che “E’ in via di guarigione”. Ora lo aspetta una lunga convalescenza. Avrà bisogno di tutto il supporto, sia morale ma anche e soprattutto pratico, da parte di sua moglie Paola Perego.

    Riuscirà Paola ad andare al matrimonio dell’amica e collega Simona?

    La Perego, vista la situazione d’emergenza, potrebbe dover dare forfait alla sua presenza durante il matrimonio dell’amica e collega Simona Ventura. Che il prossimo 6 luglio sposerà Giovanni Terzi e per i quali la Perego si vociferava dovesse fare da testimone di nozze.

    Quello che si dice in gergo… un “periodaccio”

    Un periodo difficile quello per Presta. Che ha registrato l’addio di un suo assistito eccellente come Amadeus, che ha lasciato la sua scuderia. Un rapporto di lavoro che si chiude ma, soprattutto, un’amicizia di lunga data che si conclude in maniera non serena. In seguito la diagnosi di tumore al seno rilevata alla moglie Paila, con successuvo intervento chirurgico.

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      Italia

      Quando Harry Potter ti cambia la vita… e non ti chiami J. K. Rowling

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        Sono tanti gli italiani doc che hanno fatto fortuna in America (oltre che un Certo Colombo che l’ha scoperta!), portando da quelle parti idee e prodotti nati nel nostro territorio. Qualche esempio? La Nutella, il Parmigiano, il Campari e molte altre delizie. C’è anche chi ha portato sul suolo a stelle e strisce il tanto decantato nutrimento spirituale… ovvero i libri! Uno di questi è Fabio Franceschi, proprietario della Grafica Veneta di Trebaseleghe che, in meno di tre anni, ha acquisito la Lake Book Manufacturing di Melrose Park, sobborgo di Chicago, e lo scorso 2 maggio la P.A. Hutchison di Mayfield, fondata nel 1911, specializzata in testi per le scuole.

        Stampatore di fiducia per i colossi editoriali

        Leader nella stampa per i 70 principali editori al mondo, a cominciare dai colossi Penguin, Hachette e HarperCollins, 300 milioni di volumi sfornati ogni anno (la metà qui in Italia), Franceschi è l’unico in grado di consegnare un libro nel giro di sole 24 ore dal ricevimento del pdf. Nonchè unico a poterlo realizzare in maniera completamente sostenibile. Grazie a un impianto carbon free con 100mila metri quadrati di pannelli fotovoltaici sul tetto.

        Un povero con il denaro

        Cibo per la mente, trattato da uno che fino ai 6 anni ha dovuto fare i conti con la penuria di quello per il corpo. «Pativo la fame», dichiara ora che guida una Rolls-Royce Wraith e si sposta in elicottero. «Ma non mi sono mai considerato ricco: semplicemente un povero con i soldi, come diceva Gabriel García Márquez». Proegue nel racconto della sua infancia: « Dire che eravamo poveri sarebbe un’esagerazione: non avevamo assolutamente nulla, il che è diverso. L’unico pasto vero era quello delle 18, quando mia madre poteva mettere in tavola solo i risi col late, riso bollito dentro il latte ben zuccherato. Tutte le sere risi col late, per anni. Me lo sogno ancora di notte. Nel negozio di alimentari del signor Coletto, detto Tórmena, la mamma mandava me, con un quadernetto. Dicevo al salumiere: segni, pagheremo a fine mese».

        Gli eroici inizi

        A 4 anni comincia a lavorare in tipografia, aiutando il padfre e lo zio a lavoretti di pulizia nel coparto linotype. Un lavoro massacrante per la famiglia, con la compositrice in azione anche per 18 ore al giorno, sistemata in una stanzetta vicino alla stanza da letto, dove dormiva coi genitori. Poi il padre muore a 42 anni e, con l’aiuto di una banca locale che gli da fiducia, Fabio rileva la quota dello zio nella stamperia. Poi la decisione di buttarsi sui libri. Lavorando senza sosta, in 13 anni il fatturato aumentò del 19.262 per cento! Con il punto, non con la virgola: diciannovemila».

        Vorrebbe assumere ma non trova personale specializzato

        Fermamente convinto che il digitale non riuscirà mai a scalzare la carta stampata, attualmente stampa 60-70 titoli al giorno, con 27 rotative che gestiscono fino a 3 mila tonnellate di carta. Con la saga di Harry Potter fino ad oggi ha raggiunto 1 miliardo di copie nelle 10 principali lingue. Fra Italia e USA ha circa 900 dipendenti, a Trebaseleghe gliene occorrerebbero almeno altri 60… ma – ironia della sorte – non riesce a trovare personale con un minimo di conoscenza della materia, da inserire nei nostri formativi.

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          Cronaca

          Giovanni Battista Ceirano: il pioniere dimenticato dell’automobilismo Italiano

          Giovanni Battista Ceirano, sebbene meno noto di altri protagonisti dell’industria automobilistica, ha svolto un ruolo cruciale nella nascita della Fiat e nello sviluppo dell’automobilismo in Italia. La sua storia è un esempio di innovazione e determinazione, caratteristiche che hanno segnato profondamente l’evoluzione industriale italiana

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          Ceirano pioniere dell'automobilismo in Italia

            Alla fine si scopre che quell’11 luglio 1899 a dare vita alla Fabbrica Italiana Automobili (FIA), conosciuta oggi come Fiat, ebbe un ruolo fondamentale un certo Giovanni Battista Ceirano. Agnelli arrivò dopo. Ceirano, nato a Cuneo nel 1860, è stato un vero e proprio pioniere dell’industria automobilistica italiana. Figlio di un orologiaio, Ceirano iniziò la sua carriera riparando biciclette e brevettando un modello innovativo di ruota, la “Rapid“.

            21 marzo 1899, la data di tutte le date

            Nel 1898 fondò l’Accomandita Ceirano, dedicata alla produzione di autovetture. Il 21 marzo 1899 nacque la prima automobile italiana progettata da Ceirano, la Welleyes, una piccola auto a due posti con motore bicilindrico da 663 cc che raggiungeva i 35 km/h.

            Quando nacque la FIAT

            L’esigenza di produrre automobili su scala industriale portò Ceirano a coinvolgere finanziatori e aristocratici torinesi, tra cui Emanuele Cacherano di Bricherasio e Cesare Goria Gatti. Il risultato fu la fondazione della Fabbrica Italiana Automobili l’11 luglio 1899, con un capitale iniziale di 800 mila lire. Giovanni Agnelli, coinvolto in extremis, divenne uno dei principali azionisti.

            Liquidato con 30 mila lire

            Nonostante il suo contributo fondamentale, Ceirano fu liquidato con 30 mila lire e un incarico come agente generale per le vendite, posto che lasciò l’anno successivo. La Fiat, nel frattempo, inglobò l’Accomandita Ceirano e la sua Welleyes, producendo la Fiat 3.5 HP, una copia della Welleyes.

            L’eredità dei ceirano

            Dopo l’uscita dalla Fiat, Giovanni Battista Ceirano e i suoi fratelli fondarono numerose altre aziende automobilistiche, tra cui la “F.lli Ceirano“, la “G.G. Fratelli Ceirano“, e la “Star“. Giovanni Battista morì nel 1912, ma la sua famiglia continuò a contribuire all’industria automobilistica italiana. Suo figlio Giovanni, costretto a cedere la sua “Scat” alla Fiat nel 1929, dovette abbandonare la produzione di auto, segnando la fine della lunga storia tra i Ceirano e le automobili.

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              Hotel da incubo. La vacanza rovinata

              L’esperienza negativa vissuta dalla coppia romana a Rimini mette in luce la necessità di maggiori controlli e standard di qualità nel settore alberghiero. Federconsumatori continua a lavorare per tutelare i consumatori e migliorare l’offerta turistica, sperando in una maggiore collaborazione da parte degli albergatori.

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              hotel da incubo

                Rimini, nota come la capitale italiana del turismo, è stata il teatro di un’esperienza da incubo per una coppia romana che aveva scelto Rivabella per una settimana di relax. Pagando 319 euro a persona per un soggiorno in un hotel tre stelle, si sono ritrovati in una situazione ben lontana dalle aspettative.

                Un inizio vacanza da dimenticare

                All’arrivo, la coppia ha subito notato che la struttura non rispecchiava affatto le foto promozionali. La hall, priva di reception, era arredata con poltroncine polverose e un vecchio tavolo da biliardo, creando un’atmosfera poco accogliente. La stanza assegnata, al primo piano, era piccola, buia e arredata in modo precario. Il bagno era talmente piccolo da non poter essere definito tale: lavabo e water erano praticamente sovrapposti, con lo scarico della doccia sotto i piedi.

                Tra un formicaio e l’altro, cambio camera

                Dopo aver chiesto immediatamente un cambio camera, la coppia ha ricevuto una nuova stanza al quinto piano. Sebbene leggermente più grande, le condizioni non erano migliorate. Arredi scuri e scomodi, nessun armadio o piano d’appoggio, e un bagno con una doccia inutilizzabile. La mattina seguente, la coppia ha trovato formiche nel letto, segnando la fine della loro pazienza.

                La ricerca di una soluzione

                Costretti a cambiare albergo, hanno segnalato l’accaduto a Federconsumatori Emilia-Romagna, che ha immediatamente avviato una richiesta di rimborso. Graziano Urbinati, presidente di Turismo Federconsumatori Emilia-Romagna, ha sottolineato che segnalazioni simili sono sempre più frequenti, facendo una pessima pubblicità al territorio e penalizzando gli operatori seri.

                Le criticità del settore alberghiero

                Urbinati ha evidenziato una problematica crescente. Molti alberghi vengono affittati a gestori privi di esperienza, che tendono a sfruttare al massimo la struttura per poi abbandonarla senza pagare il personale o i fornitori. Federconsumatori aveva già proposto alla Regione e alle associazioni di albergatori un meccanismo di tutela e qualità per evitare situazioni simili, ma la proposta non è stata accolta.

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