Cronaca
Le speculazioni sui capelli e le sopracciglia della principessa
L’ultima apparizione pubblica di Kate Middleton continua a far parlare. Sarebbe stato svelato un dettaglio inedito molto importante.

L’ultima apparizione pubblica della principessa Kate Middleton continua a suscitare discussioni. Un dettaglio inedito e drammatico sui suoi capelli e sopracciglia è stato recentemente rivelato, sollevando preoccupazioni sulle sue condizioni di salute.
Cosa nascondono i capelli e le sopracciglia di Kate
Nonostante la presenza di Kate Middleton al Trooping the Colour abbia dimostrato la sua forza e resilienza, alcuni esperti hanno notato particolari preoccupanti nel suo aspetto, in particolare riguardo ai suoi capelli e sopracciglia. Secondo Anitta Ruiz, stilista di fama, e Concha Calleja, giornalista esperta della royal family, Kate avrebbe indossato una parrucca durante l’evento. Questa scelta potrebbe essere dovuta alla necessità di coprire la caduta dei capelli, potenzialmente causata da trattamenti medici come la chemioterapia.
Parrucca ed extension per sopracciglia
La giornalista spagnola Calleja ha confermato queste speculazioni nel programma “Fiesta”. Kate avrebbe optato per una parrucca con uno chignon già preparato. La principessa infatti possiede diverse parrucche pronte per le sue future apparizioni pubbliche. Inoltre, secondo la stilista Ruiz, Kate avrebbe utilizzato anche delle extension per sopracciglia per compensare la perdita di peli in quella zona, una tecnica meno conosciuta rispetto alle extension per ciglia, ma comunque frequentemente utilizzata.
A quando le prossime apparizioni in pubblico?
Dopo l’evento del Trooping the Colour, si specula che Kate Middleton potrebbe decidere di prendersi una pausa dalle apparizioni pubbliche per un po’ di tempo. È probabile che trascorrerà un’estate all’insegna della privacy, senza partecipare a eventi o rilasciare foto ufficiali. La sua prossima apparizione potrebbe avvenire in autunno, ma per ora resta tutto incerto. La Famiglia Reale potrebbe decidere di fornire ulteriori informazioni in futuro.
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Storie vere
Scarpini, fede e fuorigioco: la nazionale di calcio delle suore sogna un mondiale in Vaticano
Le Sister Football Team scendono in campo in pantaloncini e capo scoperto per evangelizzare con il pallone. Suor Francesca: “Il calcio mi ha insegnato l’obbedienza. Oggi sogno di giocare davanti al Papa guarito”
Dal convento al campo, senza mai smettere di sorridere. Con le ginocchiere al posto del rosario e il Vangelo nel cuore, le Sister Football Team sono la prima Nazionale di calcio femminile composta interamente da religiose. E non è uno scherzo. Con pantaloncini, maglietta e niente velo, queste suore entrano in campo per beneficenza, ma anche per evangelizzare. E, perché no, per vincere. Il loro sogno? Un mondiale tutto al femminile, con suore da ogni parte del mondo, giocato in Vaticano davanti al Papa ristabilito.
Un’idea che oggi ha il volto sorridente di suor Francesca Avanzo, 40 anni, religiosa agostiniana di San Giovanni Valdarno, insegnante di religione e attaccante sulla fascia. Una che di pallone se ne intende. “Ho cominciato da piccola, giocando coi maschi a Rovigo, dove sono nata. A dodici anni ero già in una squadra femminile. Mi chiamavano ‘Chica’, ero un maschiaccio, lo sport era la mia passione. Ma il calcio… il calcio era un richiamo irresistibile”.





La nazionale è affiliata alla Lazio e la sua prima presidente è stata suor Paola, volto amatissimo della tv e tifosa sfegatata, scomparsa pochi giorni fa. “È stata la prima a portare le suore nel mondo del calcio – racconta suor Francesca – sfidando i pregiudizi della Chiesa e anche della sua superiora. Un esempio di libertà e coraggio che oggi ci guida come una capitana invisibile”.
In panchina siede Moreno Buccianti, ex calciatore e già allenatore della celebre “Seleçao” dei sacerdoti. A benedire l’iniziativa c’è una lettera di incoraggiamento del Papa in persona, che per le sorelle è ormai una reliquia motivazionale.
Ma com’è giocare da suora in un mondo che ancora fatica a immaginare le religiose fuori dall’oratorio?
“Mai avuto paura delle critiche. Ho consacrato la vita al Signore, non serve un abito per dimostrarlo. E poi, ho ricevuto subito il via libera dalla mia superiora: ha capito che oggi anche il messaggio di Cristo può passare dagli scarpini”.
Suor Francesca gioca esterno d’attacco, non si sente Messi né Ronaldo, ma ha un idolo: “Barbara Bonansea, della Juve e della Nazionale. Mi piacerebbe saper tirare come lei. Il calcio maschile invece mi ha un po’ nauseato: tra genitori che si prendono a botte alle partite dei figli e stipendi miliardari, è diventato un mondo poco etico”.
Le Sister Football Team giocano sul serio. “Sì, partecipiamo per vincere. Siamo competitive. Suor Emilia, per esempio, giocava nella Nazionale romena prima della vocazione. E il nostro ultimo successo è freschissimo: il 23 marzo a Bologna abbiamo vinto 3 a 1, per beneficenza”.
E il calcio, spiega, è uno strumento potente anche per evangelizzare: “Ai bambini parlo di Gesù con le metafore del campo: spirito di gruppo, panchina, sacrificio. È un linguaggio che capiscono”.
La consacrazione, racconta, le è sembrata una naturale prosecuzione delle regole di spogliatoio. “Obbedienza, ascolto, spirito di squadra: se giochi a calcio, entri più facilmente in convento. È come se lo avessi sempre fatto”.
Alla domanda se si sente pronta a giocare per il Papa, suor Francesca non esita. “L’ho incontrato due volte. Ci ha benedette e incoraggiate. Se venisse a vederci, sarebbe il nostro mondiale personale”.
La palla è rotonda, anche per chi ha preso i voti. E in fondo, dice suor Francesca, “non importa se il campo è un prato o il mondo intero: l’importante è continuare a correre verso il bene”.
Mondo
Il tentato furto del Millennium Star: la più grande rapina mai pianificata in Gran Bretagna
Una storia di piani meticolosi, sorveglianza, frode e un fallimento epico che ha visto sfumare 500 milioni di euro in pochi istanti. Il furto perfetto, che non fu mai compiuto.
Il 7 novembre 2000, una banda di sette ladri tentò di realizzare il colpo del secolo: rubare il Millennium Star, un diamante da 203,04 carati esposto al Millennium Dome di Londra. Se il piano fosse riuscito, sarebbe stata la più grande rapina nella storia del Regno Unito. Bottino?500 milioni di euro. L’operazione, pianificata nei minimi dettagli, prevedeva l’uso di una ruspa per sfondare la struttura, granate fumogene per confondere la sicurezza e una fuga via motoscafo lungo il Tamigi. Ma la polizia, già informata, aveva sostituito i diamanti con copie false e seguito la banda per settimane. Il colpo fallì, portando all’arresto immediato di tutti i membri coinvolti.
Millennium Star un diamante da mezzo miliardo
Il Millennium Dome (oggi The O2) ospitava una mostra con i diamanti della De Beers, tra cui il Millennium Star, una delle gemme più perfette al mondo, trovata negli anni ’90 nello Zaire (oggi Repubblica Democratica del Congo). Oltre al Millennium Star, la collezione includeva diamanti blu di inestimabile valore, per un totale di 350 milioni di sterline. Il capo della sicurezza della De Beers, però, aveva notato una criticità. Il Dome era una struttura vulnerabile, tanto da essere descritto come “una tenda con un pavimento di cemento”.
Per proteggere i gioielli, fu costruito un caveau esagonale, con pareti di quasi un metro di spessore, rinforzate con barre di metallo. Inoltre, furono installati sistemi di sorveglianza avanzati, tra cui telecamere e vetri antiproiettile. Ma per la banda di ladri, nulla di tutto questo era sufficiente a fermare il colpo.
La banda e l’operazione Mago
Il piano fu orchestrato da Ray Betson e Lee Wenham, con l’aiuto di Terry Millman, Bob Adams, Aldo Ciarrocchi e William Cockram. Wenham, figlio di un ladro e contrabbandiere di sigarette, fornì la sua fattoria come base operativa. Ma la polizia, insospettita da un tentato furto in un portavalori nel Kent a luglio 2000, iniziò a sorvegliare il gruppo. Dopo settimane di osservazione, la Squadra Mobile avviò l’Operazione Mago per fermare il colpo prima che fosse compiuto. Nel frattempo, la De Beers decise di sostituire i diamanti veri con copie false e spostare l’originale a Tokyo.
Il giorno del colpo
Il 7 novembre, alle 9 del mattino, la banda fece irruzione nel Millennium Dome. Ciarrocchi lanciò granate fumogene per confondere le guardie. Adams e Cockram entrarono nel caveau per rubare i diamanti. Una ruspa fu utilizzata per sfondare la struttura. Un motoscafo era pronto per la fuga lungo il Tamigi. Ma la polizia intervenne in pochi secondi, bloccando i ladri sul posto. Arresti simultanei furono eseguiti anche alla fattoria di Wenham, dove fu fermato anche suo padre.
Il processo e le condanne
Il processo si aprì il 8 novembre 2001, un anno dopo il tentato furto. Terry Millman morì di cancro prima della sentenza. Gli altri membri cercarono di dichiararsi colpevoli di furto, anziché di rapina, per ottenere pene più leggere.
Ray Betson fu condannato a 12 anni, ma una volta scarcerato tentò un’altra rapina e ricevette altri 13 anni.
Lee Wenham, colpevole anche di un altro furto nel Kent, ricevette 9 anni, ma ne scontò solo 4 per buona condotta.
Aldo Ciarrocchi, noto come “il tecnico”, fu condannato a 15 anni, ma dopo la scarcerazione iniziò una nuova vita da imprenditore. Nel 2006, il Millennium Star fu venduto a un acquirente anonimo. L’intera vicenda è oggi ricostruita nel documentario Netflix “The Diamond Heist”, prodotto da Guy Ritchie, che racconta il colpo più spettacolare mai tentato nella storia della Gran Bretagna.
Che fine ha fatto Aldo Ciarrocchi?
Tra i membri della banda, Aldo Ciarrocchi, soprannominato “il tecnico”, è stato l’unico a ricostruirsi una vita lontana dal crimine. Nato a Londra da padre italiano e madre britannica, aveva 29 anni al tempo della rapina ed era il più giovane del gruppo. Il suo ruolo era lanciare granate fumogene per distrarre la sicurezza, mentre gli altri cercavano di sfondare la vetrina del Millennium Star.
Dopo aver scontato la sua pena, ha avviato un’attività di bonifica ambientale nel sud di Londra con la moglie, Elisabeth Kirsh, un’ex modella statunitense che aveva conosciuto mentre era in prigione. Oggi vive in una casa da un milione di sterline, ha due figlie e un’attività di successo. Nel magazzino della sua azienda sono stati persino girati film, tra cui Come ti ammazzo il bodyguard con Samuel L. Jackson e Ryan Reynolds.
Ciarrocchi ha voltato definitivamente pagina, rifiutando qualsiasi partecipazione a documentari sul colpo al Dome. “Non volevo apparire sullo schermo raccontando il mio grande errore“, ha dichiarato. Ricordando il furto, ha ammesso: “Abbiamo fatto una cosa stupida. La polizia era ben informata, ci stavamo imbarcando in una missione suicida, solo che non lo sapevamo“.
Storie vere
Caro basta, con te niente più sesso… La Corte Europea dei diritti umani le da ragione
Sentenza storica della CEDU: Nessuna responsabilità per la donna che ha rifiutato rapporti sessuali col marito.
La Corte europea dei diritti umani (CEDU) ha emesso una sentenza storica che ha ribaltato la decisione dei tribunali francesi. Ha stabilito che una donna di 69 anni non può essere ritenuta responsabile del divorzio per essersi rifiutata di avere rapporti sessuali con il marito. La vicenda, che ha sollevato un acceso dibattito in Francia e oltre, mette in discussione il concetto tradizionale di “obbligo coniugale” e afferma il principio del consenso all’interno del matrimonio.
Il caso della signora H.W condannata per “gravi violazioni”…?
Tutto ha avuto inizio nel 2012, quando la signora H.W., sposata dal 1984 e madre di quattro figli, ha chiesto il divorzio dal marito. La donna, che affrontava una situazione familiare complessa con un figlio gravemente disabile e problemi di salute, aveva smesso di avere rapporti sessuali con il marito dal 2004. Tuttavia, i tribunali francesi avevano attribuito la responsabilità della separazione a lei, sostenendo che il suo rifiuto costituiva una “grave e ripetuta violazione dei doveri coniugali.” La sentenza francese del 2019, che aveva confermato il divorzio con colpa a carico della donna, è stata contestata da H.W. davanti alla CEDU. La Corte europea ha accolto il ricorso, affermando che il diritto al rispetto della vita privata e familiare garantito dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo era stato violato.
L’importanza della sentenza della CEDU
La CEDU ha stabilito che “l’esistenza stessa di un obbligo coniugale di natura sessuale è incompatibile con la libertà sessuale e il diritto all’autonomia corporea.” In altre parole, nessun coniuge può essere obbligato ad avere rapporti sessuali all’interno del matrimonio, poiché il consenso deve essere sempre libero e consapevole. Questa decisione segna un cambiamento significativo nel diritto matrimoniale, sottolineando che l’autodeterminazione e il rispetto del proprio corpo prevalgono su qualsiasi tradizionale interpretazione dell’obbligo coniugale. L’avvocato della signora H.W., Lilia Mhissen, ha commentato con soddisfazione la decisione della Corte. “Finalmente i tribunali smetteranno di interpretare il diritto francese attraverso la lente del diritto canonico, imponendo alle donne l’obbligo di rapporti sessuali all’interno del matrimonio.” Una sentenza che crea un precedente che potrebbe influenzare futuri casi simili in Europa, rafforzando la protezione dei diritti delle donne e la libertà individuale all’interno del matrimonio.
Diritti coniugali: come difenderli
Non è la prima volta che la CEDU interviene in materia di diritti coniugali. In altri casi, la Corte ha già stabilito che il matrimonio non implica un diritto automatico ai rapporti sessuali e che qualsiasi forma di coercizione o pressione viola i diritti fondamentali della persona. Questa nuova sentenza potrebbe influenzare legislazioni nazionali ancora legate a concetti arcaici di obblighi coniugali, contribuendo a una maggiore tutela dell’autonomia e del benessere individuale nei rapporti matrimoniali.
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