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Il padre di Papa Leone XIV, eroe del D-Day: Louis Marius Prevost tra lo sbarco in Normandia e la fede

Louis Marius Prevost, padre di Papa Leone XIV, prese parte allo sbarco in Normandia il 6 giugno 1944 come ufficiale della Marina degli Stati Uniti. Stimato per disciplina e dedizione, partecipò anche all’Operazione Dragoon nel sud della Francia, prima di rientrare in patria e dedicarsi alla scuola e alla comunità religiosa. Una vita segnata da senso del dovere e fede, eredità che il figlio ha portato fino al soglio pontificio.

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    Il destino della famiglia Prevost si intreccia con la Storia. Louis Marius Prevost, padre di Papa Leone XIV, classe 1920, fu uno degli ufficiali della Marina statunitense impegnati nello sbarco in Normandia, il 6 giugno 1944. A rivelarlo sono i documenti conservati al National Archives and Records Administration di St. Louis, Missouri, che raccontano la parabola di un giovane americano arruolato con il programma di addestramento accelerato V-7.

    Il 24 novembre 1943 ottenne il grado di guardiamarina della Riserva Navale, e poco dopo partì per l’Europa. Imbarcato sulla USS LST-286, una nave da sbarco in grado di trasportare uomini, mezzi e carri armati, partecipò al D-Day, uno degli eventi che segnarono la fine della morsa nazifascista. Nel 1944 prese parte anche all’Operazione Dragoon, lo sbarco nel sud della Francia.

    I fascicoli ufficiali riportano come i suoi superiori ne apprezzassero le capacità organizzative, lo spirito di abnegazione e il senso del dovere. Qualità che gli valsero la promozione a tenente di vascello. Dopo quindici mesi di missione oltreoceano, Prevost fece ritorno negli Stati Uniti, dove scelse di dedicarsi all’educazione e alla vita comunitaria: divenne preside scolastico e catechista, continuando a trasmettere i valori di disciplina e servizio.

    Il 25 gennaio 1949 sposò Mildred Agnes Martinez, dalla quale ebbe tre figli. Proprio il terzogenito, Robert Francis, sarebbe diventato, esattamente ottant’anni dopo la fine della guerra in Europa, Papa Leone XIV.

    Una coincidenza simbolica, che lega la forza silenziosa di un padre soldato alla missione spirituale di un figlio chiamato a guidare la Chiesa cattolica.

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      Bitcoin nel mirino dei computer quantistici? Il conto alla rovescia che agita la rete

      Tra allarmi, scenari futuribili e qualche inevitabile esagerazione, il dibattito sulla sicurezza delle criptovalute torna al centro della scena. L’ipotesi che un computer quantistico possa violare le chiavi crittografiche accende il confronto tra scienziati e investitori.

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      Bitcoin nel mirino dei computer quantistici? Il conto alla rovescia che agita la rete

        Se pensavate che la vostra “chiave privata” fosse più sicura dei segreti di Fatima, è il momento di fare un respiro profondo. John Martinis, l’uomo che ha appena aggiunto un Premio Nobel per la Fisica (2025) sulla mensola del caminetto, ha lanciato una bomba che fa tremare i portafogli digitali di mezzo pianeta: il computer quantistico potrebbe polverizzare la crittografia Bitcoin in soli 9 minuti.

        Il timer dell’apocalisse digitale

        Non è la trama di un film di Christopher Nolan, ma il calcolo di uno dei massimi esperti mondiali di supremazia quantistica. Secondo Martinis, la potenza di calcolo dei nuovi processori a qubit è ormai prossima a rendere obsoleti gli algoritmi che proteggono la blockchain.

        In particolare, il fisico ha sollevato il velo sulla vulnerabilità di certi indirizzi:

        • I “Vecchi Depositi”: Gli indirizzi Bitcoin più datati (quelli legati alle chiavi pubbliche riutilizzate o esposte) sono i primi sulla lista dei desideri dei futuri pirati quantistici.
        • L’Effetto Domino: Non è solo una questione di criptovalute. Martinis avverte che l’intera infrastruttura di Internet — dalle transazioni bancarie alle cartelle cliniche — dovrà migrare verso protocolli di crittografia post-quantistica nei prossimi 5-10 anni.

        “Siamo in una corsa contro il tempo,” ha commentato Martinis con la calma di chi sa contare i fotoni. “Non è questione di ‘se’, ma di ‘quando’ le serrature matematiche di oggi diventeranno fragili come cracker.”

        Investire nel ferro (quantistico)

        In questo scenario da “fine del mondo 2.0”, Martinis vede però un’opportunità dorata. Mentre molti fuggono verso l’oro fisico, il fisico suggerisce che questo sia il momento perfetto per investire nell’hardware.

        La transizione richiederà un potenziamento massiccio dei server mondiali. Chi riuscirà a produrre i chip resistenti agli attacchi quantistici o, meglio ancora, a scalare la produzione di processori criogenici, si troverà in mano le chiavi del nuovo regno digitale.

        Fact-Checking: Tra scienza e realtà

        Per onor di cronaca, è bene fare una piccola precisazione “terrena”: mentre Martinis è una colonna portante della fisica mondiale (celebre per il suo lavoro con Google sulla supremazia quantistica), ad oggi la comunità scientifica ritiene che servano milioni di qubit stabili per “bucare” Bitcoin, un traguardo che richiede ancora sforzi ingegneristici titanici.

        Tuttavia, con un Nobel in tasca e 9 minuti sul cronometro, ignorare l’avvertimento di Martinis potrebbe essere l’errore più costoso della storia dell’informatica. Uomo avvisato, Satoshi salvato.

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          Mondo

          Rod Stewart applaude Re Carlo dopo il viaggio negli Usa: «Hai rimesso Trump al suo posto, quel piccolo farabutto»

          Durante un evento pubblico, Rod Stewart si è complimentato con Re Carlo per il comportamento avuto negli Usa, definendo Trump “un piccolo farabutto”.

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            Rod Stewart torna a far parlare di sé e stavolta nel mirino finisce direttamente Donald Trump. Il cantante scozzese, da sempre noto per il carattere esplosivo e per le uscite senza filtri, ha pubblicamente elogiato Re Carlo per il modo in cui avrebbe gestito i rapporti con il presidente americano durante il recente viaggio negli Stati Uniti. E le parole usate dall’artista non sono certo passate inosservate.

            Rod Stewart applaude Re Carlo dopo il viaggio americano

            Nel corso di un’apparizione pubblica, Rod Stewart si è rivolto direttamente al sovrano britannico con toni entusiasti. «Ben fatto nelle Americhe, sei stato superbo», ha dichiarato il cantante, lasciando subito intendere quanto abbia apprezzato l’atteggiamento di Re Carlo durante gli incontri istituzionali negli Usa.

            Ma il passaggio che ha davvero incendiato social e tabloid è arrivato subito dopo. Stewart infatti ha aggiunto: «Hai rimesso al suo posto quel piccolo farabutto!». Una frase interpretata immediatamente come un riferimento chiarissimo a Donald Trump, che ancora una volta si ritrova al centro di una polemica internazionale anche nel mondo dello spettacolo.

            L’attacco a Trump divide fan e social

            Le parole di Rod Stewart hanno rapidamente fatto il giro del web, dividendo il pubblico tra chi applaude la schiettezza della rockstar e chi invece considera eccessivo il tono usato nei confronti del presidente americano. Del resto Stewart non è mai stato un artista particolarmente diplomatico e negli anni ha spesso espresso opinioni politiche molto nette.

            Il cantante britannico, oggi 81enne, continua infatti a essere una figura capace di attirare attenzione non solo per la musica ma anche per le sue prese di posizione pubbliche. E in un momento storico in cui Trump resta uno dei personaggi più divisivi al mondo, bastano poche parole per trasformare una battuta in un caso mediatico internazionale.

            Tra monarchia, politica e celebrity gossip

            L’episodio dimostra ancora una volta quanto il confine tra politica, spettacolo e gossip sia ormai sempre più sottile. Da una parte c’è Re Carlo, impegnato a rafforzare la propria immagine internazionale dopo anni complessi per la monarchia britannica. Dall’altra Donald Trump, personaggio che continua a monopolizzare titoli e polemiche ovunque vada.

            In mezzo ci sono star come Rod Stewart, capaci con una sola frase di trasformare un evento diplomatico in un terremoto mediatico. E il risultato è l’ennesima miscela esplosiva fatta di monarchia, politica e spettacolo globale.

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              Mondo

              Torna di moda il ciuccio… per adulti: boom in Cina tra sonno, stress e polemiche

              Sempre più adulti in Cina utilizzano ciucci per rilassarsi o dormire meglio. Il prodotto, virale sui social, fa discutere medici ed esperti.

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              ciuccio

                In Cina, il nuovo oggetto del desiderio per molti adulti non è uno smartphone di ultima generazione né un accessorio tecnologico: si tratta di un ciuccio, ma pensato per i grandi. A sorpresa, questo prodotto sta conquistando sempre più utenti, al punto che alcuni negozi online segnalano vendite superiori alle 2.000 unità mensili.

                A renderlo virale è stato un video che ha scatenato un’ondata di commenti: chi li usa sostiene che aiutino a ridurre lo stress, favorire il sonno, combattere l’ansia e persino a smettere di fumare. Il ciuccio per adulti ha una struttura simile a quello per neonati, ma con dimensioni maggiori. Il prezzo varia dai 10 ai 500 yuan (circa 1,40-70 euro), e le varianti cromatiche del supporto soddisfano ogni gusto.

                “Mi rilassa dopo una giornata difficile”, racconta un utente in una recensione. Un altro scrive: “Da quando lo uso, ho meno voglia di fumare”.

                Tuttavia, la comunità medica lancia l’allarme. Zhang Mo, psicologa a Chengdu, avverte: “L’uso del ciuccio può indicare bisogni emotivi non soddisfatti. Meglio affrontare le difficoltà piuttosto che rifugiarsi in comportamenti regressivi”.

                Tang Caomin, dentista della stessa città, evidenzia i possibili danni fisici: “Un uso prolungato può provocare dolori mandibolari, difficoltà nella masticazione e spostamento dei denti. Dopo un anno di utilizzo quotidiano, per più di tre ore al giorno, la dentatura può risultarne compromessa”.

                Un ulteriore rischio, secondo il medico, è che alcune componenti possano essere inalate durante il sonno, con conseguenze potenzialmente gravi.

                Nonostante i pericoli, l’hashtag associato a questi dispositivi ha superato i 60 milioni di visualizzazioni su alcune piattaforme cinesi, dividendo gli utenti tra sostenitori e scettici. “È una follia collettiva”, scrive un commentatore. “Una tassa sulla stupidità”, ironizza un altro.

                Intanto, i ciucci per adulti continuano a vendere. E a quanto pare, succhiare un ciuccio da grandi non è più (solo) un gesto infantile, ma una controversa tendenza da milioni di click.

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