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Cronaca

Papa Leone XIV e le reazioni internazionali: Donald Trump inneggia al patriottismo

L’elezione di ieri pomeriggio del nuovo pontefice Robert Prevost ha segnato un momento storico per la Chiesa cattolica, suscitando reazioni in tutto il mondo, tra leader politici, istituzioni religiose e osservatori internazionali. La nomina di Leone XIV ha acceso l’interesse globale, scatenando una vasta gamma di commenti, analisi e auguri, in particolare dagli Stati Uniti, dove Donald Trump ha espresso in modo diretto – cosa abituale per lui – il suo punto di vista.

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    “Un Papa forte è ciò di cui il mondo ha bisogno”: tra le prime reazioni giunte da oltreoceano, quella di Donald Trump si è distinta per il tono deciso e mediaticamente incisivo. In un comunicato diffuso attraverso i social, il presidente ha dichiarato:

    “Congratulazioni a Papa Leone XIV. È tempo che la Chiesa Cattolica torni forte. Con un leader determinato, morale e patriottico, possiamo riportare ordine nel mondo.”

    Il commento ha immediatamente attirato l’attenzione dei media, non solo per l’approccio diretto e politicamente carico, ma anche per l’utilizzo del termine “patriottico”, che ha sollevato interrogativi sull’interpretazione americana del ruolo del Papa nel contesto internazionale.

    Reazioni in Europa e America Latina

    In Europa, i leader politici hanno accolto con favore l’elezione del nuovo Pontefice, sottolineando il desiderio di collaborazione sui grandi temi globali come la pace, il cambiamento climatico e la giustizia sociale. Il presidente francese Macron ha parlato di “un ponte tra tradizione e rinnovamento”, mentre il cancelliere tedesco Merz ha espresso “fiducia in un dialogo franco tra la Santa Sede e l’Europa moderna”. In America Latina, continente a forte maggioranza cattolica, l’elezione di Leone XIV è stata salutata con grande entusiasmo, con celebrazioni festanti in piazze e cattedrali. Diversi vescovi hanno lodato il nuovo Papa per il suo profilo spirituale e la sua attenzione ai poveri e agli emarginati, segno di continuità questo con il pontificato di Papa Francesco.

    La posizione della diplomazia internazionale

    Le Nazioni Unite hanno rilasciato una nota ufficiale in cui si evidenzia “la continuità dell’impegno del Vaticano per i diritti umani e la mediazione nei conflitti”. Anche la Casa Bianca ha rilasciato un commento istituzionale più moderato rispetto a quello di Trump, augurandosi “una collaborazione proficua con il Vaticano su questioni umanitarie e globali”.

    Una figura già al centro dell’attenzione

    L’ascesa di Papa Leone XIV ha dunque generato una vasta gamma di reazioni che riflettono il peso ancora determinante della Chiesa Cattolica nello scacchiere geopolitico mondiale. Se da un lato le parole di Trump polarizzano il dibattito, dall’altro si conferma il ruolo del Pontefice come figura simbolica e concreta al centro dei grandi temi globali.

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      In primo piano

      Sabato 27 giugno l’onda dell’orgoglio LGBTQIA+ invade la città: tutto su orari, percorso e super party finale

      Si parte nel pomeriggio da Stazione Centrale per un lungo pomeriggio di musica, diritti e volti noti, fino al grande show gratuito all’Arco della Pace. Caccia aperta agli ultimi volontari.

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      Sabato 27 giugno l’onda dell'orgoglio LGBTQIA+ invade la città: tutto su orari, percorso e super party finale

        La macchina del gossip e dei grandi eventi milanesi si sta scaldando per l’appuntamento più colorato, atteso e fotografato dell’anno. Sabato 27 giugno la città si fermerà per fare spazio all’attesissimo Milano Pride, l’evento pop per eccellenza che ogni estate trasforma le vie del centro in una passerella di diritti, look pazzeschi, musica travolgente e, come sempre, tantissimi volti noti dello spettacolo e dei social pronti a scendere in strada.

        Se non volete perdervi nemmeno un bacio a favore di flash o il carro della vostra star preferita, ecco la guida definitiva per vivere l’evento dall’inizio alla fine, con tutti i dettagli e gli orari da segnare in agenda.

        La scaletta della giornata: dalla Centrale all’Arco della Pace

        L’appuntamento per i primi scatti social e per scaldare i motori è fissato per il primo pomeriggio. Il programma ufficiale prevede tappe ben scandite:

        • Ore 15:30 – Il Red Carpet dell’Orgoglio: Inizia il concentramento ufficiale in via Vittor Pisani, proprio di fronte alla maestosa cornice della Stazione Centrale. È qui che i carri allegorici e i partecipanti si raduneranno per gli ultimi ritocchi al trucco e ai costumi.
        • Ore 16:00 – Si accendono i motori: La testa del corteo si muoverà ufficialmente da Piazza della Repubblica, dando il via alla vera e propria parata che sfilerà nel cuore di Milano.
        • Dalle ore 18:30 – Il Grande Show: Il traguardo finale è l’Arco della Pace. Sotto il monumentale arco milanese si accenderanno i riflettori sull’evento clou, che lascerà prima spazio alle voci più importanti degli attivisti e delle associazioni della comunità Lgbtqia+, per poi trasformarsi in un gigantesco party pubblico e completamente gratuito all’aperto, dove si ballerà fino a tarda notte.

        Un Pride per tutti: mappa dell’accessibilità e zone “relax”

        Gli organizzatori hanno pensato davvero a tutto, rendendo la manifestazione una delle più inclusive di sempre anche dal punto di vista logistico. Per chi vuole godersi la sfilata senza stress, sul sito ufficiale è disponibile una speciale mappa dell’accessibilità (scaricabile anche in formato PDF).

        La guida segnala strategicamente le aree d’ombra per sfuggire alla calura estiva, i punti di ristoro dove trovare acqua fresca e delle vere e proprie zone di decompressione per rilassarsi lontano dal caos dei carri. Non solo: la mappa evidenzia i tratti stradali più insidiosi con pavé o pendenze, suggerendo l’uso delle piste ciclabili per facilitare il passaggio di passeggini e sedie a rotelle.

        Ultima chiamata per i “Pride Helpers”

        Dietro a un evento di questa portata c’è un lavoro immenso. Se oltre a ballare e scattare selfie volete essere i veri protagonisti della giornata ed entrare nel backstage dell’organizzazione, i casting per i volontari sono ancora aperti. Basta iscriversi sul portale dedicato (volontari.milanopride.it) per dare una mano a gestire la sfilata e fare la differenza nel giorno più colorato dell’anno.

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          Politica

          Camelia Mihailescu, chi è la moglie di Vannacci: due lauree, quattro lingue e un amore nato in accademia

          Camelia Mihailescu, moglie di Roberto Vannacci, ha origini romene, due lauree e una lunga storia accanto al generale. Lo ha conosciuto oltre vent’anni fa in un’accademia militare a Bucarest e oggi ne sostiene pubblicamente idee e battaglie.

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            Camelia Mihailescu è la moglie di Roberto Vannacci, ma ridurla al ruolo di “signora del generale” sarebbe troppo comodo e anche piuttosto pigro. Nata a Bucarest, lontana per indole dal clamore mediatico che accompagna ormai ogni uscita pubblica del marito, Camelia è una donna riservata, colta, abituata a muoversi tra lingue, Paesi e ambienti istituzionali. E proprio per questo, negli ultimi tempi, è finita al centro della curiosità generale: molti si chiedono chi sia davvero la donna che vive accanto al leader di Futuro Nazionale, sostenendone idee e battaglie anche quando il dibattito diventa rovente.

            Le origini romene e le due lauree

            Camelia Mihailescu è nata in Romania e si è formata a Bucarest, dove ha conseguito due lauree presso l’Università romeno-americana: una in Giurisprudenza e una in Psicologia e Scienze dell’Educazione. Parla fluentemente romeno, italiano, inglese e francese, dettaglio che racconta bene un profilo internazionale e poco incline alla caricatura facile. Prima di trasferirsi in Italia, ha lavorato come redattrice e capo ufficio presso la casa editrice dell’Università Nazionale di Difesa in Romania. È appassionata di libri, teatro, cultura, giardinaggio e sport, praticato per molti anni. Nel suo percorso c’è anche l’impegno come presidente dell’associazione AFASA, Air Force Officers Spouse Association, con iniziative sociali e culturali legate al mondo delle famiglie militari.

            L’incontro con Vannacci all’accademia militare

            L’amore con Roberto Vannacci nasce oltre vent’anni fa in un contesto molto preciso: un’accademia militare a Bucarest, nel periodo in cui la Romania si preparava all’ingresso nella NATO. «L’ho conosciuto all’accademia militare dove lavorava in Romania. Stiamo insieme da 23 anni», ha raccontato Camelia in un’intervista al Corriere della Sera. Da allora ha seguito il marito in varie esperienze, comprese le missioni all’estero e, più di recente, la stagione delle polemiche seguite alla pubblicazione del libro “Il mondo al contrario”. Di Vannacci dice di apprezzare soprattutto la modestia: «Di lui mi piace la sua modestia. Ho scoperto che aveva un dottorato 3 anni dopo che ci eravamo sposati». Una frase quasi sorprendente, considerando l’immagine pubblica granitica del generale.

            Il sostegno al marito e l’amore per l’Italia

            Camelia Mihailescu non ricopre ruoli politici e continua a mantenere un profilo molto discreto, ma non ha mai nascosto il sostegno al marito. Sui social interviene talvolta per difenderlo, anche in italiano, inglese e romeno, e respinge l’idea di essersi sentita attaccata per le sue origini straniere. Anzi, a proposito delle accuse rivolte a Vannacci, ha spiegato che chi lo definisce razzista «non lo conosce». Allo stesso tempo racconta un forte legame con l’Italia: «Amo tantissimo l’Italia, lo esprimo anche sulla mia pagina Facebook. Di politica mi interesso meno, ma la cultura italiana è eccezionale. Vado spesso alle mostre e ai musei. Apprezzo la moda, il cibo, il vino…». Con Vannacci condivide anche la vita familiare e l’attenzione per le due figlie, atlete di triathlon a livello agonistico. «Probabilmente andremo a Bruxelles, per il bene delle bambine, così potranno vedere il padre ogni giorno», ha spiegato. Nel suo racconto, più che una first lady politica, Camelia appare come il perno silenzioso di una famiglia abituata a muoversi tra disciplina, ambizione e difesa compatta del proprio mondo.

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              Cronaca Nera

              Selvaggia Lucarelli dopo l’uscita dal carcere di Alberto Stasi: «Lo credo colpevole, quello che sta accadendo mi fa impressione»

              Per Selvaggia Lucarelli l’affidamento in prova concesso ad Alberto Stasi non cambia nulla sulla sua condanna. «Lo credo colpevole come da sentenza», scrive, parlando di «macelleria mediatica» e della sofferenza della famiglia Poggi.

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                L’uscita dal carcere di Alberto Stasi continua ad alimentare il dibattito attorno al delitto di Garlasco. Dopo la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Milano di concedere all’ex studente della Bocconi l’affidamento in prova ai servizi sociali, è intervenuta anche Selvaggia Lucarelli, che da tempo ha una posizione molto netta sul caso.

                La giornalista ha voluto innanzitutto chiarire un punto che considera fondamentale: la misura concessa a Stasi non ha alcun collegamento con le nuove indagini che coinvolgono Andrea Sempio e non rappresenta una revisione della condanna definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi.

                «L’uscita dal carcere non cambia la sentenza»

                Rivolgendosi a chi interpreta la notizia come una sorta di riabilitazione giudiziaria di Alberto Stasi, Lucarelli ha ricordato che si tratta di un istituto previsto dalla legge per tutti i detenuti ai quali restano meno di quattro anni di pena da scontare.

                Ma al di là degli aspetti tecnici, la giornalista non ha nascosto la propria opinione personale.

                «Se poi, fuori da ciò che prevede la legge, volete sapere come la penso, credo che il famoso percorso rieducativo del carcere sia stato un totale fallimento».

                «Lo credo colpevole come da sentenza»

                La posizione di Selvaggia Lucarelli sul caso Garlasco è nota da tempo e anche questa volta la giornalista l’ha ribadita senza ambiguità.

                «Lo credo colpevole come da sentenza e, dunque, pensare che stia assistendo alla macelleria mediatica su un innocente, sulla famiglia Poggi, su tutti gli incolpevoli tirati in mezzo, mi fa davvero impressione».

                Parole che arrivano mentre l’attenzione mediatica si è nuovamente concentrata sull’inchiesta e sulle verifiche che coinvolgono Andrea Sempio, attualmente indagato.

                L’auspicio e il pensiero per la famiglia Poggi

                Lucarelli ha comunque aggiunto di augurarsi che Alberto Stasi possa riuscire a dimostrare la propria innocenza, se davvero innocente, perché in caso contrario si arriverebbe a una conclusione ancora più amara.

                La giornalista ha parlato infatti di «una risposta penale inefficace dal punto di vista della riabilitazione profonda», sottolineando anche la condizione della famiglia di Chiara Poggi, che a quasi vent’anni dall’omicidio continua a ritrovarsi al centro dell’attenzione pubblica.

                In questi giorni Selvaggia Lucarelli si trova nelle Filippine, impegnata nelle registrazioni della prossima edizione dell’Isola dei Famosi, ma da migliaia di chilometri di distanza ha scelto comunque di intervenire su uno dei casi di cronaca più discussi degli ultimi anni, ribadendo una convinzione che non è mai cambiata.

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