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Cronaca

Parolin, il candidato del rammendo: tra misericordia, diplomazia e voglia di unità

L’omelia del cardinale durante i Novendiali di Francesco è un manifesto programmatico: misericordia, pace, riconoscimento dell’altro, superamento dei conflitti. Non uno strappo rispetto a Bergoglio, ma una rilettura più centrata, prudente, “romana”. E la sua statura diplomatica parla a tutti i porporati: una continuità rassicurante per i riformisti, un argine dolce per i tradizionalisti

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    Se si cercava un segnale, l’omelia del cardinale Pietro Parolin lo ha dato. Forte, misurato, inequivocabile. Nelle parole pronunciate nel secondo giorno dei Novendiali per papa Francesco, proprio mentre Piazza San Pietro accoglieva i giovani del Giubileo, il Segretario di Stato vaticano ha tracciato un profilo preciso di quello che potrebbe diventare – se lo Spirito Santo e i cardinali vorranno – il suo pontificato. Un profilo sobrio, tutto interno al perimetro della Chiesa ma capace di parlare al mondo. Un Papa “rammendatore”, per usare un termine che ricorre nei conciliaboli preconclave. Capace cioè di cucire ciò che Francesco ha sfilacciato, senza per questo rinnegarne l’eredità.

    Parolin, 69 anni, vicentino, ex nunzio in Venezuela, teologo e giurista raffinato, da dieci anni regge con discrezione i delicatissimi equilibri della diplomazia vaticana. Uomo di rete, prudente, stimato a ogni latitudine, è forse il più politico tra i porporati eleggibili. E questo, nel senso più alto del termine, può rivelarsi la sua forza. Perché se i cardinali chiamati a scegliere il nuovo Papa sono spaccati tra nostalgie preconciliari e desideri di riforma, ci sarà bisogno di qualcuno che sappia tenere la barca di Pietro in mezzo al guado. Senza affondare. E senza ribaltarsi.

    Nel suo discorso Parolin ha richiamato tutti i punti centrali del pontificato di Francesco: la misericordia, l’attenzione ai più deboli, la centralità del Vangelo. Ma lo ha fatto con un tono più istituzionale, più radicato nella tradizione, più attento a non accendere polemiche o spaccature. La frase chiave, quella che ha fatto drizzare le orecchie a molti, è suonata così: “Non può esserci pace se non impariamo a perdonarci reciprocamente, usando tra di noi la stessa misericordia che Dio ha verso la nostra vita”. È lì che si annida l’offerta politica del candidato: la Chiesa ha bisogno di perdono, di unione, di guarigione. Ha bisogno di una guida che non pretenda di innovare tutto, ma di riallacciare ciò che si è rotto.

    Parolin non fa proclami. Non ha bisogno di schierarsi, né di scandalizzare. Parla con il lessico che i cardinali conoscono e rispettano: quello del Vangelo, quello della diplomazia, quello della romanità. Il suo è un profilo che rassicura la parte più prudente della Chiesa, che ha vissuto il pontificato di Francesco come un’accelerazione troppo brusca. Ma allo stesso tempo non offende l’intelligenza e il lavoro dei riformisti, perché li include. Dice, in sostanza: continuiamo, ma con giudizio.

    Nelle sue parole c’è spazio per tutti: i giovani, i poveri, gli esclusi. Ma anche i vescovi in difficoltà, i teologi perplessi, i prelati stanchi della guerra interna. E soprattutto c’è una proposta chiara: fermare il conflitto, riallacciare le fila, riportare unità. La misericordia come chiave pastorale, la diplomazia come strumento, la fedeltà al Vangelo come bussola. E se qualcuno intravede in lui il “Papa del compromesso”, sarà bene ricordare che nella storia della Chiesa i compromessi hanno spesso salvato l’unità.

    A rendere ancora più attuale il nome di Parolin è l’attuale configurazione del Conclave. I conservatori più rigidi si concentrano su figure minoritarie come Burke o Sarah. I progressisti spingono, ma senza una candidatura forte e condivisa. E tra questi due fuochi, cresce la voglia di una figura di garanzia. Un pastore, sì. Ma anche un timoniere.

    Lo stesso Woelki, arcivescovo di Colonia, molto più vicino ai tradizionalisti che ai bergogliani, ha detto di sperare in un Papa con “cuore per la gente”, un uomo di unità, fede e ascolto. E il cardinal Marx, volto della Chiesa tedesca progressista, ha auspicato un Papa “comunicativo” e capace di custodire la credibilità del Vangelo. Due visioni diverse, che potrebbero trovare un punto d’incontro proprio in Parolin.

    Nel suo discorso il Segretario di Stato ha lasciato intendere che è pronto. Pronto a raccogliere l’eredità di Francesco, ma anche a rammendarne gli strappi. Pronto a essere pontefice nel senso più vero e antico del termine: costruttore di ponti, garante dell’unità, pastore universale. Un Papa della mediazione, certo. Ma anche dell’essenziale. E forse è proprio quello di cui la Chiesa ha più bisogno.

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      Cronaca

      «Siete tutti razzisti»: e il dottore in Economia trasforma la via Emilia in un autoscontro

      Identikit del trentunenne che ha scambiato la via Emilia per un autoscontro terapeutico: zero legami con l’estremismo, tanto disagio e una Citroën usata come discutibile ammortizzatore sociale.

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      Salim El Koudri

        C’è chi, dopo una laurea in Economia e Commercio e la successiva perdita del lavoro da operaio, si sfoga mandando curriculum o insultando i datori di lavoro su LinkedIn. E poi c’è Salim El Koudri, 31 anni, nato a Seriate e residente a Ravarino, che ha preferito applicare le teorie del “taglio dei costi” direttamente sulla carrozzeria di una Citroën C3 di seconda mano, acquistata per l’onesta cifra di 2.700 euro.

        Nel grigio pomeriggio di un sabato modenese, il giovane – incensurato, single non per scelta e convivente con i genitori – ha deciso che il centro di Modena, zona Porta Bologna, fosse il palcoscenico ideale per la sua personalissima protesta contro il genere umano. Il movente? «Sono bullizzato, emarginato e vivo in un paese di razzisti», ha dichiarato. Una motivazione che gli inquirenti hanno subito catalogato alla voce “folle”, ma che per Salim doveva sembrare un’eccellente tesi di Master.

        L’Isolamento (fai-da-te) e il Crollo dei Mercati Psichici

        Le indagini lo hanno già confermato: niente ISIS, niente bandiere nere, niente radicalizzazione religiosa. Salim non cercava il paradiso, cercava probabilmente solo di far quadrare i conti di una vita passata tra il Centro di salute mentale di Castelfranco Emilia (frequentato fino al 2024 prima di darsi alla macchia dalle visite programmate) e il divano di casa. Diagnosi: disturbo schizoide di personalità. Praticamente, l’identikit di chi preferisce un foglio Excel alle relazioni umane.

        La frustrazione di avere in tasca un titolo accademico e in mano un pugno di mosche lo ha spinto a trasformare l’utilitaria francese in un’arma di distruzione di massa. Un investimento a perdere, considerando che i test alcolemici e tossicologici sono risultati negativi: Salim era lucido, sobrio e tragicamente convinto delle sue strampalate ragioni.

        Una Fuga da “Premio Darwin”

        La parte più surreale della vicenda si è consumata dopo il crash test finale contro la vetrina di un negozio. Con la C3 ormai fuori uso e una scia di otto feriti (di cui due gravi), il “Dottor El Koudri” è sceso dall’auto armato di coltello, convinto di poter sfuggire alla folla con uno scatto da centometrista.

        Il calcolo sbagliato: Pensare di seminare i passanti emiliani dopo aver distrutto il loro sabato pomeriggio.

        Nel giro di pochi metri, quattro o cinque cittadini – decisamente meno “isolati” di lui – lo hanno rincorso e placcato, non prima che Salim riuscisse a ferirne uno. Subito dopo, una volante della Polizia ha chiuso il sipario sulla sua esibizione, immobilizzandolo e portandolo in Questura.

        L’Accusa: Quando il “Pericolo” Diventa Reato

        Ora la Procura di Modena indaga per strage. Tecnicamente, un reato che scatta non appena metti in pericolo la pubblica incolumità con l’intento di uccidere, anche se (per fortuna) non ci è scappato il morto.

        Mentre i magistrati di Bologna verificano per scrupolo eventuali piste terroristiche, Salim resta in cella a meditare sul suo status sociale. Ha cercato di punire il “paese di razzisti” travolgendo passanti a caso, ma l’unico risultato economico concreto che ha ottenuto è stato quello di azzerare il valore commerciale della sua C3 e di assicurarsi vitto e alloggio gratuiti, a spese dello Stato, per i prossimi anni.

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          Mondo

          Rod Stewart applaude Re Carlo dopo il viaggio negli Usa: «Hai rimesso Trump al suo posto, quel piccolo farabutto»

          Durante un evento pubblico, Rod Stewart si è complimentato con Re Carlo per il comportamento avuto negli Usa, definendo Trump “un piccolo farabutto”.

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            Rod Stewart torna a far parlare di sé e stavolta nel mirino finisce direttamente Donald Trump. Il cantante scozzese, da sempre noto per il carattere esplosivo e per le uscite senza filtri, ha pubblicamente elogiato Re Carlo per il modo in cui avrebbe gestito i rapporti con il presidente americano durante il recente viaggio negli Stati Uniti. E le parole usate dall’artista non sono certo passate inosservate.

            Rod Stewart applaude Re Carlo dopo il viaggio americano

            Nel corso di un’apparizione pubblica, Rod Stewart si è rivolto direttamente al sovrano britannico con toni entusiasti. «Ben fatto nelle Americhe, sei stato superbo», ha dichiarato il cantante, lasciando subito intendere quanto abbia apprezzato l’atteggiamento di Re Carlo durante gli incontri istituzionali negli Usa.

            Ma il passaggio che ha davvero incendiato social e tabloid è arrivato subito dopo. Stewart infatti ha aggiunto: «Hai rimesso al suo posto quel piccolo farabutto!». Una frase interpretata immediatamente come un riferimento chiarissimo a Donald Trump, che ancora una volta si ritrova al centro di una polemica internazionale anche nel mondo dello spettacolo.

            L’attacco a Trump divide fan e social

            Le parole di Rod Stewart hanno rapidamente fatto il giro del web, dividendo il pubblico tra chi applaude la schiettezza della rockstar e chi invece considera eccessivo il tono usato nei confronti del presidente americano. Del resto Stewart non è mai stato un artista particolarmente diplomatico e negli anni ha spesso espresso opinioni politiche molto nette.

            Il cantante britannico, oggi 81enne, continua infatti a essere una figura capace di attirare attenzione non solo per la musica ma anche per le sue prese di posizione pubbliche. E in un momento storico in cui Trump resta uno dei personaggi più divisivi al mondo, bastano poche parole per trasformare una battuta in un caso mediatico internazionale.

            Tra monarchia, politica e celebrity gossip

            L’episodio dimostra ancora una volta quanto il confine tra politica, spettacolo e gossip sia ormai sempre più sottile. Da una parte c’è Re Carlo, impegnato a rafforzare la propria immagine internazionale dopo anni complessi per la monarchia britannica. Dall’altra Donald Trump, personaggio che continua a monopolizzare titoli e polemiche ovunque vada.

            In mezzo ci sono star come Rod Stewart, capaci con una sola frase di trasformare un evento diplomatico in un terremoto mediatico. E il risultato è l’ennesima miscela esplosiva fatta di monarchia, politica e spettacolo globale.

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              Cronaca

              Modena, pomeriggio di terrore in centro: auto sulla folla e inseguimento da film, il coraggio dei passanti ferma il caos

              Tra testimonianze da brivido e un gesto di coraggio collettivo che ha evitato conseguenze peggiori, Modena si interroga su un episodio che ha trasformato il sabato pomeriggio in una scena da thriller urbano.

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              Modena, pomeriggio di terrore in centro: auto sulla folla e inseguimento da film, il coraggio dei passanti ferma il caos

                Il rombo di un motore, poi le urla. In pochi secondi il centro storico di Modena si è trasformato da salotto cittadino a scenario di panico puro. Lungo via Emilia Centro, nel pieno del passeggio del sabato, una Citroën C3 lanciata a velocità sostenuta ha travolto diversi pedoni, lasciando dietro di sé una scia di paura, vetri infranti e persone ferite.

                Secondo le prime ricostruzioni degli investigatori, l’auto avrebbe puntato deliberatamente verso il marciapiede, falciando chiunque si trovasse sulla sua traiettoria. Testimoni parlano di una scena agghiacciante: “Andava fortissimo, almeno a cento all’ora. Sembrava impazzita. Abbiamo visto persone sbalzate in aria”. Una frase che fa rabbrividire e che restituisce la drammaticità di un episodio ancora tutto da chiarire.

                Il bilancio provvisorio parla di otto feriti, quattro dei quali in condizioni gravissime. Tra loro una donna di 55 anni, travolta in pieno, che ha riportato lesioni devastanti agli arti inferiori. Altri feriti sono stati trasferiti d’urgenza tra il Ospedale Civile di Baggiovara, il Policlinico cittadino e il Ospedale Maggiore.

                Ma la vicenda non si è fermata allo schianto. Dopo aver arrestato la corsa contro una vetrina, il conducente sarebbe sceso dal veicolo tentando la fuga a piedi. A quel punto alcuni cittadini, senza pensarci due volte, si sono lanciati all’inseguimento. Una scena che sembra uscita da un film d’azione, se non fosse drammaticamente reale.

                Tra loro, un uomo che prima ha cercato di prestare soccorso ai feriti e poi si è messo sulle tracce del fuggitivo. Nel tentativo di fermarlo sarebbe stato ferito con un coltello, riuscendo comunque, insieme ad altri presenti, a bloccarlo fino all’arrivo della polizia.

                Il presunto responsabile, un 31enne residente nel Modenese, è stato fermato e portato in Questura. Gli inquirenti stanno lavorando per capire il movente e accertare se dietro il gesto vi sia una volontà deliberata, un improvviso stato confusionale o altre condizioni personali ancora da verificare.

                Il sindaco di Modena ha definito quanto accaduto “un fatto gravissimo”, sottolineando il coraggio dei cittadini intervenuti: “Hanno impedito che la situazione degenerasse ulteriormente”.

                In una città conosciuta nel mondo per i motori da sogno, fa impressione pensare che proprio un’automobile sia diventata protagonista di un incubo collettivo. E mentre proseguono gli accertamenti, resta l’immagine di quei passanti che, senza mantello ma con molto sangue freddo, hanno scelto di intervenire.

                Perché a volte gli eroi urbani non arrivano in sirena. Sono già lì, sul marciapiede accanto.

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