Politica
Audizione dell’AD di Ferrovie dello Stato Donnarumma: investimenti, ritardi e privatizzazione al centro del dibattito
Investimenti per 100 miliardi, ritardi, sicurezza e il nodo privatizzazione: l’AD di Ferrovie dello Stato Donnarumma risponde alle criticità sollevate in Commissione Trasporti, ma restano dubbi su fondi, tempistiche e il futuro del servizio pubblico.
L’attesa audizione dell’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, Stefano Donnarumma, davanti alla Commissione Trasporti si è rivelata un appuntamento cruciale per fare il punto sulle strategie future del gruppo. Al centro della discussione, temi chiave come il piano di investimenti da 100 miliardi per i prossimi cinque anni, le criticità legate al PNRR, il rischio di privatizzazione e i disagi per i viaggiatori, con particolare attenzione ai ritardi e alla sicurezza. Un confronto serrato, durante il quale Donnarumma ha fornito rassicurazioni su alcuni fronti, lasciando però aperti diversi interrogativi. Ne abbiamo parlato con l’onorevole Traversi, che ha seguito da vicino i lavori della Commissione.
𝐎𝐧. 𝐓𝐫𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢, 𝐢𝐧 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐢𝐦𝐚𝐧𝐚 𝐬𝐢 𝐞̀ 𝐬𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚 𝐥𝐚 𝐭𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐚𝐭𝐭𝐞𝐬𝐚 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐀𝐃 𝐝𝐢 𝐅𝐞𝐫𝐫𝐨𝐯𝐢𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐒𝐭𝐚𝐭𝐨, 𝐒𝐭𝐞𝐟𝐚𝐧𝐨 𝐃𝐨𝐧𝐧𝐚𝐫𝐮𝐦𝐦𝐚, 𝐢𝐧 𝐂𝐨𝐦𝐦𝐢𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐓𝐫𝐚𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭𝐢. 𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐞̀ 𝐞𝐦𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐝𝐚𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨?
Sono stati affrontati diversi temi. L’audizione, fortemente richiesta dalla Commissione, viste anche le criticità che tutti stiamo riscontrando, si è articolata in due parti: inizialmente, Donnarumma ha illustrato le linee di indirizzo strategico del gruppo, presentando dati, numeri e prospettive; successivamente, i membri della Commissione hanno avuto modo di porre domande specifiche.
𝐂𝐡𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐞̀ 𝐞𝐦𝐞𝐫𝐬𝐨?
Uno degli argomenti centrali è stato il piano di investimenti di Ferrovie dello Stato per i prossimi cinque anni, pari a circa 100 miliardi di euro tra il 2025 e il 2029. Di questi, oltre il 60% sarà destinato alla rete ferroviaria, con una suddivisione tra manutenzione straordinaria e nuove infrastrutture, sia tratte per i pendolari che per l’alta velocità.
𝐈𝐧 𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐬𝐭𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐬𝐢 𝐞̀ 𝐭𝐨𝐜𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐥 𝐏𝐍𝐑𝐑. 𝐐𝐮𝐚𝐥 𝐞̀ 𝐥’𝐢𝐦𝐩𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐥𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐢𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐥𝐞𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐢?
Donnarumma ha dichiarato che, dei 25 miliardi di euro assegnati alle ferrovie, ne sono stati spesi 12. Ha voluto sottolineare che i fondi del PNRR si possono utilizzare solo per lo sviluppo di nuove infrastrutture e non per l’ammodernamento dell’esistente. Secondo l’AD, i cantieri non stanno interferendo sulle linee attualmente in esercizio, perché riguardano principalmente nuove tratte o potenziamenti. Solo in fase di collaudo potrebbero verificarsi alcuni disagi. Tuttavia, pur volendo centrare tutti gli obiettivi del PNRR, è chiaro che esistano delle criticità che potrebbero impedire la conclusione dei lavori entro giugno 2026. Parliamo dei 13 miliardi ancora da investire. L’AD ha dichiarato che sono in corso delle riformulazioni di negoziazione con il governo, e quindi con la comunità europea.
𝐔𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐭𝐞𝐦𝐢 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐝𝐢𝐛𝐚𝐭𝐭𝐮𝐭𝐢, 𝐞 𝐬𝐮𝐥 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐢𝐥 𝐌𝟓𝐒 𝐡𝐚 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐨 𝐦𝐚𝐬𝐬𝐢𝐦𝐚 𝐚𝐭𝐭𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐨𝐜𝐜𝐮𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐞̀ 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐫𝐞𝐥𝐚𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐚𝐥𝐥’𝐢𝐩𝐨𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐝𝐢 𝐩𝐫𝐢𝐯𝐚𝐭𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐅𝐞𝐫𝐫𝐨𝐯𝐢𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐒𝐭𝐚𝐭𝐨.
Esatto: il M5S è contrario alla privatizzazione, perché storicamente tali operazioni non hanno mai portato benefici, e il timore è quello di svendere parti della rete a fondi privati per coprire il debito pubblico. Ciò avrebbe ripercussioni dirette sugli utenti, con un inevitabile aumento dei costi dei servizi. Donnarumma ha assicurato che non sono previste privatizzazioni né quotazioni in borsa, ma che si stanno valutando con il MEF modelli alternativi di finanziamento, tra cui l’utilizzo di fondi infrastrutturali italiani per sostenere gli investimenti, mantenendo comunque il controllo pubblico. Ha specificato che l’obiettivo non è sostituire l’investimento pubblico, ma di integrarlo. Stridono, però, le sue parole, rispetto all’apertura a capitali privati dichiarata dal ministro Salvini non più di due settimane fa, oltre che da quanto emerso anche da indiscrezioni giornalistiche. Questo è chiaramente un tema molto delicato, su cui non abbasseremo la guardia.
𝐒𝐢 𝐞̀ 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚𝐭𝐨 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐫𝐢𝐭𝐚𝐫𝐝𝐢. 𝐐𝐮𝐚𝐥 𝐞̀ 𝐥𝐚 𝐬𝐢𝐭𝐮𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞?
Abbiamo evidenziato il problema, dovuto, secondo noi, ad una mancata programmazione dei lavori sull’infrastruttura, che ha causato blocchi, ritardi e disagi vari. Donnarumma ha riconosciuto che la densità di cantieri ha creato problemi di congestione, aggravati dalla carenza di manodopera e dall’aumento dei costi. Dalla sua informativa, però, è anche emerso che, a fronte di 9.000/10.000 convogli al giorno, nel mese di gennaio la puntualità è stata del 90% per i treni regionali (entro i 5 minuti di ritardo) e dell’80% per l’alta velocità (entro i 10 minuti di ritardo). Tuttavia, la percezione di pendolari, studenti e turisti spesso non corrisponde a questi dati, e quotidianamente vengono segnalati disservizi. L’AD ha ammesso che la comunicazione sui cantieri dell’estate scorsa è stata insufficiente e per questo sta pianificando una campagna di informazione per aggiornare i cittadini cantiere per cantiere e tratta per tratta sui possibili disagi e sulle modifiche alla circolazione.
𝐒𝐢 𝐞̀ 𝐝𝐢𝐬𝐜𝐮𝐬𝐬𝐨 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐢 𝐧𝐨𝐦𝐢𝐧𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐞, 𝐢𝐧 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐚𝐬𝐨 𝐆𝐢𝐚𝐧𝐩𝐢𝐞𝐫𝐨 𝐒𝐭𝐫𝐢𝐬𝐜𝐢𝐮𝐠𝐥𝐢𝐨.
Sì, il trasferimento di Strisciuglio da RFI a Trenitalia, auspicato da Salvini, solleva dubbi di conformità alla normativa europea. Donnarumma ha dichiarato che le procedure sono state rispettate, ma le perplessità rimangono. La documentazione relativa al rinnovo del CdA di FS, infatti, è attualmente al MEF, che la sta valutando.
𝐀𝐥𝐭𝐫𝐨 𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐜𝐫𝐮𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐞̀ 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐬𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐞 𝐬𝐮𝐢 𝐭𝐫𝐞𝐧𝐢. 𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐞̀ 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐭𝐭𝐨?
In Commissione sono stati segnalati oltre 800 episodi di furti e violenze. Donnarumma ha riconosciuto il problema, definendolo “un suo cruccio”, e ha riferito di accordi sindacali in corso e di un protocollo con il Ministero degli Interni e con la Polfer, che avrebbe messo a disposizione 400 unità aggiuntive sul 2025, oltre ai 1200 addetti alla sicurezza già operativi.
𝐒𝐢 𝐞̀ 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚𝐭𝐨 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐢 𝐞𝐟𝐟𝐢𝐜𝐢𝐞𝐧𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐨?
Sì, è stato affrontato il tema del recupero dell’energia elettrica generata dalle frenate e dell’aumento dell’utilizzo di energia rinnovabile, in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione del trasporto ferroviario. A questo aggiungo che, proprio pochi giorni fa, abbiamo letto sui quotidiani dei treni ad idrogeno, che dovrebbero entrare a regime entro l’inizio del 2026. Si tratta di una tecnologia che consente l’utilizzo dell’idrogeno per generare elettricità, evitando l’emissione diretta di CO₂: sembrerebbe la soluzione più efficace per raggiungere gli obiettivi di zero emissioni nette al 2040.
𝐒𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐥𝐞𝐢 𝐞̀ 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐞𝐬𝐚𝐮𝐬𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐥’𝐢𝐧𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐀𝐃 𝐃𝐨𝐧𝐧𝐚𝐫𝐮𝐦𝐦𝐚?
Diciamo che il tempo a disposizione non è stato molto, considerando la complessità dei temi trattati. Non sono state fornite risposte al rimborso automatico per i ritardi sull’Alta Velocità, come siamo rimasti un po’ perplessi sulle slide del piano strategico, rispetto alla possibilità di poterlo visionare nella sua interezza. A tal proposito, Donnarumma si è impegnato ad inviare delle note scritte più dettagliate sui piani di investimento, regione per regione, incluso il Terzo Valico, la relativa copertura finanziaria e il trasporto merci su rete ferrata. Per quanto riguarda, invece, la possibilità di poter acquisire il piano strategico, l’AD ha dichiarato che, trattandosi di un documento gestionale, non è previsto che venga presentato in Parlamento. Detto questo, si è comunque impegnato a fornire una versione più dettagliata in modo da permettere ai commissari di poterlo approfondire. Torniamo a parlare del raddoppio della #Pontremolese, un’opera per la quale mi sono impegnato a lungo, soprattutto quando ero Sottosegretario al Mit durante il Conte 2. Con il #DecretoRilancio del 2020, infatti, abbiamo stanziato e previsto fondi fino al 2032, in particolare per la tratta Parma-Vicofertile. Abbiamo interloquito più volte con la Prefettura di Parma e con il commissario straordinario Cocchetti e, grazie anche al lavoro del collega Davide Zanichelli, abbiamo incrementato i fondi per la realizzazione dell’opera, raggiungendo la cifra di 360 milioni di euro.
Ma, e arriviamo al punto, da quando al governo c’è la destra è tutto fermo!
E’ notizia di pochi giorni fa che il Viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Edoardo Rixi ha “confermato” che per quest’opera strategica il Governo non ha più investito un euro. E che dobbiamo attendere la fine del Pnrr che, però, poco ha a che fare con la Pontremolese, trattandosi di un investimento precedente. In questo senso, possiamo affermare che il Governo ha mantenuto le promesse! Già alla fine del 2023 aveva ribadito che non erano previsti ulteriori investimenti, atteggiamento confermato, proprio nei giorni scorsi, dall’assenza di Regione Liguria ad un importante incontro con Toscana ed Emilia-Romagna sul tema, dove il Presidente Bucci ha disertato il tavolo.
Stiamo parlando di un’opera che non solo favorirebbe il #trasportomerci dal porto di La Spezia al Parmense – incentivando il traffico su rotaia e la #sostenibilitàambientale – ma che rappresenterebbe anche una #lineapasseggeri fondamentale per le comunità dell’Appennino e i pendolari delle due vallate.
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Politica
Dal tuffo di Vannacci allo zaino-presepe: il 2025 politico che non avremmo mai voluto vedere (ma che ci ricorderemo benissimo)
Se è vero che ogni anno ha il suo “peggio”, il 2025 ha deciso di complicarci il lavoro: più che una classifica, un catalogo sterminato. Con una costante di fondo: la sensazione che la politica italiana abbia trascorso dodici mesi in equilibrio instabile tra reality show, cabaret involontario e un senso di smarrimento collettivo che neppure il più ottimista dei commentatori riesce a mascherare.
Si comincia il primo giorno dell’anno, con quello che ormai è diventato un format: il tuffo a mare del generale Roberto Vannacci. Il rito virale, mezzo goliardata mezzo autopromozione permanente, inaugura simbolicamente un 2025 in cui la sobrietà istituzionale resterà, per lo più, un optional.
Pochi giorni dopo arriva la tv di Stato a dare il tono: a Viva Puccini, programma Rai costruito intorno alla figura di Beatrice Venezi, fa irruzione una imitazione di Corrado Augias che oscilla tra l’omaggio malriuscito e la parodia involontariamente crudele. Nel frattempo, sui social, una card che ritrae il presidente Trump, Giorgia Meloni ed Elon Musk in abiti imperiali da antichi romani sintetizza in un’immagine la deriva mitomane del discorso pubblico: potere, social e nostalgia pop buttati nello stesso frullatore.
Social, sindaci e compleanni infiniti
L’ordinario calendario dell’impudicizia procede spedito. A Roma il sindaco Roberto Gualtieri, evidentemente sedotto dal richiamo dei social, imbraccia la chitarra e accompagna prima Boy George e poi gli Stereotipe, in una sorta di parodia folk del Giubileo: più che “città eterna”, sembra la versione municipale di un talent show.
Nel frattempo il linguaggio politico si adegua al clima generale. Il 2025 consacra l’uso sistematico di “rosiconi” come insulto jolly per qualsiasi critica. “Sfigati” resta in catalogo come variante di retroguardia, ma comunque gettonata. Sullo sfondo, il compleanno a puntate di Matteo Renzi che festeggia i 50 anni come se fossero un tour: feste multiple, comparsate e un interminabile giro di eventi che sembrano la versione birthday del suo eterno ritorno al centro del palco.
Tra una torta e un selfie, scopriamo che Riccardo “Riccardone” Bossi, figlio del Senatùr, ha beneficiato del reddito di cittadinanza: il sussidio nato per i più fragili che, nella sua fase terminale, diventa simbolo plastico di un’Italia dove le etichette valgono più delle biografie.
Intanto il premier albanese Edi Rama, tra doni, sorrisi, inchini e complimenti, si sdilinquisce nei confronti di Giorgia Meloni, che chiama “Her Majesty”. Un cortocircuito simbolico che dice molto della nuova grammatica del potere nel Mediterraneo: lusinghe, scenografie, reciproci tornaconti, con la gestione dei migranti sullo sfondo.
Sul versante istituzionale, il presidente del Senato Ignazio La Russa ritiene doveroso spiegare agli italiani – in video – come ci si comporta a un tavolo di burraco; l’ex sindaca Virginia Raggi, già volto “puro” del Movimento 5 Stelle, approda invece al mondo del glamour come “Speaker” dell’agenzia Celebrity. E siamo ancora a gennaio.
Papere lessicali, latrati e buchi neri di memoria
Posto che il concetto stesso di “peggio” è altamente soggettivo – per qualcuno è intrattenimento, per altri sintomo di decadenza – bisogna riconoscere che la materia prima abbonda. E supera, come avrebbe detto Andreotti, “il necessario e il soverchio”.
Nel 2025 entra di diritto nel cronicario delle brutture l’espressione “presidente del Coniglio” pronunciata in aula da Elly Schlein: scivolone lessicale che pare uscito dalla penna di un copy malandrino. L’episodio viene prontamente seguito dal richiamo al “salto quantico” che la segretaria del Pd invoca per il suo partito: metafora ambiziosa, ma di scarsissimo conforto per un elettorato già parecchio frastornato.
Sul fronte opposto non si scherza. L’onorevole Augusta Montaruli, sorella d’Italia, sceglie di sottolineare le proprie argomentazioni in tv con una serie di “Bau! Bau! Bau!” indirizzati all’avversario. La scena, al confine tra cabaret e bullismo da cortile, entra immediatamente nel repertorio virale del 2025.
Ma il Peggio non è sempre ridanciano. Nella stessa cornice temporale, la testimonianza vaga e imbarazzata dell’ex consigliere diplomatico del governo Renzi al processo per l’uccisione di Giulio Regeni ricorda che la zona grigia tra responsabilità politiche, omissioni e memoria selettiva resta uno dei punti più dolorosi della nostra comunità nazionale.
Borse, tarocchi e campagne mid-luxury
Il sistema mediatico, stretto tra produzione e consumo, ritrova presto il suo habitat naturale: la rissa glamour. Scoppia la guerra delle borse tra Francesca Pascale e la ministra del Turismo Daniela Santanchè. Al centro del contendere, due preziose bag che Pascale sostiene di aver ricevuto in dono nel 2014 e che, una volta portate a riparare, sarebbero risultate false. Santanchè querela, il racconto dilaga tra social e talk: è l’iper-kitsch che si spalma sul futuro giudiziario, tra accuse di tarocco e nostalgia del Cav.
Intanto, sullo sfondo delle grandi questioni irrisolte del Paese, nasce un movimento centrista che si chiama Drin Drin; l’influencer napoletana Rita De Crescenzo sfila nei cortei per la pace; il vicedirettore del Dis va in pensione a 51 anni per decreto ad personam della presidente del Consiglio.
Tra un decreto e un meme, Giorgia Meloni invia a Carlo d’Inghilterra un barattolone di Nutella con biglietto annesso: suggerimento di consumo “dopo essersi messo un comodo pigiama”. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, dal canto suo, decide di omaggiare il vicepresidente Usa J.D. Vance con una confezione di mozzarelle. Vance, per chiudere il cerchio, si presenta in Vaticano in cerca di una sorta di investitura carolingia. Papa Francesco lo congeda regalando ai figli alcuni ovetti Kinder: diplomazia dolce, ma non troppo.
Dal balletto di Valditara al teschio di Sechi
La civiltà dell’immagine, moltiplicata da schermi ovunque, produce visioni che rasentano l’allucinazione. Il ministro Valditara balla in un liceo, in un esperimento di “prossimità” che sembra pensato più per i social che per la scuola. Piero Fassino viene sorpreso mentre si “inguatta” una bottiglietta di Chanel al duty free di Fiumicino.
Maurizio Gasparri invita Fedez al congresso dei giovani di Forza Italia, e il rapper, che evidentemente si abitua in fretta al nuovo contesto, si fa immortalare – un po’ imbronciato – con una maglia gialla Nesquirt accanto a un Tajani perennemente giulivo.
A Trento, un leader universitario sfila con una t-shirt “Barbie Brigate Rosse”, sintesi perfetta dell’epoca in cui qualsiasi icona, anche la più tragica, può essere inghiottita dall’estetica del gadget. Matteo Salvini tenta l’ennesimo rilancio del Ponte sullo Stretto, questa volta come infrastruttura “strategica e militare” per ottenere fondi Nato. L’Alleanza, però, non abbocca.
Alla festa di Libero, Mario Sechi apre declamando un pezzo di Amleto con tanto di teschio in mano. Nel programma Rai assegnato con ostinazione a Pino Insegno, irrompe come ospite l’influencer Ruttovibe, che esegue il Valzer delle candele… a suon di rutti.
A quel punto, discutere di “cultura della colpa” nordica e “cultura della vergogna” mediterranea appare quasi un esercizio accademico. Il grande tema, semmai, è la progressiva anestesia dello sguardo: lo spettacolo permanente delle stoltezze finisce per esercitare una strana attrazione, normalizzando l’iper-kitsch come rumore di fondo.
Tra calcio del cuore, campi in Albania e orgoglio di pasta
Non bastasse, il 2025 riesce a trasformare in farsa anche i buoni sentimenti. Alla Partita del Cuore, un gol in fuorigioco di Elly Schlein diventa metafora pronta all’uso: la rete “irregolare” che riaprirebbe le porte della coalizione a Matteo Renzi.
Intanto i costosissimi centri per migranti in Albania, presentati come fiore all’occhiello dell’accordo con Rama, si svuotano fino a diventare – nei fatti – una sorta di canile di lusso.
Nel frattempo spuntano l’orrido monumento pesarese al casco di Valentino Rossi, i buoni benzina e i pacchi di pasta che tornano protagonisti delle campagne elettorali, come se nulla fosse cambiato dagli anni Ottanta.
La sottosegretaria Matilde Siracusano definisce “orgasmica” la seduta del Parlamento in cui viene approvata la riforma della Giustizia: l’ennesima prova che l’ammiccamento permanente ha ormai colonizzato tutti i registri del discorso pubblico.
A tenere insieme il tutto, una colata di retorica nazional-sovranista: lo spot delle Ferrovie sugli italiani “popolo d’acciaio” e l’inno Vai, Italia! di Mogol, cantato da Al Bano col panama in testa per promuovere la cucina italiana all’Unesco. Intanto, nel mondo reale, al Festival dell’Unità di Lodi scoppiano risse tra extracomunitari; nel duello Meloni-Schlein si passa da Mascetti di Amici miei a Wanna Marchi nel rimpallo delle citazioni; a Firenze infuria, in notturna, la LeopolDance.
Presepi nello zaino e salti sul palco
Il cinema trova la sua coppia simbolo in Giulio Base e Tiziana Rocca, a capo di una casa di produzione che si chiama Agnus Dei, in perfetto equilibrio tra sacro, pop e branding.
L’estate ci aveva già regalato l’immagine del generale Vannacci immerso in acqua con la testa di un pescione in mano; l’autunno porta in dote il pasticcio dei santi: il ripristino della festività di San Francesco a scapito di Santa Caterina da Siena scatena un gigantesco gioco dell’oca tra calendari, patronati e identità simboliche.
Nel giro di pochi giorni arriva anche lo scambio di persona: il Nobel Giorgio Parisi inserito per errore in una commissione del ministero della Salute al posto di un omonimo; a Roma, nella Galleria Alberto Sordi, va in scena Orgoglio Pasta, iniziativa gastro-governativa che sembra un incrocio tra televendita e sagra di provincia, con il ministro Lollobrigida in prima fila.
Sempre a proposito di orgoglio, entra nella storia degli slogan “Vota Tiero e vanne fiero” del consigliere regionale di Fratelli d’Italia Emilio Tiero, finito ai domiciliari. Alla buvette di Montecitorio arriva il gelato in coppetta: il questore Trancassini lo presenta come “un atto di giustizia”, perché al bar dei dipendenti il cono freddo era già disponibile. Giustizia sociale, ma in freezer.
Il presidente della Lazio Claudio Lotito fa benedire da un sacerdote il campo di allenamento per porre fine alla scia di infortuni; in Campania, alle elezioni, l’ex ministro Gennaro Sangiuliano posa con cappellino rosso “Make Naples Great Again”; nel video finale di campagna, i big del centrodestra si lanciano in una saltellante danza di guerra, il classico “chi non salta…” esibito come rito identitario. Lo sguardo è catturato soprattutto dal balzo ripetuto di Tajani, versione politica di un Orso Yoghi allegro.
Poi, immancabili, le lacrime di coccodrillo sull’astensione: un italiano su due non vota più, ma il sistema continua a pensare che bastino Nutella, mozzarelle e selfie a colmare il divario.
A chiudere il cerchio, lui, ancora lui: Roberto Vannacci, che dopo tuffi, pescioni e dirette infinite inaugura lo zaino-presepe. Oggetto perfetto per riassumere un anno in cui sacro e gadget, istituzioni e marketing personale, tragedia e farsa si sono fusi in un’unica, interminabile story.
Se davvero al Peggio non c’è mai fine, qualche ragione strutturale, più che caratteriale, dovremo pure trovarla. Nel frattempo, non resta che archiviare il 2025 per quello che è stato: un grande, stordente reality nazionale travestito da politica. E augurarsi – con un filo di scaramanzia – che il nuovo anno riesca almeno a sorprenderci… in meglio.
Politica
Giorgia Meloni, boom di follower nel 2025 e nuovo look “alla Bellucci”: la premier supera i 12 milioni di seguaci
Nel 2025 la presidente del Consiglio ha guadagnato oltre 3,3 milioni di nuovi follower e domina Facebook, Instagram e TikTok
La leadership politica oggi passa anche dai social network, e nel 2025 Giorgia Meloni ha consolidato in modo evidente il suo primato digitale. Secondo un’analisi realizzata da DeRev per il Corriere della Sera, la presidente del Consiglio ha accumulato nell’ultimo anno oltre 3,3 milioni di nuovi follower sulle principali piattaforme — Facebook, Instagram e TikTok — raggiungendo così un’audience virtuale complessiva che supera i 12 milioni di seguaci. Numeri che la collocano nettamente in cima alla classifica dei leader politici italiani più seguiti online.
Molto staccati gli altri protagonisti della scena politica nazionale. Il vice presidente del Consiglio Matteo Salvini si ferma a quota 8,7 milioni di follower complessivi, mantenendo comunque una presenza social significativa e strutturata. Al terzo posto Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, che si attesta sui 7,2 milioni di seguaci. Si tratta comunque di un podio dominato da tre figure centrali della politica italiana contemporanea, che hanno costruito nel tempo una relazione stabile con il proprio pubblico online.
Fuori dal podio, ma tutt’altro che marginale nella dinamica della comunicazione digitale, la segretaria del Partito democratico Elly Schlein. Pur non raggiungendo le cifre assolute di Meloni, Salvini e Conte, Schlein risulta infatti prima per engagement, cioè per rapporto tra interazioni e numero di follower. Un dato che fotografa una comunità digitale più contenuta ma estremamente attiva, capace di generare discussione e partecipazione attorno ai contenuti pubblicati.
L’analisi evidenzia inoltre come, in termini di interazioni totali, la presidente del Consiglio continui a mantenere un livello molto alto, prevalendo anche su leader estremamente presenti online come Matteo Renzi, Carlo Calenda, oltre che sugli stessi Conte e Salvini. Un risultato particolarmente rilevante se si considera che la premier, nel periodo analizzato, ha pubblicato complessivamente meno contenuti rispetto ad altri protagonisti della scena politica. Una dimostrazione del fatto che, oltre alla quantità, contano la riconoscibilità, la capacità narrativa e la forza del personaggio pubblico.
Il dato complessivo restituisce l’immagine di una premier che, oltre alla dimensione istituzionale e governativa, presidia in modo efficace anche il terreno della comunicazione digitale, trasformando i social network in uno strumento di contatto diretto con il proprio pubblico e, più in generale, con l’opinione pubblica. Un pubblico vasto, trasversale e internazionale, che contribuisce a rafforzare la sua immagine pubblica e la sua capacità di incidere sul dibattito.
In parallelo ai numeri, nelle ultime ore ha fatto discutere anche un elemento più leggero ma non irrilevante nel racconto pubblico di una figura politica: il nuovo taglio di capelli della presidente del Consiglio. A raccontarlo è il suo parrucchiere, Antonio Pruno, intervenuto alla trasmissione radiofonica “Un giorno da pecora”. “Le abbiamo accorciato il ciuffo per darle un po’ di leggerezza — spiega —. Il taglio ora è un po’ alla Monica Bellucci o alla Brigitte Bardot, le addolcisce i lineamenti e le valorizza gli occhi”.
Parole che confermano come, per una leader costantemente al centro dell’attenzione mediatica, anche la costruzione dell’immagine personale faccia parte a pieno titolo della comunicazione politica contemporanea. Look, linguaggio, presenza sui media tradizionali e dominio della scena digitale concorrono a definire percezione, narrativa e peso pubblico di chi governa. E in questo senso i numeri registrati nel 2025 raccontano una premier che, almeno online, continua a essere al centro della scena.
Politica
Cortina, ordinanza di demolizione per la terrazza del ristorante El Camineto. Nel mirino la struttura gestita da Dimitri Kunz
Lo storico ristorante panoramico El Camineto, affacciato sulla conca ampezzana, è stato raggiunto da un’ordinanza che impone la demolizione di una terrazza giudicata abusiva. L’amministrazione sostiene che la struttura sia stata realizzata senza autorizzazione e non possa essere sanata. La vicenda si inserisce in una sequenza di controlli e provvedimenti su alcune delle strutture simbolo dell’ospitalità di Cortina.
Il Comune di Cortina ha acceso nuovamente i riflettori sulle trasformazioni edilizie delle strutture ricettive in vista delle Olimpiadi del 2026. Questa volta a finire sotto la lente degli uffici tecnici è El Camineto, ristorante storico e punto panoramico tra i più noti della conca ampezzana. Il locale, ceduto nel novembre 2024 da Flavio Briatore agli attuali gestori Dimitri Kunz – compagno della ministra del Turismo Daniela Santanchè – e Andrey Toporov, è stato raggiunto da un’ordinanza che impone la demolizione di una terrazza ritenuta abusiva.
L’ordinanza e le contestazioni del Comune
Il provvedimento, notificato lo scorso 12 dicembre, riguarda “la realizzazione di una nuova terrazza a sbalzo sul prato a valle dell’edificio principale, adibita a plateatico, con parapetto in legno, struttura in ferro e copertura in legno e lamiera aggettante rispetto al fabbricato”. Secondo l’amministrazione comunale la struttura sarebbe stata costruita in assenza di autorizzazione paesaggistica e non risulterebbe suscettibile di sanatoria, un elemento che rende la posizione dei titolari particolarmente delicata dal punto di vista amministrativo.
Silenzio dei gestori, clima teso attorno al locale
Al momento, dai gestori non è arrivata alcuna dichiarazione ufficiale. Stessa linea di riservatezza anche da parte di Daniela Santanchè, che ha preferito non intervenire su una vicenda che tocca direttamente il compagno. Solo pochi giorni prima della notifica dell’ordinanza, Dimitri Kunz era intervenuto sui social difendendo gli imprenditori locali e sottolineando come molte aziende stiano lavorando per far fare “bella figura all’Italia” in vista delle Olimpiadi.
Un caso che si inserisce in una serie di controlli
Quella di El Camineto non è un’ordinanza isolata. L’amministrazione comunale ha intensificato negli ultimi mesi verifiche e controlli sulle strutture storiche del territorio, emettendo più provvedimenti in un breve arco di tempo. “Stiamo facendo il nostro lavoro, quando emergono difformità è dovere degli uffici intervenire”, ha spiegato il sindaco Gianluca Lorenzi. Il consigliere comunale ed ex primo cittadino Gianpietro Ghedina ha invece sottolineato come molte di queste verifiche nascano anche da segnalazioni esterne, creando un effetto “a catena” che sta portando alla luce più situazioni contestate.
Ora resta da capire quale sarà la risposta formale dei gestori di El Camineto e quali sviluppi seguiranno sul piano amministrativo. Nel frattempo, la terrazza simbolo del nuovo corso del locale è diventata uno dei casi più discussi della stagione invernale ampezzana.
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