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Politica

Dal tuffo di Vannacci allo zaino-presepe: il 2025 politico che non avremmo mai voluto vedere (ma che ci ricorderemo benissimo)

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    Se è vero che ogni anno ha il suo “peggio”, il 2025 ha deciso di complicarci il lavoro: più che una classifica, un catalogo sterminato. Con una costante di fondo: la sensazione che la politica italiana abbia trascorso dodici mesi in equilibrio instabile tra reality show, cabaret involontario e un senso di smarrimento collettivo che neppure il più ottimista dei commentatori riesce a mascherare.

    Si comincia il primo giorno dell’anno, con quello che ormai è diventato un format: il tuffo a mare del generale Roberto Vannacci. Il rito virale, mezzo goliardata mezzo autopromozione permanente, inaugura simbolicamente un 2025 in cui la sobrietà istituzionale resterà, per lo più, un optional.

    Pochi giorni dopo arriva la tv di Stato a dare il tono: a Viva Puccini, programma Rai costruito intorno alla figura di Beatrice Venezi, fa irruzione una imitazione di Corrado Augias che oscilla tra l’omaggio malriuscito e la parodia involontariamente crudele. Nel frattempo, sui social, una card che ritrae il presidente Trump, Giorgia Meloni ed Elon Musk in abiti imperiali da antichi romani sintetizza in un’immagine la deriva mitomane del discorso pubblico: potere, social e nostalgia pop buttati nello stesso frullatore.

    Social, sindaci e compleanni infiniti

    L’ordinario calendario dell’impudicizia procede spedito. A Roma il sindaco Roberto Gualtieri, evidentemente sedotto dal richiamo dei social, imbraccia la chitarra e accompagna prima Boy George e poi gli Stereotipe, in una sorta di parodia folk del Giubileo: più che “città eterna”, sembra la versione municipale di un talent show.

    Nel frattempo il linguaggio politico si adegua al clima generale. Il 2025 consacra l’uso sistematico di “rosiconi” come insulto jolly per qualsiasi critica. “Sfigati” resta in catalogo come variante di retroguardia, ma comunque gettonata. Sullo sfondo, il compleanno a puntate di Matteo Renzi che festeggia i 50 anni come se fossero un tour: feste multiple, comparsate e un interminabile giro di eventi che sembrano la versione birthday del suo eterno ritorno al centro del palco.

    Tra una torta e un selfie, scopriamo che Riccardo “Riccardone” Bossi, figlio del Senatùr, ha beneficiato del reddito di cittadinanza: il sussidio nato per i più fragili che, nella sua fase terminale, diventa simbolo plastico di un’Italia dove le etichette valgono più delle biografie.

    Intanto il premier albanese Edi Rama, tra doni, sorrisi, inchini e complimenti, si sdilinquisce nei confronti di Giorgia Meloni, che chiama “Her Majesty”. Un cortocircuito simbolico che dice molto della nuova grammatica del potere nel Mediterraneo: lusinghe, scenografie, reciproci tornaconti, con la gestione dei migranti sullo sfondo.

    Sul versante istituzionale, il presidente del Senato Ignazio La Russa ritiene doveroso spiegare agli italiani – in video – come ci si comporta a un tavolo di burraco; l’ex sindaca Virginia Raggi, già volto “puro” del Movimento 5 Stelle, approda invece al mondo del glamour come “Speaker” dell’agenzia Celebrity. E siamo ancora a gennaio.

    Papere lessicali, latrati e buchi neri di memoria

    Posto che il concetto stesso di “peggio” è altamente soggettivo – per qualcuno è intrattenimento, per altri sintomo di decadenza – bisogna riconoscere che la materia prima abbonda. E supera, come avrebbe detto Andreotti, “il necessario e il soverchio”.

    Nel 2025 entra di diritto nel cronicario delle brutture l’espressione “presidente del Coniglio” pronunciata in aula da Elly Schlein: scivolone lessicale che pare uscito dalla penna di un copy malandrino. L’episodio viene prontamente seguito dal richiamo al “salto quantico” che la segretaria del Pd invoca per il suo partito: metafora ambiziosa, ma di scarsissimo conforto per un elettorato già parecchio frastornato.

    Sul fronte opposto non si scherza. L’onorevole Augusta Montaruli, sorella d’Italia, sceglie di sottolineare le proprie argomentazioni in tv con una serie di “Bau! Bau! Bau!” indirizzati all’avversario. La scena, al confine tra cabaret e bullismo da cortile, entra immediatamente nel repertorio virale del 2025.

    Ma il Peggio non è sempre ridanciano. Nella stessa cornice temporale, la testimonianza vaga e imbarazzata dell’ex consigliere diplomatico del governo Renzi al processo per l’uccisione di Giulio Regeni ricorda che la zona grigia tra responsabilità politiche, omissioni e memoria selettiva resta uno dei punti più dolorosi della nostra comunità nazionale.

    Borse, tarocchi e campagne mid-luxury

    Il sistema mediatico, stretto tra produzione e consumo, ritrova presto il suo habitat naturale: la rissa glamour. Scoppia la guerra delle borse tra Francesca Pascale e la ministra del Turismo Daniela Santanchè. Al centro del contendere, due preziose bag che Pascale sostiene di aver ricevuto in dono nel 2014 e che, una volta portate a riparare, sarebbero risultate false. Santanchè querela, il racconto dilaga tra social e talk: è l’iper-kitsch che si spalma sul futuro giudiziario, tra accuse di tarocco e nostalgia del Cav.

    Intanto, sullo sfondo delle grandi questioni irrisolte del Paese, nasce un movimento centrista che si chiama Drin Drin; l’influencer napoletana Rita De Crescenzo sfila nei cortei per la pace; il vicedirettore del Dis va in pensione a 51 anni per decreto ad personam della presidente del Consiglio.

    Tra un decreto e un meme, Giorgia Meloni invia a Carlo d’Inghilterra un barattolone di Nutella con biglietto annesso: suggerimento di consumo “dopo essersi messo un comodo pigiama”. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, dal canto suo, decide di omaggiare il vicepresidente Usa J.D. Vance con una confezione di mozzarelle. Vance, per chiudere il cerchio, si presenta in Vaticano in cerca di una sorta di investitura carolingia. Papa Francesco lo congeda regalando ai figli alcuni ovetti Kinder: diplomazia dolce, ma non troppo.

    Dal balletto di Valditara al teschio di Sechi

    La civiltà dell’immagine, moltiplicata da schermi ovunque, produce visioni che rasentano l’allucinazione. Il ministro Valditara balla in un liceo, in un esperimento di “prossimità” che sembra pensato più per i social che per la scuola. Piero Fassino viene sorpreso mentre si “inguatta” una bottiglietta di Chanel al duty free di Fiumicino.

    Maurizio Gasparri invita Fedez al congresso dei giovani di Forza Italia, e il rapper, che evidentemente si abitua in fretta al nuovo contesto, si fa immortalare – un po’ imbronciato – con una maglia gialla Nesquirt accanto a un Tajani perennemente giulivo.

    A Trento, un leader universitario sfila con una t-shirt “Barbie Brigate Rosse”, sintesi perfetta dell’epoca in cui qualsiasi icona, anche la più tragica, può essere inghiottita dall’estetica del gadget. Matteo Salvini tenta l’ennesimo rilancio del Ponte sullo Stretto, questa volta come infrastruttura “strategica e militare” per ottenere fondi Nato. L’Alleanza, però, non abbocca.

    Alla festa di Libero, Mario Sechi apre declamando un pezzo di Amleto con tanto di teschio in mano. Nel programma Rai assegnato con ostinazione a Pino Insegno, irrompe come ospite l’influencer Ruttovibe, che esegue il Valzer delle candele… a suon di rutti.

    A quel punto, discutere di “cultura della colpa” nordica e “cultura della vergogna” mediterranea appare quasi un esercizio accademico. Il grande tema, semmai, è la progressiva anestesia dello sguardo: lo spettacolo permanente delle stoltezze finisce per esercitare una strana attrazione, normalizzando l’iper-kitsch come rumore di fondo.

    Tra calcio del cuore, campi in Albania e orgoglio di pasta

    Non bastasse, il 2025 riesce a trasformare in farsa anche i buoni sentimenti. Alla Partita del Cuore, un gol in fuorigioco di Elly Schlein diventa metafora pronta all’uso: la rete “irregolare” che riaprirebbe le porte della coalizione a Matteo Renzi.

    Intanto i costosissimi centri per migranti in Albania, presentati come fiore all’occhiello dell’accordo con Rama, si svuotano fino a diventare – nei fatti – una sorta di canile di lusso.

    Nel frattempo spuntano l’orrido monumento pesarese al casco di Valentino Rossi, i buoni benzina e i pacchi di pasta che tornano protagonisti delle campagne elettorali, come se nulla fosse cambiato dagli anni Ottanta.

    La sottosegretaria Matilde Siracusano definisce “orgasmica” la seduta del Parlamento in cui viene approvata la riforma della Giustizia: l’ennesima prova che l’ammiccamento permanente ha ormai colonizzato tutti i registri del discorso pubblico.

    A tenere insieme il tutto, una colata di retorica nazional-sovranista: lo spot delle Ferrovie sugli italiani “popolo d’acciaio” e l’inno Vai, Italia! di Mogol, cantato da Al Bano col panama in testa per promuovere la cucina italiana all’Unesco. Intanto, nel mondo reale, al Festival dell’Unità di Lodi scoppiano risse tra extracomunitari; nel duello Meloni-Schlein si passa da Mascetti di Amici miei a Wanna Marchi nel rimpallo delle citazioni; a Firenze infuria, in notturna, la LeopolDance.

    Presepi nello zaino e salti sul palco

    Il cinema trova la sua coppia simbolo in Giulio Base e Tiziana Rocca, a capo di una casa di produzione che si chiama Agnus Dei, in perfetto equilibrio tra sacro, pop e branding.

    L’estate ci aveva già regalato l’immagine del generale Vannacci immerso in acqua con la testa di un pescione in mano; l’autunno porta in dote il pasticcio dei santi: il ripristino della festività di San Francesco a scapito di Santa Caterina da Siena scatena un gigantesco gioco dell’oca tra calendari, patronati e identità simboliche.

    Nel giro di pochi giorni arriva anche lo scambio di persona: il Nobel Giorgio Parisi inserito per errore in una commissione del ministero della Salute al posto di un omonimo; a Roma, nella Galleria Alberto Sordi, va in scena Orgoglio Pasta, iniziativa gastro-governativa che sembra un incrocio tra televendita e sagra di provincia, con il ministro Lollobrigida in prima fila.

    Sempre a proposito di orgoglio, entra nella storia degli slogan “Vota Tiero e vanne fiero” del consigliere regionale di Fratelli d’Italia Emilio Tiero, finito ai domiciliari. Alla buvette di Montecitorio arriva il gelato in coppetta: il questore Trancassini lo presenta come “un atto di giustizia”, perché al bar dei dipendenti il cono freddo era già disponibile. Giustizia sociale, ma in freezer.

    Il presidente della Lazio Claudio Lotito fa benedire da un sacerdote il campo di allenamento per porre fine alla scia di infortuni; in Campania, alle elezioni, l’ex ministro Gennaro Sangiuliano posa con cappellino rosso “Make Naples Great Again”; nel video finale di campagna, i big del centrodestra si lanciano in una saltellante danza di guerra, il classico “chi non salta…” esibito come rito identitario. Lo sguardo è catturato soprattutto dal balzo ripetuto di Tajani, versione politica di un Orso Yoghi allegro.

    Poi, immancabili, le lacrime di coccodrillo sull’astensione: un italiano su due non vota più, ma il sistema continua a pensare che bastino Nutella, mozzarelle e selfie a colmare il divario.

    A chiudere il cerchio, lui, ancora lui: Roberto Vannacci, che dopo tuffi, pescioni e dirette infinite inaugura lo zaino-presepe. Oggetto perfetto per riassumere un anno in cui sacro e gadget, istituzioni e marketing personale, tragedia e farsa si sono fusi in un’unica, interminabile story.

    Se davvero al Peggio non c’è mai fine, qualche ragione strutturale, più che caratteriale, dovremo pure trovarla. Nel frattempo, non resta che archiviare il 2025 per quello che è stato: un grande, stordente reality nazionale travestito da politica. E augurarsi – con un filo di scaramanzia – che il nuovo anno riesca almeno a sorprenderci… in meglio.

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      Politica

      Giorgia Meloni, la confessione sulla figlia Ginevra: «Quando dice che il lavoro viene prima di lei, il cuore diventa una nocciolina»

      Giorgia Meloni si racconta nell’intervista a Chi: il rapporto con la figlia Ginevra, le critiche per i viaggi istituzionali insieme e la fatica accumulata. Poi esclude rimpasti e attacca Vannacci: «Un’operazione costruita per favorire la sinistra».

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        Giorgia Meloni ammette di sentire il peso degli anni trascorsi alla guida del governo, ma è una domanda della figlia Ginevra a metterla realmente in difficoltà. Nell’intervista concessa al settimanale Chi, la presidente del Consiglio alterna politica e vita privata, raccontando il tentativo di ritagliare «tempo lento e normalità» lontano dagli impegni istituzionali.

        «La stanchezza c’è e la sento», confessa la premier. Poi affronta il tema più personale, quello del rapporto con la figlia e del tempo inevitabilmente sottratto alla famiglia: «Quando mi chiede perché il lavoro viene prima di lei, mi fa venire il cuore come una nocciolina».

        Una frase che rivela il senso di colpa vissuto da molti genitori e che, nel suo caso, si intreccia con un’agenda fatta di vertici internazionali, Consigli dei ministri e appuntamenti politici. Meloni non nasconde la difficoltà, ma difende la scelta di portare talvolta Ginevra con sé durante le missioni ufficiali.

        Giorgia Meloni e il rapporto con la figlia Ginevra

        La presidente del Consiglio racconta di cercare, nei momenti trascorsi con la figlia, una quotidianità il più possibile distante dai riflettori. L’obiettivo è recuperare una dimensione normale nonostante un ruolo che lascia pochissimo spazio alla vita privata.

        Meloni esprime anche una forte preoccupazione per l’impatto che social network e intelligenza artificiale possono avere sui più giovani. Non entra nei dettagli delle misure che considera necessarie, ma parla soprattutto da madre, soffermandosi sui rischi legati alla crescita in un ambiente digitale sempre più pervasivo.

        La premier risponde inoltre a chi critica la presenza di Ginevra durante alcuni viaggi istituzionali. Spiega che i leader stranieri reagiscono spesso con divertimento, mentre la solidarietà più immediata arriva dalle donne incontrate nelle missioni.

        «Le altre donne mi fanno un cenno d’intesa»

        «I miei omologhi sono divertiti, ma la reazione più bella è quella delle altre donne che incontro, che mi fanno un cenno d’intesa. È un linguaggio che non ha bisogno di traduzione», racconta Giorgia Meloni.

        Per la presidente del Consiglio, quelle immagini possono trasmettere anche un messaggio preciso alle ragazze che guardano da casa: «Se questa immagine dice a una ragazza che non deve scegliere tra essere madre e avere una carriera, sono contenta che si veda».

        Meloni rivendica dunque la possibilità di non separare rigidamente il proprio ruolo pubblico da quello di madre. Una scelta che non elimina le difficoltà organizzative né il dispiacere provocato dalle domande di Ginevra, ma che prova a trovare un equilibrio tra due dimensioni della sua vita.

        Meloni attacca Vannacci e chiude al rimpasto

        L’intervista affronta anche i temi politici che attendono il governo alla ripresa autunnale. Giorgia Meloni esclude un rimpasto della squadra a settembre, spegnendo le indiscrezioni circolate durante l’estate.

        Molto netto il giudizio su Roberto Vannacci e sul suo progetto politico Futuro Nazionale. La premier definisce il fenomeno legato all’ex generale «un’operazione costruita per favorire la sinistra», suggerendo che un’ulteriore frammentazione nell’area della destra finirebbe per avvantaggiare gli avversari.

        Non arrivano aperture né tentativi di ricucitura. Meloni liquida la questione con poche parole e concentra l’attenzione sulle priorità economiche e sociali dell’esecutivo.

        Tasse, potere d’acquisto e occupazione

        Per i prossimi mesi, la presidente del Consiglio indica tre obiettivi: «Fare ancora meglio sulle priorità: alleggerire le tasse, rafforzare il potere d’acquisto e favorire un’occupazione sempre più stabile».

        Meloni rivendica gli interventi sul costo dei carburanti, le misure adottate per sostenere l’occupazione e le iniziative contro la desertificazione dei centri storici. Sul clima ribadisce invece la volontà di seguire un approccio definito pragmatico, contrapponendolo a quello che chiama «ambientalismo ideologico».

        La premier guarda alle scadenze del 2027 difendendo il lavoro svolto dal governo. La fatica non viene nascosta: «La stanchezza c’è e si fa sentire». Subito dopo, però, Giorgia Meloni aggiunge una rivendicazione destinata anche agli avversari politici: «Nessuno può accusarmi di essermi risparmiata».

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          Politica

          Giorgia Meloni versione “squaletta” in Sardegna: maschera, boccaglio e snorkeling con la figlia Ginevra

          Capelli bagnati, costume rosso, maschera e boccaglio: Giorgia Meloni emerge dalle acque della Sardegna in una versione decisamente insolita. Lontana per qualche ora da Palazzo Chigi, la premier si concede un bagno con la figlia Ginevra, tra snorkeling, conchiglie e una scorta che sorveglia a distanza.

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            Dimenticate per un momento tailleur, vertici internazionali e conferenze stampa. Giorgia Meloni si trasforma in una “squaletta” delle acque sarde e, con maschera e boccaglio, scruta il fondale della Maddalena insieme alla figlia Ginevra. A immortalare la versione anfibia della presidente del Consiglio è il settimanale Oggi, che pubblica le fotografie esclusive della vacanza.

            Nell’immagine più curiosa, la premier emerge a pelo d’acqua con i capelli bagnati e lo sguardo concentrato. Non è dato sapere che cosa abbia puntato: qualche conchiglia particolarmente preziosa, un pesce troppo invadente oppure, metaforicamente, i sondaggi sulle prossime elezioni. Per una volta, però, l’unico orizzonte da sorvegliare sembra quello del mare.

            Giorgia Meloni con maschera e boccaglio alla Maddalena

            Le fotografie mostrano Giorgia Meloni nelle acque cristalline dell’arcipelago della Maddalena. La presidente del Consiglio indossa un costume intero rosso con una sola spallina e si muove tra gli scogli con maschera e boccaglio. Al suo fianco c’è Ginevra, nove anni, che accompagna la madre durante la piccola esplorazione marina.

            La premier appare rilassata, anche se lo sguardo resta quello di chi sembra pronto a convocare un Consiglio dei ministri persino sotto il livello del mare. Nuota, osserva il fondale e riemerge con l’aria vigile che la accompagna abitualmente nelle fotografie ufficiali. Cambia soltanto l’abbigliamento: al posto della giacca, il costume; al posto dei microfoni, il boccaglio.

            La scena più tenera arriva quando Ginevra mostra alla madre le conchiglie e i sassi raccolti durante il bagno. Nessun protocollo e nessun cerimoniale: soltanto una giornata tra madre e figlia, lontano almeno in apparenza dalle tensioni della politica.

            Il bagno con la figlia Ginevra

            Giorgia Meloni ha sempre cercato di proteggere la vita privata della figlia, pur raccontando in alcune occasioni quanto sia complicato conciliare il ruolo di madre con quello di presidente del Consiglio. Le immagini pubblicate da Oggi restituiscono uno dei rari momenti trascorsi insieme durante la pausa estiva.

            Mamma e figlia nuotano tra gli scogli senza altre persone accanto. La scorta resta a distanza, abbastanza vicina da garantire la sicurezza della premier ma senza invadere quel piccolo spazio familiare. Ginevra esplora il fondale e porta alla madre i tesori trovati in acqua, mentre Meloni la segue nella sessione di snorkeling.

            Le fotografie mostrano così un volto meno istituzionale della presidente del Consiglio. La scena conserva inevitabilmente qualcosa di politico, perché Giorgia Meloni rimane Giorgia Meloni anche con la maschera appannata. Ma per qualche ora la premier sembra avere una sola missione: nuotare accanto alla figlia e osservare ciò che si nasconde tra gli scogli.

            La premier in vacanza, ma la politica resta all’orizzonte

            La pausa in Sardegna arriva mentre l’attività politica continua a imporre appuntamenti, tensioni e nuove scadenze. Anche sotto il sole, per un presidente del Consiglio, staccare davvero appare quasi impossibile. Basta uno sguardo particolarmente deciso verso l’orizzonte per scatenare battute e interpretazioni.

            Che cosa avrà visto Giorgia Meloni dietro la maschera? Un branco di pesci, qualche giornalista in agguato, i dati dell’ultimo sondaggio oppure le truppe balneari di Roberto Vannacci? La risposta, naturalmente, resta sul fondo.

            Negli scatti di Oggi, però, non compaiono avversari, alleati inquieti o dossier da esaminare. Ci sono soltanto il mare della Maddalena, una bambina con le sue conchiglie e una madre che prova a concedersi una giornata normale. O quasi: perché persino in versione snorkeling, con il boccaglio e i capelli gocciolanti, Giorgia Meloni riesce comunque a sembrare pronta all’attacco.

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              Politica

              Matteo Salvini e Francesca Verdini, matrimonio in vista? La cresima accende il gossip, ma le nozze sarebbero ancora lontane

              Matteo Salvini e Francesca Verdini starebbero per sposarsi? La recente cresima della compagna del ministro ha alimentato le indiscrezioni, ma Giuseppe Candela frena il gossip: nessuna cerimonia imminente. Intanto il leader della Lega non esclude un terzo figlio.

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                Matteo Salvini e Francesca Verdini presto sposi? La domanda ha iniziato a circolare dopo la cresima ricevuta dalla produttrice, figlia dell’ex parlamentare Denis Verdini e compagna del leader della Lega dal 2019. Un sacramento che molti hanno interpretato come la prova generale prima del matrimonio religioso, con tanto di fiori d’arancio già virtualmente ordinati.

                A spegnere le campane nuziali prima ancora che iniziassero a suonare ci ha pensato però Giuseppe Candela. Nella rubrica “C’è chi dice”, pubblicata dal settimanale Chi, il giornalista smentisce le indiscrezioni esplose negli ultimi giorni: Salvini e Verdini non starebbero preparando alcun matrimonio e la recente cresima non rappresenterebbe l’indizio decisivo immaginato da radio gossip.

                Matteo Salvini e Francesca Verdini, la cresima scatena le voci

                A far decollare il gossip è stato soprattutto il tempismo. Francesca Verdini ha ricevuto un sacramento necessario per completare il percorso di iniziazione cristiana e normalmente richiesto a chi desidera celebrare il matrimonio in chiesa. Da qui il passaggio automatico, almeno sui giornali: cresima oggi, abito bianco domani.

                Secondo la ricostruzione di Chi, però, quel collegamento sarebbe decisamente affrettato. La coppia, legata sentimentalmente da circa sette anni, continuerebbe a vivere una relazione solida, ma senza aver ancora fissato cerimonie, ricevimenti o passeggiate verso l’altare. L’amore ci sarebbe, il matrimonio imminente no.

                Il precedente matrimonio religioso del leader della Lega

                C’è inoltre un particolare tutt’altro che secondario. Matteo Salvini si è già sposato in chiesa nel 2003 con Fabrizia Ieluzzi, giornalista radiofonica di origini pugliesi e madre del suo primogenito Federico. Il matrimonio si è concluso, ma per la Chiesa il divorzio civile non scioglie il vincolo religioso.

                Senza una dichiarazione di nullità pronunciata da un tribunale ecclesiastico, quindi, Salvini non potrebbe celebrare un nuovo matrimonio cattolico. Un’eventuale unione con Francesca Verdini dovrebbe avvenire in sede civile. La cresima della produttrice, di conseguenza, non basta a trasformare l’indiscrezione in una partecipazione di nozze.

                Il ministro ha anche una seconda figlia, Mirta, nata dalla successiva relazione con Giulia Martinelli. Prima di Francesca Verdini, inoltre, ha vissuto una storia molto esposta mediaticamente con Elisa Isoardi, terminata nel 2018.

                Altro che matrimonio: Salvini pensa al terzo figlio

                Se le nozze restano lontane, Salvini non nasconde invece il desiderio di allargare la famiglia. Ospite di Monica Setta nel programma di Rai 2 Storie al bivio, il leader della Lega ha risposto senza esitazioni a una domanda sulla possibilità di avere un figlio con Francesca Verdini.

                «Se arriva è il benvenuto. Per me, che ho già Federico e Mirta, i figli sono pura gioia», ha dichiarato. Nessun annuncio di gravidanza, naturalmente, ma un’apertura molto chiara all’idea di diventare padre per la terza volta.

                Il quadro, dunque, sembra quasi l’opposto di quello disegnato dalle indiscrezioni: niente matrimonio già programmato e nessuna cerimonia dietro l’angolo, ma una relazione che procede e un eventuale nuovo figlio accolto con entusiasmo. Per ora la cresima resta una cresima. Il resto lo ha organizzato, con grande efficienza e senza nemmeno consultare gli sposi, la solita macchina del gossip.

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