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Politica

Il funerale del Movimento 5 Stelle: Beppe Grillo si presenta su un carro funebre e annuncia battaglia

Un videomessaggio dai toni funebri, trasmesso dal blog di Grillo, segna una frattura insanabile tra il comico e il leader politico. Grillo parla di tradimenti, progetti ignorati e valori smarriti in tre anni di trasformazione in “partitino progressista”.

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    «Il Movimento 5 Stelle è stramorto». È così che Beppe Grillo, cofondatore e garante del M5S, ha definito il progetto politico che aveva contribuito a fondare nel 2009 insieme a Gianroberto Casaleggio. Il comico genovese, in un videomessaggio trasmesso ieri dal suo blog alle 11:03, ha intonato un vero e proprio “de profundis” per il movimento che, secondo lui, avrebbe perso completamente la sua identità e i suoi valori fondanti.

    Seduto al volante di un carro funebre, Grillo ha parlato con toni severi, denunciando il presunto tradimento dei principi originari del M5S e puntando il dito contro Giuseppe Conte, definito un “Mago di Oz” capace solo di incantare eletti ed elettori. «Quando venivo giù in quell’ufficio che mi era stato concesso, non veniva nessuno», ha detto con amarezza, sottolineando un profondo isolamento.

    Conte nel mirino: «Valori traditi e zero risposte ai miei progetti»

    Grillo ha accusato Conte di aver trasformato il movimento in un “partitino progressista” che non rappresenta più i cittadini. «Non facciamo neanche i giochetti che faceva la Democrazia cristiana vent’anni fa», ha detto, riferendosi alle alleanze del “campo largo” e agli accordi regionali con il Partito Democratico.

    Nel suo discorso, Grillo ha elencato una serie di proposte, definite “stelle polari”, che avrebbe sottoposto a Conte negli ultimi anni, senza però ricevere mai risposta. Tra queste, la “legge anti-zombie” per limitare i cambi di casacca parlamentari, una riforma per facilitare le decisioni condominiali e misure per ridurre il consumo energetico e l’orario di lavoro.

    «Gli ho detto: fammi dare una mano. Gli ho mandato cinquantina di progetti meravigliosi, ma lui non si è mai fatto trovare. Questo comportamento, questa sindrome compulsiva di proiezione, ha distrutto l’identità del Movimento», ha aggiunto il garante.

    Un movimento “compostabile” e il declino elettorale

    Secondo Grillo, il declino del M5S è evidente: dal 25% dei consensi è sceso a “meno della metà”, mentre i valori originari, come la trasparenza e la partecipazione dal basso, sono stati abbandonati. «Non c’è più niente. Vedere questo simbolo rappresentato da queste persone mi dà un senso di disagio», ha affermato il comico, ribadendo la sua visione del Movimento come un’entità “compostabile”, pronta a sparire se necessario.

    Il distacco con Giuseppe Conte è apparso insanabile, con accuse personali e politiche lanciate senza filtri. Grillo ha descritto il leader politico come un uomo che lo considera un “sopraelevato” e che ha costruito il proprio successo personale sulle macerie del progetto originale.

    Un futuro incerto tra nostalgie e recriminazioni

    La diretta, seguita da poco più di duemila utenti, ha segnato il tramonto di quella che era stata definita una delle rivoluzioni politiche più innovative degli ultimi decenni. Lontani i tempi degli streaming seguiti da milioni di italiani, il messaggio di Grillo si è concluso con toni amari, tra rivendicazioni e recriminazioni.

    Mentre il comico si dice pronto a mantenere il suo ruolo di garante, il Movimento sembra ormai aver preso una strada autonoma sotto la guida di Conte. Resta da vedere se il messaggio di Grillo avrà un impatto significativo o se sarà l’ultimo capitolo di una storia che aveva promesso di cambiare la politica italiana, ma che oggi sembra destinata a dissolversi.

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      Politica

      Non basta avere i soldi! James Talarico conquista il Senato in Texas: storia, idee e programma del leader democratico che ha ribaltato i pronostici

      James Talarico ha compiuto un’impresa storica nelle elezioni di novembre 2026, conquistando un seggio al Senato degli Stati Uniti per il Texas e riportando i Democratici alla vittoria in un’elezione statale a distanza di oltre trent’anni.

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      James Talarico conquista il Senato in Texas: storia, idee e programma del leader democratico che ha ribaltato i pronostici

        Chi è James Talarico, il democratico che vince in Texas dopo 40 anni. Nato a Round Rock nel 1989, Talarico ha costruito la propria identità pubblica lontano dai salotti tradizionali della politica, partendo dal lavoro sul campo come insegnante di letteratura per i ragazzi delle scuole medie in uno dei quartieri più complessi di San Antonio. Questo bagaglio di esperienze sul campo ha formato la base di una proposta politica originale, capace di intercettare le istanze del ceto medio e delle comunità periferiche del Texas.

        La formazione accademica e la prima esperienza legislativa

        Dopo aver completato gli studi in scienze politiche presso l’Università del Texas ad Austin, Talarico ha conseguito un master in politiche educative alla Harvard Graduate School of Education. Eletto per la prima volta alla Camera dei Rappresentanti del Texas nel 2018, ha dimostrato una spiccata attitudine all’attività legislativa firmando numerose norme dedicate alla tutela dell’infanzia e al sostegno della scuola pubblica. La sua formazione si è arricchita nel tempo con gli studi in teologia presso l’Austin Presbyterian Theological Seminary, un percorso che lo ha portato a fondere il messaggio di giustizia sociale con un’efficace comunicazione pubblica.

        Il programma economico e la battaglia contro la disuguaglianza

        La campagna elettorale per il Senato si è sviluppata attorno al concetto di populismo economico e alla difesa delle opportunità per i lavoratori. Talarico ha ribadito più volte la sua visione centrata sull’equità, riassumendola nel principio cardine del suo messaggio: «La vera sfida in questo Paese non è destra contro sinistra, ma chi sta in alto contro chi sta in basso». Le sue proposte concrete comprendono la revisione dei benefici fiscali per i redditi più elevati, l’introduzione dell’assistenza all’infanzia universale e il blocco delle agevolazioni per le grandi aziende tecnologiche a tutela delle risorse idriche ed energetiche locali.

        L’affermazione elettorale e i nuovi equilibri a Washington

        Superata la concorrenza nelle primarie di partito e affrontato il candidato repubblicano Ken Paxton nella sfida decisiva per il seggio senatoriale, Talarico ha saputo mobilitare un’elettorato trasversale. Il successo ottenuto riporta una rappresentanza democratica texana ai vertici di Washington dopo un lungo digiuno storico. Il suo insediamento segna l’avvio di una nuova stagione per la politica del Sud degli Stati Uniti, proiettando una figura giovane e strutturata al centro del dibattito nazionale.

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          Politica

          Disfatta per i repubblicani di Trump: l’onda blu conquista Camera e Senato nelle elezioni di midterm 2026

          Le elezioni di midterm dell’autunno 2026 segnano un netto ribaltamento degli equilibri politici americani: il Partito Democratico conquista sia la Camera dei Rappresentanti sia il Senato, infliggendo una pesante disfatta al Partito Repubblicano. L’esito delle urne evidenzia il malcontento degli elettori verso la gestione della Casa Bianca e della politica estera guidata da Donald Trump.

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          Disfatta per i repubblicani di Trump: l'onda blu conquista Camera e Senato nelle elezioni di midterm 2026

            L’America boccia Trump, i Democratici conquistano sia la Camera che il Senato. Il verdetto scaturito dallo spoglio delle elezioni di midterm traccia una netta linea di demarcazione nell’assetto istituzionale di Washington. L’esito delle urne riflette il forte malumore degli elettori verso l’operato dell’amministrazione e verso i recenti sviluppi della politica internazionale, consegnando all’opposizione le chiavi del potere legislativo.

            La conquista del Congresso e l’avanzata nelle roccaforti conservatrici

            L’avanzata del Partito Democratico si è concretizzata attraverso il superamento della soglia dei 218 seggi necessari per blindare la Camera dei Rappresentanti, accompagnata da una crescita decisiva alla Camera Alta. La tornata elettorale ha registrato ribaltoni inattesi anche in territori storicamente legati al Grand Old Party, dimostrando una mobilitazione trasversale dell’elettorato. I risultati ottenuti in Stati chiave come l’Iowa, il Kansas e il Texas confermano un riallineamento delle preferenze nelle aree periferiche e nei grandi sobborghi urbani.

            Le reazioni della Casa Bianca e la risposta del Presidente

            Di fronte ai dati consolidati delle proiezioni, Donald Trump ha espresso una valutazione articolata sulle prestazioni degli avversari. «Penso che i Democratici abbiano fatto un buon lavoro. Davvero. Credo abbiano fatto un buon lavoro», ha dichiarato il capo dello Stato, confermando l’intenzione di accettare il risultato e di collaborare con il nuovo Congresso. Tuttavia, attraverso i propri canali social, il Presidente ha tenuto a precisare la propria lettura personale della sconfitta del partito: «Accetto i risultati, ma se il mio nome fosse stato sulla scheda avremmo vinto a valanga».

            I nuovi equilibri politici e il ruolo del veto presidenziale

            Il ritorno di una maggioranza democratica in entrambi i rami del Parlamento imporrà una profonda revisione dell’agenda politica dell’esecutivo. Il controllo delle commissioni congressuali consentirà all’opposizione di avviare inchieste mirate e di condizionare l’approvazione del bilancio federale e dei provvedimenti legislativi. Per contrastare le iniziative parlamentari avverse, la presidenza dovrà fare affidamento sul potere di veto, inaugurando una fase di complessi negoziati istituzionali tra la Casa Bianca e Capitol Hill.

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              Politica

              Salvini, scatta la vendetta contro chi dà voce ai ribelli della Lega: vietato andare in radio dopo l’intervista al nemico interno Massimiliano Romeo

              L’ufficio stampa del Carroccio avrebbe imposto lo stop agli ospiti leghisti di Un giorno da pecora dopo l’intervista al capogruppo dei senatori, esponente dell’ala nordista.

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              Salvini, scatta la vendetta contro chi dà voce ai ribelli della Lega: vietato andare in radio dopo l'intervista al nemico interno Massimiliano Romeo

                Nella Lega di Matteo Salvini la guerra interna si combatte anche davanti ai microfoni. Secondo un’indiscrezione, l’ufficio stampa del Carroccio avrebbe imposto un vero e proprio veto alla partecipazione degli esponenti del partito a Un giorno da pecora, il programma di Radio1 condotto da Giorgio Lauro e Nancy Brilli. Il motivo sarebbe l’intervista concessa il 29 settembre a Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato e uno dei principali rappresentanti dell’ala nordista, sempre più critica nei confronti della leadership salviniana.

                Da quella puntata, secondo la ricostruzione, nessun esponente leghista sarebbe più autorizzato a partecipare alla trasmissione. Una decisione che, se confermata, rappresenterebbe un nuovo capitolo dello scontro tra il segretario e quella parte del Carroccio che rivendica maggiore autonomia politica.

                La guerra ai nordisti e il caso Garavaglia

                Il presunto boicottaggio radiofonico arriva nel pieno delle tensioni congressuali. Massimo Garavaglia, esponente dell’area critica verso Salvini, sarebbe stato oggetto di pressioni da parte dei fedelissimi del segretario per ostacolare la raccolta delle firme necessarie alla sua candidatura al congresso. Un tentativo che non avrebbe raggiunto l’obiettivo: Garavaglia è riuscito a raccogliere le sottoscrizioni e a presentarsi come sfidante.

                Al centro delle tensioni resta anche Romeo, la cui presenza televisiva sarebbe diventata sempre più rara sulle reti Rai e Mediaset, mentre continuerebbe a ricevere inviti da La7 e Sky.

                Salvini, il veto della Lega dopo l’intervista a Romeo

                Il caso di Un giorno da pecora aggiunge così un nuovo elemento alla battaglia per il controllo della Lega: non soltanto congressi e candidature, ma anche la possibilità per i dissidenti di trovare spazio nei mezzi d’informazione.

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