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Cronaca

Quel gran mandrillo di Bill Gates e la caccia alle stagiste

Microsoft vietava alle stagiste di stare da sole con Bill Gates. Secondo la giornalista Anupreeta Das, finance editor del New York Times“. Gates era come un bambino in un negozio di caramelle”.

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    Microsoft non voleva che le stagiste restassero sole con Bill Gates. Secondo la giornalista del New York Times, Anupreeta Das Bill “Era come un bambino in un negozio di caramelle”.

    Il tentativo di plasmare il mondo secondo le sue regole

    La giornalista Anupreeta Das, finance editor del NYT, definisce il co-fondatore di Microsoft sulla copertina del suo nuovo libro, in maniera poco accattivante. Un ritratto spietato del magnate e del suo “tentativo di plasmare il nostro mondo”.

    Genio e sregolatezza

    Ma Gates, stando a un estratto del libro in uscita negli Stati Uniti il prossimo 13 agosto in riferimento al modo in cui interagiva con le stagiste che passavano dagli uffici Microsoft, si comportava come “un bambino in un negozio di caramelle”. Un comportamento che, secondo la giornalista del New York Times, avrebbe spinto il board di direzione e tutto il management aziendale, a invitare le giovani collaboratrici a non stare mai da sole con Gates. Secondo Anupreeta Das, infatti, non era “insolito che Gates flirtasse con le donne del suo staff e non solo e le corteggiasse, facendo avance indesiderate come invitarle fuori a cena mentre era ancora presidente della società” L’estratto del libro è stato pubblicato dal quotidiano Daily Mail che non poteva tacere su questa succosa notizie di metà estate.

    Nello stesso libro la giornalista rivela particolari sull’ex moglie di Gates

    Melinda Ann French Gates, ordinava alle loro collaboratrici domestiche di non dare il numero di telefono diretto di suo marito alle donne che telefonavano a casa. Sebbene “credesse sinceramente nella santità del matrimonio“, scrive Anupreeta. Bill Gates pensava che l’amore e la vita coniugale potessero spesso significare due cose diverse, secondo Das.

    E alla fine il divorzio del 2021…

    Nel suo libro la giornalista del New York Times è entrata – tra le altre cose – nei dettagli della presunta infedeltà del fondatore di Microsoft, una delle principali cause della fine del matrimonio con la moglie Melinda. Bill e Melinda Gates hanno divorziato nel 2021. I due hanno avviato nel 2000 la Bill & Melinda Gates Foundation, una delle organizzazioni benefiche più importanti e influenti del mondo, con 69 miliardi di capitale nel 2020. Sempre insieme, Bill e Melinda sono finiti sulla copertina del Time nel 2006 indicate come “Persone dell’anno”.

    Per Bill solo falsità

    Alle rivelazioni del libro della giornalista del Nyt – che tra le altre cose indaga sull’amicizia del magnate con Jeffrey Epstein – Bill Gates ha risposto con un duro comunicato in cui si afferma che il libro conterrebbe accuse altamente sensazionalistiche e vere e proprie falsità. Il fondatore di Microsoft ha accusato la Das di aver fatto affidamento “quasi esclusivamente su dicerie di seconda e terza mano e su fonti anonime”.

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      Italia

      I rituali pasquali del sabato santo tra silenzio e attesa

      E’ un giorno di silenzio eloquente, di trepidante attesa e di raccoglimento. È il momento in cui la Chiesa, come il seme che marcisce nella terra, attende pazientemente il germoglio della vita nuova che si manifesta nella gioia della Pasqua.

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        Il sabato santo, cuore del Triduo Pasquale, è un giorno unico e speciale nella liturgia cristiana. Si caratterizza come un tempo di attesa e silenzio, in cui la Chiesa medita sulla Passione e la morte di Cristo, sostando presso il suo sepolcro. È un giorno “a-liturgico“, privo cioè di celebrazioni eucaristiche. Ad eccezione della preghiera dell’Ufficio delle letture e delle lodi, che scandiscono il tempo in preparazione alla veglia Pasquale. Il sabato santo è soprannominato il giorno del “grande silenzio”. È un tempo sospeso, privo di alleanza, dedicato alla meditazione e all’attesa della Risurrezione. La Chiesa invita i fedeli a vivere questo giorno con raccoglimento e digiuno. È un tempo per contemplare il mistero della Passione di Cristo, della sua discesa agli inferi e della speranza nella Risurrezione.

        La mancanza di celebrazioni liturgiche

        Durante il sabato santo non si celebra l’Eucaristia. Questa peculiarità sottolinea il carattere di vuoto e attesa del giorno, riservato all’azione invisibile di Dio. Il digiuno e la preghiera diventano i mezzi principali per accompagnare Cristo nel suo riposo nel sepolcro. E come lo si fa? Con la veglia del sepolcro e l’ora della madre. In alcune tradizioni locali durante il sabato santo si valorizzano momenti di preghiera comunitaria. Infatti la veglia del sepolcro si svolge spesso con preghiere silenziose davanti al Santissimo Sacramento o alla rappresentazione del Cristo deposto. L’ora della madre, invece, è un momento dedicato a Maria, che accompagna con dolore e speranza l’attesa della Risurrezione del figlio.

        La cura del silenzio

        Il sabato santo è un giorno che invita alla contemplazione e al rispetto del silenzio. Questo silenzio non è semplice lutto, ma una trepidazione carica di speranza. I fedeli sono chiamati a custodire questo “tempo sospeso”, evitando di riempirlo con attività frenetiche, per lasciar spazio alla preparazione interiore in vista della veglia Pasquale. La mancanza di celebrazioni rappresenta il “grande intervallo” che va dalla consegna dello Spirito di Cristo sulla croce alla sua gloriosa Risurrezione. È un tempo simbolico che richiama la sepoltura di Cristo, simboleggiata dal silenzio del sepolcro in cui il seme della Risurrezione è già stato deposto.

        Come si prepara la veglia Pasquale

        Sebbene il sabato santo sia un giorno a-liturgico, è anche un momento di preparazione per la grande celebrazione della veglia Pasquale. Questa celebrazione, che inizia la sera con il crepitio del fuoco e l’annuncio “Luce di Cristo“, rompe il silenzio e inaugura l’arrivo e il trionfo della Risurrezione.

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          Mondo

          Fuochi e candele tra i filari: La battaglia contro il gelo nei vigneti

          Una notte fredda ha trasformato i vigneti dell’Abbazia di Novacella in Alto Adige in uno spettacolo suggestivo, con grandi candele che fendono il buio per proteggere i fragili germogli dalle gelate primaverili.

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            Le grandi candele hanno squarciato il buio, illuminando i vigneti dell’Abbazia di Novacella, vicino a Bressanone, in Alto Adige. Non si fa festa tra i filari, ma una lotta contro il gelo, che minaccia i primi germogli, le piccole mele e le neonate albicocche. Con temperature scese a -2 gradi, più invernali che primaverili, i contadini hanno acceso migliaia di piccoli fuochi per proteggere i raccolti.

            Queste temperature invernali, nonostante la stagione, hanno costretto i contadini ad accendere migliaia di fuochi per difendere i raccolti. Ma c’è speranza: nei prossimi giorni le temperature dovrebbero salire, portando sollievo ai frutteti della regione.

            Quali danni provoca all’agricoltura il calo repentino delle temperature
            I crolli improvvisi delle temperature possono avere un impatto significativo sui raccolti agricoli, portando a danni alle colture e compromettendo la produzione alimentare. Queste anomalie termiche, che possono manifestarsi sotto forma di gelate tardive o improvvise diminuzioni delle temperature, rappresentano una minaccia per i primi germogli, le piante in fiore e i frutti appena formati, come appena successo nei vigneti e nei frutteti dell’Alto Adige.

            Le gelate tardive in particolare sono uno dei maggiori pericoli per l’agricoltura primaverile. Quando le temperature scendono al di sotto dello zero dopo un periodo di tempo mite, le piante possono subire danni irreparabili. I fiori possono appassire, i frutti possono congelarsi e le foglie possono bruciarsi, compromettendo la capacità delle piante di produrre raccolti sani e abbondanti.

            I filari protetti dal gelo con le grandi candele accese nella notte

            Le colture più vulnerabili alle gelate primaverili includono la frutta, come albicocche, pesche, ciliegie e mele, così come le coltivazioni come pomodori, peperoni e zucchine. Anche le piante ornamentali e i vigneti possono essere colpiti duramente dalle gelate tardive, causando danni estetici e economici.

            Per proteggere i raccolti dai danni causati dal freddo primaverile, i contadini adottano una serie di misure preventive. Tra queste, l’accensione di fuochi o l’utilizzo di sistemi di irrigazione per creare una barriera di ghiaccio intorno alle piante, l’uso di coperture protettive o teli termici, e l’impiego di tecniche di gestione agronomica per favorire la resistenza delle piante al freddo.

            Ma, nonostante queste precauzioni, le anomalie del freddo in primavera rimangono una sfida costante per gli agricoltori, che devono essere pronti a rispondere rapidamente alle variazioni climatiche per proteggere i loro raccolti e garantire la sicurezza alimentare della domanda di produzione.

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              Storie vere

              Isole da sogno con un lato oscuro: i cannibali esistono ancora. Da non credere

              Un’esplorazione al limite del conosciuto, dove la realtà supera l’immaginazione e il confine tra mito e verità si fa labile.

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                Vi sareste mai immaginati che oltre a trovare spiagge bianchissime, acque cristalline e una natura incontaminata in alcune isole del mondo potreste trovare anche dei cannibali? Eppure ci sono territori che sembrano perfette per una vacanza da sogno, vero? E invece veniamo a scoprire che alcune delle isole più belle del mondo nascondono un lato oscuro: il cannibalismo. Può sembrare incredibile, ma nel XXI secolo esistono ancora comunità che praticano il cannibalismo. Si tratta di tribù isolate, spesso con pochissimi contatti con il mondo esterno, che perpetuano antiche tradizioni e credenze. Ma quali sono questi territori?

                Papua Nuova Guinea: la terra dei Korowai

                Tra le isole più “pericolose” troviamo alcune isole della Papua Nuova Guinea, un paese che comprende la parte orientale della Nuova Guinea e le sue isole. Qui, la tribù dei Korowai è nota per le sue pratiche di cannibalismo. Secondo studi antropologici, i Korowai sono circa 2.500 e fino agli anni ’70 ignoravano l’esistenza di altre popolazioni e continenti. La loro pratica di cannibalismo sarebbe legata a rituali e credenze ancestrali.

                Isole Fiji: un passato da cannibali

                Anche le isole Fiji, un vero paradiso per i turisti, hanno un passato legato al cannibalismo. Come riporta National Geographic, i Lapita, antenati dei polinesiani, si stabilirono qui circa 3.000 anni fa. Proprio le Fiji erano conosciute come le “isole dei cannibali”, secondo i racconti di antropologi, viaggiatori e missionari. Ma come è possibile? La persistenza del cannibalismo in queste aree del mondo è un fenomeno complesso, legato a fattori culturali, storici e sociali. Le tribù che lo praticano sono spesso molto isolate e legate alle loro tradizioni, che vengono tramandate di generazione in generazione.

                Una pratica che pone molte domande

                La scoperta che il cannibalismo è ancora praticato e pone interrogativi profondi sulla natura umana e sulla diversità culturale. Come è possibile che, in un mondo globalizzato e interconnesso, esistano ancora comunità di cannibali che seguono pratiche così antiche e cruente? Studiare il cannibalismo è estremamente difficile, sia per la reticenza delle tribù coinvolte, sia per la complessità del fenomeno stesso. Gli antropologi e i ricercatori che si sono avvicinati a queste comunità hanno spesso incontrato difficoltà e ostacoli.

                D’altra parte il cannibalismo è un tabù universale, che suscita disgusto e repulsione nella maggior parte delle culture. Tuttavia, per le tribù che lo praticano, esso rappresenta un elemento fondamentale della loro identità culturale. Naturalmente il futuro di queste tribù e delle loro tradizioni è incerto. Il contatto con il mondo esterno, se da un lato può portare a una maggiore comprensione e tolleranza, dall’altro rischia di minacciare la loro identità e le loro pratiche ancestrali. Ma esistono limiti invalicabili, legati al rispetto dei diritti umani e della dignità della persona. O no?

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