Gossip
Arrivano i GirlBusters: donne modelle… si salvi chi può!
E’ storia antica quella delle star maschili celebrate di Hollywood che si accaparranno i favori amorosi di altrettante modelle dal fisico statuario e dal faccino di porcellana. Ce ne sono due che davvero possono essere considerati dei veri e propri maestri in questa specialità: Bradley Cooper e Leonardo DiCaprio!
Bradley ama Gigi
Per esempio… avete presente Gigi (sì, Gigi… come quello della cremeria!) Hadid, 28 anni, americana, una delle top più pagate e conosciute grazie alle sfilate-spettacolo di Victoria’s Secret. Lei era una degli “angeli” sexy ed ammalianti, prima che il #Metoo e il nuovo femminismo mettessero fine alle passerelle di lingerie. Gigi ha cercato per mesi di nascondere il nuovo fidanzato Bradley Cooper, 49 anni, l’attore famoso per aver perso più Oscar nella sua carriera di chiunque altro (12 nomination per zero tituli).
Oggi fanno tutto alla luce del sole
Ma oggi i due non si nascondono più e anche se manca l’ufficialità di Instagram, sono ormai considerati una delle coppie di Hollywood a tutti gli effetti. Avevano iniziano a frequentarsi lo scorso ottobre da una cena presso Via Carota, nel West Village a New York. A presentarli sarebbe stata la ex dell’attore, Irina Shayk, con la quale lui tiene un lodevole rapporto di amicizia. Anche perchè – cosa da non poco conto – hanno una figlia insieme: Lea De Seine di7 anni.
Leo ama Vittoria
Per quegli strani giri che fa la vita, la Hadid è stata anche legata a un altro acchiappa-modelle esperto: Leonardo DiCaprio. L’ultima sua preda è la modella italiana Vittoria Ceretti, 25 anni. Per Leo quelle più grandio sono da considerarsi “fuori quota”, lui ama le giovani, non ci può far niente! La coppia era stata notata la scorsa estate a Ibiza e a Santa Barbara, in California, mentre mangiava un gelato insieme. Una cosa da adolescenti… e non chiedeteci il gusto del gelato perchè va bene il gossip ma non si può diventare maniacali! Lui ai tempi era legato ad Hadid, anche se non si faceva mancare nulla, scorazzando col suo yacht insieme da uno stuolo di ragazze giovanissime in bikini. Lei era sposata col deejay Matteo Milleri.
Galeotta fu la Ville Lumière…
A dicembre vengono notati a Parigi, cenando a lume di candela al Girafe, un locale da sogno con vista mozzafiato sulla Torre Eiffel. Comincia la ridda di paparazzate: lui che cerca di nascondersi con cappellino e occhiali da sole, lei che invece non fa nulla per confondere le idee. A fine marzo la coppia è di nuovo a L.A. e lei sfoggia alla mano sinistra un anellazzo tempestato di pietre preziose. Per i social è fatta: stavolta DiCaprio si sposa! Peccato che quell’anello la modella italiana lo portasse già nel 2022…
INSTAGRAM.COM/LACITYMAG
Personaggi
Ferragni in caduta libera dopo il Pandoro-gate: per l’80% degli italiani è bocciata
Dopo lo scandalo Pandoro-gate, Chiara Ferragni precipita nei giudizi: l’80% degli italiani ha un’opinione negativa e solo l’8% dichiara fiducia. Non va meglio agli Elkann: sfiducia al 59% per John e al 68% per Lapo. In vetta, invece, Giovanni Ferrero, che raccoglie il 55% di giudizi positivi.
C’è un momento, nella vita pubblica, in cui smetti di essere un personaggio e diventi un termometro. Non di stile, non di tendenze: di umore collettivo. È quello che racconta un sondaggio YouTrend che sta rimbalzando di chat in chat e che fotografa, con numeri piuttosto brutali, il tasso di fiducia e sfiducia nei confronti di alcuni tra i nomi più noti dell’imprenditoria italiana. Il risultato, per qualcuno, è una promozione da manuale. Per altri, è una bocciatura che pesa come un marchio.
Il dato più clamoroso è quello su Chiara Ferragni.
Il Pandoro-gate non è rimasto un inciampo comunicativo, né un “caso” da archiviare con un video di scuse e qualche risarcimento: nel giudizio degli italiani è diventato una frattura. La fotografia è secca: l’80% ha un’opinione negativa dell’influencer-imprenditrice, mentre solo l’8% dice di fidarsi di lei. Il resto non si esprime o non la conosce abbastanza, ma il messaggio non cambia: Ferragni, oggi, non è più il volto che trascina, è il nome che divide e stanca. Ed è soprattutto l’emblema di un’idea di successo percepita come troppo costruita, troppo patinata, troppo vicina al marketing e troppo lontana dalla sostanza.
Il paradosso, in questa classifica, è che la sfiducia verso Ferragni arriva a livelli inferiori perfino rispetto a quelli dei leader politici. Nel confronto citato dallo stesso materiale, in un altro sondaggio YouTrend per Sky TG24 a dicembre, la fiducia nei principali capi partito oscilla su percentuali ben più alte: Giorgia Meloni al 34%, Giuseppe Conte al 28%, Elly Schlein e Antonio Tajani al 27%, Matteo Salvini al 22%. Numeri che, letti accanto al crollo dell’influencer, suonano quasi come una sentenza culturale: per l’opinione pubblica, la politica può deludere, ma la sensazione di essere stati “presi in giro” da un testimonial pesa di più.
Subito dietro, nella zona grigia dove la reputazione si fa fatica e la fiducia è merce rara, ci sono John e Lapo Elkann. Qui il sondaggio non fa sconti. Il 59% degli italiani esprime sfiducia nei confronti di John Elkann, indicato come presidente di Stellantis: solo il 14% ha un’opinione positiva. E se John è in difficoltà, Lapo è messo ancora peggio: il 68% ha un giudizio negativo, l’11% dichiara fiducia. Due percentuali che, sommate al clima generale, raccontano un’altra cosa oltre il singolo dato: l’Italia non ha più pazienza per i simboli dinastici se non percepisce risultati, presenza, chiarezza. È un giudizio che somiglia a una richiesta: “Chi guida, si faccia vedere. Chi rappresenta, si spieghi”.
All’estremo opposto della classifica c’è invece un nome che, quasi per contrasto, diventa un modello: Giovanni Ferrero. L’amministratore delegato del colosso dolciario di Alba è l’unico a raccogliere la fiducia della maggioranza assoluta degli intervistati: il 55% ha un’opinione positiva, soltanto il 12% negativa. Un consenso che ha una sua logica: Ferrero è percepito come ricchezza discreta, industria reale, prodotto popolare e globale insieme, zero narrazione tossica e pochissima esposizione superflua. In un’epoca in cui tutto è racconto, lui viene premiato per l’assenza di spettacolo.
Segue Giuseppe Lavazza, con un 42% di fiducia. Poi arrivano i nomi della moda e dell’imprenditoria “alta”, dove però si apre un altro capitolo decisivo: la notorietà. Miuccia Prada si ferma al 34%, Brunello Cucinelli al 28%, Leonardo Maria Del Vecchio al 24%. Ma il punto vero non è tanto la percentuale, quanto l’area enorme di “non conosce/non si esprime”: non conosce o non si pronuncia su Prada il 50% degli intervistati; la quota sale al 63% per Del Vecchio e al 64% per Cucinelli. In pratica: più che essere amati o odiati, sono sconosciuti. E questo, per chi è abituato a considerare certi nomi come ovvi, è forse il dato più rivelatore.
Su Cucinelli, in particolare, il sondaggio si intreccia con un elemento che fa discutere: il film dal titolo enfatico “Brunello, il visionario garbato”, costato 4 milioni di euro di fondi pubblici ottenuti con il tax credit. Il risultato, guardando quei numeri, sembra quasi una beffa: l’operazione di racconto non ha sfondato, almeno non nel grande pubblico. E se non sfondi, resti lì: in una zona dove il brand è forte per chi compra, ma il volto non entra nella percezione comune.
In controluce, questo sondaggio racconta tre Italie che convivono e si giudicano. La prima è quella che premia chi produce senza teatralizzare, come Ferrero. La seconda è quella che punisce l’idea di successo percepita come furbo o opaco, come nel caso Ferragni. La terza è quella che guarda ai grandi cognomi industriali con una diffidenza che non è ideologica, ma emotiva: non ti perdona se sembri distante, o se la tua storia appare più ereditaria che meritocratica.
E in mezzo resta una domanda che vale più di qualunque classifica: oggi, in Italia, la fiducia non è una medaglia da appuntarsi sul petto. È un credito che si consuma in fretta. E che, una volta perso, non torna con un comunicato, né con un film, né con una copertina perfetta. Se mai torna, lo fa solo con i fatti. E con il tempo.
Gossip
Lucrezia Lando e il sogno di una famiglia: “Io e Lorenzo vorremmo avere un figlio, ma per ora niente nozze”
Un desiderio condiviso, espresso senza clamore ma con convinzione. Lucrezia Lando guarda avanti e immagina una famiglia con Lorenzo Tano, conosciuto a Ballando con le Stelle. Un progetto di vita che va oltre la pista da ballo.
Non è un annuncio studiato né una frase detta per stupire. È una confessione spontanea, arrivata con naturalezza nello studio de La Volta Buona, quella con cui Lucrezia Lando ha aperto una finestra sul suo futuro: «Io e Lorenzo vorremmo avere un figlio».
Un desiderio che nasce dal presente
La ballerina, diventata uno dei volti più riconoscibili di Ballando con le Stelle, ha raccontato di sentire sempre più forte il desiderio di maternità. Non un’idea improvvisa, ma un pensiero maturato nel tempo, cresciuto insieme alla relazione con Lorenzo Tano, conosciuto proprio nel programma Rai.
Lucrezia ha parlato di un progetto condiviso, fatto di dialogo e di visioni comuni. Nessuna fretta, nessuna data sul calendario, ma la consapevolezza di trovarsi nella fase della vita in cui certe domande iniziano a diventare centrali.
L’amore nato a Ballando con le Stelle
Il loro legame si è consolidato lontano dalle dinamiche più rumorose del gossip. La complicità nata in sala prove è diventata qualcosa di più profondo, costruito giorno dopo giorno anche fuori dalle telecamere. Lando ha sottolineato come Lorenzo condivida lo stesso desiderio di famiglia, elemento che per lei rappresenta una base fondamentale.
Oltre il cognome ingombrante
Figlio di Rocco Siffredi, Lorenzo Tano ha scelto negli anni un profilo riservato, mantenendo una distanza naturale dall’esposizione mediatica del padre. Un equilibrio che sembra riflettersi anche nella relazione con Lucrezia, improntata a normalità e progettualità più che all’apparenza.
Guardare avanti senza proclami
Nel racconto della ballerina non c’è retorica né idealizzazione. Parlare di un figlio, per Lucrezia Lando, significa immaginare un futuro possibile, fatto di responsabilità ma anche di entusiasmo. Un passo che non cancella il presente professionale, ma lo affianca a una nuova dimensione personale.
Una dichiarazione misurata, autentica, che restituisce l’immagine di una donna consapevole di sé e del momento che sta vivendo. E che, senza proclami, ha deciso di condividere un desiderio che parla di vita, crescita e futuro.
Personaggi
Un cucciolo sul red carpet: Sharon Stone adotta Mo agli Astra Awards
Non una passerella glamour ma un’occasione di sensibilizzazione: agli Astra Awards le star si fanno testimonial delle adozioni responsabili dai canili.
Tra abiti da sera e flash dei fotografi, sul red carpet degli Astra Awards di Los Angeles c’è stata un’immagine capace di attirare l’attenzione più di molte mise d’alta moda: Sharon Stone inginocchiata accanto a un cucciolo di cane, pochi istanti prima che quell’incontro si trasformasse in un’adozione. Il piccolo, un simil Pitbull di nome Mo, è entrato ufficialmente a far parte della famiglia dell’attrice proprio quella sera.
A rendere possibile l’incontro sono state due associazioni statunitensi attive nella tutela degli animali, PetcoLove e Lovejoy Foundation, che hanno portato alcuni cani sul red carpet per promuovere le adozioni dai canili. Un’iniziativa pensata per sfruttare la visibilità dell’evento e il potere mediatico delle celebrità presenti, molte delle quali si sono lasciate fotografare con i cuccioli per sostenere il messaggio.
Secondo quanto raccontato dalle stesse organizzazioni sui social, Sharon Stone non era arrivata con l’intenzione di adottare. Si è fermata a osservare i cani, ha chiacchierato con i volontari e, dopo una videochiamata con il figlio Quinn, ha scelto Mo, proveniente da una cucciolata salvata da una situazione di grave difficoltà. Un gesto spontaneo che ha immediatamente fatto il giro del web.
L’edizione di quest’anno degli Astra Awards aveva già attirato l’attenzione per un motivo inedito: per la prima volta, il premio come miglior attore protagonista in un film horror è stato assegnato a un cane. Si tratta di Indie, un Nova Scotia Duck Tolling Retriever che interpreta se stesso nel film Good Boy. Un riconoscimento simbolico, che ha contribuito a portare il tema degli animali al centro della serata.
Al di là dei premi, però, il messaggio più forte è arrivato proprio dalla presenza dei cani sul tappeto rosso. Negli Stati Uniti, e in particolare in California, i canili sono sovraffollati e in molte strutture l’eutanasia è ancora praticata. Una realtà confermata anche da volontari e personaggi pubblici impegnati sul territorio, come Elisabetta Canalis, che ha più volte raccontato la situazione critica dei rifugi di Los Angeles.
La scelta di Sharon Stone assume un valore ancora più significativo perché riguarda un cane appartenente a una tipologia spesso stigmatizzata. I Terrier di tipo Bull, tra cui i Pitbull, sono tra i cani più presenti nei canili di molti Paesi, Italia compresa. La loro immagine è spesso legata a narrazioni distorte che li descrivono come intrinsecamente pericolosi, ignorando il ruolo determinante della gestione umana e del contesto di crescita.
Non è la prima volta che l’attrice utilizza la propria notorietà per sensibilizzare sul benessere animale. Nel corso degli anni ha condiviso sui social il suo legame con i cani che hanno fatto parte della sua vita, compresi i bouledogue francesi Bandit e Joe, quest’ultimo scomparso di recente. La sua esposizione pubblica ha contribuito a mantenere alta l’attenzione sul rapporto tra celebrità e animali domestici, con tutte le responsabilità che questo comporta.
L’adozione di Mo apre ora un nuovo capitolo. Le immagini condivise dall’attrice raccontano l’inizio di una relazione che, si auspica, possa diventare anche un esempio positivo. In un’industria spesso accusata di superficialità, un gesto come questo dimostra come la visibilità possa trasformarsi in uno strumento concreto di cambiamento, ricordando che dietro ogni cucciolo c’è una storia che merita una seconda possibilità.
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