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Gossip

Fedez: “Il matrimonio con Chiara Ferragni è stato come il Vietnam. Clara? La paparazzata l’ha fatta l’AI”

In un’intervista con Gabriele Vagnato, Fedez svela le sue verità: “Con Clara mai nulla. La mia vita passata? Mi fa repulsione”

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    Altro che Sanremo, canzoni d’amore e Instagram patinato: Fedez è tornato a parlare, e lo ha fatto senza sconti, sparando parole come bombe. In una lunga chiacchierata con lo youtuber Gabriele Vagnato, il rapper ha definito la fine del suo matrimonio con Chiara Ferragni come “il terzo momento peggiore” della sua vita, e lo ha paragonato a una guerra: “È stato come il Vietnam. Ho raso tutto al suolo, tipo Nagasaki”.

    Una confessione ruvida, che parte dal crollo emotivo e arriva alla rinascita, passando per i figli Leone e Vittoria, che oggi vede in giorni stabiliti, grazie anche all’aiuto del padre. “Abbiamo spiegato ai bambini che, anche se mamma e papà si separano, si resta una famiglia”. Poche parole, ma piene di una sincerità che, almeno a parole, sembra disarmante.

    Fedez ammette anche l’uso di marijuana, nata per gestire gli effetti collaterali di un farmaco e diventata un modo per “fermare i pensieri”. Ma soprattutto prende le distanze dall’immagine patinata che per anni ha alimentato sui social: “Mi fa repulsione quella versione di me. Non voglio più fingere”.

    E su Clara, la cantante con cui ha inciso il brano Scelte stupide, arriva la smentita netta al gossip: “Non è successo nulla. È la prima paparazzata della storia che, secondo me, è stata generata dall’intelligenza artificiale. Quella sera non ci siamo nemmeno salutati”. Nessun flirt, solo un caso (forse digitale) montato ad arte.

    Con un mix di sarcasmo, lucidità e amarezza, Fedez chiude la sua intervista con la frase che resterà più impressa: “Quando escono questi gossip, rivivo i flashback del Vietnam che è stato il mio matrimonio”. Ma tra le macerie, come dice lui stesso, si può ripartire. Anche senza filtri.

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      Gossip

      Stefano De Martino, amori e scandali : il futuro direttore artistico di Sanremo 2027 tra passioni, rotture e un video finito in Procura

      Volto rassicurante del prime time e direttore artistico di Sanremo 2027, Stefano De Martino porta con sé quindici anni di cronaca rosa: la storia con Emma Marrone, il matrimonio e le separazioni con Belén Rodríguez, i flirt attribuiti e l’indagine aperta a Roma dopo la diffusione di un video intimo sottratto da un sistema domestico.

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        Può anche essere l’uomo elegante dell’access prime time, il conduttore che tiene compagnia alle famiglie all’ora di cena e il futuro direttore artistico di Sanremo 2027. Ma Stefano De Martino, da quindici anni, è anche il protagonista di una narrazione parallela che il pubblico segue come una serie a puntate: amori, rotture, riavvicinamenti, scandali.

        Il primo capitolo si apre nel 2009, dentro la scuola di “Amici”. Lui ballerino talentuoso, lei cantante dal carattere forte: Emma Marrone. Una storia che nasce davanti alle telecamere e cresce insieme al tifo dei fan. Giovani, ambiziosi, perfetti per la narrativa del talent. Poi, nel 2012, la rottura. Non silenziosa, non discreta. I riflettori restano accesi, le interviste si rincorrono, le allusioni pure. È il momento in cui De Martino comprende che la sua vita sentimentale non sarà mai solo privata.

        Belén, il matrimonio e le rotture infinite
        Nello stesso 2012 entra in scena Belén Rodríguez. E il livello mediatico cambia. La showgirl argentina non è una comparsa, è un evento. Si innamorano, si sposano nel 2013, nel 2014 nasce Santiago. Per un periodo rappresentano la coppia glamour per eccellenza della televisione italiana. Poi iniziano le crepe: separazioni, ritorni di fiamma, nuove rotture. Ogni fase è accompagnata da fotografie, indiscrezioni, sospetti di tradimenti, silenzi carichi di significato. Il loro rapporto diventa una montagna russa sentimentale che appassiona e divide l’opinione pubblica. Fino al 2023, quando arriva un’altra parola “fine”, dichiarata come definitiva.

        Nel frattempo, attorno a De Martino si moltiplicano flirt attribuiti e paparazzate. Nomi accostati, frequentazioni ipotizzate, mai sempre confermate ufficialmente ma sempre commentate. Quando sei l’ex di Emma e l’ex marito di Belén, il tuo stato sentimentale diventa materia di interesse nazionale.

        Il caso del video e l’indagine a Roma
        L’estate 2025 segna un punto diverso, più delicato. Il nome di De Martino viene accostato a quello di Caroline Tronelli. Foto insieme, sorrisi, vacanze condivise. Poi esplode un caso che supera la dimensione del gossip leggero: un video privato che ritrae Stefano e Caroline viene sottratto dal sistema di sorveglianza installato nell’abitazione della donna e diffuso online.

        Non una paparazzata, ma un filmato intimo trafugato. Secondo quanto emerso, l’allarme sarebbe scattato dopo che un utente avrebbe riconosciuto De Martino da un tatuaggio. La Procura di Roma apre un’indagine per accesso abusivo a sistema informatico e diffusione illecita di immagini sessualmente esplicite. L’ipotesi è che il contenuto sia stato prelevato dal sistema di telecamere domestiche, forse da un tecnico incaricato della manutenzione. La vicenda assume contorni giudiziari, trasformando la cronaca rosa in un caso penale.

        Per giorni il suo nome circola non per ascolti o nuovi programmi, ma per quella violazione della privacy che riporta al centro un tema più ampio: l’intimità delle persone pubbliche come bersaglio digitale.

        Tra immagine pubblica e memoria collettiva
        Oggi la Rai lo incorona uomo simbolo di Sanremo 2027. Un’investitura che segna il punto più alto della sua carriera televisiva. Ma il passato sentimentale resta inciso nella memoria collettiva: la storia con Emma, il matrimonio turbolento con Belén, le rotture raccontate come fiction, il caso del video e l’indagine.

        Stefano De Martino non è soltanto un professionista in ascesa. È un personaggio che vive in equilibrio costante tra costruzione dell’immagine e fragilità privata. Sanremo lo aspetta con le sue responsabilità artistiche e aziendali. Il gossip, però, non ha mai smesso di camminargli accanto. E nel suo caso, le luci si accendono anche quando dovrebbero spegnersi.

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          Gossip

          Romina Power e la sua “arca di Noè” in Puglia, poi la stoccata di Michele Bravi sul Festival: “Il clima tra noi? È falso”

          Due scene, stesso retroscena: la tv che si apre e fa uscire il non detto. Romina Power racconta la sua casa in Puglia, lontana da Cellino San Marco, e l’elenco degli animali diventa un manifesto animalista. Michele Bravi, invece, smonta l’idea di un Sanremo “tutti amici” e rilancia: “Dovreste farlo nei camerini, con telecamere nascoste”.

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            C’è chi in televisione si presenta con un discorso preparato e chi, invece, spalanca una porta e lascia entrare il caos vero. Romina Power, a “Le Iene”, ha fatto la seconda cosa: ha parlato della sua abitazione in Puglia, ma soprattutto ha messo un punto su una voce che girava da tempo, quella della casa “vicina” alla tenuta di Al Bano a Cellino San Marco. Non è così, ha chiarito. E da lì, come spesso accade quando si smonta un pettegolezzo, si passa alla parte più interessante: la vita concreta.

            La casa di Romina e l’elenco che diventa un manifesto
            Romina non si è limitata a una frase di circostanza. Ha raccontato la sua quotidianità con un elenco che sembra uscito da un libro per bambini e, insieme, da una dichiarazione di identità: “Tre cani, una gatta con cinque cuccioli, tre galline, novantacinquemila api, rane e pesci rossi. La mia casa è una specie di arca di Noè. Sono un’animalista da sempre, da molto prima che fosse una moda. Essere animalisti non è un superpotere e non è nemmeno contagioso; l’empatia lo è”.

            Dentro quelle parole c’è un’immagine potentissima: non la star, non l’icona pop, ma una donna che ha scelto di vivere in mezzo agli animali e di rivendicare quella scelta senza trasformarla in posa. La frase sull’empatia, poi, è una di quelle che suonano come un avvertimento gentile: non serve sventolare etichette, basta guardare davvero.

            Dai set ai camerini: quando il “dietro” diventa notizia
            Se Romina ha portato la sua verità sul tavolo con naturalezza, Michele Bravi ha fatto l’opposto: ha preso una “verità” raccontata dagli altri e l’ha capovolta in diretta. A Rai Radio Due, Gino Castaldo, rivolgendosi al cantante, ha detto: “Quello che noi abbiamo percepito da quello che ci raccontate è che quest’anno tra di voi c’è proprio un bel clima“. La risposta di Bravi è stata un colpo secco, senza zucchero: “E’ falso, mai vero. Io non dirò altro, ma lì dietro succedono tante cose. Voi dovreste fare questo programma nei camerini. Dovreste venire dietro le quinte, ma con le telecamere nascoste però. Entrate, fate firmare a tutti una liberatoria in cui dite che a prescindere da tutto, potrete usare ogni immagine. Vi dico che sarebbe divertentissimo“.

            È una frase che funziona su due livelli. Il primo è quello più immediato: l’idea che il Festival, dietro le luci, non sia affatto quel posto armonioso che piace raccontare. Il secondo è più sottile e molto contemporaneo: oggi la realtà è spettacolo solo se la fai vedere. E Bravi, provocando, sta dicendo esattamente questo.

            La televisione che piace quando è imperfetta
            Il filo che unisce Romina e Bravi non è il tema, ma il meccanismo. Da una parte una casa che diventa “arca di Noè” e una frase che mette l’empatia al centro, dall’altra la smitizzazione del “bel clima” sanremese con un invito a puntare le telecamere dove non arrivano. In mezzo c’è la stessa fame di retroscena: il pubblico non vuole più solo la facciata, vuole la crepa, l’angolo, il dettaglio che sembra sfuggito.

            E forse è per questo che due momenti così diversi finiscono per avere lo stesso sapore: quando la tv smette di recitare e, per un attimo, si limita a raccontare. Romina lo fa con gli animali e la sua Puglia. Bravi lo fa con una battuta che suona quasi come una sfida: se volete davvero capire Sanremo, non guardate il palco. Guardate i camerini.

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              Giancarlo Magalli contro Fedez: “Facevo le macumbe perché temevo vincesse”. E sul quinto posto: “È stato particolare”

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                Giancarlo Magalli non è nuovo a dichiarazioni senza filtro. Ma questa volta, nel podcast “Non è la Tv” , ha scelto un’immagine che ha fatto subito rumore. Parlando di Fedez e della sua partecipazione al Festival, il conduttore ha ammesso con tono tra il serio e il provocatorio: “Facevo le macumbe, avevo i corni, facevo gli scongiuri perché temevo che vincesse”.

                Una frase che fotografa più di un’opinione personale. Magalli non ha nascosto di non apprezzare Fedez, e lo ha fatto con quella cifra ironica che da sempre caratterizza il suo modo di stare in televisione. Non un attacco frontale, ma una presa di posizione netta, raccontata con immagini volutamente esagerate.

                Il Festival, si sa, accende tifoserie. E quando in gara c’è un artista divisivo come Fedez, il dibattito si amplifica. Il rapper porta con sé non solo la musica, ma un bagaglio di esposizione mediatica, polemiche, prese di posizione pubbliche. È una figura che divide, che genera consenso e fastidio nella stessa misura.

                Magalli ha proseguito spiegando che vedere Fedez chiudere al quinto posto è stato “particolare”. Un aggettivo scelto con cura, che lascia spazio all’interpretazione. Non esulta apertamente, non affonda il colpo, ma fa capire che l’esito non gli è dispiaciuto.

                La distanza generazionale e culturale tra i due è evidente. Da una parte un volto storico della tv generalista, cresciuto in un’epoca di intrattenimento più lineare e meno polarizzato. Dall’altra un artista che ha fatto della contaminazione tra musica, social e dibattito pubblico una cifra identitaria. Due mondi che si osservano con diffidenza.

                La dichiarazione di Magalli si inserisce così in un clima più ampio, quello di un Festival che continua a essere terreno di confronto non solo musicale ma anche culturale. Ogni piazzamento diventa simbolico, ogni classifica una lettura politica o generazionale.

                Resta il fatto che la frase sulle “macumbe” è già diventata uno dei passaggi più citati dell’intervista. E dimostra, ancora una volta, che Sanremo non finisce con l’ultima nota. Continua nei podcast, nelle interviste, nelle battute che accendono la discussione. E tra chi spera in una vittoria e chi, come Magalli, ammette di aver fatto scongiuri per evitarla, il Festival resta lo specchio delle nostre preferenze.

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