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Lifestyle

Restare in città ad agosto non è una sconfitta: ecco perché sempre più persone scelgono di non partire

Per anni è sembrato quasi un obbligo organizzare una vacanza ad agosto. Oggi, invece, cresce il numero di chi decide di restare, trasformando la città in un luogo da riscoprire tra aperitivi all’aperto, eventi serali e una qualità della vita inaspettata.

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    Per decenni la domanda è stata sempre la stessa: “Dove vai in vacanza?”. Quasi nessuno chiedeva se si partisse davvero. Andarsene sembrava un dovere sociale prima ancora che un desiderio personale. Oggi, però, qualcosa sta cambiando. Sempre più persone scelgono consapevolmente di trascorrere almeno una parte dell’estate in città, senza vivere questa decisione come un ripiego.

    Le ragioni sono tante. C’è chi preferisce evitare prezzi alle stelle, aeroporti affollati e spiagge sovraffollate. Chi ha già viaggiato in altri periodi dell’anno. Chi lavora a turni e non può concentrare le ferie ad agosto. E chi, semplicemente, ha scoperto che una città semivuota può offrire un benessere difficile da trovare durante il resto dell’anno.

    Una città diversa, finalmente a misura di chi ci vive

    Ad agosto molte città cambiano volto. Il traffico diminuisce, i mezzi pubblici diventano meno affollati e perfino una passeggiata nel centro storico assume un sapore completamente diverso. Le piazze si svuotano, il rumore si attenua e il tempo sembra rallentare.

    Anche i musei, le mostre, i cinema all’aperto e gli eventi culturali diventano più piacevoli. Non servono ore di coda per visitare un’esposizione o trovare un tavolo in un buon ristorante. Chi resta può concedersi il lusso di vivere la propria città con lo sguardo del turista, osservando dettagli che durante l’anno passano inosservati.

    Il vero lusso? Non avere fretta

    L’estate urbana offre anche qualcosa che spesso manca durante una vacanza organizzata: la libertà. Nessun check-in da rispettare, nessuna valigia da preparare, nessun itinerario da seguire. Si può decidere all’ultimo momento se andare a vedere un film all’aperto, fare colazione in un bar mai provato, cenare su una terrazza panoramica o leggere un libro in un parco.

    Anche le piscine cittadine, i rooftop, i mercatini serali e i festival musicali contribuiscono a creare un’atmosfera diversa. Non sostituiscono il mare o la montagna, ma regalano momenti di relax che spesso, nella frenesia quotidiana, ci dimentichiamo di cercare.

    Smettere di confrontarsi con le vacanze degli altri

    Gran parte della sensazione di “perdersi qualcosa” nasce dai social network. Ogni giorno scorrono immagini di spiagge tropicali, tramonti spettacolari, hotel da sogno e aperitivi vista mare. Ma quelle fotografie raccontano soltanto una parte della realtà, spesso la più patinata.

    Restare in città non significa vivere un’estate di serie B. Significa, piuttosto, scegliere un ritmo diverso e riscoprire il piacere delle piccole cose: una cena sotto le stelle, una pedalata al tramonto, un gelato in una piazza quasi deserta o una passeggiata quando finalmente il caldo concede una tregua.

    Perché il valore di una vacanza non si misura soltanto dai chilometri percorsi. A volte basta cambiare prospettiva per accorgersi che il posto migliore dove trascorrere qualche giorno di pace era proprio quello in cui viviamo tutto l’anno.

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      Auto e moto

      Vacanze in moto, cosa controllare prima di partire: i controlli che possono salvare il viaggio

      L’estate è il periodo preferito dagli appassionati delle due ruote, ma affrontare centinaia di chilometri senza controllare la moto può trasformare una vacanza da sogno in un incubo. Ecco tutto quello che conviene verificare prima di accendere il motore.

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        Per molti motociclisti la vacanza comincia nel momento in cui si abbassa la visiera del casco. Le curve di un passo di montagna, le strade costiere e i panorami che scorrono lentamente rendono il viaggio parte integrante dell’esperienza. Ma prima di partire c’è un passaggio che nessuno dovrebbe sottovalutare: il controllo della moto.

        Anche una moto perfettamente funzionante durante gli spostamenti quotidiani potrebbe avere bisogno di qualche attenzione in più prima di affrontare un lungo viaggio con bagagli, passeggero e temperature elevate. Una verifica accurata richiede poco tempo, ma può evitare guasti costosi e situazioni potenzialmente pericolose.

        Pneumatici, freni e trasmissione: i controlli indispensabili

        Il primo elemento da verificare riguarda gli pneumatici. La pressione deve essere quella indicata dal costruttore e può cambiare se si viaggia a pieno carico. Anche il battistrada merita un controllo: se appare molto consumato o presenta screpolature, è meglio sostituire le gomme prima della partenza.

        Subito dopo bisogna controllare l’impianto frenante. Le pastiglie non devono essere eccessivamente usurate e il livello del liquido freni deve rientrare nei valori corretti. Una frenata pronta e modulabile è fondamentale soprattutto quando si percorrono strade di montagna o si affrontano lunghi tratti autostradali.

        Chi possiede una moto con trasmissione a catena dovrebbe verificare tensione e lubrificazione. Una catena troppo lenta o troppo secca si usura rapidamente e può compromettere la sicurezza durante il viaggio.

        Olio, luci e bagagli: i dettagli che fanno la differenza

        Prima di partire vale la pena controllare il livello dell’olio motore e quello del liquido refrigerante, soprattutto se si prevedono molte ore di guida con temperature elevate. Anche le luci devono funzionare perfettamente: anabbaglianti, abbaglianti, stop, indicatori di direzione e illuminazione della targa rappresentano un elemento essenziale della sicurezza.

        Grande attenzione anche ai bagagli. Valigie laterali e bauletto devono essere fissati correttamente senza superare il carico massimo previsto dalla moto. Distribuire il peso in modo equilibrato migliora la stabilità e rende la guida meno faticosa, soprattutto nelle curve e in caso di vento laterale.

        Non dovrebbe mai mancare un piccolo kit di emergenza con attrezzi di base, un kit per la riparazione degli pneumatici, qualche fascetta, una torcia e un power bank per il telefono. Occupano poco spazio ma possono risolvere problemi che, lontano da casa, diventerebbero molto più complicati.

        Anche il motociclista deve prepararsi al viaggio

        Non basta che la moto sia in perfette condizioni. Anche chi guida deve affrontare la vacanza con il giusto equipaggiamento. Casco omologato, giacca con protezioni, guanti, pantaloni tecnici e stivali rappresentano ancora oggi la migliore difesa in caso di caduta, anche quando il caldo invita a vestirsi più leggeri.

        Infine, è importante pianificare le soste. Guidare molte ore consecutive aumenta la stanchezza e riduce l’attenzione. Fermarsi ogni due ore per bere, sgranchirsi le gambe e controllare rapidamente la moto permette di affrontare il viaggio con maggiore serenità.

        Una vacanza in moto non significa soltanto raggiungere una destinazione. Significa godersi ogni chilometro in sicurezza, con la tranquillità di sapere che tutto è stato controllato prima di partire. Perché il viaggio più bello è sempre quello che si conclude senza imprevisti.

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          Animali

          Zecche e cani, l’allarme dell’estate: dove si nascondono, come riconoscerle e cosa fare se mordono

          Con il caldo aumentano le passeggiate all’aria aperta, ma cresce anche la presenza delle zecche. Controllare il cane dopo ogni uscita e proteggerlo con gli antiparassitari resta il modo più efficace per evitare spiacevoli conseguenze.

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            L’estate è la stagione preferita per lunghe passeggiate nei boschi, escursioni in montagna e giornate nei parchi insieme al proprio cane. Purtroppo è anche il periodo in cui le zecche diventano più attive. Molti proprietari continuano a pensare che questi parassiti si trovino soltanto nei boschi più fitti, ma la realtà è diversa: basta un prato incolto, una siepe o un giardino poco curato perché possano annidarsi in attesa del passaggio di un animale.

            Per questo motivo, ogni uscita dovrebbe concludersi con un controllo accurato del mantello. Bastano pochi minuti per individuare un’eventuale zecca ed evitare problemi ben più seri.

            Dove si attaccano le zecche

            Le zecche non saltano e non volano. Restano sull’erba alta o tra i cespugli e si aggrappano al cane quando passa. Una volta sul corpo cercano le zone dove la pelle è più sottile e meno coperta dal pelo.

            Le aree da controllare con maggiore attenzione sono le orecchie, il collo, le ascelle, l’inguine, lo spazio tra le dita delle zampe e la zona intorno agli occhi. All’inizio possono avere le dimensioni di un piccolo seme, ma dopo essersi nutrite di sangue aumentano rapidamente di volume, diventando molto più facili da individuare.

            Come rimuovere una zecca senza fare danni

            Se trovate una zecca, la prima regola è mantenere la calma. Evitate rimedi fai-da-te come olio, alcol, acetone o fiamme: oltre a essere inutili, possono aumentare il rischio che il parassita rigurgiti, favorendo la trasmissione di eventuali agenti patogeni.

            La rimozione va effettuata con una pinzetta a punta fine o con gli appositi ganci reperibili in farmacia o nei negozi per animali. Bisogna afferrare la zecca il più vicino possibile alla pelle e tirare lentamente, senza schiacciarne il corpo. Dopo la rimozione è consigliabile disinfettare la zona e monitorarla nei giorni successivi.

            Se una parte della zecca resta conficcata nella pelle o se il cane manifesta febbre, stanchezza, perdita di appetito o zoppia, è importante contattare il veterinario.

            La prevenzione resta l’arma migliore

            Oggi esistono numerosi antiparassitari efficaci: collari, spot-on e compresse proteggono il cane per settimane o mesi, ma devono essere scelti insieme al veterinario in base all’età, al peso e allo stile di vita dell’animale.

            Dopo ogni passeggiata, soprattutto in campagna o in montagna, vale inoltre la pena dedicare qualche minuto all’ispezione del mantello. Un controllo accurato può evitare malattie trasmesse dalle zecche e permettere al nostro amico a quattro zampe di continuare a godersi l’estate in totale sicurezza.

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              Animali

              Larry il gatto accoglie Andy Burnham a Downing Street: dal 2011 è il vero inquilino fisso e ora vede arrivare il settimo premier

              Larry, il gatto che dal 2011 vive al numero 10 di Downing Street con il ruolo ufficiale di Chief Mouser, ha accolto il nuovo primo ministro britannico Andy Burnham. Con lui salgono a sette i premier passati davanti al felino più famoso del Regno Unito.

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                A Downing Street cambiano i governi, i leader, le maggioranze e pure le promesse elettorali. Ma lui resta lì. Impassibile, felpato, più stabile di qualunque coalizione. Larry, il gatto del numero 10, ha accolto anche Andy Burnham, nuovo primo ministro britannico, aggiungendo un altro nome alla lista dei premier passati davanti alla sua porta.

                Dal 2011, anno del suo arrivo nella residenza del capo del governo, Larry ricopre il ruolo ufficiale di Chief Mouser to the Cabinet Office, cioè cacciatore capo di topi. Un incarico che, almeno sulla carta, dovrebbe riguardare la lotta ai roditori. Nella pratica, però, Larry è diventato molto di più: mascotte istituzionale, star dei fotografi, osservatore silenzioso delle crisi politiche britanniche e presenza fissa nei giorni in cui il Regno Unito cambia padrone di casa.

                Larry accoglie Andy Burnham a Downing Street

                L’arrivo di Andy Burnham a Downing Street ha segnato un nuovo passaggio nella lunga carriera istituzionale di Larry. Il gatto, ormai abituato a telecamere, fotografi e cronisti appostati davanti al portone nero più famoso della politica britannica, ha assistito anche a questo insediamento con la solita aria di chi ne ha viste troppe per impressionarsi ancora.

                Con Burnham, Larry arriva al settimo primo ministro della sua permanenza al numero 10. Prima di lui aveva visto passare David Cameron, Theresa May, Boris Johnson, Liz Truss, Rishi Sunak e Keir Starmer. Una continuità quasi imbarazzante, soprattutto se confrontata con la velocità con cui negli ultimi anni la politica britannica ha bruciato leader, governi e stagioni.

                Il vero inquilino stabile del numero 10

                Larry era arrivato a Downing Street nel febbraio 2011, proveniente dal rifugio Battersea Dogs & Cats Home. Doveva occuparsi dei topi, ma ha finito per conquistare un posto speciale nell’immaginario pubblico. Mentre i premier entravano e uscivano, lui restava.

                La sua forza mediatica sta proprio lì: Larry non parla, non promette, non smentisce, non rilascia interviste e non deve affrontare il Question Time. Si limita a camminare davanti al portone, controllare la scena e ricordare a tutti che, in fondo, la vera stabilità britannica ha quattro zampe e nessuna intenzione di traslocare.

                Il gatto più politico del Regno Unito

                Nel corso degli anni Larry è diventato un personaggio globale. È stato fotografato durante visite ufficiali, cambi di governo, crisi interne e giornate di pioggia. Ha attraversato epoche politiche diversissime senza mai perdere il posto, cosa che molti leader britannici non possono dire.

                Ora tocca ad Andy Burnham convivere con lui. O forse sarebbe meglio dire il contrario: sarà Larry a valutare il nuovo premier. Perché a Downing Street i governi passano, ma il Chief Mouser resta. E, almeno per ora, sembra ancora l’unico davvero sicuro del suo incarico.

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